Volevo postare una riflessione nel thread sulla censura contro la “Nuova Destra”, sull’ostracismo istintivo da parte della cultura ufficiale verso tutto ciò che si porta dietro odore di “fascismo”; ma poi la riflessione si è allargata e ho pensato di aprire un nuovo thread.
Attualmente sto vedendo i rapporti tra il pietismo (corrente “eretica” del luteranesimo) e la letteratura tedesca, un fenomeno più importante di quanto si pensi. Non soltanto tutti i grandi della letteratura tedesca (illuministi, sturmeriani e romantici, in maniera diretta) sono stati influenzati da tale corrente di pensiero religioso, ma si può dire che l’intera cultura tedesca abbia assorbito tramite loro uno spirito pietistico, e quindi protestanticamente moderno. (Il pietismo si può definire “eretico” nei cfr del luteranesimo ufficiale solo in quanto contribuisce a sbarazzarsi del’ “ortodossia”, di uno spirito dottrinario che ancora impostava la chiesa riformata, in favore della “liberazione” individualistica e di un confuso misticismo – che in realtà non è “misticismo” vero, ma esaltazione della sensibilità e della mens).
Ebbene, per il solo fatto che studi sul pietismo furono condotti nella Germania nazionalsocialista, ciò ha provocato un anatema sugli studi di tali ricercatori storici-teologici-letterari, e solo dopo decenni di tabù irragionevole, negli anni ’80 del ‘900, si è potuto timidamente ricominciare a studiare il problema. La cultura nazionalista, in quanto fenomeno moderno, non ha potuto evidentemente fare a meno di riconoscere il suo tributo al protestantesimo e alle correnti di esso che più contribuirono al trionfo della mentalità moderna su quella tradizionale. E il nazionalsocialismo – capitolo più estremo del modernismo nazionalista – non ha fatto eccezione nel riconoscere la propria paternità protestantico-modernista. Basti pensare agli scritti di un Rosenberg, tutti intrisi di odio protestante per il mondo della Tradizione, di ammirazione per il progresso, e di incomprensione/falsificazione del pensiero degli antichi. Basti pensare ai rapporti dello spionaggio delle SS sull’attività culturale di Evola in Germania, e alle loro veline poliziesche che invitavano a non lasciare più spazio al Barone, il quale coraggiosamente non mancava di mettere in rilievo le storture del nazionalismo, rettificandole tradizionalmente.
Questo per stimolare la riflessione su due punti:
a) l’ostracismo della variante progressistica del modernismo (quella che ha vinto la guerra) contro la variante nazionalistica, finisce nel momento in cui diventa evidente la matrice comune. Basti pensare al ripescaggio del nazionalismo da parte delle autorità italiane ed europee oggi (concetto tabù tra il 1945 e gli anni ’90). Non è improbabile che la cultura ufficiale – una volta purgàtili degli aspetti più “pericolosi” – ricupererà alla rispettabilità anche fascismo e nazismo;
b) la necessità per la nostra “area” di prendere le distanze critiche da nazionalismo, fascismo e nazismo. Per andare con il “nemico”? No di certo, ma per superare, tradizionalisticamente, quelle due fasi politiche, che non sono altro che aspetti della cultura borghese, come tutti gli altri. Il “pericolo” per il Sistema borghese e sovversivo rappresentato da fascismo e nazismo fu che essi, tra le potenzialità pre-moderne risvegliate, misero anche reali possibilità di contatto con la Tradizione – per quanto riguarda il Fascismo, gli avvicinamenti con il mondo cattolico tradizionalista, una saldatura tra potere laico e autorità religiosa che stava facendo piazza pulita degli intrighi sabaudi e liberal-massonici del post-unità d’Italia, e piazza pulita del modernismo cattolico allora emergente sia in forma politica col democristianismo che in forma filosofica. Il “rischio” veicolato dal Nazismo invece fu un possibile ricupero, dopo un lavoro di sgrezzamento compiuto da personaggi come Evola, Spann e altre correnti rifacentesi non al ramo prussiano-massonico ma imperiale-austriaco, di quella sensibilità ghibellina che riconduceva direttamente al miglior Medioevo, e quindi avrebbe ricondotto ad una vanificazione degli sforzi della Sovversione per annullare gli imperi centrali e l’autorità tradizionale.
Questi, io credo, furono i grandi “pericoli” potenziali corsi dal Sistema mondialista per l’affermazione di fascismo e nazismo. Purgati dei quali, rimangono solo nazionalismo, razzismo, storicismo, panteismo… tutte degenerazioni della modernità borghese, che non danno affatto fastidio al Sistema, e possono benissimo venire reintegrate in esso.
Così mi ricollego anche al discorso di un “rinnovamento dell’area”, perennemente riaperto in nuovi thread di volenterosi camerati, ma che a mio avviso non arrivano al nocciolo della questione, quello tradizionale e spirituale (spirituale in ordine – beninteso), reputandolo magari – marxianamente – una sovrastruttura di altre categorie (nella fattispecie dell’ “area”, quella politica).




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