DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME - Ghassan Khattib è uno dei volti nuovi del governo palestinese. Yasser Arafat gli ha affidato il dicastero del Lavoro. Un compito difficile per una regione sconvolta dalla guerra, con migliaia di disoccupati e i Territori invasi. Come responsabile di un centro studi e ricerche, basato a Gerusalemme Est, Khattib ha potuto studiare da vicino la realtà palestinese. Come altri dirigenti esprime la sua profonda avversione al nuovo progetto israeliano. L'arena politica palestinese, per la prima volta, è segnata dal dibattito sui kamikaze. L'appello lanciato da alcuni intellettuali contro gli attacchi suicidi ha già raccolto mille firme. Mentre Hamas ha reagito definendo i proponenti «traditori e serpenti velenosi».
Gli israeliani vogliono assumere la responsabilità civile dei Territori, cosa ne pensa?
«Portano avanti il loro piano che è quello di neutralizzare l'Autorità palestinese, colpendola e distruggendola. Cercheranno di spezzettare le nostre terre in tanti cantoni, divisi da reticolati e posti di blocco».
Ritiene che ci riusciranno?
«Sono arrivati ad un bivio. Occupano i Territori e si assumono tutte le responsabilità. Oppure cercano di mantenere il controllo militare lasciando a noi quello civile. Ma non funzionerà in nessuno dei due casi».
Perché fallirà?
«Non ci sarà alcuna collaborazione da parte nostra e la popolazione si ribellerà. Si illudono se pensano ad una divisione del lavoro con i soldati a fare la guardia e i municipi a seguire le richieste della gente. Israele, dopo 30 anni, non ha ancora compreso la lezione: occupando la terra d'altri non avrà mai sicurezza».
Dunque è possibile che passino all'annessione?
«Purtroppo è la politica seguita da molti governi israeliani. Per loro è l'applicazione di un piano molto semplice, malgrado gli anni trascorsi abbiano dimostrato che non funziona».
Ci saranno nuove forme di lotta?
«Se vogliono controllare città e villaggi faranno i conti con la resistenza. I palestinesi useranno qualsiasi strumento a disposizione per respingere gli israeliani».
Da alcuni giorni è iniziata la costruzione del muro tra Israele e i Territori. Come lo giudica?
«Purtroppo porterà altre sofferenze. I nostri civili saranno quelli che pagheranno il prezzo più alto, mentre gli israeliani scopriranno che non servirà a fermare la violenza. Anzi ne provocherà altra. Se vogliono mettere fine al bagno di sangue devono ritirarsi dai Territori».
G.O.
Corriere della Sera 23 giugno 2002


Rispondi Citando
