A COLLOQUIO CON FOXMAN, L´ACCUSATORE DEL NEONAZISMO USA CHE DAL 1988 GUIDA LA LEGA ANTI-DIFFAMAZIONE
È l´antiebraismo il pericolo che sconvolge l´Europa
per molti versi sono peggio di Hitler, poiché si appellano al nome di Dio»
corrispondente da NEW YORK DALL´ALTO di un edificio sulla Prima Avenue proprio di fronte al Palazzo di Vetro, Abraham Foxman, 62 anni, monitorizza l´antisemitismo in ogni angolo del pianeta da quando nel 1988 arrivò alla guida della Lega anti-Diffamazione (Adl). Ha alle spalle le battaglie in favore degli ebrei sovietici e siriani, contro i neonazisti americani ed europei. Oggi in cima all´agenda c´è l´ondata di atti antiebraici che sta sconvolgendo l´Europa da oltre due mesi. Foxman lo definisce «un fenomeno nuovo».
Che cosa c´è di nuovo, mister Foxman?
«Nuovi sono gli autori. Non ci troviamo di fronte a estremisti di destra o di sinistra ma a gruppi militanti dell´Islam radicale, mossi da un odio non politico ma religioso. E´ una generazione di fanatici che odia l´Occidente e, prima di tutto, gli ebrei. L´odio antiebraico dell´Islam radicale è per alcuni versi peggiore del nazismo. Adolf Hitler diffondeva l´antisemitismo in nome della nazione e del popolo tedeschi, qui si tratta di una guerra religiosa, in nome di Dio».
Perché l´Islam radicale attacca gli ebrei in Europa?
«Gli estremisti islamici non conducono una battaglia nazionalista palestinese, non sono interessati a smantellare gli insediamenti in Cisgiordania o ai confini di un futuro Stato. Vogliono solo bruciare sinagoghe ed uccidere ebrei. Lo fanno in nome di Dio, non di una bandiera. E´ una dimensione dell´odio antiebraico a cui finora avevamo assistito solo all´interno del mondo musulmano mentre adesso è sbarcata in Europa con centinaia di attacchi in poche settimane soprattutto lì dove questi gruppi sono più presenti in Francia, Belgio e Germania. E´ l´ondata peggiore dalla fine della Seconda Guerra Mondiale».
Come spiega l´affermazione dell´estrema destra di Le Pen in Francia?
«Jacques Chirac non ha voluto condannare la violenza dell´estremismo islamico per timore di perdere i voti musulmani in Francia. Ma questa scelta è diventata un boomerang perché la violenza fondamentalista ha causato tali e tante preoccupazioni che in assenza di una risposta moderata la gente è andata a votare Le Pen. Ma è l´Europa intera che esita, ha paura di ammettere cosa sta avvenendo».
Sta dicendo che l´Europa ha scelto di chiudere gli occhi di fronte a questi atti?
«I Paesi europei hanno avuto bisogno della vittoria di Le Pen per condannare l´antisemitismo. Queste titubanze hanno una spiegazione. In troppi in Europa pensano "fino a quando toccano gli ebrei a noi ci lasciano in pace". E´ un grave errore. Basta leggere cosa scrivono e dicono gli estremisti islamici. Per loro il nemico è "dentro Sinagoghe e Chiese". L´Europa esita perché non ha ancora fatto i conti fino in fondo con l´Olocausto come dimostrano i continui paragoni sui media fra sionismo e nazismo».
Quale ricetta per disinnescare la minaccia?
«In Francia come negli Stati Uniti le comunità ebraiche hanno aperto da anni un dialogo con quelle musulmane ma finora dobbiamo ammettere che è servito a poco. L´Islam radicale non risponde a nessuno, non rispetta portavoci o istituzioni, li travolge. Questi estremisti sono giovani nati o istruiti in Francia, Gran Bretagna o Stati Uniti ma non hanno assimilato nulla dei valori di democrazia e tolleranza, vivono in gruppi chiusi ed intolleranti. Usufruiscono dei diritti che la società gli dà per attaccarla».
Siamo alle prese con il fallimento dell´integrazione dei musulmani in Occidente?
«Per molti musulmani l´integrazione è avvenuta con successo, per i più radicali no e i motivi sono due. In alcuni Paesi europei, come ad esempio la Germania o la Francia, le barriere sociali contro gli immigrati hanno favorito la radicalizzazione. In altri Paesi, come negli Stati Uniti, sono loro invece che non hanno voluto integrarsi. Vogliono loro scuole e istituzioni dove, come ha testimoniato un´inchiesta del New York Times, insegnano non a sostenere e servire l´America ma ad odiarla. Per non parlare di cosa dicono di Israele. L´America ha dato a questi estremisti, come fa con tutti, pari diritti ed opportunità ma loro istruiscono i figli a odiarci».
Se il dialogo con le comunità musulmane non è sufficiente, quale è la strada che suggerisce all´Europa per fermare quest´ondata di attacchi?
«In primo luogo deve essere rigettato dai leader e dalle opinioni pubbliche l´odio contro gli ebrei, ed in forma inequivocabile».
Le azioni militari di Israele nei Territori quanto sono responsabili dell´intolleranza dei gruppi islamici?
«L´errore commesso dal Segretario Generale dell´Onu, Kofi Annan, alla Conferenza di Durban sul razzismo, è stato di affiancare la condanna dell´Olocausto a quella delle sofferenze palestinesi. E´ un paragone che offre legittimità al radicalismo islamico ed è offensivo: la ragione per cui i palestinesi soffrono è che hanno rifiutato un accordo per la spartizione territoriale prima nel 1947 e poi nel 2000. L´atmosfera filopalestinese in Europa dà sicurezza, incoraggia chi attacca le sinagoghe. I militanti islamici attaccano gli ebrei perché sanno che l´opinione pubblicano non protesta come dovrebbe. Gli ebrei hanno ottenuto il rispetto dei loro diritti individuali pressoché ovunque, di quelli collettivi ancora no. Quale Paese del mondo non è riconosciuto da metà del mondo ed ha una capitale non riconosciuta da tre quarti del mondo? Solo uno, Israele. L´antisionismo nega agli ebrei il diritto ad una Nazione, riconosciuto a tutti gli altri popoli, per questo è razzismo».
Come giudica la situazione italiana, nel quadro europeo?
«L´articolo di Oriana Fallaci sull´antisemitismo e la manifestazione "Israele Day" organizzata a Roma hanno contribuito a cambiare il clima in Italia. L´Europa è attraversata da un´ondata violenta di antisemitismo e di antisionismo e l´Italia appare in questo momento un´eccezione. Ma credo che in Europa ci siano tante Oriane silenziose. È ora che parlino».
Maurizio Molinari


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