"Dio ha predestinato grandi cose per la nostra razza...
siamo i pionieri del mondo... l'egoismo nazionale è una filantropia senza limiti"
H. MELVILLE, White Jacket
In occasione della guerra contro il Messico (1846-48) la febbre della conquista si alzò a tali livelli che vari giornali e movimenti d'opinione auspicarono l'annessione dell'intero territorio messicano. Quali furono le giustificazioni portate a sostegno di questa richiesta? William Swain, direttore del Public Ledger di Philadelphia, con grande enfasi proclamò che una eventuale espansione fino in America Centrale avrebbe permesso di "trasferire le vaste risorse messicane per il bene degli USA e del mondo, redimere il popolo messicano dall'anarchia, dalla tirannia, dallo sconforto, assicurare la sicurezza, la civiltà, il progresso".
Il Boston Times assicurò che l'annessione sarebbe stata "una benedizione per i conquistati, e la responsabilità degna di un grande popolo che si appresta a rigenerare il mondo, proclamando il primato dell'umanità sulle disgrazie della nascita e della fortuna". Democratic Review, che aveva ospitato l'editoriale di O'Sullivan poco tempo prima, aggiunse: "non è nella natura delle cose che una razza di intraprendenti avventurieri permetta che ricche miniere e terre fertili rimangano inoccupate, solamente perchè esse ricadono sotto la competenza di un governo il cui popolo è troppo imbecille per sfruttarle". Ma era lo stesso O'Sullivan a mettere in dubbio la civilizzabilità di una popolazione, come quella messicana, cattolica e di lingua spagnola, inquinata dal meticciato. Alcuni proposero quindi di porre un confine in grado di salvaguardare la separazione fra razze (colour line).
Il senatore della Pennsylvania - e futuro Presidente - James Buchanan dichiarò che "la Provvidenza aveva assegnato agli Stati Uniti una missione grande ed importante...diffondere la benedizione della libertà e delle leggi cristiane da una parte all'altra dell'immenso continente americano". Il deputato dell'Ohio William Sawier sostenne che gli USA "avevano ricevuto i loro diritti...dal Creatore, dal destino". Il senatore repubblicano Albert Beveridge definì il popolo americano come una "razza conquistatrice", non per brame di dominio, non per sete di potere, ma per portare al mondo "un nuovo giorno di libertà".
Nel 1895 John Fiske scrisse su Harper's Magazine un editoriale intitolato "Manifest Destiny", nel quale affermava che gli anglosassoni avevano il diritto di esercitare la loro supremazia nell'emisfero occidentale e in Estremo Oriente, in quanto superiori dal punto di vista dell'organizzazione economica e sociale, nonchè per la loro indiscussa capacità di promuovere una civilizzazione pacifica ed ordinatrice. Solo gli Stati Uniti potevano pacificare e stabilizzare le relazioni internazionali, portando beneficio al mondo e all'umanità tutta. Gli americani erano predestinati a compiere questa missione, e il primato statunitense disegnava una gerarchia fra popoli civilizzati e non: solo i popoli più forti potevano sopravvivere. Darwinismo sociale e filosofia di Herbert Spencer - non più Dio - permeavano questa visione propagandata da Fiske. Il Destino Manifesto poteva ormai fare a meno di motivazioni prettamente religiose.
La vena religiosa non venne però meno con Josiah Strong, che in "Nostra Nazione" ribadì la missione essenzialmente evangelizzatrice degli Stati Uniti, i quali dovevano convertire o scacciare i pagani dal continente e dal mondo. Per giustificare la conquista delle Filippine (1898, guerra contro la Spagna) il Presidente McKinley arrivò ad affermare che Dio gli era apparso in sogno per conferirgli l'incarico di cristianizzare l'arcipelago.
(3. Continua)
E ora, prima della quarta e ultima parte, che tratterà del rapporto fra eccezionalismo e interventismo/isolazionismo, una piccola galleria fotografica:
Nella foto John O'Sullivan, che nel 1845 scrisse il suo celebre editoriale su Democratic Review, con il quale introdusse il concetto di Destino Manifesto e chiese, dopo l'annessione del Texas, ulteriori espansioni sul continente, assegnato al popolo americano direttamente dalla divina provvidenza, col compito di "realizzare il grande esperimento della libertà e dell'autogoverno federale". Secondo O' Sullivan gli USA erano la "nazione del progresso umano". "Il futuro a lungo termine, il futuro dell'eternità" non poteva che essere "l'era della grandezza americana...la nazione delle molte nazioni è destinata a manifestare all'umanità la virtù dei principi divini".
Il testo completo dell'editoriale di O'Sullivan:
"Annexation"
Nella foto, John Fiske, che nel 1895 introdusse un nuovo significato di "Destino Manifesto", non più imperniato sulla religione, e sulla semplice diffusione delle istituzioni americane. Infuenzato per certi versi dal social-darwinismo, Fiske accennò alla gerarchia fra le razze, e all'innata superiorità del popolo statunitense per motivi di ordine sociale ed economico, nonchè etnico. Si era ormai ad un passo dall'età di espansione imperiale degli Stati Uniti, al di là degli stessi confini continentali.
NOTA: Gran parte delle citazioni è presa da Mario Del Pero, Libertà e impero: gli Stati Uniti e il mondo, Laterza 2008, p. 121-133.