Nei giorni scorsi è esplosa la questione del rifiuto da parte di alcuni Paesi non proprio appartenenti al 'terzo mondo', vale a dire Cina, Russia, Israele e Stati Uniti, di legittimare la Corte Internazionale per i crimini di guerra, creata a Roma tre anni fa in seguito ad un accordo sottoscritto da 76 Paesi membri dell'ONU. Le motivazioni espresse dagli Stati Uniti [gli altri tre, Cina, Russia e Israele, non ne hanno fornita alcuna] sono sintetizzate nel seguente articolo tratto da Associated Press...
buona lettura!...
Gli Stati Uniti mettono in dubbio la loro partecipazione alle missioni di pace
Martedì 2 luglio, 1.52
Edith M. Lederer, Associated Press
NAZIONI UNITE [AP] – Gli stati Uniti hanno messo in dubbio la loro partecipazione alla missione di pace in Bosnia e il loro futuro impegno in analoghe missioni se alle forze di pace americane non verrà concessa l’immunità nei confronti delle iniziative del nuovo Tribunale Internazionale per i crimini di guerra.
Più di cento Paesi hanno celebrato ieri la nascita della Corte Criminale Internazionale quasi come fosse una pietra miliare per l’instaurazione di una giustizia globale ed hanno auspicato che l’opposizione degli Stati Uniti non vanifichi la missione del tribunale che consiste nel perseguitare i criminali di guerra. Il principale obiettivo della nuova corte è la persecuzione dei futuri Pol Pot e Adolf Hitler del mondo [ma, assai curiosamente, non dell’attuale Fidel Castro… - n.d.t.], ma tuttavia gli Stati Uniti obiettano che tale organismo potrebbe assumere pretestuose iniziative verso la Nazione Americana per contrastare il suo stato di superpotenza mondiale. ‘E’ un dato di fatto assodato che alcuni ‘giudici’ [tipo il pagliaccio Baltasar Garzon… - n.d.t.] possono fare tutto quello che vogliono…’ ha affermato l’Ambasciatore Americano per i crimini di guerra Richard Prosper alla BBC ‘Newsnight’.
La Corte perseguiterà i responsabili di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra dal giorno 1 luglio [2002] in poi nei casi in cui i Paesi direttamente coinvolti non potessero o non volessero fare giustizia. I sostenitori hanno obiettato che esistono salvaguardie contro le persecuzioni pretestuose, tra le quali il requisito che un pool di giudici [per esempio uno dello Zimbawe, uno del Senegal, uno dello Shry-Lanka e uno delle Isole Samoa - … n.d.t.] approvi l’inizio delle indagini preliminari.
Gli Stati Uniti pretendono invece l’immunità, a cominciare dalla missione in Bosnia dal momento che il mandato per la loro missione di pace in quel Paese deve essere rinnovato proprio alla data di inizio di attività del Tribunale Internazionale. E per dimostrare le implicazioni economiche della cosa gli stati Uniti hanno bocciato il rafforzamento dei 1500 uomini della missione addestrativa e il mantenimento del comando della missione di pace, composta da 18000 uomini, oltre la scorsa domenica, anche se appare probabile uno slittamento di almeno altre 72 ore. Posponendo il ritiro alla mezzanotte di mercoledì, i membri del Consiglio di Sicurezza intendono dare tempo alle autorità dei principali capitali di trovare una soluzione, anche se i diplomatici statunitensi hanno riferito che ieri non si sono avuti sostanziali progressi.
L’amministrazione Bush è irremovibile nella sua richiesta di immunità, tanto quanto i sostenitori della Corte Internazionale sono fermi nella determinazione di non concederla, sostenendo che l’esenzione degli Stati Uniti comprometterebbe la giurisdizione universale della Corte e della stessa Legge Internazionale. Il Consiglio di Sicurezza ha programmato per martedì [oggi…- n.d.t.] la discussione per il rinnovo del mandato americano in Bosnia.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, il quale ha auspicato di trovare una soluzione nel rispetto delle legislazione internazionale, ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione della Corte Internazionale, da lui fermamente sostenuta in quanto ‘anello mancante’ del meccanismo di giustizia internazionale. Egli ha auspicato inoltre un aumento del numero di ratifiche, ora limitato a 76.
Il primo ministro britannico Tony Blair, l’alleato più fedele degli Stati Uniti, ha espresso ‘legittime perplessità’ , anche se ha ribadito che la Gran Bretagna ritiene esistano sufficienti garanzie per prevenire azioni di persecuzione politica [eh già, lo si è visto nel caso dell’arresto illegale di Augusto Pinochet… - n.d.t.].
Il ministro degli esteri russo Igor Ivanov [da notare che la Russia è uno dei Paesi che non riconoscono il ruolo della Corte Internazionale… - n.d.t.] ha criticato il veto degli Stati Uniti, affermando: ‘… una soluzione a questo stato di cose deve essere trovata a breve poiché l’assenza di forze internazionali in Bosnia potrebbe destabilizzare la situazione locale…’.
Il ministro degli esteri tedesco Joschka Fisher [noto ex-militante di un gruppo eversivo della sinistra extraparlamentare… - n.d.t.] ha dichiarato di ‘deplorare vivamente la presa di posizione degli Stati Uniti, ostile verso la Corte…’.
Critiche verso la posizione degli Stati Uniti vengono anche da Danimarca, Norvegia, Unione Europea, Yugoslavia, Canada, Nuova Zelanda e Svizzera. Durante la riunione della commissione incaricata di preparare le condizioni di operatività della Corte Internazionale, l’ambasciatore del Lichenstein [assai autorevole… - n.d.t.] Christian Wenaweser ha ammonito che il distacco degli Stati Uniti porterebbe di fatto ad una modifica del trattato di Roma, il che provocherebbe a sua volta ‘difficili problemi di ordine legale’, alterando il ‘processo di consolidamento’ delle Nazioni Unite.
La NATO ha tenuto una riunione straordinaria per discutere il contenzioso circa il proseguimento del suo impegno nella missione in Bosnia, nella quale è impegnata fin dal 1995, data del trattato di pace siglato a Dayton, nell’Ohio, che ha posto fine a tre anni di guerra. Gli Stati Uniti dichirano che non esiste al momento un piano di evacuazione per i 3100 soldati americani di stanza in Bosnia – tenuto conto che anche la Germania potrebbe ritirare le sue truppe come richiesto a suo tempo al Consiglio di Sicurezza. Si è ipotizzata un prolungamento di sei mesi della missione di pace degli Stati Uniti in Bosnia, in attesa di mettere a punto una forza di polizia multietnica di professionisti. L’addestramento di questa sarebbe a carico della Unione Europea, e nella riunione si è ipotizzato che essa potrebbe entrare in servizio il prossimo 1 gennaio.
‘Gli Stati Uniti utilizzano la loro posizione di comando all’interno della forza di pace come strumento di ricatto nei confronti della Corte Internazionale’ ha affermato Richard Dicker, direttore del Programma di Giustizia della ‘Human Rights Watch’. ‘… la cosa è evidente, dal momento che se gli Stati Uniti fossero unicamente interessati ai loro 46 Ufficiali di Polizia disarmati stanziati in Bosnia, li si potrebbe ritirare e la missione continuerebbe…’, ha detto. Benjamin Ferencs, accusatore dei criminali di guerra tedeschi al Processo di Norimberga [!!…- n.d.t.] afferma che l’opinione pubblica americana è fuorviata dai ‘militanti di estrema destra e conservatori repubblicani presenti nel governo’.’… ciò che è accaduto è che gli ideali che un tempo erano la bandiera degli Stati Uniti sono stati ripudiati di fatto da una frangia del governo degli Stati Uniti…- ha affermato inoltre -… ed è tempo che gli Americani facciano sentire la propria voce e tornino ad essere il modello per il mondo che rappresentavano dopo la seconda guerra mondiale…’.
Il portavoce del Dipartimento di Stato Richard Boucher ha affermato che gli Stati Uniti semplicemente non riconoscono la giurisdizione della Corte. ‘… siamo determinati a garantire che nessun nostro cittadino si esposto al giudizio della Corte Internazionale per avere egli partecipato ad una forza di pace internazionale…’ ha affermato. ‘…una soluzione si troverà…’.
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato




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