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    Avete il novo e ’l vecchio Testamento, e ’l pastor de la Chiesa che vi guida; questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, uomini siate, e non pecore matte, sì che ’l Giudeo di voi tra voi non rida! (Dante: Paradiso Canto V)
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    Predefinito Il rapporto ragione-fede - Tommaso d'Aquino

    Tommaso d'Aquino
    Il rapporto ragione-fede

    Nel brano che segue, Tommaso approfondisce il rapporto fra ragione e fede, sostenendo l'intima coesione fra i due orizzonti conoscitivi, in nome dell'unità della verità.

    Sebbene la verità della fede cristiana superi la capacità della ragione, tuttavia i principi naturali della ragione non possono essere in contrasto con tale verità . Infatti:

    1. I principi così innati nella ragione si dimostrano verissimi; al punto che è impossibile pensare che siano falsi. E neppure è lecito ritenere che possa essere falso quanto si ritiene per fede, essendo confermato da Dio in maniera così evidente. Perciò, essendo contrario al vero soltanto il falso, com'è evidente dalle loro rispettive definizioni, è impossibile che una verità di fede possa essere contraria a quei principi che la ragione conosce per natura.

    2. Inoltre le idee che l'insegnante suscita nell'anima del discepolo contengono la dottrina del maestro, se costui non ricorre alla finzione; ciò che sarebbe delittuoso attribuire a Dio. Ora, la conoscenza dei principi a noi noti per natura ci è stata infusa da Dio, essendo egli l'autore della nostra natura. Anche la sapienza divina possiede quindi questi principi. Perciò quanto è contrario a tali principi è contrario alla sapienza divina; e quindi non può derivare da Dio. Le cose che si tengono per fede, derivando dalla rivelazione divina, non possono dunque mai essere in contraddizione con le nozioni avute dalla conoscenza naturale.

    3. Ragioni contrarie legano l'intelletto nostro al punto di non poter procedere alla conoscenza della verità. Perciò, se Dio ci infondesse conoscenze contrastanti, impedirebbe al nostro intelletto di conoscere la verità: ciò che non si può pensare di Dio . (...) Da ciò si ricava con chiarezza che tutti gli argomenti addotti contro gli insegnamenti della fede non derivano logicamente dai principi primi naturali noti per se stessi. E quindi essi non hanno valore di dimostrazioni; ma o sono ragioni soltanto dialettiche, o addirittura sofistiche, e quindi si possono sempre risolvere .

    (Tommaso d'Aquino, dalla "Somma contro i Gentili" a cura di S.Centi, UTET, Torino, 1975)

    Dio come l'Ipsum Esse subsistens Dio non è soltanto la sua essenza, come è già stato provato, ma anche il suo essere (o esistenza). Il che si può dimostrare in molte maniere. Primo, tutto ciò che si riscontra in un essere oltre la sua essenza, bisogna che vi sia causato o dai princìpi dell'essenza stessa, quale proprietà della specie, come l'avere la facoltà di ridere proviene dalla natura stessa dell'uomo ed è causato dai princìpi essenziali della specie; o che venga da cause estrinseche, come il calore nell'acqua è causato dal fuoco. Se dunque l'esistenza di una cosa è distinta dalla sua essenza, è necessario che l'esistenza di tale cosa sia causata o da un agente esteriore, o dai princìpi essenziali della cosa stessa. Ora, è impossibile che l'esistere sia causato unicamente dai princìpi essenziali della cosa, perché nessuna cosa può essere a se stessa causa dell'esistere, se ha un'esistenza causata. È dunque necessario che le cose le quali hanno l'essenza distinta dalla loro esistenza, abbiano l'esistenza causata da altri. Ora, questo non può dirsi di Dio, perché diciamo che Dio è la prima causa efficiente. È dunque impossibile che in Dio l'esistere sia qualche cosa di diverso dalla sua essenza. Secondo, perché l'esistere è l'attualità di ogni forma o natura; difatti la bontà o l'umanità non è espressa come cosa attuale se non in quanto dichiariamo che esiste. Dunque l'esistenza sta all'essenza, quando ne sia distinta, come l'atto alla potenza. E siccome in Dio non v'è niente di potenziale come abbiamo dimostrato sopra, ne segue che in lui l'essenza non è altro che il suo esistere. Perciò la sua essenza è la sua esistenza. Terzo, allo stesso modo che quanto è infocato e non è fuoco, è infocato per partecipazione, così ciò che ha l'essere e non è l'essere, è ente per partecipazione. Ora, Dio, come si è provato, è la sua essenza. Se dunque non fosse il suo atto di essere, sarebbe ente per partecipazione e non per essenza. Non sarebbe più dunque il Primo Ente; ciò che è assurdo affermare. Dunque Dio è il suo essere e non soltanto la sua essenza.

    (Tommaso, Somma Teologica, I, q. 3, a. 4, trad. dei domenicani italiani)

  2. #2
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    Predefinito Re: Il rapporto ragione-fede - Tommaso d'Aquino

    Originally posted by Bellarmino
    Tommaso d'Aquino
    Il rapporto ragione-fede

    Nel brano che segue, Tommaso approfondisce il rapporto fra ragione e fede, sostenendo l'intima coesione fra i due orizzonti conoscitivi, in nome dell'unità della verità.

    Sebbene la verità della fede cristiana superi la capacità della ragione, tuttavia i principi naturali della ragione non possono essere in contrasto con tale verità . Infatti:

    1. I principi così innati nella ragione si dimostrano verissimi; al punto che è impossibile pensare che siano falsi. E neppure è lecito ritenere che possa essere falso quanto si ritiene per fede, essendo confermato da Dio in maniera così evidente. Perciò, essendo contrario al vero soltanto il falso, com'è evidente dalle loro rispettive definizioni, è impossibile che una verità di fede possa essere contraria a quei principi che la ragione conosce per natura.

    2. Inoltre le idee che l'insegnante suscita nell'anima del discepolo contengono la dottrina del maestro, se costui non ricorre alla finzione; ciò che sarebbe delittuoso attribuire a Dio. Ora, la conoscenza dei principi a noi noti per natura ci è stata infusa da Dio, essendo egli l'autore della nostra natura. Anche la sapienza divina possiede quindi questi principi. Perciò quanto è contrario a tali principi è contrario alla sapienza divina; e quindi non può derivare da Dio. Le cose che si tengono per fede, derivando dalla rivelazione divina, non possono dunque mai essere in contraddizione con le nozioni avute dalla conoscenza naturale.

    3. Ragioni contrarie legano l'intelletto nostro al punto di non poter procedere alla conoscenza della verità. Perciò, se Dio ci infondesse conoscenze contrastanti, impedirebbe al nostro intelletto di conoscere la verità: ciò che non si può pensare di Dio . (...) Da ciò si ricava con chiarezza che tutti gli argomenti addotti contro gli insegnamenti della fede non derivano logicamente dai principi primi naturali noti per se stessi. E quindi essi non hanno valore di dimostrazioni; ma o sono ragioni soltanto dialettiche, o addirittura sofistiche, e quindi si possono sempre risolvere .

    (Tommaso d'Aquino, dalla "Somma contro i Gentili" a cura di S.Centi, UTET, Torino, 1975)

    Dio come l'Ipsum Esse subsistens Dio non è soltanto la sua essenza, come è già stato provato, ma anche il suo essere (o esistenza). Il che si può dimostrare in molte maniere. Primo, tutto ciò che si riscontra in un essere oltre la sua essenza, bisogna che vi sia causato o dai princìpi dell'essenza stessa, quale proprietà della specie, come l'avere la facoltà di ridere proviene dalla natura stessa dell'uomo ed è causato dai princìpi essenziali della specie; o che venga da cause estrinseche, come il calore nell'acqua è causato dal fuoco. Se dunque l'esistenza di una cosa è distinta dalla sua essenza, è necessario che l'esistenza di tale cosa sia causata o da un agente esteriore, o dai princìpi essenziali della cosa stessa. Ora, è impossibile che l'esistere sia causato unicamente dai princìpi essenziali della cosa, perché nessuna cosa può essere a se stessa causa dell'esistere, se ha un'esistenza causata. È dunque necessario che le cose le quali hanno l'essenza distinta dalla loro esistenza, abbiano l'esistenza causata da altri. Ora, questo non può dirsi di Dio, perché diciamo che Dio è la prima causa efficiente. È dunque impossibile che in Dio l'esistere sia qualche cosa di diverso dalla sua essenza. Secondo, perché l'esistere è l'attualità di ogni forma o natura; difatti la bontà o l'umanità non è espressa come cosa attuale se non in quanto dichiariamo che esiste. Dunque l'esistenza sta all'essenza, quando ne sia distinta, come l'atto alla potenza. E siccome in Dio non v'è niente di potenziale come abbiamo dimostrato sopra, ne segue che in lui l'essenza non è altro che il suo esistere. Perciò la sua essenza è la sua esistenza. Terzo, allo stesso modo che quanto è infocato e non è fuoco, è infocato per partecipazione, così ciò che ha l'essere e non è l'essere, è ente per partecipazione. Ora, Dio, come si è provato, è la sua essenza. Se dunque non fosse il suo atto di essere, sarebbe ente per partecipazione e non per essenza. Non sarebbe più dunque il Primo Ente; ciò che è assurdo affermare. Dunque Dio è il suo essere e non soltanto la sua essenza.

    (Tommaso, Somma Teologica, I, q. 3, a. 4, trad. dei domenicani italiani)
    IL MIO ONOMASTICO!!!!

 

 

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