Cari e care,
mandiamo questa mail alle 18 persone che ieri sono state respinte
all'Aereoporto Ben Gurion e alle persone che hanno dovuto rinunciare al
volo, perdendo il biglietto.
Prima di tutto, vi esprimiamo tutta la nostra solidarietà. Abbiamo
cercato
di fare tutto ciò che abbiamo potuto per evitarvi una esperienza così
insopportabile, senza riuscirci. Anche noi che siamo qui a Gerusalemme,
con
gli alberghi vuoti, siamo pieni di frustrazione e di indignazione.
Come sapete, gli organizzatori della catena umana ci avevano assicurato
nei
giorni scorsi di aver fatto il possibile -attraverso i parlamentari
israeliani che sostengono l'iniziativa- per garantire l'ingresso alle
delegazioni internazionali.
La loro pressione non è stata sufficiente ad impedire che il Ministero
degli
Interni decidesse di ordinare il respingimento di tutti coloro che si
fossero presentati per partecipare alla manifestazione di Gerusalemme,
che
peraltro è autorizzata -sebbene non sia ancora formalmente terminato
l'iter
burocratico.
Non è stata data informazione in merito nè agli organizzatori, nè a noi
-che
pure avevamo mandato come richiesto dai promotori la lista dei nomi alle
autorità italiane ed israeliane competenti.
La situazione quindi si è resa evidente solo all'aereoporto, di fronte
ai
primi respingimenti, mentre il secondo volo era già in partenza.
Nonostante
l'interessamento dell'ambasciata italiana e dei parlamentari in Italia,
non
è stato possibile far niente.
Se vi può consolare almeno un poco, i vostri respingimenti ci hanno
permesso
di aprire una vertenza -tramite Peace Now e i suoi parlamentari- con il
Ministero degli Interni, che all'inizio era assolutamente rigido.
Attualmente, il Ministero si è reso disponibile a verificare la lista
delle
delegazioni in arrivo e speriamo che entro stasera la situazione si
possa
sbloccare. La condizione è che Peace Now si assuma piena responsabilità
sul
comportamento dei pacifisti italiani durante la loro permanenza in
Israele.
Peace Now ha accettato questa condizione, e noi anche -visto che gli
organizzatori della catena umana considerano essenziale la presenza
degli
internazionali per la riuscita politica della iniziativa.
Ovviamente, anche una eventuale decisione positiva non toglie nulla alla
gravità della situazione e alla assurdità di queste scelte, e per questo
stiamo chiedendo in Italia alle organizzazioni e ai parlamentari di
continuare la loro protesta presso il Governo Italiano, il Ministero
degli
Esteri e l'Ambasciata Israeliana.
La manifestazione a cui ci stavamo preparando era uno dei pochissimi
segni
di speranza in una situazione che ogni giorno è più drammatica.
Negare l'ingresso a chi sostiene le ragioni della pace e del dialogo
-mentre
l'esercito israeliano continua l'invasione di tutti i territori
palestinesi
e tiene da giorni la popolazione civile sotto coprifuoco- dimostra
ancora
una volta la volontà del governo israeliano di imporre una soluzione di
forza al conflitto e la sua indisponibilità a favorire una soluzione
negoziale.
Per questo vi chiediamo -come qualcuno di voi sta già facendo- di
continuare
l'iniziativa verso i mezzi di informazione, i parlamentari, i consigli
comunali. Vi chiediamo di mandare comunicati stampa per raccontare il
trattamento a cui siete stati sottoposti e di mandarcene copia qui a
questo
indirizzo mail, in modo che possiamo inoltrarli ai giornalisti italiani
qui
presenti, alla stampa israeliana e a quella palestinese.
Abbiamo deciso di preparare cartelli con i vostri nomi di battesimo e la
scritta "denied entry" da portare in tutte le manifestazioni dei
prossimi
giorni, insieme a un volantino in cui denunceremo l'accaduto.
Rimaniamo in contatto. Vi terremo informati sulla evoluzione della
situazione.
Vi mandiamo un forte abbraccio e un saluto caro
Corinna, Farshid, Raffaella, Roberto
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Mah, secondo qualcuno ci dovremmo "israelizzare"...




Rispondi Citando
erchè ogni forma di pur lieve opposizione alla leadership di Arafat,od alla strategia degli attentati suicidi,qualificata come "tradimento",viene sanzionata in tal modo.

