Pace armata nell'Ulivo
Amato: «Qui crolla tutto»
ROMA — Anche il centrosinistra dilaniato s'è ricordato che tra due giorni si vota. E così ha deciso di mettere la sordina allo scontro interno tra i sostenitori di Rutelli e quanti lo danno già in uscita dalla leadership dell'opposizione: «Su queste polemiche, che non aiutano il centrosinistra, parlerò al momento opportuno, non certo in questi giorni che precedono il ballottaggio». E via a Londra, da Blair, a rappresentare l'Ulivo. Almeno lì.
Qui, invece, la spaccatura rimane in tutta la sua gravità. Anzi, la frantumazione, perché le posizioni non sono due, ma parecchie di più con altrettante sfumature. Chi si defila è D'Alema, in Brasile per un viaggio 'di studio': «No comment. Non intervengo nelle polemiche quando sono in Italia. Figuriamoci all'estero — dice—. Se volete posso parlare del Brasile...».
In Italia
Si va dall'invito dopolavoristico di Mancino («Diamoci tutti una calmata e non facciamoci del male») all'analisi pessimistica di Giuliano Amato («L'Ulivo affronta la fase più difficile della sua vita: c'è il rischio di un'incrinatura delle fondamenta») commentata con studiata rassegnazione da Prodi : «Se lo dice Amato... e poi io non faccio analisi di politica interna».
Se poi si scende sul terreno della politica quotidiana si avverte la necessità di abbassare i toni, ma salvando le rispettive ragioni. «Evitiamo polemiche e guardiamo in positivo», garantisce Vannino Chiti che esprime «rammarico», anche quello di Fassino, per «polemiche inutili che danno la sensazione della rissa». Non accenna a mitigare la sua posizione il dalemiano Angius («Rutelli ha commesso un grave errore: è stato ingiusto verso tutti i lavoratori della Cgil e ha dimostrato che nel centrosinistra c'è una diversità di valutazioni») che poi propone di «discutere tutto, pacatamente, al prossimo vertice». Dopo il voto. Un invito alla calma anche da Violante che, però, ridimensiona il ruolo di Rutelli: «La leadership è costituita dai segretari dell'Ulivo e da Francesco...». Per dire che si tratta di una «crisi annunciata e lungamente preparata» si fa vivo anche Occhetto per il quale «l'Ulivo è diventato zoppo».
Dalla Margherita cercano di vedere rosa. Come Castagnetti («Dopo l'insensata tempesta è tornata la quiete») o Franceschini («Non parliamo più di leadership, mancano quattro anni al voto»). Mentre Lusetti invita a pensare a domenica, Loiero afferma che «fare la lotta a Rutelli non serve a nessuno».
La vedono più nera i socialisti. «Quello tra post comunisti e post democristiani è un equilibrio che non regge, non offre prospettive di vittoria», afferma Boselli mentre Villetti dice che «la battaglia per l'articolo 18 non può diventare una mina sotto l'unità del centrosinistra».
Il resto della coalizione è con Cofferati. «Rutelli chiede di aspettare i ballottaggi? Allora perché ha parlato prima?», chiede provocatoriamente Rizzo del Pdci, mentre Pecoraro Scanio, dei Verdi, accusa Rutelli di aver usato «parole sopra le righe». Intanto, Bertinotti avvisa: «Il leader sarà chi firma il nostro referendum».
Si fanno sentire anche i professori dei girotondi: «Rutelli ha commesso un errore grossolano, proprio alla vigilia del voto», assicura Pancho Pardi.
di Ugo Bonasi


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