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  1. #1
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    Predefinito Ricordare Matteotti è ancora attuale



    Recenti battaglie toponomastiche hanno messo in luce la necessità di ricordare agli smemorati, veri o di comodo, la figura di Giacomo Matteotti, deputato socialista rapito e ucciso da una squadraccia fascista il 10 giugno 1924. Giacomo Matteotti, certo è un personaggio scomodo perché testimonia di come il fascismo sia andato al potere con la violenza e la sopraffazione e non per una supposta indifferenza dell'Italia di quel periodo. Giacomo Matteotti è anche l'emblema della validità della funzione parlamentare. La sua denuncia in aula delle violenze e dei brogli che avevano caratterizzato le elezioni del 1924 costituisce un esempio da manuale di esercizio nobile e altissimo del mandato parlamentare.
    Se poi anche fosse vero, come pensano alcuni storici, che nella sua uccisione abbia contato anche la volontà di prevenire la sua denuncia di una Tangentopoli dell'epoca, il cosiddetto affare Sinclair che avrebbe potuto coinvolgere anche la Corona, il carattere esemplare della sua azione parlamentare non cambia.
    Ma Giacomo Matteotti è anche il simbolo del riscatto socialista. Il partito socialista era stato alle elezioni del 1919 il primo partito italiano, aveva cioè ottenuto quella che potremmo chiamare una maggioranza relativa ma aveva potuto offrire alla difesa della libertà e della democrazia solo lo spettacolo delle sue divisioni e della sua incapacità di fare una politica realistica nel periodo del mito dell'ottobre sovietico. Il coraggio e la morte di Giacomo Matteotti che era segretario del Psu, il partito che organizzava lo spezzone riformista turatiano del movimento socialista stesso ne rappresentò l'espiazione e al tempo stesso il riscatto.
    La biografia personale di Giacomo Matteotti è quanto mai affascinante. Coerente avversario della guerra, ma al tempo stesso socialista riformista serio e concreto impegnato nelle cooperative, negli enti locali, nella difesa delle camere del lavoro, egli rappresentava per la sua gioventù una grande speranza per il movimento socialista italiano.
    Un episodio lo descrive molto bene. Durante il congresso di Livorno, quello della scissione comunista del 1921, Matteotti, avuta notizia che la Camera del Lavoro di Ferrara era assaltata dalle squadre fasciste, abbandona il congresso stesso per recarsi a portare lì la propria solidarietà. Del resto, ancor prima del suo rapimento e della sua uccisione era già stato nel Polesine sequestrato e seviziato dalle squadre fasciste, che, evidentemente, non lo avevano affatto scoraggiato o intimorito. L'Italia repubblicana, costituita proprio su quel patrimonio di lotte e di sacrifici di cui Matteotti è una delle espressioni, non può dimenticarlo; né si può parlare di problemi tecnici o di mera opportunità quando si toglie il suo nome ad una via o ad una piazza.
    Oggi che ricorre il 78° anniversario della sua uccisione lo dobbiamo ricordare alto e forte e, se è permesso, tanto più alto e forte perché è al governo una maggioranza di centro destra. Perché ricordarlo sta a significare che l'alternanza di governo non deve modificare i grandi valori che presiedono alla Repubblica e alla Costituzione. Per questo dobbiamo difendere i simboli del suo ricordo, le vie e le piazze a lui intitolate.
    Le squadre fasciste uccisero uomini come Don Minzoni. Manganellarono fino a provocarne successivamente la morte uomini come Giovanni Amendola e Piero Gobetti. Cercarono - senza riuscirci - di impedire al cervello di Antonio Gramsci di funzionare. Il Tribunale speciale comminò condanne durissime agli antifascisti, tra cui i più numerosi erano i militanti comunisti. Ma l'assassinio freddamente pianificato e perpetrato venne usato dal regime particolarmente in due casi: l'assassinio di Giacomo Matteotti (10 giugno 1924) e quello dei fratelli Carlo e Nello Rosselli (9 giugno 1937).
    Segnale chiaro che proprio l'antifascismo democratico e antitotalitario era il più temuto dai fascisti stessi. Matteotti e Rosselli non sono accomunati solo dalla vicinanza di anniversari ma per l'attualità del messaggio che il socialismo democratico e liberale ci tramanda.

    On. Valdo Spini

  2. #2
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    Predefinito

    Lepanto, sono perfettamente d'accordo con te e con Valdo Spini...

  3. #3
    memoria storica di PoL
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    Predefinito Qualcuno mi spieghi...

    originally posted by: Valdo Spini

    Recenti battaglie toponomastiche hanno messo in luce la necessità di ricordare agli smemorati, veri o di comodo, la figura di Giacomo Matteotti, deputato socialista rapito e ucciso da una squadraccia fascista il 10 giugno 1924. Giacomo Matteotti, certo è un personaggio scomodo perché testimonia di come il fascismo sia andato al potere con la violenza e la sopraffazione e non per una supposta indifferenza dell'Italia di quel periodo...

    All'ultrasmemorato on. Valdo Spini forse non sarebbe superfluo ricordare che il fascismo quell'anno [siamo nel 1924] aveva vinto, sia pure con un margine di voti non altissimo, le elezioni politiche e pertanto era andato al potere con lo strumento più democratico che esista: il voto popolare. Sempre allo stesso onorevole, il cui concetto di 'scomodità' evidentemente sembra debbe essere applicato solo nei confronti di altri, è bene ricordare che fu proprio Matteotti, all'indomani del voto, a farsi interprete di tutte quelle forze politiche che non accettavano il verdetto espresso dagli Italiani, promuovendo una feroce campagna di delegittimazione del governo basata sulla denuncia di inesistenti brogli elettorali. Da ultimo una semplice domanda, sempre all'esimio Valdo Spini: l'on. Giacome Matteotti dovrebbe essere ricordato per opere benemerite compiute a beneficio della Nazione [provvedimenti legislativi, interventi nel sociale, opere pubbliche, etc.] oppure solamente per essere stato ammazzato [per errore nel caso suo, non intenzionalmente come per esempio le Br hanno fatto con Aldo Moro, con Vittorio Bachelet, con Sergio D'Anrtona, con Marco Biagi e con tanti altri] dalla squadra di Dumini, un mezzo deficiente che ha agito in quell'occasione di testa sua?...

    saluti a tutti!...

    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  4. #4
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    Predefinito

    Oh che tu dici, bis*h*ro..... (come dicono a Firenze)

  5. #5
    memoria storica di PoL
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    Predefinito le autorevoli parole dello 'storico' [dei] Casini...

    Sempre a proposito di Giacomo Matteotti, ecco le autorevoli parole pronunciate dallo 'storico' Pierferdinando Casini durante una piccola cerimonia tenutasi per ricordarne l'anniversario della morte.

    Personalmente mi rallegro delle parole dell'onorevole presidente della Camera, giacchè offre spunto a molte persone con la testa sulle spalle di meditare circa l'assoluta necessità di rivedere, non solamente quella spazzatura che da oramai troppo tempo viene spacciata da noi come 'storiografia', ma anche i criteri con i quali vengono attribuite le più alte Cariche dello Stato...

    cordiali saluti!...

    Casini: 'Matteotti non ammette revisionismi' Il presidente della Camera, alla commemorazione del politico ucciso dal fascismo, lancia il proprio monito: 'Il regime si affermò con la violenza, e Matteotti morì per averla denunciata'.

    ROMA
    - 'Una lezione che non ammette revisionism'. Così il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ha definito l'esempio di Giacomo Matteotti, il parlamentare socialista ucciso da una squadra fascista dopo una seduta a Montecitorio. 'L'avvento del fascismo - ha detto Casini partecipando alla commemorazione nell'anniversario della morte del politico - fu la conseguenza di errori, manchevolezze e compromessi da parte di chi aveva il dovere di difendere l'eredità del Risorgimento e le istituzioni rappresentative. Matteotti non si piegò a nessun compromesso, a nessuna paura'.'Ma il fascismo - continua il presiedente deella Camera - si affermò con la violenza, l'intimidazione e l'illegalità che Matteotti denunciò in Parlamento con coraggio e coerenza. Il giudizio della storia su quegli anni - puntualizza Casini- c'è già stato consegnato: è nei documenti, nei resoconti parlamentari, nelle carte studiate dagli storici. Di più ancora è nelle parole di Matteotti e in quelle, terribili, che pronunciò lo stesso Mussolini pochi mesi dopo l'omicidio del deputato socialista, assumendo su di sé e sulla nascente dittatura fascista la responsabilità di quel sangue. Il nostro compito - ha aggiutno il presidente della Camera - è custodire e trasmettere a chi verrà dopo di noi questa verità e questa memoria'.'All'indomani del discorso che gli sarebbe costato la vita - prosegue - Matteotti non era più un semplice deputato di provincia e neppure soltanto il segretario del piccolo partito socialista unitario. La sua radicata popolarità, il suo consolidato prestigio parlamentare, la sua nascente notorietà internazionale, ma soprattutto la sua tenacia e fede nell'azione sembravano veramente farne un leader completo e convincente. La ragione del suo assassinio - ha concluso il leader del Ccd [ma non è tal Follini il leader del Ccd?... boh!... - n.d.r.] - sta probabilmente in questa realtà, che non poteva sfuggire a Mussolini'.


    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  6. #6
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    Predefinito

    up...

  7. #7
    ora ltd poi lti
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    Predefinito Re: Ricordare Matteotti è ancora attuale

    Originally posted by Lepanto


    Recenti battaglie toponomastiche hanno messo in luce la necessità di ricordare agli smemorati, veri o di comodo, la figura di Giacomo Matteotti, deputato socialista rapito e ucciso da una squadraccia fascista il 10 giugno 1924. Giacomo Matteotti, certo è un personaggio scomodo perché testimonia di come il fascismo sia andato al potere con la violenza e la sopraffazione e non per una supposta indifferenza dell'Italia di quel periodo. Giacomo Matteotti è anche l'emblema della validità della funzione parlamentare. La sua denuncia in aula delle violenze e dei brogli che avevano caratterizzato le elezioni del 1924 costituisce un esempio da manuale di esercizio nobile e altissimo del mandato parlamentare.
    Se poi anche fosse vero, come pensano alcuni storici, che nella sua uccisione abbia contato anche la volontà di prevenire la sua denuncia di una Tangentopoli dell'epoca, il cosiddetto affare Sinclair che avrebbe potuto coinvolgere anche la Corona, il carattere esemplare della sua azione parlamentare non cambia.
    Ma Giacomo Matteotti è anche il simbolo del riscatto socialista. Il partito socialista era stato alle elezioni del 1919 il primo partito italiano, aveva cioè ottenuto quella che potremmo chiamare una maggioranza relativa ma aveva potuto offrire alla difesa della libertà e della democrazia solo lo spettacolo delle sue divisioni e della sua incapacità di fare una politica realistica nel periodo del mito dell'ottobre sovietico. Il coraggio e la morte di Giacomo Matteotti che era segretario del Psu, il partito che organizzava lo spezzone riformista turatiano del movimento socialista stesso ne rappresentò l'espiazione e al tempo stesso il riscatto.
    La biografia personale di Giacomo Matteotti è quanto mai affascinante. Coerente avversario della guerra, ma al tempo stesso socialista riformista serio e concreto impegnato nelle cooperative, negli enti locali, nella difesa delle camere del lavoro, egli rappresentava per la sua gioventù una grande speranza per il movimento socialista italiano.
    Un episodio lo descrive molto bene. Durante il congresso di Livorno, quello della scissione comunista del 1921, Matteotti, avuta notizia che la Camera del Lavoro di Ferrara era assaltata dalle squadre fasciste, abbandona il congresso stesso per recarsi a portare lì la propria solidarietà. Del resto, ancor prima del suo rapimento e della sua uccisione era già stato nel Polesine sequestrato e seviziato dalle squadre fasciste, che, evidentemente, non lo avevano affatto scoraggiato o intimorito. L'Italia repubblicana, costituita proprio su quel patrimonio di lotte e di sacrifici di cui Matteotti è una delle espressioni, non può dimenticarlo; né si può parlare di problemi tecnici o di mera opportunità quando si toglie il suo nome ad una via o ad una piazza.
    Oggi che ricorre il 78° anniversario della sua uccisione lo dobbiamo ricordare alto e forte e, se è permesso, tanto più alto e forte perché è al governo una maggioranza di centro destra. Perché ricordarlo sta a significare che l'alternanza di governo non deve modificare i grandi valori che presiedono alla Repubblica e alla Costituzione. Per questo dobbiamo difendere i simboli del suo ricordo, le vie e le piazze a lui intitolate.
    Le squadre fasciste uccisero uomini come Don Minzoni. Manganellarono fino a provocarne successivamente la morte uomini come Giovanni Amendola e Piero Gobetti. Cercarono - senza riuscirci - di impedire al cervello di Antonio Gramsci di funzionare. Il Tribunale speciale comminò condanne durissime agli antifascisti, tra cui i più numerosi erano i militanti comunisti. Ma l'assassinio freddamente pianificato e perpetrato venne usato dal regime particolarmente in due casi: l'assassinio di Giacomo Matteotti (10 giugno 1924) e quello dei fratelli Carlo e Nello Rosselli (9 giugno 1937).
    Segnale chiaro che proprio l'antifascismo democratico e antitotalitario era il più temuto dai fascisti stessi. Matteotti e Rosselli non sono accomunati solo dalla vicinanza di anniversari ma per l'attualità del messaggio che il socialismo democratico e liberale ci tramanda.

    On. Valdo Spini
    Molto interessante questo post.
    Matteotti era veramente coraggioso. Giusto ricordare il suo lavoro e il suo sacrificio.

 

 

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