Intervista all’antropologa Ida Magli
"È confusione già sui termini", attacca l’antropologa Ida Magli. "La tolleranza è nata in Francia, quando l’eretico andava al rogo. Ora dobbiamo forse strapparci le viscere e dire: "Vieni nella mia pancia?" Ci sarà bene una differenza tra non mandare al rogo chi divide le mie idee e dire che ognuno deve starsene a casa propria?"
Vuol dire che tra i popoli non c’è convivenza possibile?
"Ogni gruppo umano sviluppa significati propri, sono quelli del costume e delle religioni che non possono vivere in contraddizione con altri. Dirò di più: ogni popolo ha diritto al suo territorio. Se viene invaso, e questi lo stanno facendo senza armi (per ora), rischia di scomparire. Possiamo confrontarci con la cultura islamica solo da turisti. Non dico che devono cambiare. Rispetto i loro valori finché restano a casa loro. Non voglio convertire nessuno, non voglio invadere. Ma non voglio neanche essere invasa".
Torniamo al velo: perché contrastarlo?
"Il velo, di per sé, non è una minaccia. Fino a quando è stato considerato solo un elemento erotico nessuno si è preoccupato. Ma oggi ci dice che nel nostro territorio ci sono le donne musulmane, i loro uomini e i loro figli. Una cultura diversa che sta penetrando la nostra. Ci sarà uno scambio, certo. Ma per noi è negativo. Vinceranno loro: la loro cultura e i loro valori prevarranno sui nostri".
Sentimenti fallaciani. Franco Cardini in un suo libro, Noi e l’Islam, diceva che il "contrappunto musulmano alle nostre orgogliose pretese di incarnare il migliore dei mondi possibili è moralmente, civicamente e antropologicamente prezioso". Non crede al "contrappunto prezioso"?
"Dietro alle masse di immigrati c’è una volontà di penetrazione. L’Islam è una religione che fa proselitismo. Inoltre due popoli non possono coesistere senza che uno domini sull’altro. Tra gli individui la convivenza si fa tra persone che hanno legami sessuali, nelle società tra chi condivide le origini. Potremmo dire che i matrimoni misti siano leciti. Ma, come sappiamo, la cristiana che sposa un musulmano deve diventare musulmana. E fino a poco tempo fa era così anche nella cultura cattolica: persino un protestante, nel momento del matrimonio, doveva impegnarsi a educare cattolicamente i figli. Le culture sono muri che vanno rispettati" (...)
Non crede che a contrapporre sempre il noi e il loro si rafforzi la distanza e la paura?
(...) "Credete che la Palestina abbia diritto al suo territorio? E allora perché noi non avremmo diritto al nostro? Pensare di dialogare qui con la comunità musulmana e di integrarci è un’emerita follia. Loro sgozzano l’agnello come sistema rituale. Ma sgozzano anche i nemici. L’assassinio del giornalista ebreo Daniel Pearl a noi ha fatto orrore. A loro no perché sgozzare è la loro maniera di uccidere. A noi disgusta il diritto di tagliare le dita a un altro o lapidare un’adultera: prendiamo distanza da questi comportamenti dicendo che sono fanatismi. No, sono la legge su cui si basa la loro cultura. Come facciamo a capirci? È una verità che si nega perché sconvolge i buoni sentimenti .
Io contrasto persino la Ue perché è contro la natura della specie umana non avere un territorio. Ognuno deve avere la propria lingua, la propria religione. E l’Italia presto resterà schiacciata: da una parte quelli e dall’altra un altro popolo che impone le sue abitudini. Vi siete chiesti perché facciamo meno figli? Gli italiani sono come gli animali quando sentono che il loro habitat non è più adeguato".
I musulmani comunque sono ormai una presenza, non crede che vada riconosciuta?
"Non si può fare un patto giuridico con i musulmani, perché per loro la legge religiosa è anche civile. E questo fa la differenza. Chi pensa di superare le barriere della specie umana è un utopista. Peggio: non si accorge che porta il suo gruppo sociale alla fine. Sono finiti gli Aztechi, gli Etruschi, gli Egiziani, fatti fuori da culture che si sono sovrapposte. Perché non ci rendiamo conto che è quanto il mondo occidentale sta rischiando?" (...)
La Chiesa cattolica promuove il dialogo con le altre confessioni.
"Questo è l’errore madornale: Wojtyla mette insieme idee in contraddizione.
È un inganno che confonde i linguaggi".
Luisa Pronzato. Sette-Corriere della Sera




2010:
Rispondi Citando
