...beh! Quando uno si chiama così!!
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Il Ministro querela se stesso
di Furio Colombo
Pensavamo che il ministro Maroni sarebbe stato occupato - in questo fine settimana - a querelare il ministro Bossi che lo ha grossolanamente sbugiardato sulla questione del voto agli immigrati (che Maroni aveva appena promesso).
Invece fa sapere che vuole querelare l'Unità. Lo fa in modo curioso. Conferma punto per punto ciò che questo giornale ha scritto. Ha dato ordine di controllare dove, quando, in quanti si sciopera. Nega schedature - di cui l'Unità non ha mai parlato - ma aggiunge una cosa molto grave che ci era sfuggita. Dice che nessun ministro del Lavoro prima di lui, aveva mai investigato tramite polizia, sui posti di lavoro per sapere quanti scioperano e dunque chi sciopera.
Come in tutti i paesi civili. Prima c'erano due fonti, i sindacati e gli imprenditori.
Evidentemente non va più bene, dopo lo smacco dei tre milioni di cittadini che, una bella mattina, la Cgil ha portato al Circo Massimo, a Roma, per dire no all'abolizione dell'articolo 18.
Evidentemente c'era rimasto male anche l'ingegner Castelli, ministro della Giustizia per caso, che ha imposto ai giudici di timbrare il cartellino dello sciopero, dopo avere preannunciato una aspra divisione fra le toghe, e si è trovato con una adesione allo sciopero - e un attestato non proprio di stima verso di lui - del novanta per cento dei magistrati italiani.
Qualcosa (ma anche i disastrosi risultati della Lega, in città ritenute leghiste, nelle ultime elezioni amministrative) avrebbe dovuto avvertire Castelli e Maroni che il loro tipo di cattiveria persecutoria non paga.
Eppure Maroni, dopo avere trasformato il welfare in accertamento di polizia, conferma, punto per punto, ciò che questo giornale ha scritto della sua iniziativa. Aggiunge dettagli antipatici («sono io il primo a fare questi accertamenti di polizia sugli scioperi») e poi annuncia querela. Se lo fa (lo annuncia spesso) querela se stesso.




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