Chi c'è dietro i minori che chiedono l'elemosina?
Certo è, che i giovani albanesi o magrebini al semaforo, a chiedere l'elemosina, non ci sono arrivati da soli. Li troviamo a Roma come a Milano, a Napoli come a Torino; sono presenti in tutte le grandi città italiane, a volte hanno i vestiti laceri, a volte zoppicano o si fingono storpi, sempre e comunque sporchi e con l'aria malnutrita, passano intere giornate, sotto il sole estivo o al freddo invernale, a chiedere l'elemosina agli incroci più trafficati. Sono usati, comprati, resi schiavi da sfruttatori malavitosi, ma anche da parenti senza scrupoli.
Molti di loro vengono affittati da famiglie poverissime, dietro la promessa di farli lavorare in Italia con il miraggio di mandare a casa qualche centinaio di euro che, quasi regolarmente, non arrivano.

Giungono nel nostro Paese nascosti in camion che passano dalla frontiera con la ex Iugoslavia o a bordo di veloci motoscafi che attraversano il mediterraneo di notte e dai quali vengono buttati in mare al largo delle coste pugliesi; alcuni non ce la fanno e muoiono durante il "viaggio della speranza".
Quelli che sopravvivono passano la loro infanzia dormendo in fabbriche dismesse o ammassati in piccoli monolocali; al mattino iniziano a chiedere l'elemosina alle sette, poi fanno una pausa dopo l'ora di punta (quando si lavora di più) e spesso continuano fino alle nove di sera. Ritmi di lavoro degni di una fabbrica dell'Ottocento. Dopo qualche anno di accattonaggio, il loro futuro è quasi sempre nello spaccio della droga o nella prostituzione omosessuale.

Ma chi finanzia questa tratta infame? Chi sostiene il racket dell'elemosina? La risposta è semplice: siamo noi!
Spesso ci fermiamo davanti all'apparenza. Con grande superficialità, ma in totale buona fede, siamo convinti che pochi centesimi, passati dal finestrino dell'auto mezzo abbassato, possano veramente aiutarli o che, per loro, riceverli voglia dire almeno mettere qualcosa sotto i denti.

L'azione dell'elemosina gratifica chi la fa, che per un po' si sente un novello San Francesco, ma sicuramente non chi la riceve che, accettandola, consegna la sua dignità.
Nel caso dei minori, ma anche di molti adulti, fare loro l'elemosina significa arricchire l'organizzazione criminale che li sfrutta, e purtroppo vanificare il lavoro di quelle associazione che lottano quotidianamente per strapparli al racket.
A Milano, lo scorso anno, alcune stime davano presenti sul territorio circa duemila minori non accompagnati, con un potenziale di raccolta di denaro da cento a centocinquanta euro al giorno per ognuno di loro; basta fare due somme per rendersi conto che i soldi in gioco sono molti.

Che fare allora? Compriamogli un panino e una bibita se pensiamo che possano aver fame, regaliamogli un piccolo gioco, magari uno di quelli che i nostri figli non usano più, ma se vogliamo aiutarli veramente dobbiamo aiutare chi li aiuta.
Esistono tanti centri di affido, tante strutture per minori e tante associazioni di volontariato che si prendono cura di loro, li sfamano, li fanno studiare, si preoccupano di rimandarli presso le loro famiglie: indirizziamo lì la nostra generosità.

Ciao.