Contro le accuse dei vili
Dopo le dure critiche suscitate in Francia dalla traduzione di «La Rabbia e l'Orgoglio», un intellettuale del calibro di Piero Ostellino scende in campo. Per difendere Oriana Fallaci.
di
di ALBERTO TOSCANO
7/6/2002
Piero Ostellino, editorialista del Corriere della sera, interviene attraverso questa intervista a Panorama per replicare con estrema fermezza alle critiche rivolte a Oriana Fallaci da alcuni intellettuali francesi, a cominciare dal filosofo Bernard-Henri Lévy, dopo la pubblicazione Oltralpe del suo libro La Rabbia e l'Orgoglio. Non si può certo dire che in Francia il libro di Oriana Fallaci passi inosservato. Ma le critiche non mancano. Perché tanto livore? La reazione dei critici di Fallaci, sia in Francia sia in Italia, è quella tipica, razionalistica, intellettualistica e dottrinaria, dell'intellettuale giacobino. Reazione che segna il distacco del pensiero dalla «realtà effettuale», come avrebbe detto Machiavelli. Quella reazione nasce dalla convinzione, culturalmente sbagliata, che sotto il grande ombrello dei sacri principi del 1789 e in nome dell'universalismo degli intenti possa realizzarsi una pacifica, democratica e liberale società multiculturale.
Convinzione sbagliata perché?
Per due ragioni. Prima di tutto la Rivoluzione francese non fu liberale, come già disse allora Edmund Burke, e forse nemmeno democratica, ma assemblearistica, unanimistica e quindi totalitaria. Proprio come è totalizzante il pensiero degli intellettuali di matrice giacobina. La seconda ragione dell'errore sta nel fatto che l'Islam non è democratico né liberale. È fondamentalista sotto il profilo religioso, integralista sul piano politico e totalitario su quello sociale.
Quindi certi critici di Oriana Fallaci sono avulsi dalla realtà?
Un distacco dalla realtà che nasce dalla presunzione razionalistica secondo cui ciò che è frutto della ragione è anche reale. Ma la realtà dimostra che non c'è, accanto all'Islam di Osama Bin Laden, un Islam moderato, destinato a convivere con la democrazia liberale. Tale distacco dalla realtà ha avuto la conseguenza di indurre gli intellettuali giacobini ad adottare nei confronti dell'Islam ciò che io chiamerei «il nuovo spirito di Monaco».
Il confronto a proposito dell'Islam mette alla prova la nostra società occidentale?
Questo è un punto importante. Mentre una società multirazziale, come quella americana, è pluralista e democratica, cioè fondata sul concetto di cittadinanza inteso come eguaglianza di diritti e di doveri per tutti, la società multiculturale auspicata dagli intellettuali giacobini è un coacervo di monadi.
Di mondi chiusi, in conflitto tra loro in quanto portatori di diritti e di doveri non eguali per tutti i cittadini della «polis», ma diversi a seconda dell'appartenenza a una monade culturale e politica piuttosto che a un'altra.
Torniamo a Fallaci: in Francia sono arrivati ad accusarla di razzismo. E invece?
Invece Oriana Fallaci ha semplicemente detto che non c'è una frontiera che separi due Islam, da un lato uno moderato e dall'altro uno fondamentalista, integralista e totalitario, bensì che c'è un solo Islam: quello fondamentalista, integralista e totalitario perché questa è la sua natura religiosa e politica e questa è la sua storia.
Certe accuse alla scrittrice sono insomma assurde?
L'accusa di razzismo a Fallaci è non solo volgare, ma culturalmente incoerente e politicamente vile. È culturalmente incoerente perché proviene da intellettuali che professano la separazione tra religione e politica (che l'Islam nega), sono per i diritti delle donne e degli omosessuali (che l'Islam mortifica) e difendono le minoranze religiose e politiche (che l'Islam perseguita).
E perché quell'accusa è politicamente vile?
Perché di fatto, tradendo i valori dell'Occidente democratico e liberale, ne teorizza la resa di fronte a una cultura che li nega, quale è appunto quella dell'Islam. È stupefacente proprio il fatto che quegli stessi intellettuali finiscono in tal modo col negare le conquiste della cultura politica occidentale, equiparando la nostra civilizzazione a quella islamica, che tali conquiste non ha fatto e non vuole fare. Ma allora perché mai ci saremmo battuti per le nostre libertà e i nostri diritti, se la civilizzazione che li ha prodotti è messa sullo stesso piano di dignità politica e civile di quella che li nega?
Viviamo in un mondo dominato dal politically correct?
Gli intellettuali che accusano di razzismo Oriana Fallaci non si rendono conto, prigionieri come sono di una concezione sbagliata della democrazia e del conseguente linguaggio «politicamente corretto», che è stata proprio questa loro cultura egualitaristica e democraticista a condannare la sinistra francese alle recenti elezioni presidenziali, impedendole finora di produrre una soluzione giusta ed efficace per integrare la grande immigrazione islamica in una società pluralista, democratica e liberale, fatta di cittadini con uguali diritti e uguali doveri.
In conclusione, che giudizio può dare sull'atteggiamento assunto da una parte degli intellettuali francesi sul libro di Fallaci?
Quegli stessi intellettuali non hanno neppure capito che Fallaci ha usato retoricamente il linguaggio duro dell'invettiva letteraria per dire all'Occidente di non confondere la democrazia e il liberalismo con lo spirito di Monaco, con la resa ai loro nemici. Hanno creduto di liquidare uno spirito autenticamente liberale, una sincera democratica e una grande scrittrice con l'appello ai «sacri principi» del 1789, finendo col denunciare la propria arretratezza culturale e la propria viltà politica.
Panorama
P.s.Da notare che anche in Francia,come già in Italia,alla massiccia campagna demonizzatrice dell'opera della Fallaci,ha fatto puntualmente riscontro un travolgente successo di pubblico:mentre nel nostro Paese "La Rabbia e l'Orgoglio" infatti ha superato il milione di copie vendute,Oltralpe ha già toccato quota centomila (siamo già alla terza edizione in pochi giorni).




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