Guardate che razza di tema "storico" è stato scelto per la maturità:
Il pontificato di Giovanni XXIII (1958-1963) costituì una svolta nella linea della Chiesa cattolica rispetto alla prima metà del Novecento. Il suo predecessore, Pio XII, aveva retto la Chiesa durante il ventennio fascista e, soprattutto, durante la Seconda guerra mondiale. In una Italia debole e povera l'autorità religiosa (che grazie al concordato firmato nel 1929 era andata assumendo un ruolo politico più rilevante ed era stata ufficialmente riconosciuta come religione di Stato) era sempre più un punto di riferimento per un popolo che voleva risollevarsi dalle macerie. La Chiesa di Pio XII mostrava una linea intransigente nei confronti della politica, tanto da porsi in netta contrapposizione con i comunisti e favorendo l'ascesa della Democrazia Cristiana.
Gli anni Cinquanta, in Europa, costituirono il momento di massima tensione tra il blocco occidentale e quello sovietico. La guerra fredda testimoniava una conflittualità fortissima che poteva portare, in ogni momento, al ritormo alle armi per affermare il predomio di uno dei due schieramenti. La Chiesa di quegli anni fronteggiò con il blocco occidentale i paesi comunisti, portatori di una dottrina "blasfema" perché fondata sull'ateismo e sul materialismo, quindi antitetica al cristianesimo.
Giovanni XXIII, dopo un avvio di pontificato all'insegna della continuità con il suo predecessore, avviò un processo di modernizzazione della Chiesa, ossia introdusse una linea più morbida nei confronti dei soggetti laici o comunque non cattolici: una linea improntata al dialogo e al generale rinnovamento delle istituzioni da lui presiedute. Gli anni Sessanta, nel panorama internazionale, si presentavano come anni di transizione e di cambiamento, i venti di guerrra si erano ammorbiditi e soprattutto le nuove generazioni si facevano portatrici di nuovi ideali di libertà e di emanciazione da ogni autorità oppressiva e fin troppo invadente. Kennedy era il primo presidente cattolico della storia degli Usa (questo favorì la legittimazione della Chiesa anche all'estero), mentre dall'altra parte Krusciov, dopo il terribile Stalin, cercava di porre fine alla guerra fredda attuando una strategia politica improntata ad una maggiore apertura nei confronti dell'Occidente. Giovanni XXIII colse in pieno lo spirito dei tempi e diventò il collettore del dialogo tra i popoli. Suo l'appello agli "uomini di buona volontà" per la costruzione della pace nel mondo, suoi gli incontri diretti con Kennedy da una parte e dall'altra con la figlia di Krusciov. Per il Papa il dialogo con chi era di idee anche religiose diverse non solo era possibile, ma era un dovere.
La stategia politicoculturale di Giovanni XXIII culminò nel 1962 con l'istituzione del Concilio Vaticano II, 400 anni dopo il Concilio di Trento, all'indomani della Riforma protestante, creato per definire la dottrina cattolica in contrasto con quella protestante.
Il Concilio II, durato tre anni, cercò di "ringiovanire" la Chiesa, eliminandone la struttura chiusa e autoreferenziale che fino a quel momento aveva fatto solo i conti con la sua tradizione. L'ordine del giorno fu proprio la necessità di dare risposte alle novità del secolo, partendo dalla condizione degli uomini e dai loro bisogni reali, materiali ed etici. La "nuova Chiesa" si fece portabandiera del rispetto della dignità, della libertà e dei diritti delle persone di ogni popolo, religione, estrazione sociale e culturale. Con un occhio di particolare riguardo ai giovani e alla loro connaturata energia, esortandoli a costruire una società più giusta e umana.
Un processo talmente innovativo e rivoluzionario, purtroppo, non potè essere seguito interamente da Giovanni XXIII, che dovette abbandonare stroncato da una malattia che lo uccise un anno dopo l'inizio dei lavori del Concilio.
tratto da studenti.it




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