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  1. #1
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    Predefinito un barlume di speranza

    LA STAMPA del 5/6/2002 Sezione: Esteri Pag. 9)


    LA COSTRUZIONE, APPROVATA DAL PARLAMENTO, DOVREBBE ESSERE ULTIMATA ENTRO IL 2010
    La Finlandia rilancia il nucleare
    Dopo 10 anni una nuova centrale in Europa



    Nel mondo si stanno attualmente costruendo 34 nuove centrali nucleari (nella sola Cina sono sette), per un totale di 31 mila megawatt di potenza installata. Fino ad oggi - negli ultimi dieci anni - questo dato non riguardava l´Europa Occidentale, dove piuttosto, a breve o lungo termine, si parlava di denuclearizzazione. Ma la Finlandia ha deciso di rompere il fronte costruendo il suo quinto impianto: data di entrata in funzione prevista, il 2010. La novità preoccupa non poco gli ambientalisti e non solo quelli finlandesi perché, come è noto, la radioattività non mostra il passaporto alle frontiere: una novità che viene da uno dei Paesi che nel 1986 - con Ucraina, Bielorussia, Russia e Svezia - erano stati abbondantemente irradiati dalla nube di Cernobyl. La disposizione a Helsinki è stata presa dal Parlamento a stretta misura, con 107 voti a favore e 92 contrari. I verdi, che facevano parte della coalizione di governo e che avevano un ministro, Satu Hassi, alla guida del dicastero dell'Ambiente, non hanno avuto scelta stabilendo di uscire dall´esecutivo e di passare all'opposizione. Per la Finlandia - essi hanno sostenuto - la decisione si pone controcorrente rispetto alla tendenza europea ed «espone il Paese al rischio di un boicottaggio internazionale». Ma la rottura del fronte potrebbe viceversa avere un effetto trascinante su altri governi europei: questo l´aspetto che ha fatto scattare un campanello d´allarme anche tra gli ambientalisti del resto d´Europa. Peraltro la Finlandia un anno fa aveva compiuto una prima scelta senza precedenti per una nazione occidentale: seppellire sul suo territorio, a 500 metri di profondità, i rifiuti nucleari altamente radioattivi, che rimarranno tali per non meno di centomila anni. Nella stessa località - Olkiluoto, sulla costa del Golfo di Botnia, 350 chilometri dalla capitale - dove probabilmente sorgerà il nuovo impianto, a dispetto dell´apparente incontaminazione di un ambiente ricchissimo di risorse faunistiche. Contro la scelta del Parlamento di Helsinki non è bastato neppure un altro argomento forte degli antinuclearisti, che hanno osservato come «il crollo delle Torri Gemelle dimostri che nessun luogo al mondo è al sicuro dagli attacchi terroristici». A maggior ragione l´attacco a una centrale nucleare - che fino all´11 settembre pareva soltanto un rischio ipotetico - ora deve essere considerato molto concreto. L´obiettivo delle centrali nucleari infatti è stato indicato con chiarezza dai servizi segreti degli Stati Uniti che sul loro territorio ne contano ben 104. Tutto questo proprio mentre l´Amministrazione Bush si schiera senza esitazioni per la costruzione di altri 23 impianti, in nome dell´«indipendenza nazionale energetica». Il segnale finlandese in Europa non è del tutto isolato. Ne sanno qualcosa in Svezia, dove due mesi fa è stato compiuto un brusco voltafaccia: lo smantellamento delle centrali, che era stato programmato per il 2010, è stato fatto slittare di trenta e forse quaranta anni. E il Belgio, che nel marzo scorso aveva annunciato il ritiro dal nucleare civile, ha deciso di non iscrivere la misura nella Costituzione del Paese. Non solo, ma la chiusura delle centrali, che avverrebbe di qui a 40 anni, potrebbe essere ulteriormente fatto slittare «in caso di forza maggiore». In Germania infine il ministero dell´Economia ha pubblicato un rapporto allarmante sulle conseguenze dello smantellamento, già deciso, delle centrali. Secondo questi calcoli su ciascuna famiglia, a causa delle riconversione energetica, graverà entro il 2020 un maggior costo di 1500 euro l´anno. In attesa che l´eolico e il solare diventino un´alternativa reale al carbone e ai derivati del petrolio - con i sempre più circostanziati allarmi per l´effetto serra - la scelta oggi appare davvero difficile. La costruzione della centrale finlandese, richiesta dalla società elettrica Tvo, è stata definita «senza alternative» dai suoi sostenitori e volta «a ridurre le emissioni di ossido di carbonio». Le spaccature sulla questione all'interno del Parlamento hanno rispecchiato quelle dell'opinione pubblica, che da un sondaggio all'inizio di maggio era per il 48% favorevole alla nuova centrale e per il 46% contraria. Cernobyl e i 130 mila morti stimati appaiono sempre più lontani.
    Salvatore Rotondo

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  2. #2
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    Argomento interessante, permettimi di modificare il titolo...

    Ciao.
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  3. #3
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    fai come credi, i titoli generalmente li metto perchè altrimenti non posso iniziare un thread...
    mi piacerebbe che qualcuno spigasse -bene- i problemi legati allo smaltimento dei rifiuti nucleari. si parla troppo per slogan di questo argomento. io rimango nuclearista convinto, almeno finchè l'alternativa sono i combustibili fossili.

  4. #4
    I Have a Dream
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    Un barlume di speranza non è indicativo della discussione che volevi intraprendere e magari qualche "forumista" interessato ne rimarrebbe fuori perchè ingannato dal titolo...

    Comunque se non vuoi, si torna al vecchio titolo senza problemi...

    Ciao.
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  5. #5
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    no, no, anzi... forse mi sono spiegato male: non so scrivere i titoli -e soprattutto non ho mai voglia di pensarci- quindi scrivo delle cazzate a caso, se tu poi me li correggi mi fai anche un piacere.
    saluti

  6. #6
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    L'energia pulita? "Si fa" con il nucleare


    L'idrogeno è un combustibile "pulito", ma non abbiamo sufficiente capacità produttiva per produrlo senza inquinare. Importarlo dal Canada è troppo costoso. La soluzione? Tornare al nucleare
    di Ludovica Manusardi Carlesi

    MILANO - E’ possibile utilizzare l’idrogeno come vettore energetico? Il problema è meno semplice di quanto non appaia, per diversi motivi. L’Italia sconta la mancanza di una politica energetica di medio e lungo respiro; la nostra dipendenza dall’estero si attesta al momento sull’84% del fabbisogno energetico totale. La maggior parte di questi consumi, e il totale di quelli relativi al trasporto su gomma, si basa su combustibili fossili. Per cambiare occorrono mutamenti incisivi e la razionalizzazione di tutto il sistema di produzione di energia, a meno che non si voglia continuare a utilizzare le centrali termoelettriche a combustibili fossili per produrre idrogeno, cosa che non cambierebbe la situazione delle emissioni. L’eolico e il fotovoltaico, se pur con costi ancora molto elevati, potrebbero coprire qualche percentuale della produzione di idrogeno; mentre le centrali idroelettriche e geotermiche esistenti non possono essere distolte dal loro impiego primario, quello di produrre energia elettrica, poiché siamo già deficitari tanto che importiamo il 17% da Francia e Slovenia. Un ritorno al nucleare per produrre idrogeno è discutibile, ma nessuno ha il coraggio di affrontare seriamente questo argomento mettendo a confronto pro e contro, senza pregiudizi.

    L’ipotesi più realistica consiste nel ricavare l’idrogeno dal metano con un processo detto reforming, che però produce anidride carbonica, e successivamente tramite elettrolisi dell’acqua. La BMW ha sviluppato da tempo un motore a idrogeno, ma la maggior parte delle case costruttrici si sono dedicate a motori ibridi, in grado di utilizzare anche combustibili tradizionali, anche perché si rischia di sconvolgere i mercati e le linee di produzione. Una via che suscita un sufficiente consenso è quella di fare modelli funzionanti con celle a combustibile di ultima generazione, che hanno un rendimento elevato e non risentono di economie di scala. La nuova prospettiva che si apre con l’uso dell’idrogeno potrebbe veramente comportare una rivoluzione per tutto il sistema di trasporto in città: si ottiene idrogeno dal metano con un reformer, lo si utilizza per trazione e contemporaneamente lo si invia alle celle per la produzione di elettricità. Un sogno ancora lontano anche perché i pochi esemplari di mezzi pubblici funzionanti a idrogeno si scontrano con le difficoltà legate alle normative, quasi insormontabili, come dimostra il caso di Torino dove due autobus a idrogeno non possono circolare perché la normativa per le bombole non è ancora operativa. Solo paesi come il Canada che hanno una sovrapproduzione di idroelettrico possono permettersi il lusso di utilizzare e anzi vendere l’eccesso per produrre idrogeno. A metà degli anni Ottanta era nato a Ispra un progetto Idro-Idrogeno di 100 Mw che si proponeva si sfruttare la sovrabbondanza di energia elettrica del Canada per produrre idrogeno da trasportare poi via nave in Europa. Ma di questo non si parla più. Il fatto vero è che al di là delle difficoltà legate al suo utilizzo - trasporto, rifornimento, dislocazione sul territorio, stoccaggio- l’idrogeno è costoso: da 1 a 30 volte rispetto ai combustibili tradizionali. Ricavarlo dal metano si scontra con il problema tariffario tutto italiano che quadruplica per motivi fiscali il costo di questo combustibile. Lo scenario basato sull’idrogeno implica quindi la condizione di dotare il paese di centrali, ma per costruire una centrale elettrica destinata alla produzione di idrogeno occorrono 8-10 anni, sempre che i verdi non si oppongano, e resta comunque il problema che per ottenere l’elettricità necessaria o si parte ancora una volta dai combustibili fossili- carbone o gas naturale o petrolio- o si parte dal nucleare. Per terminare, una riflessione amara che non può prescindere dall’assetto in cui opera l’Enel: pubblica o privata che sia non può più rimanere l’unico produttore e gestore, e, senza concorrenza, a farne le spese sarà ancora una volta il paese intero e in ultima analisi i consumatori.
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