Sta appeso ad una parete della mia casa, nella sala del camino, un antico bastone intagliato nel legno di bosso.
Una testa di cane vagamente antropomorfa ne costituisce l'impugnatura e sotto di essa compare a bassorilievo un gruppo di persone.
Poi prosegue fino al tallone, seguendo le nodosità del legno.
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Questo bastone ha una storia.
Non è una storia edificante o piacevole, anzi.
L'uomo che ha intagliato questo bastone era un sacerdote che nel 1526, con cinquant'anni di integerrimo e devoto servizio ecclesiastico alle spalle, reggeva la parrocchia di un paesino della Romagna, poco distante da dove abito io.
Pur essendo persona tranquilla e del tutto dedita al sacro ministero, due circostanze lo condussero alla triste ed infamante fine che in sintesi vi racconterò.
La prima circostanza è che i suoi parrocchiani, e purtroppo anche i frati inquisitori, credevano ciecamente nell'esistenza di streghe e stregoni, del malocchio e dell'andare in corso, vale a dire montare in groppa al Diavolo, trasformato in caprone e librarsi con lui nel cielo.
La seconda circostanza che lo condusse a tale fine è che invece lui, a tutte queste cose proprio non ci credeva.
Si chiamava don Domenico Tonini ed è stata la prima vittima dell'Inquisizione in Romagna nel XVI secolo.
La sua storia, annotata dal notaro Filippo Callegari, suo compaesano e coinvolto in parte nella brutta avventura, si può trovare inserita tra un rogito e l'altro del registro notarile che si conserva agli atti dell'Archivio di Stato della città di ***.
[segue]




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Hai perfettamente ragione, non ci avevo proprio badato, scusami. Sarà il caldo (aggravante: qui ho l'aria condizionata...).
