Oggi notiamo come sia “facile” vedere, nelle nostre città, alcuni ragazzi col telefono cellulare incollato all’orecchio e la T-shirt raffigurante l’ormai famosa effigie di Ernesto “Che” Guevara.
Quest’abbinamento sarebbe del tutto normale se il cellulare fosse considerato per ciò che in realtà è, un telefono appunto, e se il “ rivoluzionario comunista” fosse il cantante di un famoso gruppo rock.
Purtroppo, nel nostro Paese, regno di mille contraddizioni, l’uno riveste la funzione, da almeno un decennio, di “status symbol” del “capitalismo” più sfrenato, l’altro quella di “simbolo della libertà” e di “lotta” contro gli “affamatori capitalisti”.
Comprendiamo quindi, la totale confusione ideologica di questi giovani, “drogati” dalla demagogia, dal qualunquismo e dal pressappochismo dei loro genitori, che furono parte attiva dei cosiddetti “movimenti studenteschi rivoluzionari sessantottiani”, e che oggi, nostro malgrado, rappresentano il “dirigismo populista” insegnando nelle nostre scuole, presiedendo nelle aule di Giustizia e governando il Paese persistendo nella diffusione di grossolani falsi storici.
Costatiamo poi come questi “ottimi” genitori, professionisti della propaganda, per dare un segno di “coerenza” ai propri figli e ai loro elettori, ritardino di circa due ore l’apertura del Congresso Nazionale, per andare a “riverire” e “rendere omaggio” al “nemico – amico” degli ultimi cinquant’anni, già proprio colui che finanziando l’ex Regime Sovietico fondava Togliattigrad e simultaneamente era puntualmente accusato di voler sfruttare i ”poveri” operai di Mirafiori.
Vi chiederete certamente, tutto ciò in che misura riguardi questi incolpevoli ragazzi con il telefonino e la maglietta del “Che”?
Assolutamente in nessuna maniera, poiché Essi, ignari sedicenni, non comprendono né cosa sia l’uno, né chi sia in realtà l’altro.




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