Un'indagine del Censis fa l'identikit degli italiani
fra i 15 e i 30 anni, molto "spirituali" ma poco attivi
Giovani, domestici e poco impegnati
Si svuotano progressivamente le facoltà scientifiche:
Matematica a Siena ha quest'anno un solo nuovo iscritto
ROMA - I giovani, tutti famiglia e spiritualità ma poco impegnati. E' il ritratto di una gioventù italiana un po' apatica quella che emerge da un'indagine del Censis per l'Osservatorio europeo dei giovani, condotta su un campione di 1500 ragazzi, in rappresentanza della popolazione di età compresa tra i 15 e i 30 anni. Credono nei valori della famiglia e dell'amore ma quanto a concretezza e impegno nel politico e nel sociale lasciano molto a desiderare. Fuggono perlopiù dalle facoltà scientifiche preferendo quelle umanistiche. Ma poi spesso si rifugiano nel mondo virtuale e comunicano con gli altri attraverso i messaggini sul cellulare. Le cause? Secondo i ricercatori molto dipende dalla società in cui vivono, che li spinge a uno stile di vita basato su modelli di omologazione.
I risultati dell'indagine "Giovani lasciati al presente" sono stati illustrati questa mattina dal direttore dell'Osservatorio, Carlo Gregoretti, dalla direttrice della Ricerca Maria Pia Camusi del Censis e dal presidente del comitato scientifico dell'Osservatorio, Giuseppe De Rita. Le percentuali parlano chiaro: i giovani italiani non hanno una spiccata vocazione all'impegno di tipo pubblico. Solo il 13,2% ha dichiarato di aderire ad associazioni studentesche, il 9,4% a partiti politici e appena il 4% a sindacati. I centri sociali, luoghi privilegiati di socializzazione politica, sono frequentati solo dal 3,1%.
Anche le scelte legate agli studi stanno progressivamente modificandosi. Tanto che il Censis ha registrato una vera e propria fuga dalle facoltà scientifiche - con il record di Matematica a Siena che quest'anno ha solo un nuovo iscritto - e una crescente preferenza per quelle umanistiche. Mentre le aule di Fisica, Chimica, Matematica si svuotano di anno in anno, continuano ad essere affollatissime quelle, ad esempio, si Scienza delle comunicazioni (38.000 nuovi iscritti in tutta Italia).
Giovani legatissimi alla vita domestica: il 47,7% considera ancora la famiglia "una sponda su cui contare" e il 38,3% un valore, non solo perché il 73,2% vive ancora all'interno dei nuclei d'origine ma perché molti giovani considerano i propri genitori come un modello da seguire. Tuttavia, a conferma di una scarsa propensione alla progettualità e una tendenza a vivere il presente, il 67,6% dei giovani, pur puntando sui rapporti d'amore e appagati dal proprio rapporto sentimentale, non è ben predisposto a legami ufficiali che comportino un investimento di vita. Preferiscono il "tutto e subito" e fuggono dagli impegni a lunga scadenza. Sarà anche perché spesso l'esigenza di ufficializzare un rapporto con il rito del matrimonio è dettata da convinzioni religiose. Ma anche in questo caso si riscontra una carenza: solo il 9,9% degli intervistati si dichiara credente praticante. C'è una forte spinta alla spiritualità, sottolineano i ricercatori, ma che si riferisce a percorsi "personalizzati", che vanno dalla preghiera alla meditazione. E dall'indagine emerge l'orientamento del 26,6% dei giovani a rendere "l'amore per gli altri" uno strumento attraverso cui soddisfare il proprio bisogno di spiritualità.
In questo quadro dei giovani d'oggi emergono anche tante contraddizioni. Se è vero che 7 giovani su 10 vivono a casa con i genitori, va anche detto che in vetta alla classifica dei loro sogni c'è quello di essere autonomi. Certo, tra il dire e il fare, spesso c'è di mezzo un conto corrente con pochi zeri. E addio sogni. Sorprende invece che molti giovani uomini siano ancora convinti che le attività domestiche siano di esclusiva competenza delle donne. Un'idea che si pensava superata. "Sembra quasi - rilevano i ricercatori - che anni e anni di impegno per lo sviluppo del ruolo femminile sul piano pubblico e su quello privato siano trascorsi senza che ne sia rimasta traccia".
Un invito all'ottimismo arriva comunque dal messaggio che il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha inviato all'Osservatorio europeo. "I giovani - scrive il capo dello Stato - sono una risorsa del nostro Paese e di un'Europa aperta al mondo. Occorre promuovere la loro maturazione, valorizzandone aspirazioni e potenzialità che possano renderli protagonisti della realtà sociale e del mondo del lavoro. E in questo ambito, la ricerca demoscopica svolge un ruolo crescente in quanto la società flessibile richiede una conoscenza approfondita delle dinamiche sociali ed economiche su cui fondare un dialogo aperto e costruttivo tra le generazioni, una prospettiva di pace e di sviluppo".
(14 giugno 2002)




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