Reintegro, diritto fondamentale
Pietro Alò
Comitato Nazionale Referendum "La Giusta Causa"
Sono diversi gli schieramenti e le argomentazioni che ruotano intorno all'art. 18.
Da una parte Confindustria e Governo, che ritengono il reintegro del dipendente licenziato senza giusta causa un lusso e un'ingiustizia. Un lusso, che il Paese non potrebbe più permettersi, perché effetto e causa di un regime vincolistico che irrigidisce il mercato del lavoro italiano, come nessun altro in Europa, limitandone le possibilità occupazionali. Un lusso, l'art. 18, ma soprattutto un'ingiustizia perché tutela una minoranza di garantiti contro la maggioranza dei lavoratori, per lo più giovani e senza tutele. Questo il succo del Libro Bianco; ad esso fa riferimento uno schieramento che dal Centro-Destra giunge sino ad alcuni settori del Centro-Sinistra.
Un secondo schieramento, che si oppone a qualsiasi modifica dell'art. 18, è diviso in due: chi ritiene difendibile l'art. 18 così com'è (perché allo stato delle cose sarebbe il massimo), e chi, invece, ritiene che la "difesa" dell'art. 18 sia possibile unificando e rilanciando il movimento per l'estensione a tutti di quel diritto e di altri ancora.
Il Comitato Promotore del Referendum, e gran parte dei sostenitori, è per l'estensione a tutti della tutela contro il licenziamento ingiusto (cosa realizzabile solo con questo referendum), ed inoltre, per estendere i diritti a qualsiasi rapporto di lavoro atipico (in ogni rapporto di lavoro e nell'insieme del mercato del lavoro), cosa realizzabile predisponendo proposte di legge di cui il movimento referendario si dovrà dotare.
Ci sono posizioni nel centro-sinistra, maggioritarie nel caso della Cgil, che purtroppo, con ragionamenti di apparente "buon senso politico" ("la Destra ci attacca, cerchiamo di raffreddare lo scontro, indietreggiamo con giudizio per evitare il peggio"), potrebbero costituire un serio rischio di "avventurismo" per il movimento.
Far fronte all'attacco di Confindustria e Governo con vistose falle nelle proprie argomentazioni, e con il proprio blocco sociale privo della necessaria compattezza, è avventurismo politico.
Infatti, una cosa è argomentare e fornire dati per smontare l'impianto del Libro bianco; altra cosa è rispondere alla domanda brutale "il reintegro previsto dall'art.18 è un diritto fondamentale? "
Quanto al Libro bianco, che demonizza la rigidità salariale e le norme troppo vincolistiche che caratterizzerebbero il mercato del lavoro italiano in tema di assunzioni e licenziamenti, è possibile smontarne gli assunti.
In Italia la leva della dinamica retributiva è essenzialmente l'anzianità, in questo senso c'è un'elevata rigidità retributiva che ci rende simili ai tedeschi.
Ma tutte le ricerche, non ultima quella del Corriere della Sera del marzo scorso, dimostrano che la struttura retributiva degli stipendi medi annui si presenta come un arcipelago e varia per settore produttivo, sesso, territori: lo stesso lavoro a Oristano, 17 mila euro, è diversamente retribuito a Milano, oltre 25 mila euro.
In Italia c'è molta rigidità formale nel singolo rapporto di lavoro, ma destituita di fondamento risulta la pretesa bassa mobilità del mercato del lavoro italiano. Recenti studi, condotti da Bruno Contini sui dati Inps per tutto il decennio '86-'96, dimostrano in modo incontrovertibile che, in Europa, il mercato del lavoro italiano è quello a più elevata mobilità, subito dopo quello inglese.
Insomma, l'ondata liberista, di cui si nutrono Berlusconi e D'Amato, non ha dalla sua la forza degli argomenti, ma quella della violenta, ideologica, e quindi terribilmente concreta, difesa dei propri interessi di classe.
Dalle pagine del maggiore quotidiano nazionale Ichino avanza una domanda semplice, chiara, seria: "L'art. 18 tutela un diritto fondamentale? In tal caso non si discute, bisogna estenderlo a tutti". Siccome non siamo in presenza di un diritto fondamentale, sostiene Ichino, il centro-sinistra deve avere il coraggio, finalmente, di affermarlo, come fanno da tempo tanti suoi prestigiosi esponenti.
Presumo che Ichino attenda fiducioso.
Una risposta di valore storico, che interessa la sorte di milioni di donne e uomini a loro volta fiduciosi, come dimostrano le lotte in corso.
Liberazione 14 settembre 2002
http://www.liberazione.it


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