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  1. #1
    Franciscu Pala
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    Predefinito Territorio: Asinara e Teulada vendonsi

    www.lanuovasardegna.it

    Decreto taglia deficit, ambientalisti contro il governo
    «Asinara e Capo Teulada,
    si rischia la svendita»


    ROMA. Il governo è pronto ad accogliere come ordine del giorno l'emendamento del relatore al decreto taglia deficit, Carlo Vizzini (Fi), che tende a salvaguardare i beni del demanio e i monumenti da vendite «anomale» nel momento in cui sarà costituita la «Patrimonio spa». La proposta è del relatore Carlo Vizzini (Fi), ma, dati i tempi stretti dell'esame (il decreto deve essere convertito entro il 16) sarà più probabilmente trasformata in un ordine del giorno per essere ripresentata come emendamento al primo provvedimento utile.
    Anche l'isola dell'Asinara e il poligono di tiro di Capo Teulada figurano nella «lista rossa» dei monumenti e dei beni storici e ambientali a rischio-svendita stilata da un cartello di 13 associazioni ambientaliste.
    L'elenco comprende anche le Foreste Casentinesi, il Bosco di Castel Porziano, alcune spiagge di Sabaudia, Forte dei Marmi e Sperlonga. E poi Villa Carlotta sul lago di Como, Villa della Regina a Torino, il Castello Orsini a Soriano del Cimino. La proposta è venuta da Wwf, Legambiente, Fai, Italia nostra, Comitato per la bellezza, Greenpeace, Inu, Lac, Vas, Marevivo, Lipu, Lav e associazione Bianchi Bandinelli.
    In serata, però, gli ambientalisti hanno espresso severe critiche e rivolto un appello a Ciampi: «Alla fine ha prevalso la logica della cassa e il governo sta così per dare il via libera alla legge che mette a rischio i gioielli di Stato. Ci appelleremo al presidente affinché non metta la sua firma sotto questo atto. Un'occasione persa per salvare il patrimonio dello Stato dal rischio svendita. L'emendamento 'salva-monumenti' proposto dal cartello delle associazioni e presentato inizialmente come tale dal relatore Carlo Vizzini è stato trasformato infatti in un semplice ordine del giorno, che non vincola il governo alla tutela del patrimonio dello Stato, come invece la norma contenuta nellemendamento. Occorre che l'impegno preso obblighi esplicitamente il governo a inserire quanto contenuto nellordine del giorno in un testo di legge che sia inserito nel primo provvedimento utile».
    Le associazioni ambientaliste segnalano, nella loro nota, «la probabile violazione dell'articolo 9 della Costituzione che stabilisce paesaggio e ambiente come beni primari» e preannunciano anche una denuncia in sede comunitaria del provvedimento «taglia-deficit». L'emendamento introduce quel «sistema di sicurezza» più volte invocato per garantire monumenti, beni demaniali come spiagge, boschi e beni artistici dal rischio di possibili svendite, o molto più probabilmente, da cambi di destinazione d'uso che abbasserebbero il livello di guardia sulla tutela.
    Secondo le associazioni ambientaliste, il decreto salva-deficit, «criticato anche da autorevoli esponenti del governo come il sottosegretario Vittorio Sgarbi e il ministro Altero Matteoli, istituisce la società Patrimonio dello Stato Spa, e consente il trasferimento a questa di ogni bene dello Stato senza interpellare i soggetti preposti alla tutela dei beni se non per l'individuazione di quelli artistici e storici».
    Il parere favorevole del governo ha confermato il sottosegretario Maria Teresa Armosino durante la sua replica alla fine della discussione generale sul provvedimento. Finita la replica l'aula è passata a votare le proposte di modifica. Il voto definitivo di conversione del decreto è atteso per questo pomeriggio.

  2. #2
    Franciscu Pala
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    Predefinito

    unisarda

    Allarme del senatore Ds all’indomani dell’approvazione della legge “salva-deficit”

    Isole e nuraghi vanno all’asta
    Caddeo: i beni statali sardi rischiano di essere venduti

    Il nuraghe di Barumini e la Sella del diavolo, l’Asinara e La Maddalena, finiranno presto in un grande “calderone” che gestirà tutto il patrimonio dello Stato. I beni del demanio, anche militare, potranno essere venduti (e con il ricavato si finanzieranno grandi opere pubbliche) oppure usati come garanzia per prestiti obbligazionari che, allo stesso modo, serviranno per infrastrutture ad altissimo costo. «La Giunta Pili deve correre ai ripari e chiedere immediatamente che gli edifici e i terreni in Sardegna siano dati alla Regione. Innanzitutto per far valere i principi della nostra autonomia, poi per scongiurare il rischio che i proventi vengano impiegati fuori dall’Isola». È il senatore diessino Rossano Caddeo a lanciare l’allarme e a chiedere all’esecutivo di «intraprendere un’iniziativa politica senza timidezze e senza subalternità al Governo centrale, per impedire che i beni patrimoniali e demaniali presenti nell’Isola passino in mano a privati e per evitare che le ricchezze dei sardi possano servire a pagare le grandi opere pubbliche che si vogliono realizzare al nord». Il decreto “salva-deficit” che giovedì è stato convertito in legge, prevede la creazione di due società (Patrimonio spa e Infrastrutture spa) con lo scopo di valorizzare il patrimonio dello Stato e di avviare le grandi infrastrutture. Ma il vero obiettivo è quello di rendere più agile lo strumento del “project financing”, raccogliendo capitali privati da aggiungere agli stanziamenti previsti dal governo per opere infrastrutturali. Il mix che nascerà dall’attribuzione di queste funzioni alla Infrastrutture e alla semplificazione degli iter amministrativi realizzata con la Legge Obiettivo dovrebbe consentire l’accelerazione dei progetti, tra cui il Ponte sullo Stretto. «La Giunta può dire alt», aggiunge Caddeo, «e tenere per sè questi beni, tra cui oltre 28mila ettari di terreni militari, in base all’articolo 14 dello Statuto». Che recita: «La Regione, nell’ambito del suo territorio, succede nei beni e nei diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo». Sottolinea Caddeo: «L’Intesa istituzionale, sottoscritta nel ’99 dal presidente del Consiglio D’Alema e da quello della Regione Palomba, prevede un apposito Accordo di programma quadro per trasferire questi beni alla Regione. La destra al Senato ha respinto anche la proposta di sollecitare la firma di questo documento». Inoltre «la maggioranza di centrodestra ha respinto tutte le proposte dell’opposizione per migliorare il decreto, anche quelle che volevano escludere la possibilità di vendere beni ambientali, artisti e storici, come il nuraghe di Barumini e l’isola dell’Asinara».
    Impossibile quantificare l’immenso patrimonio. Si sa soltanto che a livello nazionale il valore rivalutato degli asset si aggira sui 2 trilioni di euro, 4 milioni di miliardi di lire. Ci sono crediti fiscali e previdenziali, immobili, terreni, beni materiali come gli aeroporti e le autostrade, e beni immateriali come le frequenze usate per Umts e le aziende pubbliche. Beni che saranno riclassificati secondo i principi europei.

  3. #3
    Franciscu Pala
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    Predefinito barumini

    nuovasar

    A quanto sarà messa in vendita la regia nuragica di Barumini?
    Il progetto del governo Berlusconi di riempire le casse dello Stato vendendo a privati i monumenti

    Marcello Madau

    (segue dalla prima) diritti pieni o parziali sui beni immobili facenti parte del patrimonio disponibile e indisponibile dello Stato. Indisponibile?! Le proteste di esponenti significativi del mondo culturale (tranne quelli convocati a Firenze da Marcello Dell'Utri) e delle più prestigiose associazioni ambientaliste, assieme alla sortita di Vittorio Sgarbi, non sono state sufficienti a modificare l'impianto del provvedimento. Se nel passato nella precedente legislatura, accanto a iniziative meritorie non sono mancati preoccupanti episodi (l'ambiguità dello stesso Testo Unico rispetto ai prezzi da attribuire ai beni culturali e i gravi varchi già aperti per la vendita del patrimonio), oggi l'attacco ai nostri beni culturali appare senza precedenti. Vi è un disegno organico di compravendita maturato attraverso quadri dirigenti ministeriali e operatori del mondo finanziario come Sella, esperti come Sabino Cassese, Antonio Pedone, con presentazione pubblica nel convegno «Infrastrutture e patrimonio dello stato Spa: due strumenti per lo sviluppo», promosso dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro presso la Sala Il Parlamentino il 14 maggio scorso. Ma la sconfitta è anche quella di una classe culturale (anche nelle Soprintendenze) che troppo spesso ha fatto pura vincolistica, oppure ha trascurato la tutela per occuparsi di incarichi progettuali poco opportuni. Il problema di un'economia dei beni culturali esiste.
    Rimandando in altra sede l'analisi particolareggiata della legge, segnaliamo alcuni aspetti degni di attenzione: il meccanismo che si viene a creare assieme all'altra società prevista (Infrastrutture SpA, art. 8) prevede che i fondi realizzati dalla vendita del patrimonio culturale e ambientale servano a costruire le infrastrutture. Per intenderci, per realizzare un opera di forte impatto ambientale (superando come dicono Berlusconi e Lunardi i vincoli tradizionali) potranno essere destinati fondi ricavati dalla vendita di pezzi pregiati di ambiente e di monumenti. In teoria potremo vendere il Colosseo (o il nuraghe di Barumini), per realizzare il ponte sullo stretto di Messina.
    Se è vero, come ha detto il Ministro Urbani, che la possibilità di alienazione del patrimonio dello Stato non mette in discussione (e ci mancherebbe pure!) i vincoli gravanti su tale patrimonio, sarà utile approfondire la legittimità, anche costituzionale, del superamento dei principi di inalienabilità connaturati con il patrimonio stesso.
    Come stabilire i prezzi di mercato dei monumenti? Come regolare i diritti di prelazione? Ciò che non sarà più dello Stato libererà il ministero dagli obblighi conservativi previsti,ad esempio, dall'art. 29 del Testo Unico? Vi è inoltre la creazione magistrale, da Prima Repubblica, di Enti a finanziamento pubblico che - ad onta delle professioni di liberismo - saranno un nuovo centro di forte potere politico; proponendosi di intervenire nel campo della valorizzazione, forte turbativa del mercato e dell'autogoverno del territorio.
    E qua arriviamo alla Sardegna: se Vittorio Sgarbi ha potuto dire a Giuliano Urbani che nessuno può garantirci sulla vendita del Colosseo, come escludere che lo Stato italiano non cerchi di acquisire i nostri pezzi più pregiati (il nuraghe di Barumini, Tharros, il compendio garibaldino di Caprera etc.), incassando gli utili e scaricando le perdite delle cosiddette aree deboli. In questa legge, dove a fatica viene previsto, e solo per il trasferimento di beni di particolare valore artistico e storico, l'intesa con il Ministero per i beni e le attività culturali, non è contemplato nessun parere di Regioni ed enti locali. C'è da augurarsi, come stanno facendo diversi enti locali, l'acquisto delle aree culturali da parte degli stessi.
    Questa legge, dove campeggiano le firme di Tremonti, Sirchia, Lunari e Buttiglione mentre manca quella di Urbani, ha come vero segno dirimente, organico, scritto a chiare lettere, la subordinazione di cultura e ambiente all'economia (fenomeno che sta devastando anche la scuola italiana, sino all'Università e all'alta formazione artistica e musicale): in particolare l'economia delle infrastrutture. Delle grandi opere e dei grandi appalti. Di fronte a tale prospettiva, non è difficile immaginare i rischi per i monumenti non di "particolare valore artistico e storico" e per le prospettive di sviluppo della Sardegna incentrate sul valore straordinario, ma delicatissimo, dei suoi incomparabili beni culturali e paesaggistici.

 

 

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