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Discussione: Malocchio e jettatura

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    Predefinito Malocchio e jettatura

    Dal sito http://www.itamix.it/

    MALOCCHIO
    LE INFLUENZE DELL’OCCHIO MALVAGIO

    di Giuseppe Cosco

    Lo jettatore è un essere moralmente perduto; dal suo sguardo emanerebbero le influenze perniciose, di invidia e cattiveria, che determinano quelle alterazioni che colpiscono, nell'anima e nel corpo, la povera vittima. Un individuo così pericoloso come lo jettatore, che, con il solo sguardo, causa tante disgrazie, è sicuramente da evitare.
    Plinio riferisce che erano molto temuti coloro che avevano la capacità di colpire con influssi perniciosi i loro simili,
    gli animali o i raccolti. Per evitare tali pericoli pubblici occorre, però, saperli riconoscere.


    L’IDENTIKIT DELLO JETTATORE
    La tradizione popolare ci insegna come riconoscere lo jettatore. Esso è: arcigno, cattivo, solitario, taciturno, spesso magro, pallido o di colorito giallognolo, leggermente curvo e con gli occhi leggermente sporgenti, con sopracciglia folte e unite.
    Il medico Piero Piperni descrive lo jettatore come un individuo con orbite alquanto profonde e gli occhi in esse sono squallidi e sordidi, lucidi e tremendi. Alessandro Dumas nel suo libro "Le surnaturel et les dieux d'après les maladies mentales" ce ne dà un approfondito ritratto:

    "E' di solito magro e pallido, ha il naso ricurvo, e occhi grandi che ricordano quelli del rospo e che egli tende a coprire con un paio di occhiali: com'è noto, il rospo ha il dono della jettatura, tanto che uccide un usignolo con il solo sguardo. Quando incontrate una persona come quella che ho descritto, guardatevene: quasi sicuramente si tratta di uno jettatore. Se costui vi ha scorto per primo, il male è fatto e non c'è rimedio: chinate il capo e aspettate. In caso contrario, se non avete ancora incontrato lo sguardo, presentategli il dito medio teso e le altre dita piegate: il malefìcio sarà scongiurato. Non occorre dire che se portate addosso corni di giada o di corallo non avete bisogno di tutte queste precauzioni".

    Cornelio Agrippa scrive: "...è una forza che partendo dallo spirito del fascinatore, entra negli occhi del fascinato e giunge fino al di lui cuore. Lo spirito è adunque lo strumento della fascinazione" (op. cit.). Dappertutto sono sempre stati reputati come capaci di gettare il malocchio: donne arcigne e invidiose specie se nel periodo mestruale, vecchie, preti e frati. Landolfo, vescovo di Capua, nell'anno 842, era convinto che il vedere un monaco, specie al mattino, gli portava male e quel giorno nessuna cosa gli sarebbe andata bene.

    Questi personaggi, per possedere sicuramente questa indesiderabile e sinistra capacità, devono essere, pure, un poco strabici e con lo sguardo sfuggente. I soggetti più sensibili, al loro infausto potere, sono i bambini, le donne incinte, le giovani coppie di fidanzati ecc.; insomma, fa notare acutamente Ugo Dettore: "tutto ciò... il cui processo vitale si presenta in una fase particolarmente delicata".
    Il gesuita Martin Delrio, nel 1603, descrisse la tecnica del malefico. "Quando colui che diciamo jettatore -spiega Delrio- posa lo sguardo con malevolo intendimento sulla vittima o ne tesse lodi sperticate, questi, per il tramite dei suoi segreti mezzi, inietta il malefìcio con una semplice occhiata".


    DA CHI GUARDARSI

    Guardatevi dai pessimisti e dagli invidiosi. Occorre tenere bene a mente che le persone pessimiste emanano pensieri che producono danno, poiché questi disgraziati percepiscono il mondo tutto negativo. Il pensiero è una forza maggiore di quella fisica; tutti creiamo pensieri in modo incessante, che attraggono forze corrispondenti (similia cum similibus). Il pessimista, l'invidioso, sotto quest'ottica, sono persone certamente da evitare.
    Questi individui sono davvero degli infelici perché attraggono su chi invidiano e su loro stessi una specie di odio cosmico. Una casa dove vi è odio, rancore, pessimismo e cattiveria è ammorbata di energie malefiche che precipitano sempre di più chi la abita in un baratro di sofferenza. E' opportuno a questo punto ribadire ancora che è salutare circondarsi di persone e pensieri sempre positivi ed evitare i cattivi e i pessimisti perché attuano, nei confronti di chi li avvicina, un lento e progressivo irradiamento di forze nocive.

    Avrete sicuramente fatto caso che l'incontro con certe persone vi dà energia e serenità mentre con altre, dopo pochi minuti, vi fa sentire devitalizzati, stanchi e non infrequentemente vi assalgono fastidiose cefalee. Evitate gli invidiosi. L'invidia è un sentimento molto nocivo ed è alla base di grandi disgrazie; il male desiderato si avvera, avvertiva E. Levi.
    Chi non sa di tremendi avvenimenti che hanno distrutto unioni felici, famiglie ricche e fortunate ecc.? I terribili effetti dell'odio si abbattono sulle ignare vittime causando sofferenze psichiche e fisiche, follia, malattie gravissime e distruzione. Diffidate e allontanatevi da uomini e donne, parenti e amici, infelici ed invidiosi, che vi odiano per tutto quello che avete e vi penetrano coi loro occhi malevoli e giungono fino alla vostra anima e l'avvelenano.

    Apuleio disse ad una così pericolosa persona: "I vostri occhi essendo entrati per mezzo dei miei, nel mio interno, accesero il fuoco nel fondo del mio corpo e nel midollo delle mie ossa" (De Magia). Una buona protezione contro simili pericolosi individui consiste, secondo la tradizione, nel portare con sé un piccolo corno di corallo o fare le corna appena si scorge lo jettatore, pratica del resto comune dappertutto. In fondo non vi è popolo in Europa che non conosca il significato di questo gesto e di cosa voglia significare. "Portar le corna", "Fare le corna a uno", "Porter les cornes", "Llevar los cuérnos", "Einem horner aufsetzen", "Horner tangen", esprimono tutti la medesima cosa, lo stesso concetto. Nicola Valletta riporta una serie di antidoti e antichi e collaudati rimedi contro la jettatura:

    "...portare addosso alcune cose naturali, come la ruta agreste, alcune radici, la coda di un lupo (pars caudae prodesse viris, quos fascina vexat), il cuoio della fronte delle Jene (Plinio, lib. XXII); la cipolla... Altri credevano che con lo sputarsi tre volte in seno, il fascino si rimuovesse; altri con l'inumidir le labbra e la fronte con la saliva: -Fascinationes saliva jejuna repelli, veteri superstitione creditum est- (Alex. ab Alex. Dies Geniales, LV)... Finalmente soleasi portar sospesa qualcosa di turpe... e principalmente l'immagine della viril parte..." (Nicola Valletta, La Jettatura, Longanesi, Milano 1984). In ultimo ricordate quanto ha sempre insegnato la saggezza degli antichi: "L'età, i soldi, un buco nel muro, i propri progetti, la felicità in amore, i cibi, le penitenze, le elemosine e le offese subite: queste cose bisogna tenerle nascoste con cura".


    JETTATORI TERRIBILI

    Un caso sconcertante di un pericoloso jettatore, il principe di Ventignano di Napoli, ci viene narrato da Ernesto De Martino, che aveva appreso la vera storia del pericoloso personaggio, il principe X, dalla biografia tracciata dal Dumas di questo nobile. De Martino, nel suo libro: "Sud e magia" (Feltrinelli, Milano 1977), racconta:

    "Come la tradizione vuole il principe inaugura la serie delle sciagure fin da quando viene al mondo; la madre rende l'anima nel partorirlo, la nutrice cui è affidato perde il latte, il padre è rimosso dalla carica di ambasciatore in Toscana... Questa attività jettatoria il principe la mantenne per tutto il corso della sua lunga vita... il genero -che da scapolo era stato un libertino- non poté consumare il matrimonio con la figlia del nobile per effetto della benedizione paterna impartita alla coppia. ...Il giorno in cui il principe entrò in seminario, tutti i ragazzi della sua classe furono colpiti da tosse convulsiva; nel corso dei suoi studi sopravanzava i compagni e guadagnava sempre il premio, tranne una volta che fu secondo, ma allora il compagno a cui era toccato il primo premio inciampò nel primo gradino del palco mentre si recava a ricevere la sua corona e si ruppe una gamba.
    "Né si salvarono i frati del convento di Camaldoli quando il principe entrò a fare il suo noviziato, poiché il giorno dopo il suo ingresso apparve l'ordinanza della Repubblica Partenopea che sopprimeva le comunità religiose. Abbandonato il proposito di darsi alla vita religiosa... inaugurò la sua vita mondana recandosi per la prima volta al San Carlo: quella sera stessa il teatro prese fuoco. Invitato a una festa da una certa contessa, tutto volse al peggio: gran temporale che impedì di restare in giardino, crollo di un lampadario, stecca della prima donna del S. Carlo che abbandonò la sala -sentendosi dominata da una forza nefasta superiore al suo talento-; e così via...".

    Altre disgrazie sulla sua via furono lo scoppio della Rivoluzione quando egli giunse a Parigi e la morte di Papa Pio VII, tre giorni dopo averlo incontrato per strada. Durante un suo viaggio in Inghilterra naufragò la nave che lo accoglieva e identica sorte toccò alla nave accorsa a soccorrere i naufraghi. Alessandro Dumas, che scrisse la biografia del principe, per paura e scaramanzia non volle citarne neppure il nome e lo presentò anonimo come "Principe X".

    Gli ebrei credono moltissimo alla jettatura e secondo l'antico Talmud, "per uno che muoia per causa naturale, novantanove moriranno di malocchio". Salomone ammoniva: "Non dividere il pane con colui che ha il potere maligno negli occhi" (Proverbi XXIII, 6). Si narra che anche Papa Pio IX fosse un terribile jettatore.

    Per portare qualche esempio, nella guerra del 1948 contro l'Austria, mentre tutto andava per il meglio e il morale dei soldati era piuttosto alto, al Papa venne in mente di benedire i militi e, da quel momento, tutto andò storto. Un giorno il santo padre giunse alla Chiesa di Sant'Agnese per inaugurare la festa religiosa che stava per svolgersi quando, all'improvviso, il pavimento cedette e molti fedeli riportarono ferite più o meno serie.

    Quando Pio IX corse a Piazza di Spagna, ad impartire la santa benedizione alla colonna, che si stava edificando in onore della Santa Vergine, un operaio cadde dall'impalcatura e morì. Ma non è tutto. Un giorno il terribile Papa andò a far visita al re di Napoli nel porto di Anzio e qui, all'improvviso, si produsse un pauroso maremoto, ugualmente si verificò con l'ex regina di Spagna.
    Si mormorava, ormai, da più parti che la benedizione del Pontefice fosse fatale e senza scampo. Lord C... arrivò da Albano, perché di salute delicata sperava di rinforzarla con la santa benedizione papale. Conclusione: morì subito dopo. Altri famosi e pericolosi jettatori furono: papa Leone XIII; i compositori Ambroise Thomas e Jacques Offenbach; l'imperatore di Germania, Guglielmo II; il re francese Luigi XIV e il criminale americano Harry K. Thaw.

    Il re Alfonso di Spagna, altro temibile jettatore, ne combinò di cotte e di crude. Era, per questo suo nefasto potere, notissimo ai suoi tempi. Nel 1923, nel corso di una sua visita in Italia, appena sbarcato a Napoli, esplose un cannone dilaniando i soldati che lo accoglievano con gli onori militari. Il poeta tedesco Heinrich Heine ebbe fama di funesto jettatore.
    Si racconta, a tal proposito, che nel 1830 incontrò a Parigi il musicista Vincenzo Bellini. Heine aveva uno sguardo sinistro, forse reso più inquietante dallo strabismo che si vedeva chiaramente, pur sotto le lenti scure. Heine fissò Bellini e gli annunciò: "Affrettatevi a godere ciò che la vita vi potrà ancora dare. Il vostro eccezionale e mostruoso genio vi condanna a una morte prematura. Dovete morire giovane come Mozart e Raffaello!".
    Poco tempo dopo Bellini morì: aveva solo trentaquattro anni. Al tempo di re Ferdinando il canonico Di Jorio, con grande fama di jettatore, cercava di avere, inutilmente, da oltre otto anni, un'udienza col re per domandargli una pensione reale. Ferdinando tenacemente rimandava quell'incontro, in quanto era al corrente della sinistra fama del canonico e, perciò, aveva accampato mille scuse per non riceverlo. Quando, infine, per levarselo dai piedi, accettò quell'incontro fu fulminato da un colpo apoplettico.
    Infine, registrato negli Atti dell'Accademia di Parigi (1739), vi è un fatto, che prova come l'occhio, in certi casi, emetta dei fluidi mortiferi: "avvicinatasi una vecchiaccia ad un tersissimo specchio, ed innanzi a quello per qualche tempo trattenutasi, lo specchio assorbì tal grassume, che raccolto insieme, si sperimentò essere un potentissimo veleno" (N. Valletta, op. cit.).


    LA CREDENZA DELL'OCCHIO CATTIVO

    Del potere nefasto che fuoriesce dagli occhi invidiosi il Campanella, afferma:
    "...il fascino fa prova della sua forza, perché, mirando con affetto un arbore tenero o qualche fanciullo, lo fan morire. Chi ammira una cosa, inarca le ciglia e vorria aprire gli occhi tanto che gli entrasse la cosa ammirata, per conoscerla e goderla, e, per quell'aprire, manda fuori spiriti avidi della cosa desiderata e ammirata, e quelli si communicano subito nella tenerezza per li pori, e... operano... talché, vinti, li spiriti dell'arboscello o del fanciullo cedono e... s'ammortano"
    (Tommaso Campanella, De sensu rerum et magia).

    Agrippa con più incisività ribadisce:
    "Il fascino è un legame o incanto... che entra nel cuore di colui che si strega attraverso i suoi occhi. Lo strumento della fascinazione è uno spirito, vale a dire un vapore puro, lucente, sottile, proveniente dal sangue più puro generato dal calore del cuore, il quale emette come raggi attraverso gli occhi, raggi che trascinano seco un vapore spirituale impregnato di sangue, come constatiamo negli occhi cisposi e rossi, che infettano dello stesso male gli occhi sani a causa del loro raggio che diffonde i vapori del sangue corrotto. (...) Gli uomini vengono stregati da uno sguardo fisso e frequente..." (Cornelio Agrippa, op. cit.).

    La credenza su gli infausti poteri dello sguardo invidioso esiste da sempre e la sua origine si perde nella notte dei tempi. Il filosofo Schopenhauer osservò: "Si legge, e si resta sbalorditi leggendo, della ostinazione, della costanza che, malgrado tante avversità e disinganni, l'umanità ha dimostrato in tutti i tempi e in tutti i luoghi nel perseguire l'idea della magia... si deve concludere che tale idea è profondamente radicata nella natura umana...".

    Il mondo moderno, malauguratamente, allontana sempre più, l'individuo da certe realtà spirituali, precipitandolo nel labirinto della materia. Gli jettatori utilizzano le loro maligne capacità, che hanno fin dalla nascita, spesso senza rendersene conto. L'essere scettici non aiuta certo, anzi, espone con maggiore incoscienza alle occulte e devastanti energie. E' bene sapere quanto afferma Tommaso d'Aquino:

    "Ogni idea concepita dall'Anima è un ordine al quale l'organismo obbedisce: così la rappresentazione dello spirito produce sia un vero calore, che il freddo; essa può del pari produrre o guarire la malattia e non v'è a sorprendersi, perché l'Anima forma del corpo, è una medesima sostanza con esso... L'immaginazione forza il corpo ad obbedirle: essa è nell'Anima un principio naturale di movimento..." (Tommaso d’Aquino, Summa..., I p. 110, art. 2).

    Con la forza del pensiero è possibile trasmettere a chicchessia tutto il bene del mondo o ogni male. Il grande Paracelso si disse convinto di ciò esclamando: "E' possibile che per forza della mia volontà io fermi lo spirito del mio avversario in una immagine e arrivi a renderlo deforme o zoppo". Studiare queste spaventose capacità, forse, spaventò gli scienziati che allora inventarono sigle come "Esp", "Psi" e "Pk". Essi, tuttavia, sapevano bene quanto afferma Ehrenwald e cioé che: "I fenomeni psi sono in realtà derivati dalla magia... -ma continua lo studioso- sono stati disidratati, disossati e spinati per essere resi digeribili allo stomaco degli scienziati...".

    E' anche vero che, nel mondo dell'occulto, vi sono tantissimi deliranti, fissati, allucinati, autosuggestionati, che credono vere le loro fantasie, tuttavia, questi casi spiegano solo una parte modesta del fenomeno. Sono convinto che né la psicologia e la psichiatra e neppure la parapsicologia possono chiarire tutti i fatti ascritti all'esperienza degli "occhi che trafiggono".


    I SINTOMI DEL MALOCCHIO

    Il male augurato potentemente, arriva e sconvolge la vita della vittima fino alla paralisi, alla pazzia o alla morte. Le leggi sulle quali si basa questa capacità malefica possono essere così sintetizzate: è il potere dell'immaginazione che fa si che un'immagine ben rappresentata mentalmente, tenda a realizzarsi nella realtà. Occorre, tuttavia, che l'immagine occupi tutta intera la mente (monoideismo) e sia sorretta da una forte emozione (odio o invidia, quasi sempre, spinti all'estremo).

    Bisogna evitare di rispondere all'odio dell'invidioso con la paura, in quanto essa infonde nel corpo eterico un moto vibrante, che è in simpatia con l'atto malèfico. La paura, come il desiderio, uccide la volontà e perciò rende fragile e più accessibile il centro vitale ad un'influenza negativa. Chi ha paura finisce sicuramente con l'essere attaccato dal male. Non bisogna neppure rispondere con l'odio al male, in quanto l'odio ci mette sulla stessa sintonia del malèfico; "poiché l'odio è una specie di compartecipazione interiore per la quale ci si collega con l'oggetto odiato" (B. Veneziani e A. Ferrara, a cura di, I King, Astrolabio). Occorre sapere, infine, che tutto il male che si fa ritorna su chi l'ha fatto; è questa una giustizia universale che, prima o poi, colpisce inesorabilmente chi fa il male.

    I sintomi del malocchio, a detta degli esperti in queste faccende, possono essere descritti come un susseguirsi di strani malesseri, per lo più psichici e di varia intensità, che vanno da frequenti capogiri a spiacevoli stati depressivi; diminuizione di memoria, difficoltà di concentrazione, senso di spossatezza con mancanza di forze, ecc. Dolori e disturbi fisici, insomma non associabili ad alcuna malattia conosciuta. Lo psichiatra Arthur Ghuirham afferma che l'odio e la violenza liberano tossine, che causano affezioni organiche solitamente attribuite a virus. Il medico sottolinea le analogie tra le infezioni virali e il malocchio e spiega che: "Nell'epoca attuale, il disturbo fisico forse più comune provocato dal contatto con l'energia del male è l'infezione da virus in una qualsiasi delle sue svariate forme.
    "Tali malattie sono caratterizzate da malessere generale e spossatezza... In realtà, molti sintomi di tali -infezioni- sono provocati non tanto da virus isolabili in laboratorio quanto dagli effetti delle tossine dell'odio, della violenza e del male in genere".
    L'influsso malefico, spesso, è originato da persone malevole e invidiose. Il dottor Ghuirham, che ha fatto profondi studi sull'argomento, osserva che: "Non si può non essere colpiti dai punti di contatto esistenti tra le malattie virali dell'Europa Occidentale moderna e gli effetti provocati dall'-occhio cattivo- nelle comunità tribali...

    "Gli stati ossessivi acuti innescati dalle forze del male sono in genere caratterizzati soprattutto da un forte senso di colpa... e da una sensazione di crollo imminente" e conclude che: "Fenomeni del genere non si possono far rientrare negli schemi elaborati dalla psichiatria contemporanea". Fatti inquietanti, che rendono conto del potere infausto di certe persone, che, spinte da malevoli sentimenti, esercitano un'azione devastante sulla vittima.
    In questa condizione si è davvero strumento di una forza maligna, che sconvolge la mente e il corpo fino, in certi casi, a distruggere l'individuo. Il discorso su molte malattie, proposto dalla moderna medicina, non è ancora definitivo e gli studiosi affondano in sabbie mobili di tesi e antitesi. In campo psichiatrico una miriade di indirizzi psicanalitici, psichiatrici e neurologici ipotizzano mille fattori e, tuttavia, il medico alla fin fine s'imbatte, spesso, nelle ultime parole che mai vorrebbe pronunciare: "non riesco a capire".

    Per vedere se uno è stato colpito da malocchio, nelle campagne si suole agire in questo modo: si accende (con fiammiferi di legno), nella stanza dove si svolge il rito diagnostico, una candela benedetta (il giorno della Candelora) e si fa bruciare un pò d'incenso, poi, in un piatto, si versa dell'acqua e si immergono tre capelli, strappati con la radice, dalla testa del paziente. Certuni preferiscono tenere il piatto, poggiato qualche minuto, sulla testa della persona che si vuole esaminare. Si intinge il dito indice della mano sinistra nell'olio d'oliva, precedentemente raccolto in un piccolo recipiente di rame e si lasciano cadere tre gocce nel piatto con l'acqua, sistemato davanti alla candela, che deve essere l'unica fonte di illuminazione.
    Bisogna osservare bene a questo punto ciò che succede: se le goccioline d'olio rimangono intere nella zona centrale, non c'è malocchio. Se le tre gocce si allontanano verso la periferia del piatto e, poi, si sfaldano e affondono oppure se si moltiplicano diventando più piccole allora il malocchio è presente. Se, invece, sotto le gocce d'olio, appare una specie di occhio, chiamato "occhio della strega", oppure se i capelli immersi nell'acqua della bacinella si disporranno a rappresentare serpi o altri animali allora la situazione è seria.

    Si può, secondo altri esperti, con lo studio approfondito del tema astrologico di un soggetto, sapere se e quanta predisposizione egli ha ad essere vittima di influssi negativi e, in più, stabilire, con l'analisi del tema annuale, i periodi di maggiore rischio. Per esempio, un aspetto negativo tra la Luna e Saturno, particolarmente se la prima occupa il campo XII, è significativo di grande sensibilità alle influenze maligne e di scarsissima resistenza agli attacchi occulti. Se Venere è coinvolto e fortemente leso, la possibilità di esserne vittima nella sfera sentimentale e sessuale, con conseguenti problemi di coppia, è tutt'altro che remota. Nell'oroscopo annuale i periodi maggiormente pericolosi, perché ricettivi ad influssi maligni, sono segnalati dai transiti lunari nel settore XII con aspetti dissonanti ai due malefici (Marte e Saturno). La quasi certezza di malefìcio è data dal transito di Saturno dal settore che lo ospita, nell'oroscopo radicale, al campo XII di rivoluzione solare in aspetto negativo alla Luna.
    Ancora più infausta è la prognosi se Saturno si congiunge a Nettuno ed Urano lesi. Ovviamente in questo tipo di test astrologico è d'obbligo il ricorso ad un astrologo esperto. Altro test particolarmente importante è quello che consiste nella ricerca di larve (entità baronte disincarnate) che vivono a spese dell'energia del soggetto, che possiedono, causandogli una grande debolezza, incapacità di concentrazione, deperimento, pessimismo ecc. fino a portarlo alla follia o alla morte per gravi malattie.

    La larva provoca uno strappo nel corpo eterico, dal quale sugge energia. Scrive Fulvio Rendhell: "Le cosiddette fatture, legamenti, malefici, ecc. sono per lo più dipendenti dal dominio delle larve... che possono apparire sui capelli delle persone infestate, sui vestiti, o mimetizzate in ogni parte del corpo nudo". La loro ricerca è complessa e deve compierla un esperto. Bisogna esaminare ogni centimetro del corpo della persona. Il segno dell'individuazione di una falla (nel corpo astrale della vittima), che ospita la larva infestante, è frequentemente costituito dal ritrovamento, sulla pelle, di tre macchioline scure disposte a formare un piccolissimo triangolo equilatero.

    Occorre comprendere chiaramente che il pensiero è energia e che il male voluto con grande emozione, arriva sicuramente alla povera e ignara vittima. La questione la approfondì con grande perizia il medico Teofrasto Paracelso che affermò: "Se qualcuno non vuol bene a un altro, l'odia, è possibile che accada a quest'ultimo il male che il primo gli desidera...". Secondo Paracelso tutto ciò che l'uomo immagina proviene dal cuore: "Il cuore è il sole di quel piccolo microcosmo che egli è. E tutto ciò che l'uomo immagina e che viene dal piccolo sole del microcosmo si va a confondere nel sole del gran mondo, nel cuore del macrocosmo. Così l'immaginazione del microcosmo è un seme che è materializzato... L’immaginazione altrui, della quale i mezzi sono diretti contro di me può, dunque, essere così forte che io possa soccombere ai suoi assalti.(...) L'immaginazione procede dal piacere e dalla cupidigia: il piacere genera l'invidia, l'odio...".

    L'amore o l'odio sono responsabili del bene e del male che ci accade o che capita agli altri. Eliphas Levi, era conscio dei raccapriccianti poteri di una mente perversa. Tutto quanto detto e descritto, non sono fantasie di menti impressionabili. La medicina si è pure occupata di molti casi di disturbi strani e inspiegabili senza, naturalmente, capirci nulla. Gli psichiatri Silvano Arieti e Johannes M. Meth affermano che la morte per influssi malèfici "è nota tra i popoli più primitivi. Il paziente muore senza alcuna causa organica apparente, quando teme di essere stato stregato" (S. Arieti, Manuale di psichiatria, vol. I, Boringhieri, Torino 1969). Arieti e Meth proseguono: "L'interpretazione di questa malattia è difficile... I pochi reperti autoptici in questi casi hanno mostrato solo segni di paralisi vasomotoria" (Ibid.).

    Questi poteri maledetti risiedono nella fisiologia occulta dell'uomo, ma questo non si insegna alle università. Ogni persona emette effluvi magnetici, che sono alla base della vita. La morte, infatti, è come dice il Kremmerz: "interruzione o cessazione o deviazione magnetica che rompe o esaurisce il centro o nodulo di un'unità umana".

    Questo effluvio magnetico individuale è chiamato "Aura". Agrippa afferma: "Tutto ciò che un odio violento può ispirare ad alcuno, ha la forza di muovere, di esercitare un effetto distruttore; e lo stesso è di tutte le cose che l'anima persegue con un violento desiderio" (Cornelio Agrippa, op. cit.).

    G. C. Vannini afferma: "Vehementem imaginationem cui spiritus et sanguinis obediunt, rem mente conceptam realiter efficere, non solum intra, sed et extra" (Un'immaginazione veemente cui lo spirito ed il sangue obbediscono può fare una realtà di una cosa semplicemente concepita dallo spirito, e ciò non soltanto dentro di noi ma fuori" (G. C. Vannini, De admirabilibus naturae arcanis, libro IV, dialogo 5).

    Ruggero Bacone aveva anche era certo: "Che se, inoltre, qualcuno che ha l'anima malvagia pensa fortemente di nuocere altrui, lo desidera con violenza, ne ha l'intenzione certa, e crede fermamente di potergli nuocere, non è da porre in dubbio che la natura non obbedisca ai pensieri della sua anima" (Opus Majus). Una volta che l'odio, sotto forma di male, si manifesta in tutta la sua drammaticità, ha inizio un continuo quanto inutile e dispendioso peregrinare da un medico all'altro, quasi sempre senza cavarci un bel niente se il dottore in medicina non è pure conoscitore di certe arcane realtà. Ecco come il male penetra nell’individuo:

    "Se siete stanchi, estenuati, depressi e se una persona con il raffreddore o l'influenza si trova nella vostra stanza, il raffreddore o l'influenza non mancheranno di conficcarvi le zanne nell'organismo indebolito. Questo lo sapete benissimo. E' esattamente la stessa cosa quando vi manca energia psichica. Diventate allora vulnerabili e le suggestioni nefaste non incontrano nessuna difficoltà a penetrare dentro di voi. (...). Eliminate il timore degli influssi esterni. ...la paura è un'emozione distruttrice perché ci rende negativi e soprattutto vulnerabili agli influssi estranei. Attira le vibrazioni nefaste. Apre la porta a quello che temiamo... Annientate ogni pensiero di pessimismo, di scoraggiamento, di timore e di debolezza, e sarete perfettamente immunizzati contro gli influssi negativi e deprimenti. ...Annientate l'odio. Questa regola risulta, in realtà, dalla precedente perché l'odio è l'emozione più negativa..." (Julien Ochorowicz, La suggestione mentale, Athena & Idegraf, 1988).


    COSE MALEDETTE

    Vi sono anche cose che sembrano emanare una maligna volontà distruttrice. Ebbe fama di portare molta jella l'auto, una Porsche, con la quale perse la vita il famoso attore James Dean, nel 1955. George Barris, un garagista, che l'aveva appena comprata la vide piombare, mentre gliela scaricavano nel suo locale, su un giovane meccanico e maciullargli le gambe. Venne smontata e un medico ebbe l'idea di comprare il motore e collocarlo nella propria auto. Poco dopo moriva in un terribile incidente stradale.
    La carrozzeria della Porsche di Dean fu esposta a Sacramento in una mostra sulla Sicurezza Stradale ma precipitò dall'impalcatura e spezzò una gamba a un ragazzino. Poco tempo dopo mentre veniva trasportata ad un'altra mostra, l'autista del mezzo andò fuori strada e fu sbalzato fuori dal camion e nello stesso istante gli piombò addosso la malefica auto che lo schiacciò.
    Tutti coloro che acquistarono qualche pezzo della Porsche pagarono a caro prezzo quest'imprudenza. Un corridore, George Barris, che prese le gomme per montarle sulla sua auto riportò gravi ferite quando i pneumatici, incredibilmente, scoppiarono tutti assieme facendo capovolgere più volte l'auto che schizzò via dalla strada. Un grosso camion che nell'Oregon trasportava l'auto maledetta per un improvviso guasto ai freni uscì di strada e piombò in un negozio distruggendolo. In un altro strano incidente, a New Orleans, andò in pezzi.

    Esistono indubbiamente oggetti che portano male e bisogna stare molto attenti, in particolar modo, quando si comprano cose vecchie appartenute a chissà chi. Innanzitutto bisogna stare bene attenti a non portare nella propria abitazione cose utilizzate in rituali magici o peggio ancora stregoneschi.

    Altra auto jellata fu la decappottabile, di color rosso vivo, sulla quale a Sarajevo nel 1914, l'arciduca d'Austria Francesco Ferdinando subì il mortale attentato. Dopo la prima guerra mondiale, scatenata dall'uccisione dell'arciduca, la fiammante decappottabile a sei posti fu venduta ad un ufficiale. Essa sembrava emanare un potere malefico. Il militare ebbe un numero impressionante di incidenti che lo turbarono a tal punto fino a convincerlo a liberarsi, a qualsiasi costo, dell'auto e la regalò ad un suo vecchio amico.
    Lo sfortunato, dopo soli sei mesi, morì in un tremendo incidente. Rimessa a nuovo e rivenduta la decappottabile fu riverniciata di blu dal nuovo proprietario che non riuscì, ugualmente, a sfuggire alla terribile influenza dell'auto maledetta e, in un pauroso scontro, perse la vita assieme ad altre persone, con lui nell'auto assassina. Aggiustata, ancora una volta, la decappottabile a sei posti, non trovò nessun acquirente, visto l'alone di morte che la circondava. Fu acquistata da un museo viennese ma non vi restò a lungo senza seminare altre rovine. In piena seconda guerra mondiale, un aereo bombardò e disintegrò museo e auto.

    La letteratura parapsicologica riporta moltissimi esempi di case cosiddette "stregate". Lo psichiatra inglese Arthur Guirham ha fornito un interessante resoconto degli impressionanti avvenimenti accaduti in un'abitazione di Bath. Quasi tutte le persone, che andarono ad abitare questa casa, si sono tolti la vita e sono impazziti.
    Molte navi ebbero fama di portare sfortuna. La nave più jellata fu la tedesca Scharnost. Già, mentre veniva costruita, si rovesciò schiacciando sessanta operai. In seguito l'esplosione di un cannone straziò orribilmente più di dieci marinai. Nel '43 fu affondata dall'aviazione inglese. Il fatto più incredibile fu che tutti quelli che vi furono imbarcati morirono di morte violenta.
    L'Himenoa fu un'altra nave maledetta. Basti dire che, oltre agli altri disastri che si abbatterono sul personale di bordo, tutti i cinque comandanti che si succedettero alla sua guida fecero una brutta fine. Il primo impazzì, il secondo trovò la morte dietro le sbarre di un carcere, il terzo prese a bere smodatamente e morì di "delirium tremens", il quarto fu ucciso e il quinto e ultimo comandante si suicidò. Un fatto inquietante, riportato anni fa da alcuni giornali, si è verificato in Germania. Franz Block, un professore tedesco, si è accorse con raccapriccio di essere venuto in possesso, casualmente, di una macchina fotografica che gettava il malocchio alle persone ritratte con essa. Il signor Block ha scoperto che dei dieci amici fotografati: sei sono morti in incidenti stradali, uno in un incendio, due sono annegati mentre erano a pescare con la barca e il decimo è morto strozzato da un ossicino del pollo che stava mangiando.
    La scoperta più agghiacciante il professore l'ha fatta quando, indagando per curiosità su uno dei tanti passanti che apparivano per caso sulle foto, ha saputo che era stato stroncato, due giorni dopo la foto, da un'emorragia cerebrale. Franz Block ha subito donato l'apparecchio fotografico ad alcuni studiosi di parapsicologia e terrorizzato ha detto: "Questa macchina fotografica è stata fabbricata dal diavolo in persona e viene direttamente dall'inferno".

    La scrittrice Simone de Tervagne narra la singolare avventura capitata al famoso poeta surrealista André Breton quando, nel 1959, venne in possesso di una statuina di una divinità brasiliana decisamente apportatrice di jella. "Questa statuetta era di ferro. Aveva un viso cattivo, inquietante, ...era servita nelle cerimonie di vudù brasiliano, il macumba" (Simone de Tervagne, I poteri occulti di gioielli magici e pietre maledette, Meb, 1991). Il poeta la ebbe in dono da un diplomatico che era andato a fargli visita. Poco tempo dopo Breton fu colpito da paralisi e divenne incapace di scrivere.

    Consigliato da un suo amico, l'esoterista René Alleau, il poeta donò la pericolosa statuetta ad un museo. Appena l'oggetto malefico lasciò la sua casa, il poeta sentì un enorme sollievo, le sue condizioni di salute presero a migliorare velocemente e, dopo non molto tempo, fu capace di scrivere come prima. Addirittura, ha fama di portare jella un intero paese della Lucania. Ne parla il prof. Ernesto De Martino nel suo libro "Sud e magia" (op. cit.). Egli racconta che con i suoi collaboratori, per motivi di studio, dovette recarsi a Colobraro vicino Matera.

    Appena giunto, chiese al primo cittadino di fargli incontrare uno zampognaro, perché voleva farlo riprendere con la cinepresa, per documentare il folklore del luogo, ma il povero zampognaro fu investito da un camion e rimase ucciso. Un assistente del De Martino si procurò varie ammaccature scivolando dalle scale dell'albergo, un giornalista del gruppo restò molto turbato, quando si accesero spontaneamente i fiammiferi che aveva nella tasca della giacca e uno dei fotografi si ritrovò all'improvviso un febbrone da cavallo. Tutti i componenti la comitiva riportarono incidenti più o meno gravi.

    Vi sono anche dei film che sembrano portare sfortuna. Per esempio la serie "Poltergeist" ne portò parecchia agli attori protagonisti di questa trilogia horror. Julian Beck muore di cancro nel mese di settembre del 1985, alcuni mesi dopo l’uscita del secondo film. L’attrice Zelda Rubinstein viene uccisa da un auto in uno spaventoso incidente. La piccola Heather O’Rourke, di appena 12 anni, viene stroncata da una grave forma influenzale.


    LE PROTEZIONI POPOLARI

    Fin dai tempi più remoti l'uomo ha cercato di difendersi dagli influssi maligni. Moltissimi furono i rimedi di protezione adottati dalla tradizione popolare. Nel medioevo ci si difendeva con varie procedure. Quelli più in voga si possono così sintetizzare:

    - Mettersi attorno al collo una collana di spicchi d'aglio, di conchiglie, di pezzetti di agata o di cimaruta.

    - Fissare dietro la porta della propria casa ferri di cavallo, grosse unghie di gallo e code di lupo. Questi accorgimenti impedivano alla fortuna di andarsene e al male di entrare.

    - Nascondere nell'abitazione un pugno di sale grosso, terra di cimitero benedetta, qualche dente di pescecane, forbici incrociate ai piedi del letto e un pezzo di corda da impiccato. Così premuniti si pensava di scongiurare la cattiva sorte.

    - Portare con sé anelli o pendenti con pietre di corallo, ambra, giada o altre adatte a contrastare gli influssi malefici. Si usava tenere addosso anche manine di corallo, falli e cornetti d'avorio.

    Vi erano anche protezioni cosiddette religiose, per difendersi dal male che, tra l'altro, contemplavano:

    - Il segno della santa croce;

    - L'acqua benedetta;

    - Il portare su se stessi scapolari, rosari e medaglie benedette. Le più efficaci furono considerate le medagliette di San Benedetto, di Michele Arcangelo, ecc.

    Tra i più potenti segni anti-malocchio sono, ancor oggi, quello di far le corna con le mani o portare piccole "mani cornute" come pendenti. Gli antichi egizi usavano la mano per difendersi dal serpente e recitavano: "Questa mano di Teti viene verso di te, la mano, una grande tenaglia della casa della vita. Colui che essa stringerà non vivrà più, e colui che essa colpirà non alzerà più il suo capo. Cadi e placati" (Testi delle Piramidi, n.672)

    Ingiustamente si crede che questo gesto è blasfemo, perché taluni pensano, che le corna in questione rappresentano quelle del diavolo. Nulla di più falso. Sul vero significato di questo, universale e antichissimo, gesto di protezione magica lasciamo che sia Henry Durville, che fece in proposito profondi studi in materia, a spiegarcene il significato occulto.

    Egli scrive, riferendosi alla mano cornuta, che: "L'indice e il mignolo sono proiettati in forma di corna; le altre dita sono ripiegate. Ciò si spiega molto bene per quanto riguarda il pollice, poiché è il simbolo della personalità e, ripiegandolo all'interno della mano, lo si mette in questo modo al riparo da ogni disavventura...". Il resto dell'interpretazione è astrologica.

    Il Durville riprendendo il discorso dell'indice e il mignolo allungati in avanti, nel caratteristico gesto, spiega che sicuramente gli antichi hanno: "voluto affidare la difesa della mano (e di tutto l'individuo, ndA) all'autorità di Giove (il dito indice) ed alla sottigliezza di Mercurio (il dito mignolo), contentandosi di preservare il Sole (l'anulare) troppo sensibile e Saturno (il medio) troppo astratto per essere utili".

    La grande chiromante M.me de Thebes così spiegò il potente segno scaramantico: "E' necessario, quando ci accorgiamo di trovarci in compagnia di qualche persona sospetta, metter ripiegato e nascosto nella mano il pollice, sul quale si abbassano le dita di Apollo, la scienza che assorbe tutto, e di Saturno, la fatalità pronta a respirare ogni influenza cattiva, mentre si debbono distendere immediatamente le dita protettrici: Giove, il dominio che respinge, e Mercurio, il portatore del caduceo, lo scudo e la spada" (M.me de Thebes, L'enigma della mano).

    L’argomento in questione è diffusamente trattato nel mio libro: "Jella e Anti Jella" (Edizioni AGPHA PRESS, Roma 1998).

  2. #2
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    Chiàrchiaro: E lo sa che io - io, Rosario Chiàrchiaro - io stesso sono andato dall'avvocato Lorecchio a dargli sottomano tutte le prove del fatto: cioè, che non solo io mi ero accorto da più di un anno che tutti, vedendomi passare, facevano le corna e altri scongiuri più o meno puliti; ma anche le prove, signor giudice, prove documentate, testimonianze irrepetibili, sa? ir-re-pe-ti-bi-li di tutti i fatti spaventosi, su cui è edificata incrollabilmente, in-crol-la-bilmente, la mia fama di jettatore?
    D'Andrea: Voi? Come? Voi siete andato a dar le prove all'avvocato avversario?
    Chiàrchiaro: A Lorecchio. Sissignore.
    D'Andrea (più imbalordito che mai): Eh... Vi confesso che capisco anche meno di prima.
    Chiàrchiaro: Meno? Lei non capisce niente!
    D'Andrea: Scusate... Siete andato a portare codeste prove contro di voi stesso all'avvocato avversario; perché? Per rendere più sicura l'assoluzione di quei due? E perché allora vi siete querelato?
    Chiàrchiaro: Ma in questa domanda appunto è la prova, signor giudice, che lei non capisce niente! Io mi sono querelato perché voglio il riconoscimento ufficiale della mia potenza. Non capisce ancora? Voglio che sia ufficialmente riconosciuta questa mia potenza terribile, che è ormai l'unico mio capitale, signor giudice!
    D'Andrea (facendo per abbracciarlo, commosso): Ah, povero Chiàrchiaro, povero Chiàrchiaro mio, ora capisco! Bel capitale, povero Chiàrchiaro! E che te ne fai?
    Chiàrchiaro: Che me ne faccio? Come, che me ne faccio? Lei, caro signore, per esercitare codesta professione di giudice - anche così male come la esercita - mi dica un po', non ha dovuto prendere la laurea?
    D'Andrea: Eh sì, la laurea...
    Chiàrchiaro: E dunque! Voglio anch'io la mia patente. La patente di jettatore. Con tanto di bollo. Bollo legale. Jettatore patentato dal regio tribunale.
    D'Andrea: E poi? Che te ne farai?
    Chiàrchiaro: Che me ne farò? Ma dunque è proprio deficiente lei? Me lo metterò come titolo nei biglietti da visita! Ah, le par poco? La patente! Sarà la mia professione! Io sono stato assassinato, signor giudice! Sono un povero padre di famiglia. Lavoravo onestamente. Mi hanno cacciato via e buttato in mezzo a una strada, perché jettatore! In mezzo a una strada, con la moglie paralitica, da tre anni in un fondo di letto! e con due ragazze, che se lei le vede, signor giudice, le strappano il cuore dalla pena che le fanno: belline tutte e due; ma nessuno vorrà più saperne, perché figlie mie, capisce? E lo sa di che campiamo adesso tutt'e quattro? Del pane che si leva di bocca il mio figliuolo, che ha pure la sua famiglia, tre bambini! E le pare che possa fare ancora a lungo, povero figlio mio, questo sacrificio per me? Signor giudice, non mi resta altro che di mettermi a fare la professione di jettatore!
    D'Andrea: Ma che ci guadagnerete?
    Chiàrchiaro: Che ci guadagnerò? Ora glielo spiego. Intanto, mi vede: mi sono combinato con questo vestito. Faccio spavento! Questa barba... questi occhiali... Appena lei mi fa ottenere la patente, entro in campo! Lei dice, come? Me lo domanda - ripeto - perché è mio nemico!
    D'Andrea: Io? Ma vi pare?
    Chiàrchiaro: Sissignore, lei! Perché s'ostina a non credere alla mia potenza! Ma per fortuna ci credono gli altri, sa? Tutti, ci credono! Questa è la mia fortuna! Ci sono tante case da giuoco nel nostro paese! Basterà che io mi presenti. Non ci sarà bisogno di dir niente. Il tenutario della casa, i giocatori, mi pagheranno sottomano, per non avermi accanto e per farmene andar via! Mi metterò a ronzare come un moscone attorno a tutte le fabbriche; andrò a impostarmi ora davanti a una bottega, ora davanti a un'altra. Là c'è un giojelliere? - Davanti alla vetrina di quel giojelliere: mi pianto lì,
    mi metto a squadrare la gente così,
    e chi vuole che entri più a comprare in quella bottega una gioja, o a guardare a quella vetrina? Verrà fuori il padrone, e mi metterà in mano tre, cinque lire per farmi scostare e impostare da sentinella davanti alla bottega del suo rivale. Capisce? Sarà una specie di tassa che io d'ora in poi mi metterò a esigere!
    D'Andrea: La tassa dell'ignoranza!
    Chiàrchiaro: Dell'ignoranza? Ma no, caro lei! La tassa della salute! Perché ho accumulato tanta bile e tanto odio, io, contro tutta questa schifosa umanità, che veramente credo, signor giudice, d'avere qua, in questi occhi, la potenza di far crollare dalle fondamenta un'intera città! - Si tocchi! Si tocchi, perdio! Non vede? Lei è rimasto come una statua di sale!

  3. #3
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    JETTATURA
    di Ugo Dettore

    Con questa parola napoletana viene indicata la capacita’, vera o presunta, di alcuni individui o di alcuni animali, come il rospo, il ragno, il gatto nero, o perfino di oggetti, di atti (come il far girare la sedia), di canzoni o musiche ecc., di portare disgrazia. Nell’uomo questa facolta’ viene localizzata nello sguardo, d’onde l’espressione "malocchio"; non vi sono pero’ regole per identificare lo sguardo dello iettatore: in genere qualsiasi anomalia poco gradevole, un particolare fissita’ o vivacita’ dell’occhio, uno strabismo, uno sguardo sfuggente, sono sufficienti per bollare uno sventurato. La credenza nel malocchio non si limita al Napoletano e all’Italia meridionale in genere: e’ propria di ogni tempo e di ogni paese, anche se numerose sono le varianti da luogo a luogo. Le sue origini sono molto antiche, come dimostrano i numerosissimi amuleti egiziani, babilonesi, greci, romani, senza contare quelli dei popoli orientali. Possiamo notare subito che molti di questi amuleti, fin dalle origini, hanno la forma di oggetti appuntiti (chiodi, corni, mani chiuse con il medio o l’indice e il mignolo eretti), cosa che si presta a due interpretazioni: come arma protesa contro il maleficio, o come simbolo fallico, che, in realta’, assume spesso aspetti molto veristici. Cosi’ che, alle basi della credenza, si puo’ supporre, ed e’ stato supposto, un generico terrore per tutto cio’ che puo’ minacciare il riprodursi della vita. In realta’ numerosissimi sono i motivi sessuali che si raccolgono attorno alla iettatura: in quasi tutti i paesi sono considerate portatrici di maleficio le donne nel periodo mestruale (quando cioe’ sono sterili), le vecchie, sterili anch’esse; nei paesi latini i preti e i frati (che hanno fatto voto di castita’); d’altra parte, quasi dappertutto, vengono considerati particolarmente minacciati dalla iettatura, i bambini piccoli, le donne incinte, gli innamorati, le messi nel periodo del germoglio, tutto cio’, insomma, il cui processo vitale si presenta in una fase particolarmente delicata.
    Come eventuale fenomeno paranormale, la iettatura non e’ mai stata studiata sperimentalmente: nessuno ha mai avuto il coraggio di seguire e controllare per il tempo necessario, certo alquanto lungo, un soggetto che avesse fama di iettatore. Solo il greco Tanagras Angelos, sulla base di alcuni fenomeni riferiti, avanzo’ in proposito la sua teoria della psicobolia, che riguarda non solo la iettatura ma la precognizione in genere: secondo questo autore, infatti, il portar fortuna o sfortuna come il predire il futuro, sarebbero aspetti di uno stesso fenomeno per il quale un dato soggetto realizzerebbe su di se’ o su altri i propri desideri inconsci, provocando, attraverso fatti suggestivi, o telepatici, o psicocinetici, l’avverarsi di avvenimenti inconsapevolmente voluti.
    Secondo alcuni lo iettatore non sarebbe la causa della disgrazia ma soltanto l’annunciatore: un sensitivo che ha la precognizione inconscia di una disgrazia ed e’ portato ad avvicinare colui che dovra’ restarne vittima, per avvertirlo. Secondo altri, un uomo sospettato di iettatura ed evitato non tarda ad essere animato da un sordo rancore verso la comunita’ che lo respinge, e potrebbe, senza saperlo, operare come uno stregone continuamente intento a sortilegi malefici: la sua inconscia volonta’ di vendetta potrebbe effettivamente realizzarsi anche in conseguenza di fenomeni suggestivi e autosuggestivi in quanto coloro che gli sono attorno sono al corrente delle sue facolta’ e si trovano dunque nelle stesse condizioni della vittima di un sortilegio avvertita di essere sotto fattura.
    Ma, come per il sortilegio, vi sono casi in cui la iettatura e’ difficilmente spiegabile con fenomeni suggestivi e autosuggestivi. Il prof. De Martino, studioso di folklorismo, narra di essersi recato una volta, a scopo di studio, e con alcuni assistenti, in un paese della Lucania, che non nominero’ (invece Giuseppe Cosco, nell'articolo precedente, non ha avuto nessun problema a farlo… ), famoso per essere considerato un centro di iettatori, o, forse meglio, una localita’ di per se stessa iettatrice. Aveva pregato, fra l’altro, il sindaco del luogo di fargli trovare uno zampognaro che era ritenuto figura caratteristica del folklore locale. Ma, giunti al paese, trovarono che lo zampognaro era appena rimasto ucciso, travolto da un camion, uno degli assistenti cadde per le scale dell’albergo, a un giornalista della comitiva si accesero spontaneamente i fiammiferi in tasca, un fotografo fu colto da improvvisa febbre e tutti furono vittime di incidenti piu’ o meno gravi.
    Si aggiunga che la iettatura non sempre e’ collegata con una persona ma anche con animali, cose, gesti e fatti, nei quali non si puo’ supporre ne’ precognizione ne’ volonta’. Ho conosciuto un industriale il quale assicurava di avere sempre subito una perdita di denaro ogni volta che aveva udito una data canzone.
    Non mancano infine coloro che hanno tentato di spiegare la iettatura su di un piano fisico, come emissione di qualche particolare energia debilitante. E, a questo proposito, e’ stato avvicinato il fenomeno alla fotografia paranormale, o psicografia, nella quale bisogna infatti supporre l’emanazione, probabilmente dalla retina, di un’energia capace di agire sulla lastra fotografica. Ma gli effetti della iettatura non sono solo debilitanti: provocano, o sembrano provocare, avvenimenti che non hanno niente a che fare con lo stato di salute della vittima ne’ con il suo stato psichico. Nel complesso la iettatura ci si presenta come un vasto fenomeno composito in cui sembrano intervenire, in varia misura, fatti suggestivi, chiaroveggenti, telepatici, precognitivi, forse anche psicocinetici, processi interpersonali ecc., tutti fondati su di un originario senso di minaccia che l’uomo avverte da parte dei suoi simili; su di una segreta ma continua insicurezza; sulla tendenza a vedere negli altri, o nell’altro, nel diverso da se’, la cause dei suoi mali rifiutandone la responsabilita’; infine sull'aggressivita’ repressa, ma sempre presente, che lo porta a sentire un nemico in coloro verso cui si sente nemico egli stesso.

    Dal sito http://it.geocities.com/shapelessrok/index.htm


  4. #4
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    Marugj, gli scongiuri del re Borbone e la jettatura ai tempi della Pimentel

    Luigi Pirandello, da uomo del Meridione, ci credeva al punto da scrivere una commedia, La patente, che pcosta ha gentilmente postato e che riprende pari pari la definizione di Nicola Valletta, ricordato dai posteri molto più per la sua Cicalata sul fascino volgarmente detto jettatura (Napoli 1787) che per i faticosi studi di giurista. È Valletta, difatti, a dividere la jettatura fra patente e occulta. La "patente" è quella "di cui s'intende la cagione senza conoscerne la maniera colla quale opera", quella occulta invece, per sua natura più subdola, è quella "la cui cagione s'ignora".

    Anche Gian Leonardo Marugj, appassionato sostenitore della Repubblica Partenopea del 1799, viene ricordato più per i Capricci sulla jettatura (Napoli 1815) che per le sue interpretazioni del sensismo di Locke (di cui tradusse il De intellectu humano). Così come, in tempi più recenti, dello scomparso presidente Leone nell’immaginario collettivo è rimasto scolpito il gesto con le famose corna che tanti anni dopo ha ripetuto goliardicamente Berlusconi, facendo parlare i mass media per giorni e giorni (e il popolo di POL per mesi e mesi… ). Potenza delle corna, verrebbe da dire. E della jettatura a cui tutti, chi più chi meno, crediamo.

    Quale uomo o donna del Sud (ma credo che l'uomo e la donna del Nord non siano da meno), dinanzi a uno sguardo sguincio, non tocca ferro (per usare un eufemismo), chi non ha mai regalato o ricevuto un cornetto beneaugurante (che non va mai acquistato, come è noto) o avuto la tentazione di toccare "casualmente" le spalle di un gobbo? Ferdinando di Borbone riteneva l’abate Galiani un tale jettatore da accoglierlo, nella reggia di Portici, con un vero e proprio bombardamento di cornetti rossi e talmente menagramo il canonico De Jorio, da rifiutarsi di riceverlo per quindici volte consecutive. Mal gliene incolse alla sedicesima quando, nonostante la "patente", acconsentì a farlo entrare nella sua stanza. Appena uscì, Sua Maestà fu colpito da fatale colpo apoplettico. Forse, non lo sapremo mai, le cronache del tempo glissarono su indice e mignolo reali tesi in un disperato, inutile gesto salvifico.

    Di jettatura, fascinazione, occhio e malocchio, si sono occupati antropologi famosi, da De Martino a Lombardi Satriani. E la superstizione produce sempre ottimi affari: maghi, fattucchiere e cartomanti si arricchiscono ieri come oggi alle spalle di individui con personalità deboli. E non è vero che simili pratiche siano solo appannaggio di persone culturalmente e socialmente ai margini. Era superstizioso in maniera patologica Federico II di Svevia, uomo di scienza e fondatore dell'Università, che fece murare tutte le finestre ottagonali per evitare un’oscura profezia (ma alla fine morì in una stanza dove ce n'era una nascosta) e lo sono attori, intellettuali e politici che si fanno seguire dal santone di turno.

    E certo qualche dubbio viene anche a noi: Fulvio Filo Schiavone, che ha curato una recente edizione dei Capricci sulla jettatura, ha confidato che, mentre stava dando alle stampe il volume, più di un improvviso e lunghissimo black-out elettrico ha bloccato la tipografia in quel di Manduria. E ha snocciolato, uno dietro l’altro, molti piccoli episodi "negativi" esorcizzati a suon di cornetti, toccate di ferro e quant’altro la controjettatura meridionale ha saputo, nei millenni, inventare.

    Letto (e scopiazzato) su un vecchio numero de Il Mattino di Napoli


  5. #5
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    Il vostro modo di postare mi e' sempre piaciuto molto perche' pur portando tutte le sfumature del folklore (spero non sia offensivo questo termine)rimanete sempre molto equilibrati ed esaustivi(per quanto dei thread virtuali possano permettere)nel descrivere fatti e cose che di certo son fuori dell'ordinario per la gente comune.
    Vi scrivevo per chiedervi alcune cose riguardo malocchio,jettature,fatture e simili.

    Volevo sapere se solo gli occhi nella "tradizione" son considerati "punti irradianti" o se altre parti del corpo sono state considrate tali,come ad esempio le mani e le loro dita(ve lo chiedo perche',anche se non mi ricordo piu' dove e quando,ho sentito dire che nelle dita e nelle loro"giunture" sarebbero accumulate forze simili a quelle descritte nei vostri accattivanti post),e se questa "peculiarita' falanginea" sia in qualche modo connessa con la "mano di gloria"(spero di non sbagliare asserendo quest'ultima come reliquia potente composta dalla mano di una strega o di un mago)...

    La mia curiosita' non si ferma qui e vi chiedo,stimolato dal particolare dello specchio "unto" dallo sguardo della vecchia(unto che poi si sarebbe dimostarto veleno) secondo voi come mai le sostanze grasse facciano nella storia della magia(come in quelle delle religioni tradizionali) sempre la parte di "veicolo" preferenziale come in questo caso dato che e' qualcosa di grasso e unto che rimane dallo sguardo "Jattoso"sullo specchio;l'unto malefico dei presunti untori,l'olio Santo(da quanto ne so importante tanto per preti quanto per maghi),gli impiastri delle streghe e le leggende riguardanti il loro uso del grasso di bambini morti,nella bibbia si sacrificano vitelli ed animali grassi e se non ricordomale sempre nella bibbia vi con narrate"unzioni" di sacerdoti...


    Infine abuso ancora della vostra conoscenza per chiedervi dei riferimenti sulla realta' di fatture,malefici e simili ...


    Ho "abusato",saluti...

  6. #6
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    In Origine Postato da Jehan
    Volevo sapere se solo gli occhi nella "tradizione" son considerati "punti irradianti" o se altre parti del corpo sono state considrate tali,come ad esempio le mani e le loro dita(ve lo chiedo perche',anche se non mi ricordo piu' dove e quando,ho sentito dire che nelle dita e nelle loro"giunture" sarebbero accumulate forze simili a quelle descritte nei vostri accattivanti post),e se questa "peculiarita' falanginea" sia in qualche modo connessa con la "mano di gloria"(spero di non sbagliare asserendo quest'ultima come reliquia potente composta dalla mano di una strega o di un mago)...

    La "mano di gloria" era la mano mummificata di un impiccato e i suoi poteri erano direttamente proporzionali alla malvagità del condannato. Veniva utilizzata come portacandele nei riti satanici, per affascinare il diavolo. Nei trattati di stregoneria rinascimentali si legge che il demonio è irresistibilmente attratto da questo amuleto e che, pur di poterlo contemplare, è disposto a concedere qualsiasi favore al suo possessore, che così acquista la gloria, cioè i poteri del demonio.

    Sembra ci sia ancora una "mano di gloria" in circolazione. Apparteneva al defunto Lorenzo Alessandri, studioso, pittore ed esperto di satanismo torinese. Presumo quindi che il grazioso oggettino sia ora in possesso dei fortunati eredi.

    Quanto alle tue domande, mi spiace, ma non so rispondere e anzi, per dirla tutta, a proposito di malocchio e fatture varie sono più scettica del Cicap. Non ti resta che sperare che legga questo thread qualcuno più esperto di me.

    Ciao!

  7. #7
    se son rose appassiranno
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    Non so a voi, ma a me, quando un gatto nero attraversa la strada nell'attimo in cui passo con la mia auto, inizia una sequela di sfighe da starci bene (male) per un anno...

  8. #8
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    Dal sito http://www.interviu.it/
    Copyright © Interviù

    http://www.interviu.it/caffe/caffe.htm

    Caffè napoletano
    storia, segreti, riti e tradizioni


    (...)

    Era questa la situazione quando nel 1794 il noto gastronomo napoletano Vincenzo Corrado, autore del ricettario Il cuoco galante nel tentativo di diffondere l'uso del caffè e di portarlo alla stessa popolarità della cioccolata, scrisse un piccolo trattato La Manovra della Cioccolata e del Caffè. Questo trattatello era impreziosito da una cantata dell'abate Pietro Metastasio in onore della cioccolata e da una canzonetta in difesa del caffè di don Nicola Valletta al quale è rivolta la prefazione-dedica dell'autore. Per chi non lo sapesse, don Nicola Valletta, oltre che professore di leggi nella Regia Università di Napoli, è stato un personaggio leggendario, uno dei mostri sacri della napoletanità, che godé di grande popolarità per la sua indiscussa esperienza sulla jettatura, da lui elevata al rango di scienza nel memorabile trattato del 1787 Cicalata sul fascino, volgarmente detto Jettatura. Per quale motivo il Corrado avrebbe dedicato proprio a lui l'operetta? Sorge il sospetto che a Napoli circolasse la voce che il caffè portasse male, scuro veicolo di jettatura e fosse quindi opportuno tirare in ballo una siffatta personalità per contrastare superstizioni e sinistre dicerie e per assolverlo dalla pesante accusa. Non sussistevano infatti altri motivi, perché Valletta non era ricco, né in grado di accollarsi le spese della stampa (come facevano in genere i ricchi dedicatari), né era un mangione o un buongustaio capace di apprezzare un libro di gastronomia, come emerge dalle sue stesse parole «credo che il pover'uomo si trovasse nelle mie stesse odierne condizioni, cioè con pochissima moneta in tasca, infatti mi cibo soprattutto di parole».

    La cattiva nomea potrebbe essersi diffusa perché il caffè è un liquido nero, il colore del lutto, ed ingerirlo avrebbe potuto attirare eventi funesti; inoltre proprio perché scuro e amaro, il caffè doveva apparire come il veicolo ideale per somministrare filtri o fatture senza essere scoperti. Chi meglio del Valletta, per il quale non avevano segreti i misteriosi nefasti influssi della jettatura, poteva essere garante dell'innocuità del caffè? Egli, raccolto l'invito e compresa l'antifona, offrì la sua protezione carismatica e con la sua canzonetta propose di utilizzare il caffè addirittura per brindare e scambiarsi gli auguri; senza dubbio l'idea si rivelò vincente tanto vero che nella cultura napoletana il caffè è divenuto simbolo di ospitalità e di amicizia. Un aneddoto riportato da Stendhal in Roma, Napoli, Firenze conferma che solo tre anni dopo la morte di Valletta il caffè era considerato a Napoli un valido antidoto contro la jettatura. A pranzo in casa di amici un marchese, avendo avuto per vicino di tavola un negoziante magrissimo con begli occhi da giudeo e fama di jettatore, aveva fieramente protestato con il padrone di casa di non essere stato avvisato prima delle qualità nefaste di un simile commensale, e di non aver avuto così l'opportunità di scaraventargli in faccia la sua tazza di caffè per spezzare il raggio malefico di quello sguardo.

    (...)

  9. #9
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    Di jettatura parla anche Alessandro Dumas nel libro che ha per titolo il "Corricolo", dove raccoglie appunti di viaggio in cui si intrecciano aneddoti, leggende, impressioni e descrizioni di… strani personaggi…


    "... Dei tre tipi di jettatura conosciuti nell’antichità, due si sono persi per strada e ne è rimasto uno solo: la jettatura dello sguardo. Ed è il più terribile: “nihil oculo nequius creatum”, dice l’Ecclesiaste. Nonostante ciò, come Dio ha voluto che il serpente a sonagli si rivelasse da solo con il rumore dei suoi anelli, così ha impresso sulla fronte dello jettatore alcune particolarità grazie alle quali, con un po’ di esercizio, lo si può riconoscere.

    Lo jettatore è di solito magro e pallido, il naso ricurvo, occhi grandi che ricordano quelli di un rospo e che di solito copre, per dissimularli, con un paio di occhiali scuri; il rospo, com'è noto, ha ricevuto dal cielo il dono sciagurato della jettatura: uccide l'usignolo col solo sguardo. Dunque, quando incontrate per le strade di Napoli un uomo come l'ho descritto, state attenti, ci sono cento probabilità contro una che si tratti di uno jettatore. Se è uno jettatore e vi ha visto per primo, il male è fatto e non c'è rimedio: chinate il capo e attendete. Se invece lo avrete preceduto con lo sguardo, affretatevi a presentargli il dito medio teso e le altre dita piegate: il maleficio sarà scongiurato. "Et digitum porrigito medium", dice Marziale. Superfluo dire che se portate addosso qualche corno di giada o di corallo non avete bisogno di tutte queste precauzioni. Il talismano è infallibile, almeno a quanto dicono i rivenditori di corni. […]

    Ogni volta che a Napoli vedete due uomini chiacchierare per la strada, uno dei quali con la mano ben stretta contro la schiena, guardate bene colui con il quale parla: è uno jettatore, o almeno un uomo che ha la sventura di passare per tale.
    Quando uno straniero arriva a Napoli, all’inizio ride della jettatura, poi a poco a poco comincia a preoccuparsene; infine, dopo tre mesi di soggiorno, lo vedete coperto di corni dai piedi alla testa, la mano destra eternamente contratta…"




  10. #10
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    Jettatura e malocchio in Calabria
    di Domenico Caruso


    L'olio che sparisce nell'acqua -
    Immagine tratta dal sito http://www.uniurb.it/

    In una famosa commedia di Pirandello, il protagonista Rosario Chiarchiaro pretende che gli sia rilasciata una pubblica patente di jettatore per trarne profitto:
    "Signor giudice, mi hanno assassinato. Lavoravo. Mi hanno fatto cacciar via... con la scusa che, essendoci io, nessuno più veniva a far debiti e pegni; mi hanno buttato in mezzo alla strada, con la moglie paralitica da tre anni e due ragazze nubili, di cui nessuno vorrà più sapere, perché son figlie mie...".
    Conosciamo, per esperienza, individui che appena s'inseriscono in un gruppo procurano discordia e disgrazie, altri all'opposto che emanano gioia e benessere.
    Mentre i primi vengono sfuggiti dalla società perché portatori di jella, dei secondi si gradisce la piacevole compagnia.
    A ragione si definisce malocchio la carica d'influenze negative che certe persone invidiose mandano col semplice sguardo.
    Naturalmente, prima di attribuire energie nefaste ad alcuni, bisogna escludere le varie cause di salute o di suggestione che possono dipendere dall'influsso dell'occhio malevolo. Tra le tante storie in materia, una racconta di un uomo che riusciva a uccidere col semplice sguardo e del quale ne approfittò il re per fare eliminare i condannati a morte.
    Dalle umane debolezze non sono esenti tanti austeri personaggi, i quali nei riguardi del fàscino malefico affermano: "Non è vero, ma ci credo!".
    Molti scongiuri e precauzioni vengono, quindi, adottati per allontanare il malocchio.
    "Aglio, fravaglie, fatture ca nun quaglie; corna, bicorna, cape 'e alice e cape d'aglio" ripeteva Pappagone nelle sue commedie di successo.
    Chi non ricorda il Presidente della Repubblica Giovanni Leone con il pugno chiuso e l'indice col mignolo aperti ad "U" ?
    Nel suo libro Gestures (i gesti) Desmond Morris asserisce che noi italiani siamo il Paese in cui l'atteggiamento delle corna è vivo e vitale. Nessun popolo si sottrae. Perciò condividiamo il primato con Spagna, Portogallo, Francia, Grecia, Turchia, Jugoslavia, Belgio, Danimarca ed alcuni Stati dell'Africa settentrionale e dell'America latina.
    Poichè l'allegria è l'antidoto della jettatura, rammentiamo quanto lamentava Stecchetti nella sua Palinodìa circa la scomparsa delle corna per l'eccessiva virtù delle spose:

    "O le donne, le donne
    che virtù portentose,
    che modello di mamme,
    di ragazze, di spose:
    se questo tempo dura
    non ci son corna per la jettatura".

    Tra gli amuleti, oltre ai "corni" di ogni tipo che hanno sostituito l'antico "fallo", troviamo gobbetti , numeri 13, chiavi di ferro, manine nella tipica forma, gufette, nastrini di colore rosso. All'ingresso delle abitazioni come portafortuna, inoltre, vengono attaccati ferri di cavallo, grattugie, teste di cervo, artistiche maschere di ceramica create a Seminara (R.C.).
    Anche se il progresso tecnologico ha raggiunto traguardi impensabili, l'uomo del Duemila è ancora schiavo delle superstizioni.
    La scienza non è sufficiente a debellare il bene e il male che si nascondono nelle recondite pieghe della nostra anima, malgrado l'opera incessante dei mass media.
    Fra le tante credulità greche, ereditate dalla nostra società agricola pastorale del passato, distinguiamo il fàscino (dal latino fàscinum, malìa) - dovuto talvolta allo sguardo involontario che colpisce con una lode specialmente i piccoli - dalla jettatura (dal latino jàcio, getto) - cattivo influsso determinato dalla presenza di certe persone.
    Una sfumatura del malocchio è 'u pìcciu (la molestia) che si manifesta con sottili parole d'invidia verso chi ha successo ("Chi furtuna chi 'nd'eppi!" - Quale fortuna ha avuto!).
    Diversi proverbi calabresi, come quelli raccolti a S. Martino, esprimono la preoccupazione per la jella.
    Eccone qualcuno che ha come oggetto gli animali: "Mègghiu di' cani muzzicati, ca di mali vicini 'mbidiati". (E' preferibile venire azzannati dai cani che essere invidiati dai cattivi vicini). "Non duvi sedi, ma duvi meri la pìgula feri". (La civetta è di cattivo auspicio non dove si posa ma dove indirizza lo sguardo). "Quandu canta 'a gadina, 'a casa è china". (Quando la gallina imita il gallo in casa si raduna parecchia gente per lutto).
    Ma c'è dell'altro:
    A Giffone (R.C.), ha scritto l'amico N. Catalano, vi è della gente che fa curare la parotite in modo magico. Quando un bambino è affetto dal magulà (dal greco magulàs), la madre lo porta da un'esperta perchè venga sottoposto al pricantu (scongiuro) con la formula rituale: "Arricchiuni e magulà \ non passari cchiù di ccà! ..." seguita da alcuni segni di croce su un mattone e sulle guance dell'infermo. Ma il bello viene dopo: ecco, infatti, una giovane signora giungere trafelata dal medico col figlioletto in braccio coi sintomi della parotite in volto.
    Al piccino si prescrive la cura del caso e la madre nel prendere la ricetta, con aria ingenua, domanda: "Chi diciti, dottori, o' figghiolu 'nci lu fazzu lu pricantu da' maistra Pascalina?". Al medico sorpreso non resta che guardare con un sorrisetto la donna e rispondere: "Sì, prima facitinci 'sta cura e... poi fàtilu puru pricantari!". (Dopo le cure mediche, praticate pure ogni scongiuro!).
    Concludiamo con un rituale, da noi registrato negli anni sessanta a Laureana di Borrello (R.C.). Le formule, molto segrete, che per la prima volta pubblichiamo, venivano rivelate agli adepti soltanto in circostanze particolari - come la notte di Natale.
    Una ragazza, avvertendo un malessere diffuso, spossatezza, inappetenza e - forse - un po' di febbre, riteneva d'essere adocchiata a motivo della sua avvenenza e si recò da donna Vincenza Femìa, che conosceva bene le formule di scongiuro.
    Quest'ultima, invitò la giovane a sedersi, fece il Segno di Croce, recitò tre Gloria, un Pater Noster, il Credo e - quindi - ripetè a memoria:

    "Nesci, occhiu smalidittu,
    pemmu trasi Gesù Cristu.
    Pe' lu nomi di Gesù,
    nesci malocchiu e non tornari cchiù.
    E pe' la Santa Notti di Natali,
    mu squagghi (sciolga) comu l'unda di lu mari".

    Intanto, su una bacinella predisposta con dell'acqua, per tre volte consecutive l'anziana donna fece il Segno di Croce con la mano; analogo gesto ripetè sul capo della paziente. Anche il recipiente venne passato sulla testa della giovane.
    Donna Vincenza, a questo punto, fece cadere nell'acqua col pollice tre stille d'olio di oliva accompagnate dalla giaculatoria:

    "Occhiu, malocchiu, malincunia:
    nesci malocchiu di la vita mia,
    e pe' la Santa Notti di Natali
    mu squagghi comu l'unda di lu mari!".

    Per fortuna le gocce d'olio, cadendo nell'acqua, rimasero integre; nel caso si fossero sciolte, si sarebbe dovuto ripetere il rito.
    Così alla fine, incredibile ma vero: forse per la suggestione, la ragazza dichiarò di sentirsi pienamente in forma!

    Dal sito http://www.brutium.info/index.htm - Copyright © 2000 Domenico Caruso

 

 
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