
Originariamente Scritto da
Malik
"Sono fuggita al terremoto ma qui nessuno mi aiuta"
Una signora terremotata era fuggita a Bologna in cerca di sicurezza e di una casa. Ma alla sua richiesta di aiuto si è sentita rispondere che per usufruire dell'assistenza sarebbe dovuta ritornare a L'Aquila.
Il vicesindaco:d'altronde è giusto concentrare l´intervento in Abruzzodi Valerio Varesi
Dall'Aquila a Bologna per scampare al terremoto e ritrovare una casa. Giuseppina Lauria, 54 anni, funzionaria dell´Agenzia delle entrate della città abruzzese, non ha più niente. Fuggita di casa col marito la notte della tremenda scossa («il palazzo di fronte ci è cascato addosso e noi siamo usciti in pigiama» racconta) rifugiata per un giorno e mezzo in macchina lungo una strada e poi per quattro giorni nella tendopoli del campo del «Polo elettronico», la signora ha deciso di rifugiarsi dalla figlia a Bologna. «Anche per sfuggire alle continue scosse che rinnovano ogni volta l´incubo» confessa. «C´è stata una grande solidarietà, sono stati tutti bravissimi, ma la vita in una tendopoli è durissima» spiega. «La gente costretta in spazi ridotti, a volte non riesce ad adattarsi, le condizioni igieniche, per forza di cose, sono approssimative. E poi le famiglie si portano dietro tutto. Per esempio cani di tutti i tipi che spesso s´azzuffano e creano scompiglio e pericolo». Ma l´approdo a Bologna della signora Pina non è stato indolore. «Ho scoperto - riprende la donna - che se uno vuol essere aiutato deve restare a l´Aquila perché altrove si perde qualsiasi appoggio. Però io, da terremotata, non ho diritto ad essere assistita anche altrove?»
Ieri Pina, mentre il marito tornava a l´Aquila in quanto lavoratore ospedaliero e quindi richiamato dalla sua professione, ha ricevuto un primo aiuto dalla Croce rossa bolognese e poi dall´Asl che le ha passato le medicine gratuite per l´ulcera e l´ernia. Successivamente si sono messi in moto anche i Servizi sociali del Comune coi quali si incontrerà martedì prossimo. «Le daremo senz´altro una mano - assicura l´assessore alla Sanità Giuseppe Paruolo - e la tratteremo come un caso di emergenza. Sono però del parere che sia giusto concentrare tutti gli sforzi nelle zone del terremoto». Tuttavia dai centri colpiti dal sisma parecchi cercano di fuggire in attesa che la terra smetta di tremare. Chi può se ne va e anche questa gente ha diritto ad essere assistita. «I miei genitori sono a Milano, i miei fratelli sparsi tra Rieti e Roma, io a Bologna» spiega ancora la signora Pina. «Abbiamo perso tutto. Non ho più vestiti, non possiedo più nemmeno un cucchiaio e non posso prelevare i soldi in banca perché è tutto congelato visto che l´attività è ferma. A l´Aquila avevamo persino la ricarica gratis del telefonino e le chiamate a costo bassissimo, ma qui tutto ciò non funziona più. Non capisco: per essere assistiti occorre vivere in una tenda? Perché se vado alla Protezione civile di Bologna, mi dicono che hanno mandato tutto giù e che hanno adottato un monumento e una scuola. Va bene, li ringrazio davvero, ma adesso bisogna prima pensare alle persone, no? E se hanno stanziato cento milioni destinati alla Protezione civile affinché aiuti i terremotati, ne dovrò pur aver diritto indipendentemente da dove mi trovo».
http://bologna.repubblica.it/dettagl...-aiuta/1617347