Uno sguardo sul passato
La guerra contro il nazifascismo alla base della Repubblica
Ora che è iniziato un secolo nuovo e che il fascismo è un fenomeno lontano e sconfitto, al punto che perfino i suoi epigoni se ne sono distaccati, possiamo guardare al passato con uno sforzo obiettivo per capire le ragioni, quando ce ne potevano essere, dei nostri nemici di quel tempo. Furono anni terribili, di sconvolgimenti drammatici: non abbiamo mai pensato, in verità, che il fascismo fosse il principale responsabile di quegli avvenimenti. Il fascismo era sostanzialmente una reazione alla grande rivoluzione di ottobre e alle paure che aveva prodotto nel mondo occidentale. Nello stesso tempo aveva una linfa rivoluzionaria perché contestava radicalmente la democrazia borghese, sprofondata in una crisi che sul nostro continente appariva irreversibile. Tuttavia non abbiamo avuto bisogno di seguire i diversi momenti della tragica parabola del fascismo per misurare la nostra vicinanza o lontananza da esso. Ne siamo stati lontani sempre, appena esso assunse quei tratti inequivocabili di illibertà che lo contraddistinsero. Cominciando a combatterlo in Spagna e poi nelle regioni del nord Italia dove aveva creato la sua ultima ridotta.
Il fascismo, è vero, era un fenomeno molto complesso e non di facile lettura: ma che si trattasse del successo di Addis Abeba, o dell'infamia delle leggi razziali, esso era un fenomeno unico. E quando, nel luglio del 1943, il regime cadde, la maggioranza degli italiani prese coscienza del fallimento di quell'esperienza. Coloro che ne cercarono una vana quanto effimera continuazione nella Repubblica di Salò compirono un errore capitale. E per questo furono nuovamente sconfitti. Possiamo certo avere rispetto per tutti coloro che erano convinti delle loro idee; ma questo non ha impedito certo di averli combattuti a tempo debito.
E adesso è giusto che l'umana pietà faccia scendere un velo sulla terra dolente. Ma quando il Capo dello Stato ricorda le battaglie della Resistenza e coloro che in armi lottarono contro il fascismo, egli rivendica gli stessi principi costitutivi della nazione, quei principi che trassero alimento dalla lotta al nazifascismo. Se qualcuno ha un'idea diversa, bene farebbe a scegliere un'opportunità meno solenne per manifestarla. E dunque tacere.
In particolar modo se si tratta di un ministro della Repubblica. E non sia mai che un ministro della Repubblica possa dare l'impressione di contraddire o distinguersi dal Capo dello Stato in una cerimonia solenne, perché altrimenti quel ministro farebbe bene a rassegnare le sue dimissioni. Vi sono delle formalità istituzionali da rispettare in una tradizione democratica e repubblicana: e su questo non si può transigere. E perciò voler discutere se il fascismo sia stato un male relativo o un male assoluto, può essere anche un esercizio costruttivo.
L'importante è che lo si consideri un male. Ma tributare un riconoscimento al nemico dell'Italia democratica e repubblicana, proprio quando si celebra una data come l'8 settembre, è invece cosa inaudita e inaccettabile, soprattutto se questo avviene alla presenza del Capo dello Stato e in urto con le sue parole.
Roma, 9 settembre 2008
www.pri.it




Rispondi Citando
