"Il Parlamento del Nord? E' il nostro sogno"
Alessandro Cè, capogruppo leghista alla Camera, analizza il dopo Pontida, e l'aut aut di Bossi sulle riforme: "Il Parlamento diviso in tre? Una forzatura, ma nel cuore abbiamo Mantova".
di Luca Gelmini
ROMA - "Certo che sognamo di rifare il Parlamento di Mantova, è il nostro popolo che ce lo chiede". Non ha voglia di scherzare Alessandro C'è. Chi l'ha detto che non può rinascere un organo di rappresentanza tutto lumbard sulla falsa riga di quello che, tra mille polemiche e sorrisini, vide la luce nel giugno del 1995 sulla spianata di Bagnolo San Vito ?. "Se vogliamo andare verso il federalismo, e non solo scimmiottarlo, è questa la strada", taglia corto il capogruppo dei deputati leghisti alla Camera.
Da Pontida Bossi rilancia le Camere delle Regioni, ora lei rievoca il Parlamento di Mantova, non è che vi è tornata la voglia della secessione?
Facciamo a capirci. Bossi non hai mai parlato di un Parlamento su base regionale. Ha detto solo: potremmo chiamarlo.... in pratica ha solo sottolineato l'importanza di dare inizio ad una legislazione di stampo federalista. E chi sostiene il contrario racconta balle.
Dicono gli ex dc: il Parlamento diviso in tre non era nei patti.
Non è vero. E poi quella delle tre Camere, una del Nord, una del Centro e una del Sud, non è mica un proposta tanto eversiva. Nulla vieta nella Costituzione che ci sia una reale e vera autonomia legislativa, a livello regionale ma anche macro-regionale. Tuttavia f are proposte costituzionali che vadano in questa direzione è tutto un altro discorso.
Cos'è una marcia indietro?
Niente affatto. Dico solo che ci sono delle riforme da realizzare, prima fra tutte quella sulla devoluzione. Ci siamo dati un termine che non è assoluto, giugno 2003, ossia l'inizio del semestre italiano di presidenza dell'Unione europea. Speriamo che non ci siano argomenti che, per così dire, ci distraggano dal nostro obiettivo.
Torniamo a Pontida, è stata un'adunata sotto tono. Non sono più i tempi dello sfondamento sulle colline intorno al pratone.
Ma guardi che c'era un caldo terribile e poi abbiamo spostato la data per ben due volte. Ma so a cosa si riferisce. Parla della dissafezione della base, vero? Ebbene non è facile per una forza che ha fatto della lotta sul territorio la sua missione politica, trasmettere la stessa veemenza quando si va al governo. Anche a questo servirà la sferzata di Bossi sulle riforme. Per serrare le fila.
Per questo avete deciso di scendere in piazza in ottobre. Curiosità: a Berlusconi come lo spiegherete?
Che noi siamo la Lega Nord, punto. Non siamo mica i borghesi di Forza Italia. Anche il premier si deve rendere conto che senza di noi il governo manca di grinta, di spinta propulsiva. Lo dico senza malizia: Berlusconi vuole fare troppe cose, è bene per tutti che torni a occuparsi soltanto di Palazzo Chigi.
(24 GIUGNO 2002, ORE 16:45)




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