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    Predefinito caro polacco....io non dimentico

    Purtroppo l'archivio online dell' "Osservatore romano" non è disponibile(tipica e saggia prudenza cattolica, si sa com'è per il vaticano..sempre meglio far sparire le tracce ) e purtroppo non ho nemmeno il tempo di postare in modo sistematico e puntuale le prese di posizione UFFICIALI della Chiesa cattolica nei confronti non tanto della Lega stessa quanto delle temtiche portate avanti dal movimento(ora alcune non più)ma che cmq caratterizzano ancora il nostro modo di essere, politico ed ideale(federalismo, secessionismo, identità padana, resistenza fiscale etc..).Posto quindi a volo d'uccello due articoli che mi sembrano significativi..si tratta cmq di prese di posizione assunte dalla chiesa o attraverso l'osservatore o attraverso Avvenire...tanto x rinfrescare le memoria, perchè anch'io certe cose non me le ricordavo mica..tipo la risposta di Calderoli alla chiesa.. lo stesso che ora propone la giornata della famigghia tradizziunale
    Dedicato ai piantatori di crocifissi, ai tradiziunalisti religiosi di ogni risma, ai baciapile di ritorno, a cominciare da Bossi e finendo giù giù nella scala della dirigenza..perchè se a qualcuno il cervello è andato in pappa, al polacco voglio gridare: IO NON DIMENTICO.




    MILANO - Romano Prodi proprio non le digerisce. Le «gabine elettorali», anzi i gazebi, di Umberto Bossi non piacciono per niente al premier. «La linea della Lega è anarcoide e fascista», dice infatti il presidente del Consiglio in una intervista alla «Nuova Venezia» in edicola stamane. E ribadisce l'intenzione di rivolgersi alla magistratura: «Se le elezioni padane sono un gioco interno alla Lega ben vengano....

    Fermezza invocata anche dal presidente dei senatori del Ppi, il costituzionalista Leopoldo Elia che ritiene «giustificata la presa di posizione di Prodi»: «Bossi parla e agisce "come se" l e sue elezioni fossero vere elezioni politiche....

    Ma non tutti i cattolici condividono la posizione di Elia. Francesco D'Onofrio del Ccd usa Alcide De Gasperi: «Solo con le forze morali si può convertire il popolo quando sbaglia». A difendere Prodi da De Gasperi interviene Franceschini, vicesegretario popolare: «Ma chi ha mai parlato di interventi repressivi? Il governo no. E allora? Si parla tanto per parlare».....

    Ma il vero litigio tra cattolici avviene a mezzo stampa.....

    I settimanali dei vescovi veneti vengono «scomunicati» dall'«Osservatore Romano» che esprime «grande preoccupazione per chi cerca di minimizzare le iniziative della Lega. Si continua a sottovalutare la gravità della situazione: i dirigenti leghisti da sempre vogliono dividere l'Italia»....

    La risposta della Lega non si fa attendere. Bossi prima minaccia Prodi: «Se mandano i carabinieri contro la Padania è finita per loro perché sono i più deboli». E poi: «La Chiesa non si deve occupare della libertà della Padania». E in perfetto stile celodurista il segretario della Lega Nord Roberto Calderoli commenta così la presa di posizione dell'«Osservatore Roma no»: «Ci avete rotto le p...».



    MILANO - Sabato era Umberto Bossi contro Giovanni Paolo II. Ieri, a tre giorni dallo scoppio della polemica, il duello si è trasferito ai giornali: tra Padania e Avvenire, rispettivamente il quotidiano della Lega e quello della Conferenza episcopale. Il giornale dei vescovi attacca con due pagine dedicate all'«abbaglio di Bossi».

    E il commento in prima pagina invita «i cristiani che in buona fede hanno aderito alla Lega» ad «aprire gli occhi e capire dove li va conducendo l'improvviso conducator che affascina gli storditi». La Padania risponde con un'intervista, che dà il titolo alla prima pagina, all'ex ministro leghista Vito Gnutti. «Critiche alla Chiesa-partito» è il titolo e Gnutti spiega che «qualcuno si è scordato di San Francesco».

    Avvenire contrattacca con un'inchiesta tra i parroci del Bergamasco: «Se ci fidiamo di un ignorante come Bossi è finita - dice don Angelo Mazzola, parroco di Almenno San Salvatore - rischiamo di andare in mano a un altro Hitler».

    Il quotidiano della Cei puntualizza poi che Giovanni XXIII «aveva a cuore l'Italia unita e la sua coesione»

    La Padania ribatte proponendo un'incursione nel mondo della finanza della Santa Sede in cui ci si chiede se la fede sia «in causa» quando «si tratta di valutare le azioni del Vaticano in ambito bancario, si legga Ior, Istituto per le op ere religiose, da decenni nel mirino della magistratura, oltre che nel cuore della Chiesa». E chissà come risponderanno oggi i lettori al «gioco della torre» della Padania: Osservatore romano o Avvenire, quale gettereste giù?

    •   Alt 

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  2. #2
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    Altro giro....Ma come ci voleva bene la Chiesa....come ora
    Ah, dimenticavo...sono articoli tratti dall'archivio del Corriere...ma i virgolettati del ruini e dei vescovi sono originali ...ripresi o dall'osservatore o da Avvenire...


    martedi , 16 settembre 1997
    IN PRIMO PIANO


    Un altola da governo, Chiesa e giudici. I vescovi in difesa del tricolore:
    Il Vaticano contro Bossi: ha ferito la Patria

    .....Durissima anche la reazione della Chiesa, affidata alle pagine dell'Osservatore Romano e alle parole del presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini. «Inferta impunemente un'altra ferita alla Patria», titolava ieri il giornale vaticano riferendosi alla manifestazione di Venezia, mentre di «infauste suggestioni separatiste, contrarie agli stessi interessi economici della nazione e di ciascuna delle sue aree, portate avanti con motivazioni spesso inaccettabili sul piano morale» ha parlato il cardinale Camillo Ruini all'apertura della sessione autunnale del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. «Negli ultimi mesi - ha fatto poi notare il presidente della Cei - si sono avuti attacchi più aperti anche contro la Chiesa, con argomenti polemici che francamente non meritano di essere accolti"....

  3. #3
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    Vola vola vola vola vola l'ape maia..... questo è l'ultimo x oggi, mi sembra che non si possa postare più di 3 volte al giorno giusto?Chiedo scusa al moderatore e lo ringrazio della pazienza.. x ora chiudo qui


    mercoledi, 21 maggio 1997
    IN PRIMO PIANO


    L'ASSEMBLEA DELLA CEI
    I vescovi: chi vuole dividere l'Italia non e cristiano



    Luigi Accattoli


    ROMA - Una ventata di «federalismo solidale» circola nell'assemblea della Cei. Non sempre viene usata la parola «federalismo», ma l'idea è quella. Un'Italia federale viene invocata anche dai vescovi del Sud. Ma sono quelli del Nord a proporla per pri mi, come risposta alla tentazione secessionista, che viene drasticamente respinta. Dopo la prolusione del cardinale Camillo Ruini (che lunedì aveva invitato i politici «a guardare più in alto e lontano» nei progetti di riforma, precisando che neanc he un «decentramento forte» sarebbe più sufficiente), ieri è toccato all'arcivescovo di Genova e vicepresidente della Cei, Dionigi Tettamanzi, informare i giornalisti sul dibattito a porte chiuse che l'assemblea sta conducendo. Ha detto che i vesco vi sono tutti d'accordo nel sollecitare una «riorganizzazione» dello Stato che lo liberi dalla gabbia «burocratica», valorizzando le autonomie locali ma facendo salvo il «quadro unitario» e il principio di solidarietà. Così Tettamanzi ha riassunto il senso del dibattito: «C'è un problema del Nord, però non è vero che i problemi ci sono solo al Nord, o che quelli del Nord siano i più gravi. C'è un problema comune a tutti gli italiani, che è quello di liberarsi da una struttura burocratica e cen tralistica, che è anche anacronistica, e di andare con coraggio per una strada nuova, che liberi le soggettività e le potenzialità locali. Altrimenti il Sud che va male andrà ancora peggio e il Nord vedrebbe aggravate le sue tentazioni separatiste». Tettamanzi è di formazione un teologo moralista ed evita accuratamente di usare il linguaggio dei politici. Ruini lunedì aveva sollecitato una riforma in senso federale senza usare la parola «federalismo» e Tettamanzi lo ha battuto, riuscendo a par lare per più di un'ora con i giornalisti senza usare mai neanche l'espressione «autonomie locali». A una domanda su tanta prudenza terminologica, ha risposto che essa dipende dal fatto che «federalismo può essere inteso in tanti modi» e «federalism o solidale» (termine usato dal cardinale Martini e dai vescovi del Friuli) è già una «buona precisazione». Ma poi ha concluso: «Dentro il quadro unitario, io non ho paura di nessuna parola». Come a dire: sono prudente perché non voglio entrare nel dibattito politico, ma non ho paura del federalismo, purché non nasconda l'intenzione di dividere l'Italia. Sul secessionismo Tettamanzi è stato ancora più severo del severissimo Ruini, arrivando a pronunciare questa specie di scomunica per chi vor rebbe dividere l'Italia ricca da quella povera: «Tutti coloro che lottano per la divisione, per la contrapposizione, soprattutto per la discriminazione di ogni tipo, costoro non sono nella logica cristiana». Quella sentenza l'ha pronunciata in risp osta a una domanda sul diritto della Chiesa di pronunciarsi in materia di secessione invocando il dovere della solidarietà. Ed ha aggiunto: «La Chiesa ha pieno diritto e ha un gravissimo dovere di affermare che andare contro la solidarietà è davvero un grave peccato. La solidarietà appartiene al Dna del cristianesimo e deve vedere uniti tutti i cattolici impegnati in politica, oltre ogni logica di schieramento, come alcuni punti della bioetica». Ma ovviamente «la solidarietà non nega l'autonom ia». Anzi: «La richiesta di valorizzare la soggettività sociale, nel momento in cui lo Stato si fa burocratico e centralista, rientra perfettamente nel concetto di solidarietà».

  4. #4
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    Bei tempi aran quando questi kattokomunisti si cagavano addosso se sentivano parlare di Padania e di Lega, proprio bei tempi andati, mi hai fatto venire nostalgia

  5. #5
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    Originally posted by Shaytan
    Bei tempi aran quando questi kattokomunisti si cagavano addosso se sentivano parlare di Padania e di Lega, proprio bei tempi andati, mi hai fatto venire nostalgia


    Hai proprio ragione Shay, eravamo temuti da tutti, e nulla ci faceva paura, anzi, chi aveva il prode Papalia alle costole ne andava pure fiero,...... a parte Comencini,......ah....proprio bei tempi, che non ritorneranno....
    ----pensiero----

  6. #6
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    Predefinito stavolta è il polacco a parlare...

    domenica , 24 maggio 1998
    POLITICA


    Il Papa: rispettate il bene comune e date lavoro ai giovani



    DAL NOSTRO INVIATO VERCELLI - Aiutare i giovani nella scuola e nel lavoro, lottare per la giustizia sociale, far vincere il bene comune su «ogni forma di particolarismo»: questo è il «Vangelo sociale» che il Papa ha proposto ieri a Vercelli, nella prima tappa della visita in Piemonte che lo porta oggi a Torino, per vedere la Sindone.

    Giovanni Paolo II: «I giovani - ha detto durante il primo incontro con la popolazione, davanti alla Basil ica di Sant'Andrea - hanno bisogno di un forte impegno per risolvere problemi di immediata concretezza quali la scuola e il lavoro. Al contempo, essi hanno il diritto di vivere in una città che renda tangibile il senso della concordia, della solidari età e dell'accoglienza»....

    Il Papa ha poi richiamato i politici al dovere di «promuovere nella società il fondamentale valore della giustizia». E ha ricordato che «ai pubblici amministratori è richiesto non poco coraggio per privilegiare il bene comune rispetto a ogni forma di particolarismo e per farsi carico delle esigenze dei più deboli»...

    Dopo il richiamo a evitare il «particolarismo», il Papa ha detto: «Questo è ciò che la gente attende soprattutto dai cristiani operanti nei vari ambiti della vita civile». E poco prima aveva invitato i cattolici «a combattere il vento gelido dell'indifferenza e dell'egoismo» e a «coniugare in modo responsabile competenza e trasparenza nell'adempi mento dei propri doveri». Anche nel saluto ai giovani, alla fine della celebrazione del pomeriggio, il Papa li ha invitati a «respingere chi vi sconsiglia di amare e vi suggerisce il calcolo e l'egoismo: è a partire dall'altro che voi potete ritrovare voi stessi»...

  7. #7
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    Predefinito altro round

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    mercoledi, 08 maggio 1996
    IN PRIMO PIANO



    Dopo le affermazioni del cardinale Ruini, l'assemblea della Conferenza episcopale respinge l'ipotesi secessionistica della Lega

    I vescovi: Italia unita, ma non ferma



    ROMA - L'assemblea dei vescovi è compatta nel respingere la minaccia secessionista della Lega. Tutti i vescovi che sono intervenuti nel dibattito condividono «nello spirito e nella lettera» il pronunciamento a difesa dell'«unità della nazione» fatto lunedì dal cardinale Ruini ad apertura dei lavori: l'afferma l'arcivescovo di Genova, Dionigi Tettamanzi, che tiene la prima conferenza stampa di questa assemblea.
    L'assemblea lavora a porte chiuse e Tettamanzi - che ci racconta il dibattito - si rifiuta di fare i nomi di quelli che sono intervenuti: una ventina, tra i quali - si viene a sapere - anche i cardinali Marco Cè e Carlo Maria Martini, l'arcivescovo Battisti di Udine, i vescovi di Bergamo e Mantova, Amadei e Caporello. Pienamente soddisfatto dell'andamento della discussione è il cardinale presidente Camillo Ruini che ieri a fine mattinata, replicando al dibattito generale, ha detto che l'assemblea ha mostrato di reagire a questo problema con «una sintonia veramente straordinar ia».
    Commenta Tettamanzi, che della Cei è stato segretario fino all'anno scorso: «Generalmente la nostra è un'assemblea sinfonica, ma stamattina la sinfonia è stata anche più forte dell'abituale e credo sia un segnale molto eloquente e preciso per il Paese e per i problemi che sta dibattendo». Tettamanzi invita i giornalisti a «capire le ragioni più profonde del no dei vescovi alla divisione dell'Italia». E a capire che non è un no immobilista: «Quella che difendiamo è un'unità nuova e rinno vatrice, che non lasci le cose come stanno, ma riveda tutto ciò che c'è da rivedere. Alle complesse attese che oggi emergono occorre dare risposte rapide e decise, con riforme da realizzare al più presto»...

    Ma a che titolo la Chiesa interviene a difesa dell'unità della nazione, una volta che ha scelto di non «lasciarsi coinvolgere» in schieramenti politici?

    «La Chiesa interviene - risponde Tettamanzi - perché nella questione dell'unità della nazione sono coinvolti valori etici per i quali ha diritto e dovere di intervento. I vescovi parlano come pastori d'anime che vivono dentro un popolo disorientato e deluso e tentano di leggere questa situazione individuando elementi da promuovere e altri da eliminare».
    Il popolo «disorientato e deluso» è innanzitutto l'elettorato cattolico lombardo-veneto, che prima votava Democrazia cristiana e ora vota Lega Nord....

  8. #8
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    Ultimo giro x oggi...
    Ma come ci voleva bene il Camillo Ruini ma adesso che Bossi è innamorato di un pappa(o pappone? )"antico" credete abbia cambiato idea??


    martedi , 07 maggio 1996
    POLITICA

    Il tono del presidente della Cei suona come sconfessione del possibilismo di Maggiolini. Vita, famiglia, scuola le priorita segnalate al governo
    Da Ruini stop alla Lega: Paese unito



    ROMA - L'unità della nazione «non può essere negata o compromessa». Essa preme alla Chiesa perché ha le sue radici nella «fede cristiana e cattolica». Rompere l'unità danneggerebbe il Nord quanto il Sud. Altra cosa, positiva e urgente, è la valorizza zione delle autonomie locali: purché non vengano «contrapposte all'unità».
    Sono questi i punti di un netto pronunciamento antileghista fatto ieri dal cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, ad apertura dell'assemblea dei vescovi. E dal 1990 che l'episcopato mette in guardia dal «frazionismo» della Lega. Mai però il monito era stato forte come ieri. Il cardinale non ha accennato al dibattito interno al mondo cattolico su questa materia, né a posizioni dissenzienti come quella del vesco vo di Como Maggiolini, che invita a «cogliere quanto di positivo c'è nel movimento leghista», aggiungendo che «l'unità d'Italia non è un dogma».

    Ma il tono del suo pronunciamento è così categorico da suonare come sconfessione di ogni posizione possibilista. Ruini non ha nominato la Lega Nord, non ha citato Bossi, non ha usato le parole federalismo e secessionismo, ma è riuscito a essere chiaro lo stesso. Lo stile ecclesiastico impone di alludere e indicare, senza nominare. Alludendo e indicando, Ruini ha definito i proclami di Bossi «espressioni deteriori» della «questione settentrionale». Per segnalare il successo leghista del 21 aprile il cardinale ha detto che «i risultati elettorali sono una evidente conferma della questione settentrionale». Ed ha aggiunto che «occorre assumere con serietà e lungimiranza i suoi fattori e contenuti autentici, senza arrestarsi alle sue espressioni deteriori che purtroppo certamente non mancano»....

    Ed ecco il pronunciamento centrale, in cui è implicito il favore a qualche forma di federalismo, ovviamente non nominato: «Tutto questo ha pe-rò un valore, un'utilità e un senso se non viene contrapposto all'unità della nostra nazione, che potrà certo essere articolata secondo modalità diverse dalle attuali ma non può e non de ve, né apertamente né surrettiziamente, essere negata o compromessa».

    A questo punto Ruini ricorda che «tale unità» è stata «richiamata e motivata con forza dal santo Padre» in più occasioni e così prosegue: «Essa è in effetti ben più antica della sua forma statuale, avendo le proprie radici in una storia e cultura che sono comuni, e trae alimento dalla condivisione della medesima fede cristiana e cattolica».

    La conclusione è drastica: «Anche in rapporto alla realtà di oggi, rompere l'unità sarebbe andare contro alle possibilità di sviluppo e agli stessi interessi economici delle nostre popolazioni, del Nord come del Centro e del Sud»....

  9. #9
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    Predefinito Re: altro round

    Originally posted by aran banjo
    Avanti....


    mercoledi, 08 maggio 1996
    IN PRIMO PIANO



    Dopo le affermazioni del cardinale Ruini, l'assemblea della Conferenza episcopale respinge l'ipotesi secessionistica della Lega

    I vescovi: Italia unita, ma non ferma


    Se ricordo bene due vescovi si erano schierati non dico a favore,ma nemmeno contrari....quello di Como e quello di Vicenza.
    Uno aveva detto(non ricordo quale) "l'unità d'italia non è un dogma religioso" e l'altro "non andrei al martirio per l'unità d'italia".
    Non che con questo voglio difendere i vescovoni,giusto per onore di cronaca!
    Saluti Padani

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: altro round

    Originally posted by Wyatt Earp


    Se ricordo bene due vescovi si erano schierati non dico a favore,ma nemmeno contrari....quello di Como e quello di Vicenza.
    Uno aveva detto(non ricordo quale) "l'unità d'italia non è un dogma religioso" e l'altro "non andrei al martirio per l'unità d'italia".
    Non che con questo voglio difendere i vescovoni,giusto per onore di cronaca!
    Saluti Padani
    vuol dire che ne salveremo due (se ci dai i nomi...) E GLI ALTRI LI REGALEREMO A BORGHY CHE POSSA FARCI UNA BELLA PROCESSIONE ....IN LATINO.....

 

 
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