Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
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    Predefinito A Preside'!! SVEGLIATI!!!

    SEGGI VACANTI: PANNELLA, SE CAMERA NON DECIDE TORNO IN SCIOPERO DELLA SETE.
    COSSIGA, HA RAGIONE MA LA SETE NO.

    ALLE 15:00 PANNELLA NE PARLERA' IN DIRETTA DA RADIO RADICALE

    "Sono al 58° giorno di sciopero della fame".
    Marco Pannella esordisce cosi' , intervenendo a Radio Radicale durante la trasmissione che ha visto ospite il Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga.

    "Ho sentito e ho letto che anche tu hai posto incidentalmente al Presidente della Repubblica il problema dal plenum delle Camere - dice Pannella a Cossiga - facendo giustizia della tesi per la quale il plenum di 630 deputati non e' perentorio ma ordinatorio. Noi siamo in 5400, dei quali 3000 detenuti , in satyagraha per il mero principio di legalità. Chiediamo solo che la Camera decida quello che vuole, essendo questo l'ultimo atto necessario alla costituzione in termini tecnici della Camera dei Deputati, senza andare oltre nella legislatura.
    Altrimenti , giunto al sessantesimo giorno di sciopero della fame, tra domani e dopodomani , preannuncio che torno allo sciopero della sete. ".

    "Io sono d'accordo con te" ha risposto Cossiga "ma lo sciopero della sete no !".
    Pannella tornerà a parlare della iniziativa politica dei Radicali Italiani nel corso di una intervista in diretta a partire dalle 15.

    Roma, 10 giugno 2002
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  2. #2
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    Grande battaglia, complimenti.

    Povero Pannella, com'è ridotto.

  3. #3
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    Originally posted by brunik
    Grande battaglia, complimenti.

    Povero Pannella, com'è ridotto.
    Io credo sia una battaglia interessante e giusta. Poi i metodi si possono criticare, ma senz'altro hanno ottenuto un risultato, no?

  4. #4
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    Predefinito APPROFONDIMENTO (conoscere x deliberare)

    DOSSIER: LA CAMERA DEI DEPUTATI SENZA IL PLENUM COSTITUZIONALE DEI COMPONENTI
    Un altro episodio di violazione delle leggi vigenti, costituzionali ed elettorali, si sta verificando in Italia successivamente alle ultime elezioni politiche del 13 maggio 2001.

    La Costituzione italiana, all’art. 56, sancisce che la Camera dei Deputati, a differenza di altri organi (come i Consigli regionali) sia composta da un numero fisso di membri (630), e non tollera che anche un solo seggio resti vacante nel corso dell’intera legislatura: questo è desumibile dalla lettera della norma, e anche dalla giurisprudenza costituzionale sull’ammissibilità dei referendum elettorali.

    E’ la medesima interpretazione data dal legislatore italiano, che ha contemplato puntualmente, nella legislazione elettorale (TU 361/1957, così come modificato dalla legge 277 del 1993), e nel regolamento di attuazione relativo (DPR 5 gennaio 1994, n.14), tutte le eventualità per consentire qualunque sia l’esito delle elezioni l’assegnazione di tutti i 630 seggi, e che ha previsto meccanismi di sostituzione dei seggi che nel corso della legislatura divengano vacanti.

    Da ormai diversi mesi sta invece accadendo che la Camera dei deputati sia costituita ed operi in mancanza dell’attribuzione di ben 11 seggi.

    Come si è arrivati a tale situazione? Ricapitoliamo i fatti.

    1 - Le liste "civetta" e la volontà popolare non rispettata

    La legge elettorale 277/1993 prevede che l’elezione dei membri della Camera dei deputati avvenga in collegi uninominali, per un numero pari al 75% del totale, e in collegi plurinominali per il restante 25% dei seggi; le liste presentate dai partiti nei collegi possono essere collegate, con un legame espresso e formale, a candidature dei collegi uninominali, e l’elettore ha a disposizione due schede per esprimere il proprio voto.

    Alla attribuzione dei seggi per la quota proporzionale hanno diritto solo le liste che in ambito nazionale hanno ottenuto almeno il 4% dei voti (soglia di sbarramento).

    E’ accaduto che le due più importanti coalizioni, per arginare gli effetti di un meccanismo ulteriore, previsto sempre nella legge elettorale ,che sottrae voti nella quota proporzionale a alle liste collegate a un candidato risultato vincente nella quota maggioritaria, hanno collegato diversi candidati nei collegi uninominali considerati vincenti a "liste civetta", liste "fantasma" nella quota proporzionale, liste sconosciute al pubblico e create ad hoc scommettendo che esse non avrebbero partecipato alla ripartizione dei seggi nella quota proporzionale non raggiungendo il quorum del 4%, in modo tale che le liste reali di appartenenza di questi candidati vincenti non sarebbero state penalizzate nella ripartizione proporzionale.

    L’uso di queste liste civetta ha creato subito un grave problema al partito, Forza Italia, che nella quota proporzionale ha ottenuto un grandissimo successo di voti (29, 5% su scala nazionale): infatti è stato subito evidente che i seggi assegnati a questo partito erano maggiori rispetto al numero di candidati presenti nelle sue liste: la legge 361/57 prevede in questo caso che i seggi per i quali non ci sono candidati vengano attribuiti ai "migliori perdenti" collegati alla lista cui i seggi spettano nella circoscrizione", e Forza Italia non aveva candidati collegati, in quanto questi erano stati collegati alle "liste civetta".

    A questo punto, sempre secondo la legge 361/57, i seggi non attribuiti devono essere redistribuiti alla lista stessa nella quota proporzionale dove essa ha ottenuto i maggiori resti, naturalmente nel caso vi siano non eletti; e così 5 dei 7 candidati mancanti per FI sono stati coperti, recuperati in collegi nelle circoscrizioni Marche, Emilia - Romagna, Puglia (un seggio ciascuna) e Lazio 1 (due seggi).

    Rimanevano però due seggi ancora da attribuire e l’ Ufficio centrale elettorale nazionale presso la Corte di Cassazione ha applicato quanto discutibilmente previsto in tali frangenti all’art. 11 del DPR 5 gennaio 1994, n.14, regolamento di attuazione della 277/93, che prevede esattamente che "qualora... non possa procedersi alle proclamazioni dei candidati di una o più liste per insufficienza di candidature in tutte le circoscrizioni, l'Ufficio centrale nazionale ripartisce fra le altre liste i seggi non assegnati", cosicché, ricalcolando il quoziente sui voti delle altre quattro liste sopra il quorum, è stato attribuito un seggio ulteriore ai DS e alla Margherita.

    E ‘ quindi accaduto che obbedendo a questo regolamento i voti di cittadini espressi per Forza Italia siano serviti ad eleggere due parlamentari di partiti differenti, addirittura appartenenti alla coalizione avversaria rispetto a quella di cui fa parte FI. La previsione di un regolamento attuativo ha avuto la meglio sul rispetto della sovranità popolare chiaramente espressa dagli elettori.

    Ma la vicenda non si esaurisce qui.

    2 - I seggi fantasma

    Infatti si apre subito la questione che riguarda la reintegrazione dei candidati di Forza Italia già proclamati eletti, candidati eletti sia nell’uninominale sia in una o più circoscrizioni proporzionali e candidati eletti in più di una circoscrizione proporzionale, situazione questa diversa da quella già risolta dalla Cassazione. Sono 4 casi i primi (Berlusconi, Scajola, Previti, Russo), tre casi i secondi (Tremonti, Pisanu, Vito, di cui l’ultimo a seguito della decisione della Cassazione che lo ha ripescato anche nell’uninominale). Si tratta di seggi rientranti tra quelli "rimasti vacanti per qualsiasi causa, anche sopravvenuta" e per i quali si devono individuare i "subentranti", che sono in totale 11 (Cfr. Corriere della Sera del 30 maggio, «Forza Italia ritrova 5 seggi ma può perderne 11»).

    Della soluzione di questo problema si deve occupare la Giunta delle elezioni della Camera dei deputati, che incredibilmente non ha ancora trovato una soluzione, senza che sia dato sapere quando mai avverrà ; la Camera dei deputati nel frattempo dibatte e delibera in assenza del plenum costituzionale, con i problemi della dubbia legittimità di provvedimenti adottati da un organo che è costituito ed opera in modo difforme a quanto prevede la Costituzione italiana.

    Le soluzioni poi che si prospettano appaiono ancora una volta incerte e discutibili.

    Giuristi sostengono che nel vuoto della legge, vada applicato nuovamente l’art. 11 del DPR 14/1994, il che significherebbe, ad esempio, consegnare uno dei seggi di Berlusconi a un candidato di un’ altra lista, ad esempio ai DS, di nuovo in violazione della volontà espressa dagli elettori. Ma dubbi di costituzionalità e di legittimità relativi all’applicazione di tale regolamento sussistono anche all’interno della Giunta per le elezioni della Camera dei deputati, così come confermato dal resoconto della riunione del 10 ottobre 2001:

    " È stata mossa una forte obiezione al percorso «fisiologico» di attribuzione dei seggi vacanti attraverso il ricorso all'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica n. 14 del 1994. In ordine all'articolo 11, vengono sollevate obiezioni che attengono a un profilo di incostituzionalità (per contrasto con i princìpi della sovranità popolare e della democraticità del voto, sanciti dalla Costituzione) e a un profilo di illegittimità (per il carattere regolamentare del decreto del Presidente della Repubblica)".

    "È stata altresì formulata l'ipotesi che la Giunta possa disapplicare l'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica n. 14, ritenuto illegittimo in quanto esso disciplina, con disposizione di carattere regolamentare, una materia riservata alla legge. Tale ipotesi è oggetto di valutazioni controverse. Qualora anche prevalesse un giudizio di illegittimità, si dovrebbe valutare la natura dell'attività della Giunta delle elezioni. Qualora si ritenesse di accogliere l'interpretazione secondo la quale l'attività della Giunta ha natura giurisdizionale, la proposta di disapplicazione potrebbe correttamente essere ammessa. E tuttavia ne deriverebbero conseguenze nient'affatto trascurabili. In questa circostanza, come in eventuali future altre circostanze, le parti lese dalla decisione della Giunta potrebbero invocare l'intervento della Corte costituzionale o di organi di giustizia sovranazionali, implicitamente modificando il carattere di insindacabilità previsto dalla Costituzione.
    Peraltro, v'è da dubitare che la fase della proclamazione - quella che consiste nell'individuazione dei deputati subentranti e che è disciplinata dall'articolo 17-bis, comma 3, del regolamento della Camera e dall'articolo 18 del regolamento della Giunta - abbia natura giurisdizionale. La fase della proclamazione consiste essenzialmente in un accertamento e come tale sembra avere natura amministrativa, come accade, del resto, per gli uffici elettorali circoscrizionali, quando procedono essi stessi alla proclamazione degli eletti. Diverso è invece il procedimento di verifica delle elezioni, disciplinato dal capo II del regolamento della Giunta, che consiste nella verifica della legittimità della proclamazione e che presuppone un'attività istruttoria e il contraddittorio con le parti e i soggetti interessati".

    Non è dunque ancora possibile fare previsioni circa i tempi e i modi attraverso cui saranno attributi gli undici seggi vacanti. Si osserva inoltre come la Giunta per le elezioni, impegnata nella fase della proclamazione degli eletti e della "verifica dei poteri" (valutazione dei ricorsi presentati) metta all’ordine dei lavori la questione ad intervalli di tempo molto ampi: il 28 novembre 2001 la Giunta aveva rinviato al 22 gennaio 2002, data in cui la giunta ha stabilito un nuovo rinvio a data da destinarsi.
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  5. #5
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    PLENUM CAMERA/BASILICATA.IL SINDACO DI MELFI(PZ) SCRIVE A MARCO PANNELLA.
    BASILICATA/IL SINDACO DI MELFI(PZ),ALFONSO ERNESTO NAVAZIO,SCRIVE A MARCO PANNELLA SULLA QUESTIONE DEL PLENUM DELLA CAMERA DEI DEPUTATI.

    Caro Marco,
    ho sempre apprezzato il tuo impegno e le tue battaglie in difesa dei diritti civili e della legalità contro i giochi di potere a cui spesso si abbandonano le segreterie dei partiti.

    La mancanza del plenum della Camera dei Deputati, situazione che dura ormai da un anno, determina una situazione di forte emergenza istituzionale che compromette il corretto funzionamento dell’organo e mina la democrazia e lo stato di legalità.

    Lo sciopero della sete è indubbiamente un gesto molto forte ma anche estremamente pericoloso per la tua salute; ti invito a desistere da tale decisione ed a cercare soluzioni alternative di uguale spessore ed efficacia.

    Nello scorso mese di marzo con atto deliberativo la Giunta Comunale da me presieduta ha rivolto un appello al Presidente Ciampi, affinchè, per quanto gli consente la Costituzione, Inviti la Camera dei Deputati ad esercitare la propria responsabilità risolvendo definitivamente la questione dei seggi non assegnati.

    Come vedi il problema è sentito, bisogna solo cercare di riunire queste voci isolate in un coro che sia in grado di esercitare un forte movimento di opinione.

    Melfi, 13 Giugno 2002


    Il Sindaco
    Ing.Alfonso Ernesto Navazio
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