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    Predefinito Il voto amministrativo, di Gilberto Oneto

    Il voto amministrativo: vince il Carroccio
    ma anche il partito dell'astensione
    Non c'è futuro fuori dalla Lega
    per le istanze degli autonomisti
    di Gilberto Oneto

    A qualche giorno dal primo turno sembra ormai generalmente accettata l’idea che la Casa delle Libertà e in particolare la Lega abbiano vinto le elezioni amministrative. Si è instaurato un generale clima di soddisfazione, quasi di euforia, che è il frutto liberatorio di una serie di paure che avevano offuscato la vigilia. Non credo di dovermi associare al gioioso coro per una serie di ragioni che cercherò di elencare nella speranza che possano costituire altrettanti spunti di riflessione e di dibattito. Alcune motivazioni sono di carattere generale, le altre riguardano specificatamente la Lega. Fra le prime occorre sottolineare come continui a crescere l’astensione. Oggi un padano su tre non va più a votare: a questa percentuale vanno aggiunti tutti quelli che votano scheda bianca, che la annullano esplicitamente o che, votando per partiti, candidati o movimenti improbabili, micronazionalisti, goliardici o cicciolinidi, rinunciano di fatto a esprimere una volontà partecipativa. È sintomatico che da tempo non vengano più forniti i numeri delle schede bianche e nulle: non si hanno a tutt’oggi i dati completi delle politiche dello scorso anno. Inefficienza sudamericana o reticenza mediterranea? Oggi quello dell’astensione è di gran lunga il partito di maggioranza relativa e questo significa che una larga fetta di padani o sono genericamente delusi dalla politica o non trovano sulla scheda nessuno che li rappresenti. Tutto questo è sicuramente colpa di una legge elettorale liberticida, ma anche dell’assenza di dibattiti e impegno su tematiche coinvolgenti, sostituite da melensaggini e da vecchie brodaglie ideologiche riscaldate. La seconda considerazione generale riguarda la lenta, silenziosa ma inesorabile avanzata delle sinistre: dal 1994 in poi i partiti di sinistra sono sempre continuamente cresciuti come trend complessivo e fra qualche anno non servirà più neppure l’apporto del voto leghista per procurare una maggioranza al centrodestra. Certo si tratta di una crescita in negativo, nel senso che le sinistre sembrano subire meno l’emorragia dell’astensionismo: crescono infatti solo in percentuale e non in numeri assoluti, ma gli effetti pratici sono gli stessi. In qualche modo traggono anche vantaggio dallo spagliamento di parte dell’elettorato leghista che all’origine si era aggregato anche in virtù del superamento della stupida e artificiosa contrapposizione destra-sinistra (in nome delle vere istanze di autonomia e di libertà che la Lega ha rappresentato) e che oggi o non vota più o è mestamente ritornato ai partiti di origine, grazie anche alla rinnovata divisione ideologica che proprio le destre hanno largamente contribuito a resuscitare. Ci sono poi alcune considerazioni che riguardano la Lega. All’interno della coalizione il suo consenso “tiene” e, rispetto al 2001, riesce localmente a crescere ma, anche qui, la cosa avviene grazie al gioco del ribasso: la sua base è più fedele di quella degli altri e si astiene di meno. È proprio questa crescita relativa che fa inneggiare alla vittoria: e certamente ha grande importanza poter affermare non solo che si è vitali (nonostante gli auspici di tanti nemici e “amici”) ma che si intende fare contare la nostra consistenza sull’inderogabilità del rispetto dei patti. Seconda osservazione: è confermato che non c’è finora nessuno spazio fuori dalla Lega per il voto autonomista. Altre liste conseguono solo vittorie settoriali e molto temporanee. I loro elettori o ritornano alla Lega o vanno a ingrossare il partito dell’astensione. La Lega tiene meglio, anzi riesce addirittura a crescere, dove si presenta da sola. La base non ha mai digerito l’accordo con il Polo: lo ha subito solo nella speranza di vedere risultati concreti che però tardano molto a venire. A livello locale la situazione è anche peggiore: è qui che gli alleati mostrano il loro più stomachevole armamentario di riciclati, vecchi inquisiti, scalcinati arnesi della prima repubblica, faccendieri rampanti e prossimi galeotti. Più ancora che nelle elezioni politiche e regionali (dove sussiste un po’ di autonomia di immagine e dove potrebbe esserci il margine di manovra per riforme e cambiamenti) è proprio nelle amministrative che il sodalizio rivela tutta la sua scabrosità. “Chi va con lo zoppo impara a zoppicare”: questa antica perla di saggezza contadina ci porta a fare un’altra fondamentale considerazione. Dove la Lega ha presentato candidati credibili è stata premiata, altrove è stata sonoramente battuta. Dovendo avere certe frequentazioni è saggio candidare solo gente non solo competente e onesta, ma soprattutto ideologicamente e fisiologicamente refrattaria ai compagni di viaggio, proprio per garantirsi da commistioni e tresche. Candidando invece gente molto blandamente federalista, magari microcefali inclini ai compromessi, alle pulsioni cadregare e alle lusinghe del potere si rischia di soccombere ai disegni degli scaltri compari di viaggio. Questo spiega anche il risultato a macchia di leopardo: entusiasmanti successi dove c’erano candidati indipendentisti e fragorosi crolli dove il Movimento è rappresentato da zerbinotti impresentabili, dove la struttura organizzativa è ormai pressoché inesistente, e dove le istanze identitarie - sia padaniste che localiste - sono del tutto scomparse. È sconfortante - ad esempio - assistere alla devastazione del patrimonio autonomistico del Piemonte, dove si arriva a prendere meno voti del Marp nel 1956 o delle liste separate di Gremmo e Farassino nel 1987. Ci sono però dai 4 ai 6 milioni di padani, l’80% dei quali non vota o non vota più Lega, che aspettano un segnale, una svolta, un rilancio di idealità, un ritorno alle argomentazioni autonomiste e liberiste, che rifiutano l’ingabbiamento anche solo psicologico della fraudolenta contrapposizione destra-sinistra, che ritengono assolutamente prioritario tornare alla lotta chiara contro l’oppressione romana e che non si identificano con certe tematiche pseudo-sociali o pseudo-etiche da sacrestia. Quella del 26 maggio è stata sia una vittoria che una sconfitta. Entrambe le valenze possono avere riscontri positivi o negativi. La vittoria sarà tale se la dirigenza del Movimento la utilizzerà per pretendere con vigore il rispetto dei patti, più autonomia e più libertà. La sconfitta può essere salutare se diventa occasione di riflessione, di ripensamenti, di rinvigorimento ideale e organizzativo, di ritorno alle tematiche che hanno fatto forte la Lega e - soprattutto - agli investimenti nella controinformazione, nella diffusione delle idee padaniste e nella cultura identitaria, che sono le nostre vere armi vincenti. Se non lo si farà la sconfitta resterà una sconfitta e diventerà una sconfitta anche ogni vittoria.

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  2. #2
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    Predefinito

    L'analisi di Oneto non mi trova d'accordo in un punto in particolare: egli distingue tra lega e altri movimenti autonomisti scrivendo "Seconda osservazione: è confermato che non c’è finora nessuno spazio fuori dalla Lega per il voto autonomista. Altre liste conseguono solo vittorie settoriali e molto temporanee.".
    Purtroppo (per tutti) direi che a parte alcune vittorie settoriali (a Treviso provincia la lega, a Cittadella la Liga Fronte Veneto, a Jesolo la lista martin, ecc) il deserto riguarda tutti, lega compresa.
    non è vero infatti che il voto leghista ha tenuto, neanche rispetto al disastro del 2001.

    saluti padani

  3. #3
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    Predefinito

    Originally posted by PINOCCHIO
    L'analisi di Oneto non mi trova d'accordo in un punto in particolare: egli distingue tra lega e altri movimenti autonomisti scrivendo "Seconda osservazione: è confermato che non c’è finora nessuno spazio fuori dalla Lega per il voto autonomista. Altre liste conseguono solo vittorie settoriali e molto temporanee.".
    Purtroppo (per tutti) direi che a parte alcune vittorie settoriali (a Treviso provincia la lega, a Cittadella la Liga Fronte Veneto, a Jesolo la lista martin, ecc) il deserto riguarda tutti, lega compresa.
    non è vero infatti che il voto leghista ha tenuto, neanche rispetto al disastro del 2001.

    saluti padani
    Bene hai fatto Pinocchio a postare l'articolo di Oneto apparso su laPadania di ieri....cos'altro aggiungere? Concordo con Gilberto...altrochè...il deserto è sempre più vicino.
    --------------
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  4. #4
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    Predefinito Re: Il voto amministrativo, di Gilberto Oneto

    by
    Gilberto Oneto


    Ci sono però dai 4 ai 6 milioni di padani, l’80% dei quali non vota o non vota più Lega, che aspettano un segnale, una svolta, un rilancio di idealità, un ritorno alle argomentazioni autonomiste e liberiste, che rifiutano l’ingabbiamento anche solo psicologico della fraudolenta contrapposizione destra-sinistra, che ritengono assolutamente prioritario tornare alla lotta chiara contro l’oppressione romana e che non si identificano con certe tematiche pseudo-sociali o pseudo-etiche da sacrestia.

    [omissis]

    La sconfitta può essere salutare se diventa occasione di riflessione, di ripensamenti, di rinvigorimento ideale e organizzativo, di ritorno alle tematiche che hanno fatto forte la Lega e - soprattutto - agli investimenti nella controinformazione, nella diffusione delle idee padaniste e nella cultura identitaria, che sono le nostre vere armi vincenti. Se non lo si farà la sconfitta resterà una sconfitta e diventerà una sconfitta anche ogni vittoria.

    Questi secondo me i punti nodali e centratissimi del ragionamento di Oneto.

  5. #5
    Ospite

    Predefinito Re: Il voto amministrativo, di Gilberto Oneto

    Originally posted by PINOCCHIO
    Il voto amministrativo: vince il Carroccio
    ma anche il partito dell'astensione
    Non c'è futuro fuori dalla Lega
    per le istanze degli autonomisti
    di Gilberto Oneto

    A qualche giorno dal primo turno sembra ormai generalmente accettata l’idea che la Casa delle Libertà e in particolare la Lega abbiano vinto le elezioni amministrative. Si è instaurato un generale clima di soddisfazione, quasi di euforia, che è il frutto liberatorio di una serie di paure che avevano offuscato la vigilia. Non credo di dovermi associare al gioioso coro per una serie di ragioni che cercherò di elencare nella speranza che possano costituire altrettanti spunti di riflessione e di dibattito. Alcune motivazioni sono di carattere generale, le altre riguardano specificatamente la Lega. Fra le prime occorre sottolineare come continui a crescere l’astensione. Oggi un padano su tre non va più a votare: a questa percentuale vanno aggiunti tutti quelli che votano scheda bianca, che la annullano esplicitamente o che, votando per partiti, candidati o movimenti improbabili, micronazionalisti, goliardici o cicciolinidi, rinunciano di fatto a esprimere una volontà partecipativa. È sintomatico che da tempo non vengano più forniti i numeri delle schede bianche e nulle: non si hanno a tutt’oggi i dati completi delle politiche dello scorso anno. Inefficienza sudamericana o reticenza mediterranea? Oggi quello dell’astensione è di gran lunga il partito di maggioranza relativa e questo significa che una larga fetta di padani o sono genericamente delusi dalla politica o non trovano sulla scheda nessuno che li rappresenti. Tutto questo è sicuramente colpa di una legge elettorale liberticida, ma anche dell’assenza di dibattiti e impegno su tematiche coinvolgenti, sostituite da melensaggini e da vecchie brodaglie ideologiche riscaldate. La seconda considerazione generale riguarda la lenta, silenziosa ma inesorabile avanzata delle sinistre: dal 1994 in poi i partiti di sinistra sono sempre continuamente cresciuti come trend complessivo e fra qualche anno non servirà più neppure l’apporto del voto leghista per procurare una maggioranza al centrodestra. Certo si tratta di una crescita in negativo, nel senso che le sinistre sembrano subire meno l’emorragia dell’astensionismo: crescono infatti solo in percentuale e non in numeri assoluti, ma gli effetti pratici sono gli stessi. In qualche modo traggono anche vantaggio dallo spagliamento di parte dell’elettorato leghista che all’origine si era aggregato anche in virtù del superamento della stupida e artificiosa contrapposizione destra-sinistra (in nome delle vere istanze di autonomia e di libertà che la Lega ha rappresentato) e che oggi o non vota più o è mestamente ritornato ai partiti di origine, grazie anche alla rinnovata divisione ideologica che proprio le destre hanno largamente contribuito a resuscitare. Ci sono poi alcune considerazioni che riguardano la Lega. All’interno della coalizione il suo consenso “tiene” e, rispetto al 2001, riesce localmente a crescere ma, anche qui, la cosa avviene grazie al gioco del ribasso: la sua base è più fedele di quella degli altri e si astiene di meno. È proprio questa crescita relativa che fa inneggiare alla vittoria: e certamente ha grande importanza poter affermare non solo che si è vitali (nonostante gli auspici di tanti nemici e “amici”) ma che si intende fare contare la nostra consistenza sull’inderogabilità del rispetto dei patti. Seconda osservazione: è confermato che non c’è finora nessuno spazio fuori dalla Lega per il voto autonomista. Altre liste conseguono solo vittorie settoriali e molto temporanee. I loro elettori o ritornano alla Lega o vanno a ingrossare il partito dell’astensione. La Lega tiene meglio, anzi riesce addirittura a crescere, dove si presenta da sola. La base non ha mai digerito l’accordo con il Polo: lo ha subito solo nella speranza di vedere risultati concreti che però tardano molto a venire. A livello locale la situazione è anche peggiore: è qui che gli alleati mostrano il loro più stomachevole armamentario di riciclati, vecchi inquisiti, scalcinati arnesi della prima repubblica, faccendieri rampanti e prossimi galeotti. Più ancora che nelle elezioni politiche e regionali (dove sussiste un po’ di autonomia di immagine e dove potrebbe esserci il margine di manovra per riforme e cambiamenti) è proprio nelle amministrative che il sodalizio rivela tutta la sua scabrosità. “Chi va con lo zoppo impara a zoppicare”: questa antica perla di saggezza contadina ci porta a fare un’altra fondamentale considerazione. Dove la Lega ha presentato candidati credibili è stata premiata, altrove è stata sonoramente battuta. Dovendo avere certe frequentazioni è saggio candidare solo gente non solo competente e onesta, ma soprattutto ideologicamente e fisiologicamente refrattaria ai compagni di viaggio, proprio per garantirsi da commistioni e tresche. Candidando invece gente molto blandamente federalista, magari microcefali inclini ai compromessi, alle pulsioni cadregare e alle lusinghe del potere si rischia di soccombere ai disegni degli scaltri compari di viaggio. Questo spiega anche il risultato a macchia di leopardo: entusiasmanti successi dove c’erano candidati indipendentisti e fragorosi crolli dove il Movimento è rappresentato da zerbinotti impresentabili, dove la struttura organizzativa è ormai pressoché inesistente, e dove le istanze identitarie - sia padaniste che localiste - sono del tutto scomparse. È sconfortante - ad esempio - assistere alla devastazione del patrimonio autonomistico del Piemonte, dove si arriva a prendere meno voti del Marp nel 1956 o delle liste separate di Gremmo e Farassino nel 1987. Ci sono però dai 4 ai 6 milioni di padani, l’80% dei quali non vota o non vota più Lega, che aspettano un segnale, una svolta, un rilancio di idealità, un ritorno alle argomentazioni autonomiste e liberiste, che rifiutano l’ingabbiamento anche solo psicologico della fraudolenta contrapposizione destra-sinistra, che ritengono assolutamente prioritario tornare alla lotta chiara contro l’oppressione romana e che non si identificano con certe tematiche pseudo-sociali o pseudo-etiche da sacrestia. Quella del 26 maggio è stata sia una vittoria che una sconfitta. Entrambe le valenze possono avere riscontri positivi o negativi. La vittoria sarà tale se la dirigenza del Movimento la utilizzerà per pretendere con vigore il rispetto dei patti, più autonomia e più libertà. La sconfitta può essere salutare se diventa occasione di riflessione, di ripensamenti, di rinvigorimento ideale e organizzativo, di ritorno alle tematiche che hanno fatto forte la Lega e - soprattutto - agli investimenti nella controinformazione, nella diffusione delle idee padaniste e nella cultura identitaria, che sono le nostre vere armi vincenti. Se non lo si farà la sconfitta resterà una sconfitta e diventerà una sconfitta anche ogni vittoria.
    mahhh!!!!!!

  6. #6
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    Predefinito

    Ehm......ma la tessera ce l'ha ancora o no?? Si?? Ahn...........mah......

  7. #7
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    no la mia era solo una riflessione personale....

    ma la vera vittoria di tutti gli indipendentisti penso che sarà quella di scoprire da che parte VERAMENTE stanno quelle personalità PADANE o presunte tali.....

    non che io voglia spiegazioni da chicchesia.....o voglia fare degli appunti sulle personali opinioni di qualsiasi persona...

    ma io mi chiedo....
    se, come qualcuno mi consigliò alcuni mesi orsono, avessimo fatto un ALLEANZA ELETTORALE tra M.A.V. e Lega Padana sia per le amministrative di Varallo che per le "provinciali" (Così almeno gli rompi i coglioni alla Lega) e giustamente ne saremmo usciti con le ossa rotte.....

    A CHI AVREBBE GIOVATO ????

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Il voto amministrativo, di Gilberto Oneto

    Originally posted by Fra Dolcino


    mahhh!!!!!!
    _________________
    Sono perplesso come il fra.
    Per me la Lega è oramai irrecuperabile perchè la strada intrapresa è irreversibile.

    Serenissimi padani saluti

  9. #9
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    Predefinito

    credo che le parole di Oneto sia dettate dal contenitore e dal tipo di pubblico al quale erano rivolte.
    saluti padani

  10. #10
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    Predefinito

    Originally posted by PINOCCHIO
    credo che le parole di Oneto sia dettate dal contenitore e dal tipo di pubblico al quale erano rivolte.
    saluti padani
    certo , forse vuole convertire i 'federalisti' leghisti affinche' si uniscano nel NON VOTO ai milioni di secessionisti padani che gia' NON VOTANO il ' partito secessionista padano ' D

 

 
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