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    Predefinito Le dimissioni di Boffo sul blog di A. Morresi

    Riporto questo intervento tratto dal sito "Stranocristiano" di Assuntina Morresi, perchè da elettore del centrodestra, da sostenitore di Berlusconi e da lettore del Giornale lo sottoscrivo parola per parola.

    Le dimissioni di Dino Boffo
    Settembre 5th, 2009


    Alla fine del Meeting sono andata con la mia famiglia una settimana in vacanza alle isole Tremiti, senza computer. Pensavo: il Parlamento è chiuso, cosa vuoi che succeda in pochi giorni? Per una settimana, posso anche staccare.

    Le ultime parole famose …. è letteralmente scoppiata la bufera. Mi riferisco allo scriteriato attacco al direttore di Avvenire, Dino Boffo, da parte di Vittorio Feltri, che da poco è tornato a dirigere “Il Giornale”. Vista la gravità assoluta della faccenda, è bene mettere un po’ di ordine.

    Vittorio Feltri la settimana scorsa ha sparato in prima pagina il contenuto di una lettera anonima che circolava da diversi anni e che, prendendo spunto da un’ammenda pagata da Dino Boffo, ne voleva dimostrare l’omosessualità.

    Troppo semplice? No, i fatti sono veramente così.

    Chiaramente non sono i fatti legati all’ammenda pagata da Boffo ad interessare “Il Giornale”, ma la sua presunta omosessualità, una tendenza inammissibile per chi dirige il giornale della CEI, e soprattutto – secondo Il Giornale – per chi come Boffo ha dato voce alle critiche a Berlusconi sulla faccenda delle escort, rispondendo ad alcune lettere di protesta.

    Feltri ci dovrebbe spiegare per quale motivo un direttore di un giornale avrebbe dovuto ignorare le lettere dei suoi lettori: forse Feltri si comporta così?

    Ma della presunta omosessualità del direttore di Avvenire non si parla in nessun documento ufficiale, neppure negli atti del fascicolo nelle mani del Tribunale - non sono stati resi pubblici, ma i giudici hanno dichiarato che nel fascicolo non c’è niente del genere, neanche un’allusione: c’è solo una lettera anonima che lo dice, e che magicamente diventa oro colato per un bel po’ di gente, e dalla quale lettera dovrebbe difendersi Boffo.

    Il quale Boffo risponde spiegando i fatti – basta andare a guardare Avvenire di questi giorni, per esempio qua.

    La madre della ragazza a cui erano arrivate le molestie telefoniche, nel 2001, aveva sporto denuncia contro ignoti, e quando dal tabulario delle chiamate era venuto fuori il numero di un telefonino in uso a Boffo la querela era stata ritirata: la famiglia conosceva Boffo, e ne avrebbe riconosciuto la voce, se fosse stato lui l’autore delle telefonate. Ma per molestia si procede d’ufficio, e il gip non ha ritenuto attendibile la versione di Boffo, e cioè: l’autore delle telefonate era un suo collaboratore, che aveva cercato di aiutare dandogli lavoro (aveva problemi di droga, e poco dopo è morto di overdose), e che poteva avere accesso al telefonino.

    Per proteggere il ragazzo e farla corta, Boffo decide di non impugnare la decisione del gip, iniziativa che avrebbe portato a un processo, e paga la multa. E’ così preoccupato della faccenda che non nomina neanche un avvocato di fiducia, ma lascia che si nomini un difensore d’ufficio.

    La faccenda sarebbe finita lì, se una manina interessata non avesse cominciato a mandare in giro lettere anonime che, prendendo spunto dal fatto, raccontano che Boffo è omosessuale. Un’accusa inconciliabile con i suoi importanti incarichi all’interno della Chiesa.

    Lettere anonime che però nessuno ha preso in considerazione per ben quattro anni: ne aveva parlato Panorama, nel 2005, nell’indifferenza generale.

    E Feltri che fa? Si procura – e sarebbe interessante sapere da chi, visto che solo personale addetto poteva procurarselo – copia della condanna pecuniaria e ci appiccica dietro la lettera anonima, come se fosse un documento ufficiale a spiegazione dell’ammenda pagata.

    A questo punto assistiamo all’inverosimile: si chiede conto a Boffo dei contenuti della lettera anonima.

    MA DA QUANDO IN QUA UNA LETTERA ANONIMA E’ DIVENTATA UNA FONTE ATTENDIBILE?

    Dico io: siamo matti? Ho letto allibita il pezzo di Messori sul Corriere, che spiega alla Chiesa che ci voleva più prudenza, non avrebbe dovuto dare tanti incarichi a Boffo, perché “un uomo immagine della Chiesa italiana ha campeggiato e campeggerà a lungo sulle prime pagine, sospettato dei gusti «diversi» la cui ombra grava oggi, più che mai, sugli ambienti clericali.”

    Ma di quali sospetti stiamo parlando? Di quelli di una lettera anonima? Sull’ammenda – l’unico fatto certo – Boffo ha dato la sua spiegazione (e non vedo perché non credergli: qualcuno ha dimostrato il contrario?), e comunque di omosessualità parla solo la lettera anonima, e nient’altro. Per quale motivo qualcuno avrebbe dovuto prendere in considerazione una lettera anonima?

    Peggio ancora De Mattei, che pensa che Feltri “ in fin da conti fa il suo mestiere di giornalista” – cioè i giornalisti pubblicano lettere anonime per mestiere, secondo De Mattei – e che dopo un pistolotto incredibile, in cui dimostra di bersi il testo anonimo come notizia certa, conclude: “quel che appare grave ai semplici fedeli è …. il silenzio con cui lo scandalo giudiziario è stato fino ad oggi coperto da chi aveva il dovere di intervenire e ha ora quello, impellente, di rimuovere dal suo incarico il direttore di “Avvenire””.

    Ma di quale “scandalo giudiziario” stiamo parlando? Un’ammenda? Una lettera anonima?

    I più rigidi pastori protestanti non avrebbero potuto far di meglio. Cosa c’è di cristiano in tutto questo? Dove sarebbe l’amore alla verità tanto sbandierato?

    Ma ci rendiamo conto che nessuno, nessun direttore di quotidiano, nessun professore, nessun politico, nessun giornalista, neppure la persona più integerrima del mondo, insomma, nessuno può essere immune da diffamazioni di lettere anonime?

    Che ognuno di noi provi solo per un attimo a pensare cosa succederebbe in un tribunale in cui accuse anonime venissero prese sul serio …. chi si salverebbe?

    Il Corriere della Sera, e non solo, attribuisce la lettera anonima a vicende interne al mondo cattolico. Non so se sia vero o no.

    Per ora, solo alcune tristi certezze. La prima: Feltri ha fatto un mostruoso autogol, un danno devastante al PdL e al suo editore Berlusconi, dimostrando, insieme a tutti quelli che sostengono la nuova direzione de “Il Giornale”, di non aver capito niente della Chiesa.

    Il Giornale di Feltri ha colpito, incredibilmente, il punto di riferimento di gran parte dell’elettorato del PdL, dimostrando di non distinguere gli amici dai nemici (per un direttore di quotidiano non è un gran complimento), e cadendo nell’enorme contraddizione di attaccare – del tutto infondatamente, e anche questo non è il massimo per un giornalista – una persona sul piano privato, dopo che per mesi, giustamente, ha difeso Berlusconi da attacchi simili. Un attacco incomprensibile per chiunque appartiene a quel mondo.

    Lo ha appena riconosciuto anche Fabrizio Cicchitto, che non è esattamente un esponente della gerarchia cattolica.

    Avvenire non è un giornale qualsiasi. In Avvenire si riconosce un popolo, quello cattolico, compreso chi non lo legge quotidianamente, anche chi non condivide tutto quel che c’è scritto; è stato il punto di riferimento delle nostre battaglie, ma è anche l’unico che racconta di tanta vita del popolo cattolico che altri giornali si guardano bene dal prendere in considerazione.
    Chi festeggia insieme a “Il Giornale”, poi , non ha capito che la Chiesa non è un partito politico, al quale si possono dare colpi bassi, e con cui poi ricucire, come si fa in politica. La Chiesa non è questo, e chi la tratta così non può andare molto lontano.

    Ci sarebbe molto altro da dire. Per ora vi segnalo due contributi utili: il primo è quello di Antonio Socci, ed il secondo di Sandro Magister.

    Stranocristiano.it Blog Archive Le dimissioni di Dino Boffo

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Le dimissioni di Boffo sul blog di A. Morresi

    Riporto l'intervento di Sandro Magister citato nel post precedente:

    Dino Boffo “vincitore”. Nonostante tutto
    Tra i numerosi commenti alle dimissioni di Dino Boffo dalla direzione di “Avvenire”, quello che segue si distingue per taglio interpretativo. È stato scritto per il quotidiano “Liberal” da Giuseppe Baiocchi, discepolo dello storico cattolico Giorgio Rumi ed ex direttore de “La Padania”. Eccolo:

    *

    Dino Boffo lascia da “vincitore morale”, quando è comunque apparso chiaro che le accuse alle quali si voleva impiccarlo si andavano sbriciolando da sole. E tuttavia il suo abbandono dimostra (e lo dice esplicitamente nella lettera di dimissioni) che si sta sempre più restringendo, in questo infelice paese e nel mondo dell’informazione in particolare, lo spazio per le persone “per bene”, per gli onesti professionisti della comunicazione che non ci stanno a farsi arruolare a forza negli eserciti contrapposti dei gladiatori a prescindere, degli scrivani a comando, dei megafoni urlanti al servizio di interessi opachi e quasi sempre non commendevoli. Si è compiuta così, ben presto, con la forsennata campagna de “Il Giornale” nei confronti del direttore di “Avvenire”, la facile profezia avanzata da Giampaolo Pansa alla notizia dell’improvviso cambio di direzione al quotidiano di famiglia del premier. E che cioè, con un trasparente rimprovero agli ex colleghi de “la Repubblica”, quando si comincia a frugare nella palta, poi è inevitabile che la palta finisca nel ventilatore.

    Ora che la vittima predestinata sceglie in piena libertà di sottrarsi al gioco al massacro (con una punta di nobiltà che suona come uno schiaffo morale per le “iene dattilografe” di ogni latitudine) appare ancora più incomprensibile, e totalmente incongrua e illogica sul terreno politico, la scelta del bersaglio prediletto de “Il Giornale”: quasi che facesse notare, acuta e drammatica, l’assenza di un autentico consigliere di Berlusconi come don Gianni Baget Bozzo, mancato davvero troppo presto. Infatti, a differenza degli avvocaticchi che sembrano oggi guidare la campagna di attacco berlusconiana, don Gianni conosceva bene “Avvenire”. Che è il giornale che negli ultimi anni ha davvero restituito legittimità culturale e democratica all’azione del centro-destra, senza deflettere di un millimetro dalla dottrina cristiana, e contribuendo a sfatare in ambito popolare molti dei pregiudizi che alimentavano in senso contrario buona parte dell’intellighenzjia cattolica.

    In questo quindicennio di direzione Dino Boffo è stato a lungo “crocefisso” dal sussiego sempre più autoreferenziale dei circoli cattoprogressisti (non è escluso che venga da lì la “manina” che ha steso quella antica e spregevole “nota informativa” che è stata a lungo spacciata come atto giudiziario da “Il Giornale”, volonteroso “utilizzatore finale”, per usare l’espressione cara ai legulei di cui sopra): e invece Boffo ha cercato di dar voce e autorevolezza a quanto di nuovo e di creativo stava emergendo in quella “Chiesa di popolo” che costituisce la spina dorsale della società italiana. Magari plurale in cabina elettorale, ma unita più di quanto si pensi nel volontariato silenzioso, nella fatica della famiglia, nella testarda speranza di futuro per la nazione, anche sul terreno civile.

    Un popolo di piccoli e di umili che conserva la benedetta capacità di “provare scandalo”. È accaduto nell’ “annus horribilis” del 1992, quando l’emergere, pur interessato e spesso torbido, della corruzione portò di fatto alla rapida fine della Democrazia Cristiana. È cominciato ad accadere quest’estate nei confronti non tanto dei disinvolti comportamenti privati del premier, quanto nella sua strafottenza nel rivendicarli. E “Avvenire” (lo si capiva dalle pagine delle lettere) non ha fatto altro che raccogliere, con misura ed equilibrio, quanto saliva dal sentire collettivo e interpretarlo, sapendo chiedere con rispetto un cambio di stile all’insegna di una auspicabile sobrietà.

    La coltellata de “Il Giornale”, arrivata a freddo e senza neppure quel minimo scrupolo professionale di sentire prima le ragioni dell’interessato, ha assunto risvolti inquietanti e segnala una preoccupante involuzione politica. Infatti, colpendo scientemente lo snodo delicato, il raccordo comunicativo tra “Chiesa di popolo” e “Chiesa-istituzione” e il prestigio di chi lo interpretava con stima generalizzata, si pretende di cancellare l’autonomia di un corpo sociale decisivo nella tenuta del paese. Non solo, ma sgarrettando le figure intermedie si vuole lasciare il campo libero alla guerra feroce di opposti estremismi. Tanto, ci si illude, bastano e avanzano i rapporti tra Stati per tener buono il Vaticano. Peccato che la Chiesa, questa volta tutta, si sottragga alla sorte di chi la vuole assoggettare come “instrumentum regni”. E, rispettando fino in fondo la libertà di coscienza di un suo laico interprete, ne fa un simbolo positivo che seminerà a lungo continuatori con la schiena diritta. Per la parte accusatrice è forse il caso di convincersi che l’assolutismo è finito da un pezzo: e procurare un inutile dramma a un onorato professionista è peggio di una cattiveria gratuita. È un devastante errore politico.


    Scritto venerdì, 4 settembre


    L'espresso | Settimo Cielo Blog Archive Dino Boffo “vincitore”. Nonostante tutto di Sandro Magister

  3. #3
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    Predefinito Rif: Le dimissioni di Boffo sul blog di A. Morresi

    Concludo con l'intervento citato di Socci:

    Il boomerang di “Repubblica” e “Giornale”
    3 settembre 2009 / In Articoli
    Ezio Mauro e Vittorio Feltri: due autogol? Cominciamo dal primo. Il caso è buffo. Mercoledì scorso Benedetto XVI ha pronunciato parole di così grande attualità che sono finite nei titoli di apertura di tutti i tg, nei siti internet e ieri su tutti i giornali. Proprio perché toccavano i temi più scottanti.

    Ebbene mi pare che La Repubblica (come l’Unità) abbia totalmente “bucato” la notizia. Per quanto abbia cercato ieri non sono riuscito a trovare un titolino e nemmeno una riga. Silenzio plumbeo. Il fatto è ancor più singolare se si pensa che sempre ieri, nella stessa apertura di prima pagina, Repubblica titolava su quanto aveva dichiarato padre Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana (“Il Vaticano: Feltri crea il caos”).

    La Repubblica ha fatto due intere pagine, con un articolo su queste dichiarazioni, accompagnato da un’intervista al cardinale Saraiva Martins e da un pezzo sulle dichiarazioni di monsignor Fisichella. Ma delle parole pronunciate dal Papa – a meno che non le abbiano ben nascoste – non c’era traccia.

    Qualche maligno potrebbe pensare che abbiano così censurato o silenziato il Pontefice, ma forse alla Repubblica pensano che quell’uomo vestito di bianco sia un signor nessuno in confronto a padre Lombardi (che certo è il primo a trovare grottesca una scelta simile).

    Ezio Mauro e colleghi non erano stati informati che Benedetto XVI è il Papa? Eppure due giorni prima – quando si è trattato di spararlo in apertura di prima pagina (“A Boffo la solidarietà del Papa”) – avevano mostrato di averne avuto cognizione. Ma poi l’hanno subito dimenticato.

    Ed è un vero peccato perché casualmente quel discorso del Papa – che tutti hanno riferito – conteneva proprio la risposta solenne a Ezio Mauro e a Repubblica. Infatti da mesi e mesi Repubblica pretendeva di avere dalla Chiesa una parola di condanna sul “caso Berlusconi”.

    Pur avendo sempre sparato a zero sugli interventi pubblici della Chiesa, in nome della laicità dello Stato, da aprile Repubblica ha bombardato sul Vaticano, esigendo un anatema contro il peccatore (perché al giornale di Mauro e Scalfari – dove libertariamente si ritiene che non esistano peccati – si giudica che però esista un peccatore, uno solo: lui. E va “lapidato” moralmente).

    Che costoro fossero totalmente fuori strada quando pretendevano che la Chiesa si prestasse a scomunicare il premier (o chiunque altro) in quanto “peccatore”, ho provato a spiegarlo su queste colonne il 30 luglio scorso. Quel giorno, ricordando che peccatori siamo tutti (compresi gli immacolati editorialisti di Repubblica), ho scritto: “da duemila anni la Chiesa, seguendo il comportamento e il comandamento di Gesù, condanna con nettezza e decisione il peccato, ma, a braccia spalancate, chiama a sé e accoglie il peccatore e fa festa per il suo ritorno. Ora Repubblica vuole spazzar via quanto Gesù ha comandato per esigere la condanna del peccatore (uno solo: Berlusconi) e l’accoglienza del peccato”.

    Hanno continuato su questa strada. Così mercoledì è stato lo stesso Benedetto XVI, con un discorso bellissimo e con la sua autorevolezza, a spiegare a tutti, tramite le parole dell’abate di Cluny, che “Dio persegue le colpe e tuttavia protegge i peccatori”. E’ stato un discorso di eccezionale intensità, un abbraccio di misericordia sulla nostra condizione di poveri uomini.

    Una grande esortazione ad accogliere la tenerezza e il perdono di Dio per tutti. E inevitabilmente rappresenta la risposta più autorevole e solenne allo strattonamento indebito di Repubblica e degli altri giornali di sinistra che andava avanti da quattro mesi.

    Così alla Repubblica (e all’Unità) qualcuno deve aver deciso che – essendo sgradita quella risposta – era meglio far finta che non fosse pervenuta. Il papa non doveva far notizia. E si è usato, per l’apertura della prima pagina, padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, per una sua breve precisazione riferita a Feltri.

    L’autogol fatto da Repubblica nel trattare così la Chiesa (e nel prendersi la bocciatura del Papa) è il segno dell’esito alla fine fallimentare di tutta la sua lunga campagna contro il premier. Non essendo riuscita a ottenere le dimissioni di Berlusconi, potrebbe finire col vedere le dimissioni autunnali di Ezio Mauro.

    Ma, sull’altro fronte, la sparata del Giornale di Feltri si sta dimostrando disastrosa per i rapporti del governo con la Chiesa e i cattolici. E i danni finiscono per essere pagati da Berlusconi e dal centrodestra.

    Primo, perché l’attacco a Boffo è stato scatenato proprio alla vigilia dell’incontro del premier col segretario di Stato vaticano, provocando l’annullamento dell’incontro (un fatto inedito e pesante).

    In secondo luogo perché il caso che ne è nato ha costretto alle dimissioni non un “moralizzatore” che aveva sparato sul premier, ma l’esatto contrario. Dino Boffo, come direttore di Avvenire, ha resistito per mesi alle pressioni della stampa laica e del mondo cattolico di sinistra, che pretendevano di leggere sull’Avvenire un pesante anatema su Berlusconi, magari con la richiesta delle sue dimissioni (cosa che sarebbe stata dirompente per il governo).

    Boffo alla fine è intervenuto, ma in maniera molto sobria e in penultima pagina, rispondendo a dei lettori. Era un modo per dare un contentino ai vescovi più antiberlusconiani, ma senza accodarsi alla campagna di Repubblica e senza permettere che fosse strumentalizzata la Chiesa per abbattere il premier. Obiettivamente il centrodestra non ha proprio da lamentarsi dell’Avvenire dell’epoca Boffo.

    Invece, evidentemente, aveva di che lamentarsi la manina anonima che tre mesi fa ha spedito ai vescovi quel dossier su Boffo con quella cartellina senza firma (poi finiti sulla prima pagina del Giornale). Mi pare ovvio che quella manina anonima non doveva avere in gran simpatia né Boffo, né Ruini. Sapeva che bombardando Boffo picconava il pilastro del ruinismo.

    Chiunque conosca un po’ la Chiesa italiana sa bene che si deve a Ruini il posizionamento dei cattolici sui “valori non negoziabili” e lo scivolamento nell’insignificanza del cattoprogressismo. E si deve ancora a Ruini la sintonia che da anni si registra fra la Chiesa e il centrodestra su tanti temi di interesse ecclesiale e sociale.

    Senza Ruini certamente buona parte dei vescovi – culturalmente subalterni ai salotti di Repubblica – torneranno a far emergere posizioni “progressiste”, martiniane, comunque molto più simpatizzanti per il centrosinistra. Ora non credo che il mondo di sinistra, laico e cattolico, vesta a lutto per la fine del ruinismo e per le dimissioni di Boffo (nonostante ciò che viene scritto in questi giorni).

    Probabilmente ci saranno addirittura festeggiamenti. Più preoccupato dovrebbe essere il centrodestra. Perché nel mondo cattolico questo incidente è sembrato un incomprensibile attacco alla Chiesa da parte del centrodestra (cosa che non è).

    Inoltre, se pure è possibile che alla direzione di Avvenire possa andare un giornalista di valore che continui a fare un giornale autorevole (e pure che eviti sbandamenti cattoprogressisti) per la Cei e la Chiesa italiana le cose si fanno abbastanza confuse. E potrebbero riservare brutte sorprese al centrodestra.

    Il Giornale ne ha ricavato pubblicità (e per la verità anche pubblicità negativa), ma il centrodestra cosa ci ha guadagnato? Il Giornale potrà cantare “Vittorio”, ma il centrodestra non può cantare “vittoria”: ora dovrà contare i danni e valutare le macerie.



    Fonte: Libero © 4 settembre 2009



    Il boomerang di “Repubblica” e “Giornale” – lo Straniero

  4. #4
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    Predefinito Rif: Le dimissioni di Boffo sul blog di A. Morresi

    Beh, come ha detto Buttiglione "se il cane morde la colpa è del padrone".
    Ha morso malamente. Molto malamente.
    La persona sbagliata al momento sbagliato.

    Coinvolgento la Chiesa nel gioco sporco a colpi di proiettili
    pieni di liquami. Pensando in questo modo di rendere un servizio
    al padrone.

    E i c danni che ha fatto sono grossi, molto grossi.

    Non c'e' da andarne fieri.

    Il padrone si scelga meglio i suoi cani.:giagia:

  5. #5
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    Predefinito Rif: Le dimissioni di Boffo sul blog di A. Morresi

    Citazione Originariamente Scritto da Rollingstone Visualizza Messaggio
    ...

    Il padrone si scelga meglio i suoi cani.:giagia:
    io penso che li ha scelti molto bene...hefico:

  6. #6
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    Predefinito Rif: Le dimissioni di Boffo sul blog di A. Morresi

    mah, sai, questa è un'ulteriore dimostrazione che c'è da tremare quando si finisce nelle mani di certi magistrati...ncav:ncav:ncav:

  7. #7
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    Predefinito Rif: Le dimissioni di Boffo sul blog di A. Morresi

    Citazione Originariamente Scritto da Andrea Visualizza Messaggio
    mah, sai, questa è un'ulteriore dimostrazione che c'è da tremare quando si finisce nelle mani di certi magistrati...ncav:ncav:ncav:
    Cosa c'entrano i magistrati con un individuo come feltri, assunto a suon di milioni di € per fare una campagna di demigrazione a favore del suo generoso padrone? hefico: :gluglu:

  8. #8
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    Predefinito Rif: Le dimissioni di Boffo sul blog di A. Morresi

    Citazione Originariamente Scritto da codino Visualizza Messaggio
    io penso che li ha scelti molto bene...hefico:
    Io penso invece che è stato costretto a prendere quello che il convento passava, di meglio non c'era.

    Perche tra un cane da tartufo col fiuto fine e un incrocio tra un pitbull e godzilla la differenza è notevole.....:mmm:

  9. #9
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    Predefinito Rif: Le dimissioni di Boffo sul blog di A. Morresi

    Citazione Originariamente Scritto da Gianantonio Visualizza Messaggio
    Cosa c'entrano i magistrati con un individuo come feltri, assunto a suon di milioni di € per fare una campagna di demigrazione a favore del suo generoso padrone? hefico: :gluglu:
    c'entrano, perchè senza il loro atteggiamento riprovevole feltri non avrebbe potuto speculare sulla condanna di boffo.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Le dimissioni di Boffo sul blog di A. Morresi

    Il dato di fatto è che Boffo se n'è andato.
    E questa volta l'ha avuta vinta Berlusconi.
    Bene così.

 

 
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