Il consiglio dei Ministri definira' "sicuramente" il decreto salva-deficit nel senso richiesto dalla lettera del capo dello Stato. Quanto ai beni soggetti a vincoli demaniali, se sono alienabili - "anche se hanno qualche rilevanza artistica- "e' meglio se cominciamo a venderli", anche perche' i privati "li mantengono con piu' cura" e "non ne hanno quattrocentomila" come lo Stato. Così si è espresso il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani sulla vendita dei beni dello Stato pianificata dal governo per sopperire, almeno in parte, al deficit delle casse italiane, 1.300 euro.

Un’iniziativa intorno alla quale continuano le polemiche e per la quale il presidente della Repubblica, con una lettera indirizzata a Silvio Berlusconi, ha chiesto garanzie sul fatto che non si svenderà il patrimonio pubblico, con particolare riferimento ai beni artistici e ambientali. Il governo, ora, sta preparando una replica ufficiale proprio per rassicurare sia i cittadini sia il capo dello Stato, un testo che fisserà i criteri e renderà di fatto invedibili le ricchezze artistiche e culturali del nostro Paese. Ma non tutte, evidentemente, stando alle parole del ministro Urbani che, riferendosi anche alle indicazioni di Ciampi, ha chiarito la sua posizione in merito ai beni considerati alienabili, ovvero quelli soggetti a quotazioni di mercato: “quelli se cominciamo a venderli è meglio- ha detto- anche se poi hanno qualche rilevanza artistica, senza essere il Duomo o Brera”.

Non si placa, intanto, la polemica tra il ministro e il sottosegretario ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi, che ha colto l’occasione per metterlo in difficoltà chiedendo che venga messa nero su bianco la lista dei beni che andranno a far parte di ‘Infrastrutture Spa’ e ‘Patrimonio Spa’, create appositamente per ricavare un reddito dai beni dello Stato attualmente poco redditizi e per avviare grandi opere infrastrutturali. Urbani conferma quanto ha già detto: stilare ora un elenco dei beni da non alienare (non vendibili) non è possibile per la vastità della materia. E ribadisce. “L'elenco è meglio farlo quando uno prevede le cose, che non farlo prima. Perché prima non è un elenco, è Internet''. Ma non esclude l'eventualità della compilazione di un elenco, ''nel momento in cui dovesse esserci qualche cosa soggetto alla vendita, fra i beni oggi vincolati. Ma questa e' un'ipotesi che francamente e' molto lontana nel tempo".

"Io ho molte cose da fare, posso stare anche all'opposizione", ha dichiarato nel frattempo Vittorio Sgarbi, che non mette limiti per far prevalere i suoi prinicipi, "ne' di destra, ne' di sinistra", nella querelle con il ministro Urbani. "Io non voglio fare il ministro - ha detto- mi interessa fare bene per il patrimonio artistico. Pero' mi irrita che sia Urbani a dire che quella funzione mi e' preclusa. Lui che ne sa. Non e' lui che decide e io posso avere un peso politico maggiore". Sgarbi si appassiona anche sulla possibilita' di un referendum promosso dall'opposizione: "Qualunque cosa faccia la sinistra - ha proseguito- la guardo con rispetto. Io non farei il referendum, ma sarebbe un segnale negativo per il nostro ministero e per lo stesso governo".

Ed è Rifondazione Comunista che promette referendum nel caso in cui la maggiooranza non dovesse dare seria risposta alla proposta di legge che intende presentare. "Siamo di fronte all'ennesima beffa del governo, che ha presentato un ordine del giorno in risposta alla seria richiesta di tutela e di inalienabilita' del patrimonio storico e culturale del paese", ha dichiarato Titti De Simone, capogruppo di rifondazione comunista in commissione cultura. "Non solo sono a rischio i 'gioielli di famiglia', ma la condizione dei precari che in questi anni hanno raggiunto una grande professionalita' e si sono resi indispensabili per il buon funzionamento di tutte quelle attivita' legate al settore dei beni culturali. la questione non puo', dunque, essere liquidata con un odg, assolutamente inefficace”. Un referendum per modificare la legge salva deficit è anche la porposta dei Verdi, mentre lo Sdi ha annunciato che sarà presentata una simbolica proposta di una legge, con un solo articolo, chiedendo al parlamento una "corsia preferenziale" per approvarla e rispondere così alle preoccupazioni del Capo dello Stato.