Francesco Forgione
Stamattina saremo anche noi al Palazzo di giustizia di Palermo, aperto ai cittadini per lo sciopero indetto dall'Associazione nazionale dei magistrati. Ci saremo perché oggi il tribunale palermitano non si aprirà per l'inaugurazione dell'anno giudiziario o per commemorare i tanti magistrati uccisi dalla mafia, come purtroppo troppe volte ogni anno qui accade.
Questa volta, cittadini e toghe discuteranno liberamente di giustizia, diritti, costituzione. E, ovviamente, di mafia. Noi lo faremo da garantisti, attenti al rispetto dei diritti dei cittadini tante volte colpiti anche dalle storture del sistema giudiziario e dai comportamenti di alcuni magistrati e lo faremo da militanti contro la mafia, preoccupati per "riforme" che, proprio perché tese a minare l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, fermano di fatto l'azione di legalità e di contrasto alla mafia alle soglie del potere.
L'autonomia e l'indipendenza della magistratura, principio costituzionale per noi intoccabile nell'equilibrio dei poteri dello stato, qui è l'unica garanzia perché la giustizia e la lotta alla mafia abbiano un senso.
La forza della criminalità mafiosa sta nella sua capacità pervasiva, nei suoi legami politici ed economici, nel suo stretto rapporto con settori degli apparati dello Stato e della stessa giustizia.
Migliaia di miliardi ogni anno si ripuliscono nell'economia legale perché non le coppole nere con lupara ma i colletti bianchi della borghesia mafiosa e di un sistema di imprese colluse trasformano in profitti legali quest'immensa ricchezza criminale. La politica fa il resto e si alimenta di questo rapporto e di questi legami economici e sociali.
Una magistratura libera può operare nella sua azione di contrasto, andando oltre le "coppole", colpendo con strumenti legislativi adeguati le collusioni che rendono forte la mafia, violata la legalità, monca la democrazia in grandi parti del paese. Una magistratura piegata al potere politico dominante, di qualunque segno e colore - e quello attuale è sicuramente il più compromesso col sistema di relazioni mafiose - è una magistratura che non serve la causa della giustizia e della difesa dei diritti dei cittadini.
Passato il 23 maggio e la commemorazione della strage di Capaci, avremo tra qualche settimana la "calata" dei politici per l'anniversario della strage di via D'Amelio: tutti a dirci della bontà di quei magistrati uccisi e magari del loro presunto consenso alle attuali "riforme".
Noi, oggi ascolteremo le ragioni delle toghe in sciopero non per ragioni corporative, ma per difendere una costituzione contro la quale mai è stato portato a fondo un attacco così sistematico in un intreccio di tendenze autoritarie e interessi iperliberisti. Per questo per la destra al governo la democrazia è un fastidio e l'indipendenza dei poteri un ostacolo all'affermazione del primato del profitto e dell'impresa.
Un primato da tutelare anche con l'impunità. Una magistratura indipendente garantita da una costituzione impacciante è un ostacolo da rimuovere.
Noi, per ragioni democratiche e sociali, oltre che di civiltà, non ci stiamo. E qui, dalla frontiera più esposta del fronte contro la mafia, ne abbiamo qualche motivo in più.
Liberazione 20 giugno 2002
http://www.liberazione.it


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