Con questo messaggio vorrei conoscere il pensiero dei repubblicani italiani, i loro rapporti col Partito Repubblicano Statunitense, e se possibile instaurare un dialogo con voi.
Templares


Con questo messaggio vorrei conoscere il pensiero dei repubblicani italiani, i loro rapporti col Partito Repubblicano Statunitense, e se possibile instaurare un dialogo con voi.
Templares
www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo


... puoi trovare risposta ai tuoi quesiti ... in questi thread gia' aperti .... vedi sotto:
http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=90069
http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=117668
http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=112608
http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=113897
http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=24235
[mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/MARUZZELLA.mid[/mid]


i repubblicani sono spesso stati vicini alle posizioni dei democratici, non mi risultano rapporti particolari con i repubblicani. negli ultimi anni, certo, ne hanno fatta di strada, però


Ma di repubblicani più vicini alla destra che alla sinitra neppure l'ombra?
Pensavo a Mcandry, ma ancora non si è pronunciato.
www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo


tutto il pri ormai è in una fase di trasmutazione genetica, quindi ti troverai bene con loro (con mc non saprei, però...)


In effetti sentendo parlare La Malfa, ho avuto la sensazione che sia molto vicino alle idee dei Conservatori. Mi riferisco ai rapporti con gli States e in particolar modo ai repubblicani, alla "ricollocazione a destra", che secondo me è la casa ideale.Originally posted by Alberich
tutto il pri ormai è in una fase di trasmutazione genetica, quindi ti troverai bene con loro (con mc non saprei, però...)
www.interamala.it - Visitatelo che ci tengo


che sia proponibile la stessa opzione americana da noi e non credo che lo pensi neppure La Malfa (che sicuramente non vuol farsi appioppare del conservatore).
Tex Willer


storici e consolidati con i democratici. E' vero che in questo caso per la prima volta abbiamo sostenuto bush, per ragioni di politica estera innanzitutto e perchè l'accoppiata Kerry Edward ci è parsa una delle meno felici proposta dal partito democratico. Ma è una parentesi. Non ci piacciano le posizioni puritane dei repubblicani americani e tantomeno il liberismo economico spinto.


L'amicizia del Pri verso gli Usa
Lettera di Francesco Nucara a Ronald P. Spogli, ambasciatore Usa in Italia
Caro ambasciatore, desidero suo tramite esprimere i sentimenti di profonda amicizia del Partito Repubblicano Italiano al Presidente George Bush in questi giorni di permanenza in Italia. Per tutta la permanenza del Presidente Bush la sede del Pri esporrà con orgoglio la bandiera del vostro eccezionale Paese.
Lei conosce bene il profondo legame del Pri con gli Stati Uniti d'America e il sostegno che il nostro partito si è sentito in dovere di dare nel momento più grave della vostra storia, quando nel settembre del 2001 venne colpita New York e i suoi cittadini dalla follia omicida di al Qaeda.
Da quel giorno le prospettive della politica internazionale sono cambiate. Gli Stati Uniti si sono assunti l'onere della guerra al terrorismo ed i repubblicani italiani si sono impegnati con tutti i loro sforzi, insieme ad altre forze politiche, affinché il nostro Paese facesse il suo dovere fino in fondo contro questa minaccia.
La sensibilità democratica che è alla base della cultura politica degli Stati Uniti d'America comprende senza particolari patemi le ragioni dei pacifisti e dei contestatori che si muovono in queste ore in Italia. Sappiamo bene che il presidente statunitense non si scomporrà, perché gli è naturale rispettare pensieri ed ideali diversi, e la loro legittima manifestazione.
Ci dispiace invece che il governo italiano abbia al suo interno non solo chi condivide le ragioni di questa protesta, ma anche chi le alimenta con particolare spirito di ostilità. Questo non è proprio della tradizione politica che lega i nostri Paesi e soprattutto i nostri governi. Anche per questo teniamo in particolar modo a sottolineare la nostra solidarietà ad una nazione e ad un popolo a cui dobbiamo innanzitutto la nostra libertà e la democrazia che abbiamo saputo costruire nel dopoguerra e che vorremmo preservare e difendere nel futuro, sapendo bene su quali nazioni amiche poter contare.
Rinnovando la nostra amicizia a Lei ed al Presidente George Bush, molto cordialmente
Francesco Nucara, segretario del Partito repubblicano italiano
tratto da http://www.pri.it


Bertolt Brecht scrisse "beato quel paese che non ha bisogno di eroi".
Ma la storia di chi si è opposto alle dittature comuniste e naziste dimostra che la conquista e la difesa della libertà richiede coraggio, richiede di accettare di combattere e, in definitiva, richiede eroismo.
La storia eroica della lotta al comunismo e in favore della libertà è ricordata dal memoriale inaugurato a Washington dal presidente George W. Bush.
Dalla STAMPA del 13 giugno 2007 l'articolo di Maurizio Molinari, che merita un plauso:
Esuli cubani, veterani dell’esercito del Sud Vietnam, artisti cinesi, deputati di Praga e Varsavia, ambasciatori delle democrazie dell’Est e molti americani con i capelli grigi testimoni dei duelli della Guerra Fredda sono seduti fianco a fianco di fronte al memoriale per le cento milioni di vittime del comunismo. Il monumento è il primo al mondo che ricorda assieme tutti «martiri del comunismo», dalla Cina alla Germania Est, e raffigura la «Dea della Democrazia» con le sembianze che le diedero gli studenti cinesi sulla Piazza Tienanmen nella primavera ‘89.
Per inaugurarlo nei pressi di Capitol Hill il presidente americano, George W. Bush, sceglie un giorno simbolico: il ventennale del discorso di Ronald Reagan a Berlino in cui chiese all’Urss di Mikhail Gorbaciov di «buttare giù questo Muro». Volti e discorsi che si sovrappongono all’ombra della «Dea della Democrazia» realizzata dallo scultore Thomas Marsh descrivono un’America determinata a conservare la memoria delle vittime del comunismo come monito contro le tirannie del XXI secolo.
Di fronte a una folla di cappellini e vestiti colorati con le insegne di Taiwan, Cuba libera e Vietnam del Sud a cantare con passione l’inno americano è una cantante russa di San Pietroburgo, la città di Vladimir Putin, per poi lasciare il palco a Pietro Sambi, nunzio della Santa Sede, che nell’invocazione religiosa descrive il Novecento come «il secolo dei martiri del comunismo».
Il memoriale nasce dall’iniziativa di due conservatori doc come Lev Dobriansky e Lee Edwards ed è quest’ultimo a ricordare come «Reagan pronunciò quel discorso a Berlino contro il volere del Segretario di Stato George Shultz e di personaggi come Colin Powell che temevano di irritare Mosca». La folla applaude contro «gli americani scettici che tentennano nel difendere la libertà» come dice Edwards prima di cedere la parola al democratico Tom Lantos, presidente della commissione Esteri della Camera. Sopravvissuto alla Shoah, nella resistenza antinazista e poi anticomunista, Lantos racchiude i valori in cui la platea si riconosce: «E’ stata la libertà a sconfiggere il nazismo e il comunismo e sarà la libertà a battere il radicalismo islamico di Ahmadinejad». «L’Europa non sarebbe libera senza gli Stati Uniti ma Chirac aveva dimenticato i caduti in Normandia e Schroeder i voli per rifornire Berlino assediata, con Sarkozy e Merkel al loro posto le relazioni con l’Europa possono essere rilanciate» aggiunge Lantos fra le ovazioni, riservando all’ex cancelliere la qualifica di «prostituta politica» per essere entrato nel libro paga del gigante energetico russo legato al Cremlino.
Quando arriva Bush esuli, dissidenti e veterani si infiammano e lui risponde elencando chi perì per mano comunista: dall’eroe antinazista Raul Wallenberg al prete polacco Popieluszko, dai «balseros» cubani ai cinesi sterminati da Mao, agli ucraini affamati da Stalin. «La Dea della Democrazia - conclude il presidente - ci ricorda la grande lezione della Guerra Fredda, la libertà non è scontata, il Male esiste e bisogna affrontarlo, oggi ad avere mire totalitaria sono i terroristi che ci hanno attaccato l’11 settembre». Il poeta vietnamita Nguwyen Chi Thien, con 27 anni di carcere alle spalle, piange di gioia mentre vicino a lui a gridare «bravo!» è una settantenne signora bianca, anglosassone e protestante con al braccio una fascia nera per ricordare «mio marito caduto per l’America nella Guerra Fredda».
omar proietti