Il partito del presidente ottiene al ballottaggio 375 seggi
I socialisti solo 153, perdono tutti i candidati di Le Pen
Francia, il trionfo di Chirac
ma l'astensionismo è da record
Tra i grandi sconfitti, Voyet, Moscovici e Aubray, la "dama delle 35 ore", ministro del Lavoro nel governo di Jospin
PARIGI - Il trionfo annunciato di Chirac trova conferma nelle prime proiezioni alla chiusura delle urne in Francia. L'Ump, il partito del presidente, si aggiudicherebbe 375 seggi su 567 dell'Assemblea nazionale, i socialisti ne otterrebbero 153, il partito centrista Udf tra 20 e 24 seggi, il partito comunista ondeggia tra 19 e 22, i verdi tra due e quattro seggi, il Fronte nazionale nessuno. Si interrompe così per il centrodestra francese la "coabitazione" al potere con i socialisti.
Molti i nomi illustri degli sconfitti. Dominique Voyet, ex ministro verde dell'Ambiente, Pierre Moscovici, ex ministro socialista per gli Affari europei. Sconfitto anche Raymond Forni, presidente dell'Assemblea nazionale uscente. E ancora. Jean Pierre Chevenement, gollista di sinistra, ex ministro degli Inteni nel governo Jospin, è stato battuto nella sua roccaforte di Belfort. Stessa sorte per Martine Aubray, la "dama delle 35 ore", ministro del Lavoro ai tempi del governo socialista.
Tra i dati più rilevanti di questa giornata di elezioni francesi ancora una volta quello dell'astensionismo che è sceso ulteriormente rispetto al primo turno e ha segnato un record negativo. Alle 17 avevano votato appena il 46,69 per cento degli aventi diritto: domenica scorsa alle 17 si erano recati alle urne il 50,61 per cento degli elettori, mentre in occasione del ballottaggio per le politiche del '97 si arrivò fino al 58,10 per cento.
Già dalla vigilia c'era poca suspence sull'esito di queste votazioni che al primo turno avevao visto la vittoria schiacciante del partito di Chirac. L'unica incognita riguardava l'entità del trionfo dell'Ump al quale il ballottaggio ha regalato ottime notizie. Il presidente a capo del partito, rieletto da poche settimane, godrà dunque di un potere ampio, contrariamente a quanto accaduto ngli ultimi anni quando ha dovuto "coabitare" con il socialista Lionel Jospin che controllava l'Assemblea legislativa.
Al voto erano chiamate 37 milioni di persone, 4 milioni meno di domenica scorsa, perché la sfida elettorale era limitata a 519 delle 577 circoscrizioni. Al primo turno 58 candidati (56 del centrodestra) avevano infatti raccolto oltre il 50 per cento dei suffragi ed essendo automaticamente eletti.
Politologi e sondaggisti avevano preannunciato che il "fronte Chirac" si sarebbe trovato con una massiccia maggioranza all'Assemblea Nazionale: da 380 a 420 deputati su un totale di 577, avevano detto. La risposta dei cittadini è stata 375 seggi, di pochissimo inferiore alle previsioni e ora il primo ministro Jean-Pierre Raffarin ottiene una maggioranza monocolore che gli permetterà di tirar dritto per la sua strada. Per la sinistra plurale (socialisti, comunisti, verdi e radicali) la battaglia era parsa persa già in partenza dopo la traumatica defenestrazione del suo leader, l'ex-premier Jospin, al primo turno delle presidenziali, il 21 aprile.
Anche l'incredibile successo di Jean-Marie Le Pen è miseramente svanito in pochi giorni. Il leader razzista e xenofobo del Fronte nazionale non è stato in grado di ripetere lo sconquasso provocato al primo turno delle presidenziali, quando a sorpresa riuscì a scalzare il socialista Lionel Jospin: Jean-Marie Le Pen ha portato al secondo turno delle legislative soltanto 37 candidati di estrema destra. E al ballottaggio non ha ottenuto nemmeno un seggio.
(16 giugno 2002)
Francia : tro


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