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    SENATORE di POL
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    Predefinito Il Fascismo allo Specchio: Le Camicie Nere e la Rivoluzione Bolscevica

    La politica estera sovietica e quella mussoliniana sono sempre state piuttosto ....spregiudicate.
    Già ai tempi di Lenin, accanto ai sogni palingenetici, i bolscevichi coltivavano una concezione pragmatica e "tatticistica" della politica internazionale, distinguendo, in un certo senso fra i compiti rivoluzionari del partito e gli interessi dello Stato (si veda: Piero Melograni -"Il mito della rivoluzione mondiale - Lenin tra ideologia e Ragione di Stato" - Laterza, 1985).
    Dal canto suo Mussolini aveva, fin da prima della presa del potere, una visione molto realtistica e intelligente della reale natura dell'Unione Sovietica e del processo storico "rivoluzionario" che si stava compiendo in quel paese.
    Mussolini affronta il problema delle relazioni commerciali con l'Unione Sovietica di Lenin con l'articolo "Italia e Russia" su "Il Popolo d'Italia" del 2 novembre 1921, poco meno di un anno prima della marcia su Roma.
    Nell'occassione l'analisi del Duce è lucidissima:" la Russia è ormai uno Stato perfettamente capitalistico (...) il Governo cosiddetto comunista è, in realtà un governo "borghese" come tutti gli altri (...)La Russia si rivolge all'Europa, torna all'Occidente, ha bisogno dell'Occidente (...) L'Asia indiana non può dar nulla alla Russia affamata e bisognosa di tutto (...) In verità due politiche sono fallite : quellla di Clemenceau, che voleva soffocare il bolscevismo con un cordone di filo spinato e l'altra di Trotzky, che voleva sovietizzare l'Europa (...).
    L'accordo italo-russo sarà salutare verso la pace generale europea (...) L'Italia non ha altro campo di espansione che quello orientale(...)
    ." (articolo pubblicato da De Felice in "Mussolini Giornalista" pagg. 343 e segg. - Rizzoli - 1995)
    Il primo abbozzo di accordo commerciale italo-sovietico è siglato a Genova nel 1922, prima dell'avvento del gabinetto Mussolini, tra due paesi che non hanno ancora relazioni politiche e dipolomatiche stabili e ufficiali.
    Dopo la marcia su Roma le relazioni addirittura miglioranno, tanto che l'Italia fascista sarà tra i primissimi stati occidentali a riconoscere ufficialmente il regime sovietico nel febbraio del 1924.
    A tal proposito, sulle orme di De Felice ("Mussolini il Fascista" - pag. 563 - Einaudi - 1967), Guglielmo Salotti scrive che con l'URSS si testimoniava non solo "l'estremo realismo già evidenziato da Mussolini nel discorso inaugurale in Parlamento del 16 novembre 1922" ma anche ciò che poteva esser inteso " in funzione di politica interna spicciola, come tentativo di creare cioè difficoltà al Partito Comunista d'Italia nei suoi rapporti con l'URSS e con l'Internazionale Comunista" (G. Salotti: "Breve Storia del Fascismo" - pag. 86 - Bompiani - 1998).
    In occasione della ratifica dell'accordo commerciale fra Italia Fascista e Russia Bolscevica, il deputato comunista Nicola Bombacci, celebre rivoluzionario, tenne un discorso (30 novembre 1924) favorevole all'accordo che si spinse molto avanti, tanto da meritarsi la sconfessione del suo stesso partito, e una prima espulsione, poi rientrata per pressioni ...russe (provvedimento di "reintegro" del Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista). Il Bombacci finirà comunque, come è noto, nelle fila del fascismo repubblicano, fucilato a Dongo (col grido di "W il socialismo", mentre i suoi compagni/camerati urlavano "w l'Italia" o "W il duce" mentre cadevano sotto i colpi del plotone d'esecuzione dei partigiani rossi).
    Un corsivo attribuito al Mussolini, ma che potrebbe essere anche del fratello Arnaldo, pubblicato su "Il Popolo d'Italia" del 25 novembre 1923 sottolineava gli interessi comuni di Russia e Italia, e anche alcune similitudini fra le due rivoluzioni : "Con il Lenin russo non abbiamo che un dissenso dottrinario e di metodo scrive il corsivista fascista.
    Su "Critica Fascista" con l'articolo "L'essenza ideale del Fascismo" del 01 giugno 1925, fu Giuseppe Bottai a respingere la contrapposizione assoluta fra fascismo e bolscevismo, sottolineando lo spirito antiborghese e antiplutocratico della rivoluzione mussoliniana, ed evidenziando come questi costituissero dei valori comuni indubbi con il bolscevismo russo.
    Nella sua ottima ricerca "Roma e/o Mosca? - Il Fascismo davanti allo specchio" ("Nuova Storia Contemporanea" anno VI - numero 1- ) lo storico Giorgio Petracchi (di cui ricordo anche : "Da San Pietroburgo a Mosca - la diplomazia italiana in Russia 1861 - 1941) scrive significativamente: "Il fatto è che l'Italia continuò ad interloquire culturalmente, oltre che politicamente, per tutti gli anni venti e trenta, con il resto dell'Europa. E massimamente con l'Unione Sovietica fino alla metà degli anni trenta. Per tutti quegli anni fascisti "fanatici", scrittori illustri, poeti affermati, giornalisti di vaglia, uomini d'affari, musicisti, psicoanalisti, scienziati, turisti italiani andavano e venivano dalla Russia al pari degli omologhi soggetti del mondo della politica, della cultura europea e americana".
    Poco prima Petracchi aveva accennato ai "rapporti amichevoli, da risultare imbarazzanti, intrattenuti dal regime fascista con quello sovietico per oltre un decennio".
    Del resto fu Petracchi ricorda anche quanto detto da Mussolini a Grandi nel 1930: "L'Italia fascista non ha nulla da rammaricarsi contro la Russia. Dal 1923 ad oggi, la III Internazionale non ci ha disturbati" ( ibidem).
    Petracchi prosegue ancora ricordando che "dopo il 1924 e almeno fino al 1935, Italia e Russia avevano trovato nelle intese statali e nelle convenienze economiche la base di solide e amichevoli relazioni. Analogamente fra fascismo e bolscevismo si era creato un modus vivendi, basato sul reciproco rispetto anche nella grafia (l'iniziale di Bolscevismo sempre con la maiuscola).
    In Italia non si pubblicarono opere apertamente favorevoli al bolscevismo, ma non furono del pari pubblicati libelli ingiuriusi contro di esso. Non fu tradotta tanta letteratura antisovietica, allora corrente in Francia, prodotta dall'emigrazione russa (...) Il lettore italiano ebbe invece la possibilità di conoscere abbastanza discretamente la letteratura sovietica, che incantava molti stessi fascisti (...) L'idea di una affinità intellettuale tra fascismo e comunismo era stata sottolineata dallo stesso Mussolini nel suo primo discorso alla Camera del 1 dicembre 1921. Egli disse che fra fascisti e comuisti non vi erano affinità politiche ma affinità intellettuali. L'idea di un'identità formale, nei metodi almeno, fra fascismo e bolscevismo era stata rilevata anche da Bucharin al XII congresso del partito, nell'aprile del 1923
    ".
    Voglio tralasciare completamente le posizioni dei "fascisti di sinistra" (i cosiddetti "fascisti rossi", definiti da qualcuno anche "nazionalbolscevichi" o "fasciocomunisti"), che nel secondo dopoguerra torneranno alla ribalta con Stani Ruinas e gli scissionisti (dal MSI di Almirante) de "Il Pensiero Nazionale", alleati del "Fronte Popolare", e in stretti rapporti con uomini del PCI come il partigiano Pajetta, il giovane Enrico Berlinguer, e lo stesso Pietro Ingrao.
    Mi limiterò a ricordare il giovane (allora fascista) Delio Cantimori, sul quale potete leggere voi stessi cose interessanti a questo indirizzo: www.unifi.it/riviste/cromohs/2_97/pertici4.html (spero funzioni, è una sintesi non molto lunga ma molto interessante).
    Limitandomi all'essenziale, spero di aver reso comunque un'idea dei fatti.

    Cordiali saluti.

  2. #2
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    Predefinito Re: Il Fascismo allo Specchio: Le Camicie Nere e la Rivoluzione Bolscevica

    E basta....sarà la quarta volta

  3. #3
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Soltanto la terza, e la prima su questo forum. La ripetizione giova, dicevano gli antichi.

    Saluti liberali.

 

 

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