Il Grande Fratello impone il decalogo della globalizzazione capitalista

Tratto da Giulietto Chiesa La Guerra infinita, Feltrinelli 2002 pag. 18, 9 euro

Ma torniamo ai momenti di gestazione di questo nuovo Impero. Bisogna tornare indietro di trent’anni circa, attorno alla fine del regime di Bretton Woods. Allora d’impero non si poteva ancora parlare. Gli Stati Uniti erano già sicuramente i più forti, ma non ancora abbastanza. E, al contempo, erano già grandi e spesso anche magnanimi. Sentivano la responsabilità della loro grandezza e, talvolta, anche se non sempre, pensavano al resto del mondo. Difficile dire quanto è durata e quando è finita questa magnanimità. Assai presto le condizioni oggettive del pianeta hanno cominciato a convincere gli uomini presenti di volta in volta sul nuovo ponte di comando che gli Stati Uniti avrebbero potuto e dovuto prendere di più per se stessi, visto il ruolo di guida mondiale che stavano interpretando. Per così dire si sono sentiti in diritto di aumentare la parcella per le loro prestazioni professionali. In fondo se l’altro Impero, quello del Male, non era riuscito ad imporsi sul pianeta, lo si doveva essenzialmente a loro. Furono loro – con grande intuito strategico - ad investire la maggior parte delle loro ricchezze nel progetto di liquidazione del grande Nemico. Fu così che cominciarono a mettere in pratica, sempre più sistematicamente, un loro decalogo che avrebbe consentito, con il tempo, di far funzionare le leggi del mercato al servizio della supremazia degli Stati Uniti, per permettere ai cittadini americani (nella loro grande massa) di consumare molto di più di quello che producevano e, a una porzione più ridotta, di “arricchirsi dormendo”. Il decalogo avrebbe potuto servire – e servì, infatti – a mantenere sotto controllo eventuali competitori che avessero deciso di mostrarsi sulla scena, per costringerli a rinunciare appena fossero diventati anche solo potenzialmente pericolosi.

Non pensi il lettore che questa descrizione sia il frutto di interpretazioni malevole. Il decalogo di cui stiamo parlando – a differenza di quello di Mosè – è stato pienamente realizzato. Ciascuno dei suoi articoli sarebbe agevolmente verificabile oggigiorno anche da chi non sia specialista di politica e di economia, sempre che, s’intende, il sistema informativo mondiale lo rendesse visibile. Esso agisce e opera quotidianamente. E’ la regola generale. Del resto, anche chi scrive non è uno specialista. Ma è un profano che, per mestiere, raccoglie e ordina le notizie che riesce a procurare. Il fatto che il decalogo sia stato fin qui così poco visibile, e che negli ultimi anni sia diventato del tutto invisibile, si spiega bene con il contemporaneo, progressivo formarsi della globa-mediatizzazione, qualcosa di simile ad una Internazionale dei media (Detentori dell’informazione e dell’intrattenimento di tutto il mondo unitevi!). Si tratta di un gruppo non molto numeroso di padroni degli strumenti del comunicare, intesi nella loro più vasta accezione: informazione, entertainment, pubblicità. Oggi sono in grado di determinare, attraverso l’uso sinergico di tutte le risorse della Information-Communication Technology, ciò che deve consumare, mangiare, bere, come deve divertirsi, dove deve passare il tempo libero, come fare l’amore, come arredare le case (supposto che le abbia), cosa deve desiderare, sognare, pensare qualche miliardo di abitanti del pianeta. Il tutto in tempo reale, guidando ondate di emozioni, di sensazioni e, s’intende, di opinioni, lungo tutti i meridiani e paralleli della Terra. Non è certo un caso se questi signori – anche loro, incidentalmente, non certo eletti da qualcuno – sono parte integrante e decisiva della super-società globale. Senza la loro sistematica, continua, molteplice opera di interpretazione della realtà, senza il loro onnipresente lavoro di occultamento, stravolgimento, rimescolamento, filtraggio, censura, il decalogo non si sarebbe realizzato.

Ecco dunque il decalogo che ha creato l’Impero e che ci ha portato alla guerra, anzi alla Superguerra:
1) Fai in modo che la tua moneta sia l’insostituibile moneta di riserva per tutti, o quasi tutti, gli altri paesi.
2) Non tollerare alcun controllo esterno sulla tua creazione di moneta. Potrai finanziare i tuoi deficit commerciali con il resto del mondo, rendendoli praticamente illimitati.
3) Definisci la tua politica monetaria in base, esclusivamente, ai tuoi interessi nazionali e mantieni gli altri paesi in condizioni di dipendenza dalla tua politica monetaria.
4) Imponi un sistema internazionale di prestiti a tassi d’interesse variabili espressi nella tua valuta. I paesi debitori in crisi dovranno ripagarti di più proprio quando la loro capacità di pagare è minore. Li avrai in pugno.
5) Mantieni nelle tue mani le leve per determinare, all’occorrenza, situazioni di crisi o d’incertezza in altre aree del mondo. Stroncherai sul nascere ogni eventuale aspirante competitore.
6) Imponi con ogni mezzo la massima competizione tra esportatori del resto del mondo. Avrai un afflusso di importazioni a prezzi decrescenti rispetto a quelli delle tue esportazioni.
7) Intrattieni i migliori rapporti con le élite e le classi medie degli altri paesi, a prescindere dalle loro credenziali democratiche, perché esse sono decisive per sostenere la tua architettura. E’ essenziale che le élite e le masse di quei paesi non si uniscano attorno a idee di sviluppo “nazionale” o comunque ostili al tuo dominio e alla tua egemonia.
8) Promuovi con ogni mezzo una totale mobilità dei capitali, insieme alla libertà d’investimento internazionale. In questo modo i capitali, nelle condizioni sopra delineate, verranno al tuo indirizzo perché è il luogo migliore, il più sicuro e redditizio. Quanto agli investimenti esteri, assicurati che le tue corporation possano liberamente soccorrere le élite nazionali nella gestione delle loro proprietà finanziarie, dell’educazione privata e pubblica, della tutela della salute, dei sistemi pensionistici ecc.
9) Promuovi con ogni mezzo il libero commercio. Esso varrà per tutti, cioè per gli altri, che non potranno sottrarvisi mentre tu lo applicherai se e quando ti converrà.
10) Per controllare che tutto ciò si realizzi ordinatamente, senza conflitti troppo evidenti, ti occorre una struttura di istituzioni sovranazionali che all’apparenza si presentino come riunioni di membri a pari diritto. Darai l’impressione di rispettare un certo pluralismo, mantenendo il loro finanziamento e il loro controllo nelle tue mani.