Chiedo scusa per il lungo cut & paste ma questo articolo
sul Corriere di oggi mi sembra dia un interessante
spaccato dei padani, riguardo a un tema
gia' piu' volte trattato qui...
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Martedì 4 Giugno 2002
INTERNI
LA STORIA / Palazzago, tramontata la linea secessionista il
popolo di Bossi sceglie l?azzurro. Ma non tutti
Al bar Sport dei leghisti: «Sì, stavolta tifiamo per l?Italia»
DAL NOSTRO INVIATO
PALAZZAGO (Bergamo) - Al «bar Sport» del paese più leghista
della valle Imagna, quindi dell?area sacra di Pontida, quindi
del Bergamasco, della Padania e del pianeta, ieri hanno fatto
una carognata all?Umberto Bossi: hanno tifato tutti per
l?Italia. Scatenati e urlanti e felici manco fossero leccesi,
marsicani, casertani. «Perché, c?erano dei dubbi?», domanda
ridendo Ferruccio Bonacina, rieletto sindaco l?anno scorso col
56% nonostante non fosse affatto facile per la Lega andar da
sola proprio il 13 maggio, contro la sinistra e la destra e il
centro nel dì che sanciva il trionfo dell?alleanza elettorale
con la Casa delle libertà: «Tutto il paese ha fatto il tifo.
Ovvio. Siamo leghisti ma la nazionale è la nazionale».
Qualche dubbio, a dire il vero, c?era. Basta rileggere sulla
Padania di qualche settimana fa i tormenti di Roberto Soria,
commentatore della Sezione Lega Nord di Londra: «Quattro anni
fa era tutto più semplice, ma ancora due anni dopo, agli
Europei di Francia, chi aveva scelto di tifare contro la
nazionale italiana aveva avuto ragione: come dimenticare le
emozioni e la gioia nei minuti di recupero quando tutto ormai
sembrava perduto?», scriveva il notista ricordando il goal
francese che all?ultimo istante aveva scippato all?odiata
Italia un titolo che sembrava ormai vinto e che spinse gli
italiani ad arrotolare gli odiati tricolori.
L?Umberto aveva allora in tasca la tessera numero 1 del club
«Tifiamo per gli altri» fondato a Pontida dal senatore e
sindaco di Alassio Roberto Avogadro con l?obiettivo di «vedere
l?Italia eliminata al primo turno», diceva che non essendo
iscritta la Padania il campionato continentale era «truccato»
e invitava i militanti del Carroccio a non cader nel
trabocchetto del tifo. La Padania se la pigliava allora con
chi «non ha ancora ben capito che tifando ingenuamente Italia
si rende complice di uno sciacallaggio politico indecente». E
meno male, aggiungeva, che presto tutti avrebbero aperto gli
occhi grazie a Totti e compagni: «Una banda di disperati che
non sa più né vincere, né perdere». Quanto a Roberto Maroni,
teorizzava la creazione di due campionati di calcio, uno del
Nord coi Baggio e gli Inzaghi, uno del Sud coi Totti e i
Gattuso: «Tanto fra un anno, quando la Padania sarà
indipendente, avremo comunque due federazioni».
Grande ministro, forse. Profeta scadente, certo. Ma oggi, si
chiedeva ironico l?articolista della Padania «citando Lenin:
che fare? Esibire una stoica superiorità morale dichiarandosi
assolutamente non interessati al calcio, sport plebeo e oppio
dei popoli? Continuare a tifare appassionatamente contro?
Tifare contro l?Italia come team ma individualmente a favore
del Trap e dei giocatori padani in squadra?» Idea non priva di
genio. Immaginatela. Tunnel a Cannavaro: buuuh! Takle di
Maldini: urrah! Liscio di Nesta: fischi! Parata di Buffon:
delirio.
Ma allora: che fare? «Attendiamo vostri consigli», chiedeva il
leghista londinese. Macché: da mesi, su questo versante, sono
tutti muti. Non una parola di Umberto Bossi, non un cenno di
Roberto Castelli, non uno strillo di Mario Borghezio e neppure
di Gilberto Oneto, il «ministro della cultura padano» che,
spiegando di non aver mai capito «l?affannarsi di due dozzine
di signori in mutande tattiche», teorizzava l?impossibilità
per un padano di tifare per una nazionale: «Ha la stessa
casacca del Napoli e della Lazio».
Tutto accantonato: la secessione, la guerra a Roma ladrona,
gli insulti alla bandiera (ricordate il Senatur? «Ho ordinato
un camion rimorchio di carta igienica tricolore»), il «governo
sole», il Dio Po. E adesso perfino il tifo ostile. «Io non
sono cambiato per niente: vedere tutti questi tricolori in
giro mi dà fastidio», spiega Cristiano Forte, responsabile per
gli enti locali del Carroccio bergamasco e assessore ai Lavori
pubblici di Palazzago: «Sicuro, ho tifato contro l?Italia
anche con l?Ecuador».
Solo soletto? «Non credo. Penso che la linea secessionista da
noi sia ancora forte». «Vero», conferma Mauro Zucchelli, che
della Lega è il segretario comunale: «Non dico che siano la
metà, però... D?altra parte anche quelli come me, che non sono
mai stati per la secessione, sono un po? impazienti. Sì,
qualcosa sul fronte della immigrazione pare che arrivi. Ma su
quello del federalismo?». Lui no, spiega, non l?ha vista la
partita: «Come la maggior parte della gente di qua, credo. Non
perché tifi contro l?Italia: a quell?ora aveva da lavorare».
Certo è che, virtualmente chiuso il club «Teniamo per gli
altri», spostata a fine mese la manifestazione di Pontida
fissata per il 2 giugno in coincidenza con la festa della
Repubblica, rimossi i sogni sgangherati d?una nazionale
padana, scordato il debutto della Padania a Monza contro
l?«Inghilterra All Stars», il Mario e il Giovanni e il Piero e
tutti i ragazzi che si sono trovati ieri al «Bar Sport» di
Palazzago e davanti ai televisori degli altri bar della valle,
una cosa hanno celebrato insieme a Christian Vieri: la «festa
dela liberasiùn» dai luoghi comuni che per qualche anno, nel
nome del Carroccio e della Scozia e della nazionale catalana o
basca, avevano impedito di urlare: goal! «Diciamo la verità»,
chiude il sindaco: «Il tifo contro l?Italia l?han sempre fatto
quelli a cui il calcio non piace. Ma tutti gli altri...».
Gian Antonio Stella
© Corriere della Sera




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