Giovedì, lo stadio di Catania verrà intitolato all'ex 'presidentissimo' Angelo Massimino, scomparso in un incidente stradale nel 1996. Una decisione aspettata e condivisa da tutta la città.
CATANIA- Clamoroso al Cibali, lo stadio cambia nome. Uno dei tormentoni più gettonati delle cronache sportive, non avrà più ragion d'essere. La struttura passata alla storia per una radiocronaca di un inatteso vantaggio del Catania sulla blasonata Inter sarà intitolata al suo vulcanico 'presidentissimo', lo scomparso Angelo Massimino. Una decisione, adottata dal sindaco Umberto Scapagnini, attesa e condivisa dalla città, e più volte annunciata dopo la morte, in un incidente stradale, avvenuto il 4 marzo del 1996 sull' autostrada Palermo-Catania, dell' imprenditore edile. Nel maggio del 2001 l' allora ministro dell' Interno Enzo Bianco concesse la deroga per l' intitolazione necessaria per le persone decedute da meno di 10 anni.
Il Cibali cambierà denominazione nel pomeriggio di giovedì prossimo durante una cerimonia ufficiale alla quale parteciperanno, oltre al sindaco Scapagnini e all' assessore comunale allo Sport, Angelo Di Caro, anche i familiari dell' ex presidente. Sarà scoperta anche una lapide che ricorda l' imprenditore scomparso. Il presidente rossazzurro Angelo Massimino, 69 anni, a Catania era un' istituzione, ma tutta l' Italia del calcio lo conosceva bene per la sua passione, le sue guasconate, i suoi pittoreschi strafalcioni linguistici. Gli aneddoti sul suo conto fiorivano, ma nessuno osava contestargli passione, competenza e disponibilità a rischiare in proprio in un mondo duro come quello del calcio. Del pallone Angelo Massimino era talmente appassionato che, dopo aver cominciato a costruire la sua fortuna come imprenditore edile al rientro dall' Argentina dove era emigrato, aveva messo in piedi una squadra dandole il suo nome: ''Massiminiana'' si chiamava, e giunse fino alla serie C.
Poi, nel 1969, rilevò il Catania portandolo subito in A. Lasciò, per un anno, rientrando a furor di popolo. E condusse nuovamente la squadra rossazzurra in A nel 1983. Il Catania era il suo grande amore, ma andava male e i tifosi premevano perchè lo cedesse. Quando, poi, nel 1987 il Catania fu acquistato da una cordata di imprenditori guidata da Angelo Attaguile, Massimino a mò di salvatore della patria dovette intervenire, nel 1993 per evitarne il fallimento. Riuscì ad evitare il fallimento e intraprese una battaglia legale per evitare la radiazione: gli venne consentito di rientrare nel campionato eccellenza. Un successivo ripescaggio e una promozione riportarono il Catania di Massimino in C/2. Ma i dolori per Massimino non erano finiti: nel 1996 la squadra rossazzurra non riusciva a ingranare, aveva cambiato tre allenatori e rischiava di finire nella parte bassa della classifica. Le contestazioni erano ricominciate e, il mese prima di morire, mentre la squadra si allenava sul campetto di Valverde, a pochi chilometri da Catania, una quindicina di esagitati avevano scavalcato la recinzione aggredendo il presidente e alcuni calciatori con calci e pugni. Due giocatori avevano chiesto di lasciare Catania e Massimino, che, quasi cieco per una cateratta e in pessime condizioni di salute a causa del diabete, si sentiva frustrato e tradito . Anche l'ultimo viaggio a Palermo l'aveva fatto per il suo Catania: andava, con il genero, a sollecitare contributi pubblici per risollevare la squadra, quando poi...
Saluti Romani
Daniele - IRRIDUCIBILI




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