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Originally posted by Tomás de Torquemada
Ti rispondo ben volentieri, carissimo Daniele...
A fondamento della mia opinione vi sono considerazioni di ordine storico ed empirico, nel senso che il proibizionismo, purtroppo, non paga, ed è dimostrato... Ma vi è anche una ben determinata prospettiva antropologico-politica...
La mia società ideale non è quella in cui il cittadino non usa droga perché è proibito e ha paura di incorrere in una condanna... Ma quella in cui egli non la adopera per scelta e atto di volontà, pur non essendo proibito...
Credo che tutti gli amici di POL ormai sappiano che, secondo il mio punto di vista, l'assunzione di sostanze stupefacenti e psicotrope è un malcostume e un segno di degrado prima che un crimine... E, di conseguenza, andrebbe contrastata sul piano educativo e culturale, anziché su quello giuridico-normativo... laddove, invece, si rischia di fare più danno che altro...
Sarò più chiaro grazie a un esempio tratto dalla storia recente, che farà inorridire qualcuno (spero, tuttavia, che lo si interpreti nella prospettiva giusta, in relazione all'oggetto del thread, e non si trasformi anche questa in una discussione animata da polemiche pro- e anti-revisioniste... Sono disponibilissimo a discutere di storia, però a suo tempo e luogo... :) ), ma che, quanto meno, servirà a rendere palese la mia idea...
Vedi... Un aspetto che non condivido del Fascismo italiano è quello relativo al rapporto uomo/Stato...
Scrisse Benito Mussolini: "Se il XIX secolo è stato il secolo dell'individualismo, c'è da aspettarsi che questo sia il secolo del collettivismo, quindi il secolo dello Stato"... E questa dichiarazione di principio si tradusse, appunto, in una politica volta a proteggere, in ottica paternalistica, l'uomo-cittadino, attribuendo, però, il ruolo attivo allo Stato...
Cosa diversa accadeva, invece, nel Nazionalsocialismo tedesco. e qui entro nel merito...
Un paio di anni fa è' uscito anche in Italia il bel volume La guerra di Hitler al cancro di Robert Proctor (Raffaello Cortina Editore; la versione originale inglese, The Nazi War on Cancer, era stata pubblicata dalla Princeton University Press nel 1999), uno studio accuratissimo circa la straordinariamente avanzata politica sanitaria intrapresa dai nazionalsocialisti...
Il professor Proctor, storico della scienza presso l'Università della Pennsylvania, ha evidenziato una realtà scomoda che la cultura ufficiale aveva precipitosamente rimosso...
Il Nazionalsocialismo favoriva la diffusione dei cibi naturali, opponendosi all'abuso di grassi, zuccheri e alcool...
Ma, soprattutto, i ricercatori vicini al pensiero nazionalsocialista furono, di gran lunga, i primi a evidenziare la relazione statistica tra fumo e tumore ai polmoni... E il Dr. Fritz Lickint coniò, addirittura, l'espressione "fumo passivo"...
Ecco, dunque, che Hitler varò una ciclopica campagna di lotta al tabacco (definito "reliquia di uno stile di vita liberale" e "masturbazione polmonare"...), che comprendeva rigorosi controlli anti-fumo, restrizioni della pubblicità, divieto di fumare in molti luoghi pubblici, fra cui gli uffici governativi, gli ospedali e, in seguito, anche treni e autobus... Talvolta, fu proibito alle donne di acquistare sigarette ("La donna tedesca non fuma", si diceva...)...
Nel 1941 nacque l'Istituto per la Ricerca sui Rischi del Tabacco, diretto da Karl Astel, convinto nazionalsocialista morto suicida nell'aprile 1945, che riteneva la lotta al fumo "un dovere del socialismo nazionale."...
Ma, pur avendo imposto queste limitazioni, Hitler si guardò bene dal chiudere, o boicottare, l'industria del tabacco, cui fu consentito, addirittura, di replicare ai proibizionisti... In altre parole, lo stato nazionalsocialista informava il cittadino tedesco (cercando di curarne lo sviluppo e l'integrità fisico-spirituale, e di aiutarlo a prendere coscienza della realtà...) ma poi lo lasciava libero di scegliere... Ecco, dunque, che il paternalismo era superato dalla responsabilizzazione - quindi dalla valorizzazione - dell'individuo...
Per la lotta alla droga, dunque, proporrei un modello simile...
Salutoni.
E pensare che i salutisti di oggi non ci vogliono credere che il loro capo spirituale è il vecchio Adolfo... :D