Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito La miglior difesa della tutela contro il licenziamento ingiusto è la sua estensione

    Reintegro, diritto fondamentale

    Pietro Alò
    Comitato Nazionale Referendum "La Giusta Causa"


    Sono diversi gli schieramenti e le argomentazioni che ruotano intorno all'art. 18.

    Da una parte Confindustria e Governo, che ritengono il reintegro del dipendente licenziato senza giusta causa un lusso e un'ingiustizia. Un lusso, che il Paese non potrebbe più permettersi, perché effetto e causa di un regime vincolistico che irrigidisce il mercato del lavoro italiano, come nessun altro in Europa, limitandone le possibilità occupazionali. Un lusso, l'art. 18, ma soprattutto un'ingiustizia perché tutela una minoranza di garantiti contro la maggioranza dei lavoratori, per lo più giovani e senza tutele. Questo il succo del Libro Bianco; ad esso fa riferimento uno schieramento che dal Centro-Destra giunge sino ad alcuni settori del Centro-Sinistra.

    Un secondo schieramento, che si oppone a qualsiasi modifica dell'art. 18, è diviso in due: chi ritiene difendibile l'art. 18 così com'è (perché allo stato delle cose sarebbe il massimo), e chi, invece, ritiene che la "difesa" dell'art. 18 sia possibile unificando e rilanciando il movimento per l'estensione a tutti di quel diritto e di altri ancora.

    Il Comitato Promotore del Referendum, e gran parte dei sostenitori, è per l'estensione a tutti della tutela contro il licenziamento ingiusto (cosa realizzabile solo con questo referendum), ed inoltre, per estendere i diritti a qualsiasi rapporto di lavoro atipico (in ogni rapporto di lavoro e nell'insieme del mercato del lavoro), cosa realizzabile predisponendo proposte di legge di cui il movimento referendario si dovrà dotare.

    Ci sono posizioni nel centro-sinistra, maggioritarie nel caso della Cgil, che purtroppo, con ragionamenti di apparente "buon senso politico" ("la Destra ci attacca, cerchiamo di raffreddare lo scontro, indietreggiamo con giudizio per evitare il peggio"), potrebbero costituire un serio rischio di "avventurismo" per il movimento.

    Far fronte all'attacco di Confindustria e Governo con vistose falle nelle proprie argomentazioni, e con il proprio blocco sociale privo della necessaria compattezza, è avventurismo politico.

    Infatti, una cosa è argomentare e fornire dati per smontare l'impianto del Libro bianco; altra cosa è rispondere alla domanda brutale "il reintegro previsto dall'art.18 è un diritto fondamentale? "

    Quanto al Libro bianco, che demonizza la rigidità salariale e le norme troppo vincolistiche che caratterizzerebbero il mercato del lavoro italiano in tema di assunzioni e licenziamenti, è possibile smontarne gli assunti.

    In Italia la leva della dinamica retributiva è essenzialmente l'anzianità, in questo senso c'è un'elevata rigidità retributiva che ci rende simili ai tedeschi.

    Ma tutte le ricerche, non ultima quella del Corriere della Sera del marzo scorso, dimostrano che la struttura retributiva degli stipendi medi annui si presenta come un arcipelago e varia per settore produttivo, sesso, territori: lo stesso lavoro a Oristano, 17 mila euro, è diversamente retribuito a Milano, oltre 25 mila euro.

    In Italia c'è molta rigidità formale nel singolo rapporto di lavoro, ma destituita di fondamento risulta la pretesa bassa mobilità del mercato del lavoro italiano. Recenti studi, condotti da Bruno Contini sui dati Inps per tutto il decennio '86-'96, dimostrano in modo incontrovertibile che, in Europa, il mercato del lavoro italiano è quello a più elevata mobilità, subito dopo quello inglese.

    Insomma, l'ondata liberista, di cui si nutrono Berlusconi e D'Amato, non ha dalla sua la forza degli argomenti, ma quella della violenta, ideologica, e quindi terribilmente concreta, difesa dei propri interessi di classe.

    Dalle pagine del maggiore quotidiano nazionale Ichino avanza una domanda semplice, chiara, seria: "L'art. 18 tutela un diritto fondamentale? In tal caso non si discute, bisogna estenderlo a tutti". Siccome non siamo in presenza di un diritto fondamentale, sostiene Ichino, il centro-sinistra deve avere il coraggio, finalmente, di affermarlo, come fanno da tempo tanti suoi prestigiosi esponenti.

    Presumo che Ichino attenda fiducioso.

    Una risposta di valore storico, che interessa la sorte di milioni di donne e uomini a loro volta fiduciosi, come dimostrano le lotte in corso.

    Liberazione 14 settembre 2002
    http://www.liberazione.it

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Art.18, all'inziativa del comitato la risposta alla Cgil

    Lanciata la campagna: 150mila firme in 9 giorni

    Diritti per tutti


    Angela Azzaro

    Il referendum per l'estensione degli articoli 18 e 35 come battaglia di civiltà, come strumento per rilanciare la lotta. Il livello altamente politico e sociale della campagna per la raccolta delle firme è stato ribadito ieri durante un dibattito pubblico, "Stesso lavoro stessi diritti", organizzato a Roma dal comitato promotore. Al Campidoglio si sono incontrati con i cittadini e le cittadine i singoli e i rappresentanti delle diverse forze che hanno aderito o appoggiano l'iniziativa. Coordinati da Pietro Alò, sono intervenuti, tra gli altri, la senatrice dei Verdi, Loredana De Petris, i senatori Ds, Cesare Salvi e Massimo Brutti, il segretario del Prc, Fausto Bertinotti, Giampaolo Patta portavoce della componente di sinistra della Cgil, Lavoro e società - Cambiare rotta, Giorgio Cremaschi della segreteria nazionale Fiom, Franco Russo dei Social forum, Piero Bernocchi portavoce dei Cobas scuola, Marco Bersani di Attac, unica struttura di movimento che ha aderito al comitato promotore.

    Il momento è molto delicato, perché - come ha spiegato proprio il presidente del comitato, Paolo Cagna Ninchi - entro fine luglio si devono raccogliere 600mila firme. Oggi l'obiettivo è ancora inadeguato: «Abbiamo appena raggiunto le centomila firme - ha sottolineato con preoccupazione Cagna -. Da oggi, per nove giorni, dobbiamo porci l'obiettivo di portarne a casa altre 150 mila». Un invito che hanno raccolto tutti i partecipanti rilanciandolo.

    Il merito politico dell'incontro non poteva non confrontarsi con le ultime posizioni assunte dal direttivo della Cgil, che pur aprendo un importante confronto sui lavori atipici e sull'estensione a questi dei diritti, ha espresso dubbi sull'iniziativa referendaria. La risposta, ieri, è arrivata aperta al dialogo, ma anche molto ferma. «Siamo disposti a un incontro, anche subito» ha detto il presidente del comitato, che però ha ribadito: «Non si capisce perché se l'articolo 18 è un diritto, non lo debba diventare per tutti».

    La battaglia di principio incontra del resto la realtà. Da quando nel 1970 è stato firmato lo Statuto dei lavoratori ci sono stati radicali cambiamenti e le aziende con meno di quindici dipendenti sono la condizione più diffusa. Così come è aumentata la flessibilità e la precarietà. «E' per questa ragione - ha sottolineano De Petris - che il nostro sforzo deve andare nella direzione di fare una battaglia per estendere i diritti di tutti». E' con questa precisa posizione che Cambiare rotta è convinta dello sforzo intrapreso dalla Cgil verso i lavoratori atipici. Non è invece d'accordo sul punto del referendum. Lo ha spiegato Patta: «L'esperienza dimostra che solo dove i lavoratori godono dei diritti, c'è la spinta per favorire l'emersione del lavoro nero. Il referendum per estendere l'articolo 18 è una battaglia proprio per questi diritti. Non si capisce perché, allora, sia controproducente». Cremaschi ha rafforzato questa posizione ribadendo come l'articolo 18 sia «il diritto dei diritti. Se non c'è questo, non ce ne sono altri».

    In gioco, c'è il livello di civiltà del paese. La dignità dei lavoratori è l'elemento con cui misurare la dignità di tutti i cittadini e di tutte le cittadine. Lo ha affermato anche Lidia Menapace, rappresentante del movimento femminista, intervenuta nelle vesti di presidente dell'associazione Rosa Luxemburg, che sostiene il referendum: «Se puntiamo sulla politicità intrinseca a questa battaglia, possiamo vincere». Ne è convinto anche Salvi che ha voluto sottolineare l'ampio cartello di associazioni, forze politiche, singoli che porta avanti la campagna: «Dobbiamo spiegare bene che non si tratta di un'iniziativa partitica, ma che c'è un comitato promotore diversamente articolato». Punto questo su cui ha insistito anche Fausto Bertinotti: «Più ogni forza presente spiega con le sue argomentazioni perché sia importante questa sfida, più si porta acqua al mulino del comitato». Il segretario del Prc nel ricordare il carattere plurale dell'iniziativa ne ha messo in evidenza la grande valenza politica ed etica: «Tutti noi abbiamo il problema dell'efficacia della nostra azione. La sfida referendaria è proprio questo: una leva per cambiare registro». Un cambiamento che per Bernocchi non può che partire da un impegno profuso su tutti i sei referendum, non solo quello sul lavoro quindi, ma anche quelli per la scuola pubblica e sull'ambiente.

    Liberazione 15 giugno 2002
    http://www.liberazione.it

  3. #3
    Ospite

    Predefinito

    Dove si firma?

  4. #4
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    Predefinito

    No all'estensione dell'articolo 18.

    Perché? Perché estenderlo a tutte le imprese renderebbe eccessivamente rigido il mercato del lavoro.

    Tanto è vero che nella gran parte dei paesi le piccole imprese godono di uno "statuto" particolare. Ad esempio, in Germania, se non erro, questo "statuto" si applica alle aziende con non più di cinque dipendenti.

    Un conto è il diritto al lavoro; un conto è il diritto alla fissità del posto di lavoro nella stessa azienda. Dal primo non consegue necessariamente il secondo.

    Il motivo per cui ci si concentra sull'estensione dell'articolo 18 è eminetmente ideologico. Si tratta delle stesse considerazioni che spinsero la triplice sindacale, nel 1975, a rifiutare l'istituzione di un sistema generalizzato di assicurazione contro la disoccupazione proposto dalla Confindustria: cercare di rendere impossibile il funzionamento di un'economia di mercato, per poi dimostrare che questo funzionamento e, per l'appunto,impossibile.

  5. #5
    Roderigo
    Ospite

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    Originally posted by gdr
    Dove si firma?
    Si firma in Comune, o ai banchetti di raccolta firme.
    Ogni giorno su Liberazione è pubblicato il calendario dei banchetti, che si può consultare anche qui:
    http://www.rifondazionecomunista.or...html#1022866736

    Tutte le informazioni relative ai referendum si possono trovare qui:
    http://www.referendum2002.org/

    Sull'argomento ho aperto un topic:
    http://www.politicaonline.net/forum/...threadid=11767

    R.

  6. #6
    Roderigo
    Ospite

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    Originally posted by Jan Hus
    No all'estensione dell'articolo 18.
    Perché? Perché estenderlo a tutte le imprese renderebbe eccessivamente rigido il mercato del lavoro.
    Tanto è vero che nella gran parte dei paesi le piccole imprese godono di uno "statuto" particolare. Ad esempio, in Germania, se non erro, questo "statuto" si applica alle aziende con non più di cinque dipendenti.
    Un conto è il diritto al lavoro; un conto è il diritto alla fissità del posto di lavoro nella stessa azienda. Dal primo non consegue necessariamente il secondo.
    Il motivo per cui ci si concentra sull'estensione dell'articolo 18 è eminetmente ideologico. Si tratta delle stesse considerazioni che spinsero la triplice sindacale, nel 1975, a rifiutare l'istituzione di un sistema generalizzato di assicurazione contro la disoccupazione proposto dalla Confindustria: cercare di rendere impossibile il funzionamento di un'economia di mercato, per poi dimostrare che questo funzionamento e, per l'appunto,impossibile.
    Mi piacerebbe capire un paio di cose:

    1. Perchè la tutela contro i licenziamenti illegittimi è giusta nelle imprese con più di 15 dipendenti, ed è sbagliata nelle imprese con meno di 15 dipendenti.

    2. Cosa c'entra la tutela contro i licenziamenti illegittimi con la fissità del posto di lavoro, o con la rigidità del mercato del lavoro.

    R.

  7. #7
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    Predefinito

    Originally posted by Roderigo
    1. Perchè la tutela contro i licenziamenti illegittimi è giusta nelle imprese con più di 15 dipendenti, ed è sbagliata nelle imprese con meno di 15 dipendenti.
    Per il momento rispondo solo sul primo punto.

    A mio parere, il diritto al lavoro va tutelato; ma si può discutere sul come tutelarlo.

    In astratto, le norme sull'articolo 18 possono anche essere modificate: ma solo se questo avviene nel quadro di una riforma complessiva, che sostituisca questa forma di tutela del diritto al posto di lavoro con altre tutele, anche più efficaci.

    Ciò che il governo intende fare, invece, è una cosa diversa: abrogare l'articolo 18 in cambio di niente. Questa proposta è demagogica e menzognera, e come tale va respinta.

  8. #8
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    Un obiettivo da non dimenticare sono le 35 ore (o, perchè no, le 32 ore, con 4 giorni lavorativi a settimana), si puo proporre un referendum in tale senso o nn sarebbe accettato?

    Per quanto riguarda l'equazione ART.18=RIGIITA', rispondo che i licenziamenti possono essere ammessi con adeguata motivazione...senza l'art.18 il datore puo licenziare chiunque, pena una piccola somma in danaro........dunque l'equazione è assolutamente falsa, a meno che i suoi sostenitori non condividano licenziamenti senza motivo (il che è anticostituzionale)
    TUTTO IL POTERE AI SOVIET!

  9. #9
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Jan Hus
    Per il momento rispondo solo sul primo punto.
    A mio parere, il diritto al lavoro va tutelato; ma si può discutere sul come tutelarlo.
    In astratto, le norme sull'articolo 18 possono anche essere modificate: ma solo se questo avviene nel quadro di una riforma complessiva, che sostituisca questa forma di tutela del diritto al posto di lavoro con altre tutele, anche più efficaci.
    Ciò che il governo intende fare, invece, è una cosa diversa: abrogare l'articolo 18 in cambio di niente. Questa proposta è demagogica e menzognera, e come tale va respinta.
    E' vero, il governo vuole abrogare l'articolo 18 in cambio di nulla. Ma, perchè vuole farlo e con così tanta determinazione?
    E con cosa potrebbe/dovrebbe essere scambiata la tutela contro il licenziamento illegittimo? I diritti si possono scambiare?
    Inoltre, non capisco perchè, anche dal tuo punto di vista, tu sia contrario alla estensione dell'articolo 18. Oggi, nelle piccole imprese, esiste forse una tutela alternativa più efficace?

    R.

 

 

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