Anche l'Italia non viene risparmiata dalla piaga del lavoro minorile. Secondo una studio condotto da Istat e Onu sarebbero ben 30 mila i "piccoli schiavi" in Italia. Preoccupazioni per il nord-est.
MILANO - Una minoranza certo, ma che precipita l'Italia nel novero dei Paesi costretti alla "macchia infame" dello sfruttamento minorile. Sì, perché anche nella Penisola, come nel sud del mondo, ci sono bambini sfruttati, chiamati a lavorare per paghe da fame in tenerissima età, spesso costretti a mansioni umilianti. A rivelarlo è un'indagine dell'Istat, il più autorevole istituto di statistica nazionale, che questa votla ha lavorato in concerto addirittura con le Nazioni Unite. A darne notizia, oggi, è il Corriere della Sera.
I numeri: sono circa 31 mila i minori sfruttati su tutta la Penisola. Tutti in un'età compresa tra i sette e i quattordici anni. Secondo l'Istat circa 12 mila di questi sarebbero "sfruttati" in modo continuativo, altri in modo saltuario: tradotto, significa che due terzi si arrabattano in qualche lavoretto per arrotondare gli stipendi familiari. Un terzo invece, viene strappato alle attività tipiche dei bimbi, dalla scuola ai giochi, per passare tutto il proprio tempo su un luogo di lavoro. Il 30 per cento di questi, fra l'altro, non sarebbe mai stato retribuito.
Altri 144 mila ragazzini, inoltre, pur non potendosi considerare mini-lavoratori a tutti gli effetti, sarebbero comunque impegnati spesso in mansioni di "aiuto alla famiglia", nei campi, nei negozi o bar, e in tutte le attività a gestione familiare.
L'Istat nota anche altre articolazioni dei propri rilievi statistici: ad esempio viene evidenziata una forte differenza tra i destini dei diversi sessi. I ragazzi sono spesso impiegati nei lavori agricoli, le bambine spesso nei bar o nei negozi.
Particolarmente allarmante la situazione del Nord-est, il cosiddetto "motore" dell'economia nazionale. Qui, notano gli esperti, la possibilità di accedere facilmente al lavoro finisce per trasformarsi in un boomerang. I ragazzi, infatti, entrano troppo presto in un mondo che dovrebbe attenderli solo dopo qualche anno. Le facilità di guadagno e di autonomia li attraggono impedendone la formazione.
(9 GIUGNO 2002, ORE 12.04)




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e gli viene quindi impedito l'esercizio di uno dei più elementari diritti, quello di disporre di sè stesso in piena libertà.Ora, se nel caso dei bambini convengo assolutamente che si tratta di sfruttamento, nel caso del nord est mi sento di dire che si tratta non di bambini ma di ragazzi che fanno una scelta consapevole e voluta, con il beneplacito anche della famiglia.Come sempre, questa inchiesta è tendenziosa xchè mira a far passare il luogo comune razzista x cui i veneti, oltre che evasori, puttanieri, ubriaconi e ignoranti, sono anche degli sfruttatori di bambini e quindi vengono chiamati pure "orchi" che, come ben sapete, è un termine utilizzato per i pedofili.Ergo a livello subliminale viene fatta passare l'equazione veneti-sfruttatori di bambini-orchi-pedofili.Nulla di nuovo sotto il sole.L'ennesima razzistata ai danni della Padania
