Chissà che con la devolution dell'istruzione non si apran gli spiragli per una grande valorizzazione della produzione letteraria dialettale.Sarebbe fondamentale per inserire gli idiomi locali nell'alveo della cultura e della ricerca, cosiccome sarebbe un esperimento fortemente identitario, un' "extrema ratio" per non smarrire ogni memoria, ogni legame generazionale, ogni senso d'apparentenza a una comunità e a un destino. La sinistra multiculturalista chissà se sarà pronta a recepire queste innovazioni, studiate per dar linfa al solco inequivocabile delle differenze, del molteplice, del plurale. Son concetti progressisti, non certo conservatori, ma di fatto ogniqualvolta si cerca di "restituire" il popolo genovese e ligure a sé stesso (vedi mozione provinciale sui valori storici della repubblica marinara), di valorizzare tradizioni antiche e di aprirsi a un confronto interculturale usufruendo della ricchezza contenuta nei dialetti, nelle persistenze linguistiche locali, nella valorizzazione della propria unicità, unico vero prodromo per rispettare quella degli altri, la sinistra si tira indietro e boccia ogni iniziativa, difendendo uniformità, omologazione, auto-lesionismo. Quelle allogene (in particolare dei popoli del terzo mondo afro-islamico) sono quindi culture da rispettare, i nostri sono retaggi egoistici studiati "ad hoc" per crear discrepanze nel tessuto sociale e per dividere il nord dal sud. Allucinante: le padanie, le terre etrusche e quelle meridionali hanno le loro tradizioni, i loro usi, i loro costumi, i loro idiomi. Queste realtà devono essere note e devono rientrare all'interno di un progetto di valorizzazione, non devono esser dimenticate, pena la debolezza nell'interlocuire reciproco e solidale.
Il link che vi propongo rappresenta una vera e propria antologia, visitatelo!

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