Il capo gabinetto della Riforme, Speroni, spiega i capisaldi della riforma leghista. "La camere del Nord, del Centro e del Sud dovrebbero predisporre le leggi che sarebbero però approvate dal Parlamento".
di Gianluca Roselli
ROMA - Chi conosce bene Umberto Bossi, sa che il senatur non parla mai a caso e tutto quello che dice è frutto di un ragionamento preciso seguito, di solito, da fatti concreti. Nessuna delle sue parole è pronunciata solo per riempire l'aria. Così, al congresso leghista di marzo al Filaforum di Assago, quando Bossi verso la fine del suo discorso finale fece un vago accenno all'idea di un Parlamento del Nord e uno del Sud, a molti cronisti si drizzarono le orecchie.
"Io sono il ministro delle Riforme e come tale ho le mie fantasie", disse allora il senatur a chi gli chiedeva spiegazioni. E in questi mesi l'idea negli uffici del ministero delle Riforme ha preso corpo, è stata studiata e sviluppata, e da Pontida Bossi l'ha illustrata in modo più esauriente. Precisiamo: di realizzare una Camera delle Regioni all'interno di un processo di revisione del sistema bicamerale se ne parla da tempo. Un organo eletto territorialmente, da una parte per diversificarsi dalla Camera dei Deputati, dall'altra per fare da contrappeso ai poteri del Capo dello Stato all'interno di un possibile sistema presidenzialista, tanto voluto da An.
La novità "bossiana", però, sta nel fatto che la Camera delle Regioni sarebbe poi divisa in tre parlamenti: Nord, Centro e Sud. Ma come funziona il tutto da un punto di vista pratico? "Premesso che il sistema è ancora allo studio e ogni ipotesi è ancora aperta - spiega il capo di gabinetto del ministro Bossi, Francesco Speroni - la Camera delle Regioni eletta territorialmente sarebbe divisa in tre parlamenti del Nord, del Centro e del Sud, suddivisi a loro volta per singole materie. In pratica, i tre parlamenti funzionerebbero come singole commissioni con la funzione di studiare e preparare leggi differenziate su base territoriale. Poi, però, una volta che la proposta di legge arriva in aula, deve essere votata con la maggioranza di tutti. Per esempio, un testo elaborato dal parlamento del Nord ad hoc per le regioni settentrionali, nella Camera delle Regioni, per essere approvato, deve ottenere i voti di tutti. Questo per tranquillizzare chi in queste ore ha parlato di attentato all'unità nazionale o di rischio secessionista".
Secondo il capo di gabinetto di Bossi, però, la riforma sarebbe tutta da studiare. Prima di tutto è da decidere il criterio elettorale dei rappresentanti della Camera delle Regioni: direttamente dal popolo, dai consigli regionali, oppure con un sistema misto. "Si cercherà di assicurare il massimo della democraticità perché chi decide deve essere sempre il popolo - afferma Speroni - i modelli a cui fare riferimento sono il Bundesrat tedesco oppure il Senato americano o ancora quello delle camere svizzere". Così facendo, dunque, si verrebbe a creare un sistema doppio, orizzontale e verticale, con competenze territoriali e per materia: unico rischio è quello di rallentare ulteriormente l'iter del processo legislativo. "Assolutamente no osserva Speroni -, anzi: oggi in Senato ci sono 13 commissioni che preparano le leggi, con la Camera delle Regioni il numero verrebbe drasticamente ridotto".
Intanto le critiche da parte degli alleati di governo non si sono fatte attendere e se Udc e An sono decisamente contrari, forti del fatto che "questa riforma non fa parte del programma di governo", alcune settori di Forza Italia sembrano invece più possibilisti e disponibili ad aprire un dialogo. Comunque, si tratta di un terreno delicatissimo che rischia di portare ulteriore turbolenza all'interno della maggioranza, anche perché la riforma andrebbe di pari passo a quella della Corte Costituzionale con l'aggiunta di giudici eletti su base territoriale.
E se davvero i tre parlamenti dovessero realizzarsi, la loro sede potrebbe anche essere territoriale: uno al Nord, uno al Centro e uno al Sud, riproponendo così un vecchio cruccio del senatur, quel famoso Parlamento del Nord che dal giugno 1995 al maggio 1996 si riuniva una volta la mese a Bagnolo San Vito in provincia di Mantova.
Creato in pieno periodo secessionista come organo di autogoverno della Padania, il Parlamento, presieduto proprio da Francesco Speroni, nella bella sede di Villa Riva Berni riuniva 394 membri composti dagli eletti in tutto il Nord in comuni, province e regioni. Qui si decidevano le istanze da portare avanti all'interno degli enti locali secondo le linee guida decise dal movimento. Ma più che altro si trattava di un organismo folcloristico creato a fini propagandistici da cui non uscì mai niente di importante, tanto che Bossi decise di chiuderlo dopo un anno di vita.
Ma se davvero il leader leghista dovesse riuscire nel nuovo progetto, i battenti del Parlamento del Nord in un futuro prossimo potrebbero aprirsi di nuovo. E questa volta con veri poteri legislativi.




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