Segna Wilmots, replica di Bouzaiane: si decide tutto nei primi 15 minuti, poi rare emozioni e sbadigli. E i nipponici sono ad un passo dagli ottavi.
All’undicesimo giorno del mondiale è venuta anche la volta del "Big Eye", il fantastico stadio di Oita. Non lo dimenticheremo, anche perché giovedì prossimo ospiterà nientemeno che Italia-Messico. Intanto, tocca a Tunisia e Belgio, due squadre diametralmente all’opposto: grinta, agilità, freschezza dalla parte dei maghrebini, tradizione ed esperienza per i "diavoli rossi", onestamente un po’ compassati per tener fede al loro soprannome. Hanno tanta buona volontà i ventidue sul campo, e, del resto, non serve risparmiarsi perché il pari, dopo il successo del Giappone sulla Russia, è praticamente inutile. Eppure andrà a finire proprio cosi.
Quindi, si parte a spron battuto, con i belgi intenzionati a far valere soprattutto l’indiscutibile superiorità fisica, oltre a quella tecnica (che non pare così certa). Ad ogni modo, complici probabilmente i limiti tunisini, il Belgio sfonda senza troppi indugi. E in meno di un quarto d’ora passa: l’azione che vale il vantaggio degli europei è quasi roba da Real Madrid, incorniciata dalla fuga di Van der Heyden, il cross dall’altra parte per Goor, il contro-cross al centro per Strupar e il tocco morbidissimo a favore di Wilmots, freddo realizzatore, come contro il Giappone. Nemmeno il tempo di stropicciarsi gli occhi per il "matusa" della panchina belga Waseige, e i maghrebini pareggiano. Anche loro dispongono di una discreta tecnica individuale - onore all’occhio lungo di Franco Scoglio, l’artefice della qualificazione mondiale della Tunisia - come dispongono i guizzi di Gabsi (uno dei "grifoni" del Genoa) e Jaziri. L’unico, vero attaccante schierato da Souayeh è steso senza complimenti da Van Buyten e fischia improvvidamente l’inesperto arbitro Shield, proprio mentre Ben Achour (altro ragazzo da tenere d’occhio, gioca in Francia con il Martigues) spara una cannonata che fa secco De Vlieger. Poco male: sul susseguente calcio di punizione esibisce la sua abilità balistica Bouzaiene (altro ex genoano) e stavolta il gol è validissimo, eccome. Il pari ha il potere di soffocare subito il furore belga, che già contro il Giappone s’era affievolito dopo la rimonta nipponica, e quella di Weseige pare, visti anche i problemi "anagrafici" dei suoi, squadra a corto di fiato. Non è il caso della Tunisia, che rifornisce con discreta puntualità la sua testa d’ariete Jaziri (insomma, non è comunque la prima punta classica), però i granatieri della difesa avversaria sono un’autentica Maginot. La diga fiamminga vacilla poco dopo la mezz’ora, superata agevolmente dalla velocità di Trabelsi, che squassa l’area con un fendente toccato appena dall’uscita di De Vlieger, poi spazza provvidenzialmente Deflandre. Da questo momento la partita si addormenta, un po’ come gli avanti dello schieramento fiammingo Verheyen e Strupar, ma nemmeno i giganti della retroguardia De Boeck e Van Buyten sono da meno. Weseige decide di cambiare le prime linee nella ripresa, dentro Sonck e Vermant, ma sono le solite folate degli africani a dare una scossa. Ben Achour ha nel tiro dalla distanza un’arma pericolosissima: schiopettata al volo al quarto d’ora del secondo tempo, la palla esce di un pelo. Il tecnico Souayeh, magari dopo un conciliabolo con il collega Ladidi, decide di osare: dentro la gloria tunisina Sellimi, la Tunisia non ha più timori (semmai ne avesse avuti) del vecchio Belgio. E’ curioso, del resto, che i fiamminghi tirino praticamente i remi in barca ad un pezzo dalla fine, mentre la stessa Tunisia non riesce a dare un briciolo di continuità alla sua manovra. Solo in extremis i calciatori del Maghreb provano l’assedio, ma non ne cavano altro che una gran sventola di Ghodhbane, intercettata da De Vlieger. E il Belgio risponde con una puntata di Sonck, nell’unico pallone decentemente giocato dall’attaccante fiammingo. Peccato, perché alla Tunisia sarebbe bastata qualche accelerazione in più per sgretolare il Belgio e il risultato equivale ad una condanna (il Giappone pare fuori portata), ma pure i fiamminghi non hanno molte chances con la Russia. E il "Big Eye", quasi quasi, ha rischiato di chiudersi. Speriamo che lo risvegli presto il solito Bobo Vieri.
Saluti Romani
Daniele - IRRIDUCIBILI




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