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  1. #1
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    Predefinito Le accuse di amicizie MAFIOSE di BERLUSCONI sono SPUDORATE MENZOGNE. Ecco le prove.

    Un collaboratore di giustizia (quindi uno che nella MAFIA C’E’ STATO) ha appena dichiarato che le accuse di vicinanze mafiose a Berlusconi SONO CAZZATE.
    Ditelo a MrBijangles, a Travaglio e a quelli di societacivile.it. I loro presunti articoli raccontano un mucchio di FESSERIE. E prima o poi qualche denuncia per diffamazione non gliela toglie nessuno
    Bye bye magistrati…

    Notizia di televideo (RAI), ore 14,20 del 10/6/2002.
    Mafia, Pennino: Berlusconi INAVVICINABILE
    Gioacchino Pennino, medico collaboratore di giustizia, afferma davanti ai giudici di Palermo in trasferta a Roma per il processo a carico di Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa:
    “Escludo la compartecipazione di Silvio Berlusconi negli interessi imprenditoriali dei mafiosi.
    Ricordo che Stefano Bontate (ex capomafia, n.d.$.), prima di essere ucciso nell’ ’81, me ne parlò come di una persona inavvicinabile”
    Di Dell’Utri invece dice che è “Un’uomo lontano dalle frequentazioni ,mafiose”


    Non poco per uno che avrebbe TUTTE LE CONVENIENZE a sputtanare gente per continuare a prendere 3000€ al mese per “collaborare”.


    Adesso cos’altro potete inventarvi, che ha partecipato alla marcia su Roma?

  2. #2
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    Predefinito Re: Le accuse di amicizie MAFIOSE di BERLUSCONI sono SPUDORATE MENZOGNE. Ecco le prove.

    Originally posted by EMPEROR DOLLAR $
    Un collaboratore di giustizia (quindi uno che nella MAFIA C’E’ STATO) ha appena dichiarato che le accuse di vicinanze mafiose a Berlusconi SONO CAZZATE.
    Ditelo a MrBijangles, a Travaglio e a quelli di societacivile.it. I loro presunti articoli raccontano un mucchio di FESSERIE. E prima o poi qualche denuncia per diffamazione non gliela toglie nessuno
    Bye bye magistrati…

    Notizia di televideo (RAI), ore 14,20 del 10/6/2002.
    Mafia, Pennino: Berlusconi INAVVICINABILE
    Gioacchino Pennino, medico collaboratore di giustizia, afferma davanti ai giudici di Palermo in trasferta a Roma per il processo a carico di Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa:
    “Escludo la compartecipazione di Silvio Berlusconi negli interessi imprenditoriali dei mafiosi.
    Ricordo che Stefano Bontate (ex capomafia, n.d.$.), prima di essere ucciso nell’ ’81, me ne parlò come di una persona inavvicinabile”
    Di Dell’Utri invece dice che è “Un’uomo lontano dalle frequentazioni ,mafiose”


    Non poco per uno che avrebbe TUTTE LE CONVENIENZE a sputtanare gente per continuare a prendere 3000€ al mese per “collaborare”.


    Adesso cos’altro potete inventarvi, che ha partecipato alla marcia su Roma?
    Credo che continuerò ad aspettare i processi, prima di credere a questo o a quello. Non saprei proprio capire quale collaboratore di giustizia menta o quale dica la verità.
    Dici che alla fine i processi riusciranno a farli?
    Sai, io ho perso la speranza di veder discusse le accuse e non di vedere il lavoro in aula ridotto a schermaglie procedurali....

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: Le accuse di amicizie MAFIOSE di BERLUSCONI sono SPUDORATE MENZOGNE. Ecco le prove.

    Originally posted by Cristina


    Credo che continuerò ad aspettare i processi, prima di credere a questo o a quello. Non saprei proprio capire quale collaboratore di giustizia menta o quale dica la verità.
    Dici che alla fine i processi riusciranno a farli?
    Sai, io ho perso la speranza di veder discusse le accuse e non di vedere il lavoro in aula ridotto a schermaglie procedurali....
    Sì, bastava che dicessi:"NON SO' + COSA DIRE, DAVANTI ALL'EVIDENZA DIFFICILE E' MENTIRE"

    Fà anche rima

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Re: Le accuse di amicizie MAFIOSE di BERLUSCONI sono SPUDORATE MENZOGNE. Ecco le prove.

    Originally posted by EMPEROR DOLLAR $


    Sì, bastava che dicessi:"NON SO' + COSA DIRE, DAVANTI ALL'EVIDENZA DIFFICILE E' MENTIRE"

    Fà anche rima
    In realtà io so molto spesso cosa dire, e di solito, quando ho dubbi chiedo e non taccio.
    Magari dipenderà dal fatto che per me la verità non viene dal capo? O dal fatto che non ho speranza fideistica in nessun tizio con un sorriso a 55 denti?
    Mmmmm...
    Non saprei davvero.
    Di certo non mi basta che ci sia UN collaboratore di giustizia che mi dice che tutto quello che altri sostengono è una mensogna.
    Perchè questo specifico collaboratore dovrebbe essere attendibile e gli altri no?
    Solo perchè dice quello che la Cdl vuol sentirsi dire?
    Non ti pare un po' pochino come garanzia di veridicità?

  5. #5
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    Predefinito Re: Re: Re: Le accuse di amicizie MAFIOSE di BERLUSCONI sono SPUDORATE MENZOGNE. Ecco le prove.

    Originally posted by EMPEROR DOLLAR $


    Sì, bastava che dicessi:"NON SO' + COSA DIRE, DAVANTI ALL'EVIDENZA DIFFICILE E' MENTIRE"

    Fà anche rima
    Beh, sfondi una porta aperta.

    Io è da sempre che dico che Berlusconi odiava tanto i boss mafiosi da tenerne uno nella stalla a pulire le cacche dei cavalli.

    E' già tutto dimostrato da anni, che Berlusca non ha mai avuto niente a che fare con la mafia, non capisco perchè Bossi insistesse tanto con sta Banca Rasini e ste 500 miliardi che le fiduciarie svizzere gli davano già 30 anni, come se un giovane che ispira fiducia ed è tanto duro con i boss mafiosi da tenerli nella stalla non possa avere un "prestito d'onore". Li ha fatti anche l'Ulivo, i prestiti d'onore, e allora?


    Che non abbia niente a che vedere con certa gente è anche dimostrato dalla prestigiosa nomina di "Gianfrancuccio" (come lo chiama al cellulare l'amico del figlio di Riina) Miccichè al posto di Vice-Ministro del Tesoro, quello che sgancia i soldi.

    Miccichè non è mica uno qualunque: è stato bocciato due volte alle superiori ed è stato anche impiegato di banca, prima di conoscere Dell'Utri e diventare ViceMinistro al Tesoro.

  6. #6
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    Predefinito

    Sono mesi che scrivo sempre in linea con le mie opinioni riportando documenti e testimonianze che riconducono tutte nella stessa direzione.
    TU, invece, SONO MESI CHE VAI RIPETENDO CHE LE TESTIMONIANZE RESE DAI COLLABORATORI DI GIUSTIZIA CORROBORATE DA CENTINAIA DI RISCONTRI VALGONO ZERO! E, secondo te, quelli che testimoniano a sfavore del Capo sono tutti invidiosi perchè lui è bello e ricco e c'ha 3000 BMW!

    Sei il solito pagliaccio.

  7. #7
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    Predefinito Re: Re: Re: Le accuse di amicizie MAFIOSE di BERLUSCONI sono SPUDORATE MENZOGNE. Ecco le prove.

    Originally posted by EMPEROR DOLLAR $


    Sì, bastava che dicessi:"NON SO' + COSA DIRE, DAVANTI ALL'EVIDENZA DIFFICILE E' MENTIRE"

    Fà anche rima
    Simpaticone. Quando i pentiti dicono che Berlusconi non e' un mafioso, parli di EVIDENZA e di FATTI. Quando dicono che e' un mafioso (e sono i piu') sono solo dei bugiardi prezzolati....


  8. #8
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    La sostanziale differenza è che un pentito ha TUTTO L'INTERESSE POSSIBILE di sputtanare altra gente. Se nò non lo proteggono (sapete da chi) e non gli danno i soldi che prende per non fare un cazzo.

    Se qualcuno fà l'esatto opposto, forse si accorge di non essere credibile a sparar balle

    Per il resto, se avete CONDANNE a carico di Berlusconi per associazione mafiosa bene.
    Fin'ora c'è solo LA TOTALE ASSENZA DI PROVE confermata dalla sentenza di Caltanissetta


  9. #9
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    Originally posted by EMPEROR DOLLAR $
    La sostanziale differenza è che un pentito ha TUTTO L'INTERESSE POSSIBILE di sputtanare altra gente. Se nò non lo proteggono (sapete da chi) e non gli danno i soldi che prende per non fare un cazzo.

    Se qualcuno fà ò'esatto opposto, forse si accorge di non essere credibile.

    Per il resto, se avete CONDANNE a carico di Berlusconi per associazione mafiosa bene.

    SE NO SPARITE
    Io ho sempre pensato che un pentito che sputtana la gente rischia che gli ammazzano i figli.... C'e' qualche pentito famoso a cui hanno ammazzato una decina di familiari, dimmi tu cosa ha guadagnato. Sicuramente il pentito che dice che B. non e' un mafioso non rischia nulla... Anzi...

  10. #10
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    Originally posted by EMPEROR DOLLAR $
    La sostanziale differenza è che un pentito ha TUTTO L'INTERESSE POSSIBILE di sputtanare altra gente. Se nò non lo proteggono (sapete da chi) e non gli danno i soldi che prende per non fare un cazzo.

    Se qualcuno fà l'esatto opposto, forse si accorge di non essere credibile a sparar balle

    Per il resto, se avete CONDANNE a carico di Berlusconi per associazione mafiosa bene.
    Fin'ora c'è solo LA TOTALE ASSENZA DI PROVE confermata dalla sentenza di Caltanissetta

    I reati possono cadere in prescrizione; i FATTI no!!
    Quelli rimangono tali......

    Vita e miracoli di Trinacria Tv

    Trinacria Tv non esisteva. La costituiscono appositamente a Milano, il 10 gennaio 1983, due società Fininvest per irradiare il marchio di Italia 1 in Sicilia: la Parmafid (quota di 28.5 milioni) e la Sipa (quota di 1.5 milioni). Amministratore unico, il manager Fininvest Enrico Arnulfo. Nel Cda, i soliti Galliani, Lacchini & C. Poi, il 16 dicembre 1983, il pacchetto azionario Parmafid si polverizza in ben 13 diverse mani nella stessa giornata: e precisamente viene suddiviso fra le Holding Italiana 6 a , 7 a , 8 a , 9 a , 10 a 11 a , 12 a , 13 a , 14 a , 15 a , 17 a , 18 a , ciascuna delle quali riceve, sempre su richiesta della Parmafid, 2.193 quote nominali da lire 1000. Passano due settimane, e il 29 dicembre '83 ciascuna delle suddette Holding Italiana ricede le proprie quote alla Rete 10 Srl. Che eredita dunque l'intero blocco della Parmafid, mentre la parte di Safi passa all'Istifi, la cassaforte di casa Fininvest. Finché, nel '90, finisce tutto a Rti. La quale poi ritorna l'ex quota Parmafid, quella di maggioranza, a Rete 10. Il giochetto finisce con la fusione per incorporazione della Trinacria Tv nella Rti (21 dicembre '90).
    Anche Trinacria Tv è legata alla Fininvest da una miriade di scritture private: con Rete 10 Srl, con Videoimpianti e con Elettronica Industriale.

    Sicilia Televisiva, figliastra di Rete 4

    Anche questa società nasce a Milano (pur riferendosi a un'emittente palermitana) da una costola della Fininvest, ma un po' più tardi delle altre due: nel 1984, quando, a Canale 5 e Italia 1, Berlusconi aggiunge anche la Terza Sorella: Rete 4, comprandola dalla Mondadori. Spetterà proprio a Sicilia Televisiva farle da «referente» a Palermo, dove infatti verrà subito trasferita la sede da Milano. Padri fondatori, Alberto Venturini, nato a Milano nel 1929, e l'avvocato Ugo Bagalà, nato a Palmi, ma residente anche lui a Milano. Capitale sociale di 20 milioni, aumentato poi a 2.2 miliardi e successivamente a 4, sottoscritto da una serie di sconosciuti personaggi palermitani. Finché, nel 1985, entrano massicciamente nella società Mario Ciancio Sanfilippo, il potente editore catanese (oggi presidente della Fieg, la Federazione italiana editori di giornali) e una new entry dell'impero berlusconiano, la R4 Sedit Srl, che poi cambierà nome in Rete 4 Srl e assumerà presto il controllo dell'intero pacchetto azionario di Sicilia Televisiva. Anche qui, legami regolati esclusivamente da scritture private con le solite società Fininvest (Rete 4 Srl, Videoimpianti, Elettronica Industriale, Rete Sicilia).

    Fidel non vede, non sente, non parla

    Il 28 ottobre '97 viene sentito Fedele Confalonieri, presidente della Fininvest, a proposito di tutte le scritture private delle tv siciliane con Rete 10, ai cui vertici societari siede anche lui. Ma anche lui non sa, o non ricorda. Tanto per cambiare.
    Pm: «Lei è a conoscenza delle trattative e dei contratti stipulati tra Rete 10 e la Trinacria Tv, e più in generale con le emittenti locali siciliane?».
    Confalonieri: «Non ho alcun ricordo sul punto, anche perché io non mi sono mai occupato gestionalmente dell'"illuminazione" delle nostre televisioni [...]. Se ne occupava principalmente Adriano Galliani».
    Pm: «Dagli atti acquisiti risultano scritture private firmate dal dr. Confalonieri, nella qualità di consigliere delegato della Rete 10 Srl, stipulate con la Trinacria Tv: è in grado di ricordare le trattative che precedettero tali atti?».
    Confalonieri: «Ribadisco che non mi sono mai occupato di questo tipo di trattative e che la circostanza che ci sia la mia firma in calce non è indicativa, essendo tantissimi gli atti che negli anni mi sono stati sottoposti per la firma [...] Non ho alcun ricordo di una operazione di trasferimento di quote tra le Holding 6 a , 7 a , 8 a , 9 a , 10 a , 11 a ,12 a , 13 a , 14 a , 15 a , 16 a , 17 a , 18 a Spa e la Rete 10 Srl».
    Pm: «Lei conosce la società Parmafid?». Confalonieri: «Non la conosco e non so chi abbia detenuto fiduciariamente il pacchetto di Trinacria Tv».

    Penultimo particolare: nel 1990 tutte e tre le emittenti siciliane vengono incorporate da Rti, in un'operazione che il sottufficiale della Dia definisce «di ingegneria commerciale» e collega «agli effetti della legge Mammí n. 223/1990». La legge che equipara le reti berlusconiane al servizio pubblico Rai. E consente ciò che Berlusconi aveva tranquillamente e illegalmente già fatto anni prima: trasmettere in contemporanea su tutto il territorio nazionale.
    Ultimo particolare: a proposito della proprietà delle Holding, fino ad allora misteriosa (il Cavaliere uscirà allo scoperto soltanto nel 1994, sollecitato dalla Consob a dichiarare di chi diavolo fossero tutte quelle società gemelle), il dirigente della Rti Enrico Monza dichiara: «Non sono in grado di riferire, ma allego prospetto della Consob dal quale emerge che alcune delle Holding richiamate dal libro soci [di Trinacria Tv] facevano capo a Silvio Berlusconi». Cosí, per la prima volta, le Holding Italiana hanno un padre certo.

    «Scavate in quelle Holding»

    A quel punto, la Procura antimafia di Palermo decide di scavare più a fondo in quei pozzi miliardari senza fondo che sono le Holding e nei loro legami con le altre società del gruppo Berlusconi. Per le indagini dal punto di vista tecnico-finanziario si rivolge alla Banca d'Italia, ed ecco il rapporto Giuffrida. Per quelle dal punto di vista penale-giudiziario si rivolge ancora al maresciallo capo Giuseppe Ciuro. Il quale, dopo oltre due anni di lavoro, il 15 dicembre 2000 deposita un'informativa di 592 pagine, frutto della «verifica incrociata di tutta la documentazione acquisita». E conclude che alcune delle stranezze riscontrate «esprimono, sotto il profilo economico, esigenze "fisiologiche", cioè spostamenti interni alla medesima organizzazione produttiva». Altre invece sono «operazioni "patologiche", finalizzate alla formazione di disponibilità patrimoniali per i più svariati scopi».
    «L'articolazione complessa delle società riconducibili al Gruppo [Fininvest] - scrive il sottufficiale della Dia - ha semplificato l'efficacia degli strumenti finanziari a disposizione per il perseguimento di tali obiettivi. Il ricorso a tali pratiche ha prodotto indebite distorsioni rispetto alla trasparenza della "informativa societaria" come appare, infatti, dalla rilevazione di alcune "operazioni anomale", sia in omittendo che in committendo, effettuate col fine di creare dei fondi che avrebbero dovuto trovare - come, in effetti, hanno trovato - una loro collocazione nella documentazione societaria, anche se se ne sconosce la provenienza».
    Siamo, appunto, alle centinaia di miliardi in cerca d'autore, giunti nelle mille casse del cavalier Berlusconi chissà da dove e perché: «Gli accertamenti sin qui svolti consentono di ritenere che, fra le disponibilità "dirette" o "indirette" di Silvio Berlusconi, attraverso svariate operazioni con le caratteristiche appena enunciate, vi siano stati movimenti di capitali immessi nel circuito finanziario e societario allo stato non provenienti dai canali "ufficiali" del credito. Allo stato non si è in grado di ricostruire la genesi dei capitali utilizzati per il perfezionamento di tutte le operazioni effettuate. Nel prosieguo degli accertamenti, in particolare sono stati analizzati nella loro complessità e mutevolezza tutti gli aumenti di capitale e finanziamenti soci. Attraverso una serie di operazioni, prevalentemente finanziarie, per il collocamento di tali somme, certamente è stata impedita la ricostruzione "paper trail" (pista di carta), a ritroso, passaggio dopo passaggio, della provenienza del denaro».
    E giù con una serie di nuove scoperte e osservazioni molto interessanti. Eccole, in estrema sintesi.


    Miliardi su miliardi in contanti

    Uno dei rompicapi più interessanti per il maresciallo Ciuro è l'incredibile disponibilità di contanti, sempre di provenienza ignota, che contraddistingue il Cavaliere e i suoi cari. Prendiamo un paio di operazioni intorno alla Fininvest. «Il 28 giugno del 1979, la Fininvest Roma Srl assume la nuova denominazione "Finanziaria d'Investimento - Fininvest Srl". Fino a questo momento il capitale sociale e i vari aumenti di capitale sono stati sottoscritti dalle due fiduciarie della Bnl: SAF e Servizio Italia. Nell'assemblea del 28 giugno 1979, erano nominati i nuovi componenti degli organi sociali». Silvio e Paolo Berlusconi e Giancarlo Foscale entrano nel Cda, che nomina presidente della Fininvest il cavalier Silvio. Il 30 giugno 1980 Foscale revoca il mandato fiduciario a Servizio Italia e SAF. Da quel momento, «il capitale sociale, che fino a quella data era sottoscritto dalle due finanziarie Bnl, è suddiviso fra le Holding Italiana dalla I alla XXIII e Silvio Berlusconi. Si evidenzia, inoltre, che dal giugno del 1980 le due fiduciarie predette non hanno più avuto rapporti con la Fininvest, ma continuano ad intrattenere rapporti con le varie Holding». Ed è a questo punto che si inseriscono «alcuni fatti amministrativi contabili degni d'attenzione».
    Anzitutto «si è trovata conferma delle operazioni inerenti gli aumenti di capitale, effettuati dalla Fininvest Spa, prima che la stessa fosse incorporata dalla Fininvest Roma Srl. Infatti, nell'assemblea straordinaria del 6 aprile 1977, la Fininvest Spa, presieduta dal Dr. Silvio Berlusconi, deliberava l'aumento del capitale sociale "non inferiore a lire 8.000.000.000 da collocare, data la notevole liquidità occorrente, anche al di fuori dell'attuale assetto sociale". Pertanto il capitale sociale aumentava da lire 2.500.000.000 a 10.500.000.000 mediante l'emissione di 80.000 nuove azioni nominali di lire 100.000 da offrire alla pari e per contanti, con esclusione del diritto di opzione spettante agli attuali azionisti ai sensi del Codice civile [...]. Nell'assemblea ordinaria dei soci del 7 luglio 1977, convocata per deliberare sulla proposta di versamenti in conto aumento capitale, Berlusconi, nel mettere in evidenza le esigenze finanziarie della società in relazione ai previsti programmi di ampliamento, faceva presente che, in attesa delle decisioni del competente Ministero circa l'autorizzazione all'aumento di capitale sociale da 2 miliardi a 10,5 miliardi deliberato nell'assemblea del 6 aprile 1977, era "opportuno che i soci versassero un congruo importo in conto del già deliberato aumento di capitale". L'assemblea in tal senso approvava».
    Dalle carte acquisite presso le due fiduciarie Bnl saltano fuori altre mirabolanti operazioni in contanti: «La documentazione acquisita evidenzia i flussi finanziari pervenuti dalla Fininvest Spa fra il febbraio 1977 e l'agosto 1978 [...]. Versamenti infruttiferi effettuati dai soci in conto aumento di capitale [...] anche per importi contenuti e a distanza di un solo giorno. Tale modo di sottoscrizione dei versamenti farebbe ritenere che la provvista provenga da fondi diversificati ed anche per contanti.






    Data SAF Servizio Italia Totale

    28.02.1977 9.000.000 291.000.000 300.000.000
    18.05.1977 21.000.000 679.000.000 700.000.000
    19.05.1977 22.200.000 717.800.000 740.000.000
    23.05.1977 3.842.609 112.604.372 116.086.981
    25.05.1977 11.490.000 371.510.000 383.000.000
    26.05.1977 27.391 885.628 913.000
    17.06.1977 3.000.000 97.000.000 100.000.000
    20.09.1977 37.380.000 1.222.200.000 1.260.000.000
    28.09.1977 3.000.000 97.000.000 100.000.000
    24.10.1977 18.000.000 582.000.000 600.000.000
    03.11.1977 3.000.000 97.000.000 100.000.000
    21.12 .1977 33.600.000 1.086.400.000 1.120.000.000
    29.12.1977 104.400.000 3.375.600.000 3.480.000.000
    30.12.1977 94.500.000 3.055.500.000 3.150.000.000
    06.03.1978 10.500.000 339.500.000 350.000.000
    13.04.1978 30.000.000 970.000.000 1.000.000.000
    15.05.1978 7.500.000 242,500.000 250.000.000
    26.05.1978 7.500.000 242.500.000 250.000.000
    15.06.1978 4.800.000 155.200.000 160.000.000
    20.06.1978 15.000.000 485.000.000 500.000.000
    27.06.1978 15.000.000 485.000.000 500.000.000
    12.07.1978 30.000.000 970.000.000 1.000.000.000
    17.07.1978 2.400.000 77.600.000 80.000.000
    25.07.1978 15.000.000 485.000.000 500.000.000
    02.08.1978 6.000.000 194.000.000 200.000.000
    Totale 507.780.000 16.431.800.000 16.939.999.981

    Questo schema, che riassume tutti i flussi finanziari giunti alla Fininvest fra il 1977 e il '78 per un totale di quasi 17 miliardi, ricostruisce un'altra prassi a dir poco stravagante: uno stillicidio di versamenti, anche di minuscola entità (uno addirittura di 27.391 lire), a distanza di pochissimi giorni l'uno dall'altro. Di qui il sospetto della Dia che almeno una parte di questi quattrini arrivasse in contanti.
    E non è finita. «Successivamente alla sottoscrizione della somma di cui sopra - osserva il maresciallo della Dia - con nota indirizzata alla SAF datata 30 novembre 1977, Giancarlo Foscale [...] autorizzava la SAF a ritirare a proprio nome, ma per suo conto, l'assegno bancario di lire 508.200.000 tratto dalla Fininvest Spa a favore della Fiduciaria e successivamente a effettuare la girata dello stesso in bianco e consegnarlo. Anche la Servizio Italia otteneva il rimborso delle somme versate (assegni Banca Popolare di Abbiategrasso) che prontamente girava e consegnava al sig. Dal Santo. Indicativo delle modalità operative da parte del Gruppo Fininvest, in occasione della sottoscrizione dell'aumento di capitale, è l'appunto di seguito riassunto rintracciato sempre agli atti della SAF».
    In quell'appunto, davvero significativo, si racconta della speciale missione del dottor Dal Santo, commercialista e prestanome del Cavaliere, incaricato di portare materialmente i borsoni contenenti i 2 miliardi in contanti forniti dagli uomini del Biscione per l'aumento di capitale della Immobiliare Coriasco (da 200 milioni a 2.2 miliardi). Ecco dunque l'appunto: «Immobiliare Coriasco Spa: mandante Luigi Foscale; interlocutore Dal Santo. 20.3.1979: telefonato Dal Santo, ci ha annunciato che intendono darci mandato a sottoscrivere aumento di capitale della Coriasco Spa da 200 mln a 2.200 mln. 21.3.1979: incontrato Dal Santo, ha portato i mandati per la firma, definite le modalità del ns. intervento: il mand. ci mette a disposizione il contante col quale richiediamo emissione di assegni circolari x L. 2.000.000.000 che versiamo alla Coriasco la quale ci dà ricevuta (l'abbiamo già). 22.3.1979: ritirati assegni circolari dalle banche dietro versamento in contanti e girati alla Coriasco. 22.3.1979: registrato nei conti transitori l'entrata e l'uscita di L. 2.000.000.000». L'incredibile operazione, ovviamente, non viene riportata nella documentazione ufficiale cosí com'è avvenuta. Ma viene classificata falsamente come «franco valuta», grazie a una «lettera scritta in proposito da Luigi Foscale», l'anziano zio di Berlusconi, che «dava indicazioni diverse alla SAF, e precisamente di sottoscrivere per ordine e conto con valuta 22.3.1979 l'aumento di capitale di L. 2.000.000.000. Il Foscale segnalava che avrebbe provveduto a rimettere alla cassa della Coriasco l'importo relativo (operazione franco valuta)».

 

 
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