Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito La democratica Israele contro la libertà di manifestare

    Cari e care,

    mandiamo questa mail alle 18 persone che ieri sono state respinte
    all'Aereoporto Ben Gurion e alle persone che hanno dovuto rinunciare al
    volo, perdendo il biglietto.

    Prima di tutto, vi esprimiamo tutta la nostra solidarietà. Abbiamo
    cercato
    di fare tutto ciò che abbiamo potuto per evitarvi una esperienza così
    insopportabile, senza riuscirci. Anche noi che siamo qui a Gerusalemme,
    con
    gli alberghi vuoti, siamo pieni di frustrazione e di indignazione.

    Come sapete, gli organizzatori della catena umana ci avevano assicurato
    nei
    giorni scorsi di aver fatto il possibile -attraverso i parlamentari
    israeliani che sostengono l'iniziativa- per garantire l'ingresso alle
    delegazioni internazionali.

    La loro pressione non è stata sufficiente ad impedire che il Ministero
    degli
    Interni decidesse di ordinare il respingimento di tutti coloro che si
    fossero presentati per partecipare alla manifestazione di Gerusalemme,
    che
    peraltro è autorizzata -sebbene non sia ancora formalmente terminato
    l'iter
    burocratico.


    Non è stata data informazione in merito nè agli organizzatori, nè a noi
    -che
    pure avevamo mandato come richiesto dai promotori la lista dei nomi alle
    autorità italiane ed israeliane competenti.


    La situazione quindi si è resa evidente solo all'aereoporto, di fronte
    ai
    primi respingimenti, mentre il secondo volo era già in partenza.
    Nonostante
    l'interessamento dell'ambasciata italiana e dei parlamentari in Italia,
    non
    è stato possibile far niente.

    Se vi può consolare almeno un poco, i vostri respingimenti ci hanno
    permesso
    di aprire una vertenza -tramite Peace Now e i suoi parlamentari- con il
    Ministero degli Interni, che all'inizio era assolutamente rigido.

    Attualmente, il Ministero si è reso disponibile a verificare la lista
    delle
    delegazioni in arrivo e speriamo che entro stasera la situazione si
    possa
    sbloccare. La condizione è che Peace Now si assuma piena responsabilità
    sul
    comportamento dei pacifisti italiani durante la loro permanenza in
    Israele.

    Peace Now ha accettato questa condizione, e noi anche -visto che gli
    organizzatori della catena umana considerano essenziale la presenza
    degli
    internazionali per la riuscita politica della iniziativa.

    Ovviamente, anche una eventuale decisione positiva non toglie nulla alla
    gravità della situazione e alla assurdità di queste scelte, e per questo
    stiamo chiedendo in Italia alle organizzazioni e ai parlamentari di
    continuare la loro protesta presso il Governo Italiano, il Ministero
    degli
    Esteri e l'Ambasciata Israeliana.

    La manifestazione a cui ci stavamo preparando era uno dei pochissimi
    segni
    di speranza in una situazione che ogni giorno è più drammatica.

    Negare l'ingresso a chi sostiene le ragioni della pace e del dialogo
    -mentre
    l'esercito israeliano continua l'invasione di tutti i territori
    palestinesi
    e tiene da giorni la popolazione civile sotto coprifuoco- dimostra
    ancora
    una volta la volontà del governo israeliano di imporre una soluzione di
    forza al conflitto e la sua indisponibilità a favorire una soluzione
    negoziale.

    Per questo vi chiediamo -come qualcuno di voi sta già facendo- di
    continuare
    l'iniziativa verso i mezzi di informazione, i parlamentari, i consigli
    comunali. Vi chiediamo di mandare comunicati stampa per raccontare il
    trattamento a cui siete stati sottoposti e di mandarcene copia qui a
    questo
    indirizzo mail, in modo che possiamo inoltrarli ai giornalisti italiani
    qui
    presenti, alla stampa israeliana e a quella palestinese.

    Abbiamo deciso di preparare cartelli con i vostri nomi di battesimo e la
    scritta "denied entry" da portare in tutte le manifestazioni dei
    prossimi
    giorni, insieme a un volantino in cui denunceremo l'accaduto.

    Rimaniamo in contatto. Vi terremo informati sulla evoluzione della
    situazione.

    Vi mandiamo un forte abbraccio e un saluto caro

    Corinna, Farshid, Raffaella, Roberto

    ----

    Mah, secondo qualcuno ci dovremmo "israelizzare"...

  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito E le carceri...

    Torture, percosse, violenze sessuali: l'inferno nelle celle di un popolo senza Stato Nasce a Roma il Comitato per i diritti dei detenuti politici palestinesi Dino Frisullo Rinchiuse assieme a detenute comuni israeliane, percosse, denudate e molestate dai secondini, private di ogni contatto con le famiglie: sono le 27 giovani palestinesi detenute a Ramleh. Del resto, come dice amaramente Abla Masrujeh, sindacalista a Nablus, l'intera Palestina è un carcere a cielo aperto, con il rastrellamento e l'internamento di 4400 persone, scuole e case trasformate in prigioni "provvisorie", e il coprifuoco che fa di ogni casa una cella.

    Abla parlava ieri a Roma, a fianco della pacifista israeliana Edna Zaretsky, nella conferenza stampa in cui Luisa Morgantini e il giurista Domenico Gallo tenevano a battesimo il "Comitato per i diritti dei detenuti politici palestinesi". Ospiti e testimoni, oltre a loro, il vicepresidente di Amnesty International Travi e Mauro Palma, membro italiano del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa.

    La tortura infatti, legale fino al '99 in Israele, è moneta corrente nelle nuove prigioni di Ofer e di Ansar 3, l'inferno riaperto nel deserto del Negev. La denuncia è di Amnesty, insieme a quella delle oltre ottanta esecuzioni extragiudiziali, una pena di morte senza neppure il processo. Prigionieri bendati, ammanettati, denudati, privati del cibo, del sonno e della toilette, detenuti in "incommunicado" per diciotto giorni prorogabili all'infinito dalla giustizia militare, inclusi i ragazzini che Luisa Morgantini ricorda denudati e a digiuno sotto interrogatorio.

    Ma a rigore è "tortura", cioè trattamento inumano volontario e finalizzato, anche la distruzione delle case, la privazione della libertà di circolazione, le altre forme di punizione collettiva. E' Mauro Palma a suggerire di investire della situazione in Palestina il Comitato contro la tortura dell'Onu, ma anche di premere perché il Consiglio d'Europa inviti Israele a sottoscrivere, come paese mediterraneo, i due protocolli aggiuntivi sulla prevenzione della tortura e sulle garanzie nella detenzione. Ed è ancora Palma a richiamare l'attenzione sul rischio che, a partire dall'Inghilterra del ministro Blunkett, le detenzioni arbitrarie si estendano anche in Europa e sulla pericolosa estensione semantica del termine "terrorismo".

    Per il governo israeliano infatti, denuncia Edna Zaretsky, è terrorismo ogni forma di resistenza. L'opinione pubblica rimuove gli orrori dell'occupazione. "Tuttavia sono cinquecento gli obiettori dichiarati, il 50% dei giovani si sottrae al servizio militare e migliaia di persone hanno visitato la nostra tenda di Women Refuse. E' fra i giovani e le donne che si può trovare, in Israele, un barlume di speranza".

    Ma oggi la speranza rischia di morire ad Ansar 3, a Ramleh, nelle celle in cui anche Marwan Barghouti, membro del parlamento palestinese, è rimasto per settimane ammanettato a una sedia fino a spezzarsi la schiena. Il 1 luglio il neonato comitato internazionale di giuristi sarà al Cairo e poi tornerà a Tel Aviv. Perché in Medio oriente non si consolidi un'altra Guantanamo.

  3. #3
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    Predefinito

    .......Prima di tutto, vi esprimiamo tutta la nostra solidarietà. Abbiamo
    cercato
    di fare tutto ciò che abbiamo potuto per evitarvi una esperienza così
    insopportabile, senza riuscirci. Anche noi che siamo qui a Gerusalemme,
    con
    gli alberghi vuoti, siamo pieni di frustrazione e di indignazione.

    Come sapete, gli organizzatori della catena umana ci avevano assicurato
    nei
    giorni scorsi di aver fatto il possibile -attraverso i parlamentari
    israeliani che sostengono l'iniziativa- per garantire l'ingresso alle
    delegazioni internazionali.

    La loro pressione non è stata sufficiente ad impedire che il Ministero
    degli
    Interni decidesse di ordinare il respingimento di tutti coloro che si
    fossero presentati per partecipare alla manifestazione di Gerusalemme,
    che
    peraltro è autorizzata -sebbene non sia ancora formalmente terminato
    l'iter
    burocratico. ........................................------------------------------------

    Va bene però prendere un gommone con al timone un albanese si poteva fare no ?

  4. #4
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    Predefinito La domanda sorgeva abitualmente spontanea:...

    Originally posted by Van Rijn
    E' vero, se fosse successo in Palestina li avrebbero mangiati vivi come si può vedere nella foto.



    Yuri e i suoi amici palestinesi dopo aver squartato un dissidente.
    ____________________________________________

    ..."perchè mai nessun pacifista può sfilare nei Territori dell'ANP"?

    La risposta eccola:perchè ogni forma di pur lieve opposizione alla leadership di Arafat,od alla strategia degli attentati suicidi,qualificata come "tradimento",viene sanzionata in tal modo.

  5. #5
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    Predefinito Re: La domanda sorgeva abitualmente spontanea:...

    Originally posted by Naoto Date

    ____________________________________________

    ..."perchè mai nessun pacifista può sfilare nei Territori dell'ANP"?

    La risposta eccolaerchè ogni forma di pur lieve opposizione alla leadership di Arafat,od alla strategia degli attentati suicidi,qualificata come "tradimento",viene sanzionata in tal modo.
    Questa è disinformazione di parte e me ne dispiace molto, provenendo da te.

    Da un post di Roderigo.

    Gli intellettuali palestinesi firmano un manifesto contro il terrorismo

    Hanno ormai superato il migliaio i firmatari dell'appello contro gli attacchi suicidi contro i civili israeliani pubblicato tre giorni fa da una cinquantina di esponenti palestinesi su un quotidiano arabo. Lo ha riferito un responsabile del movimento, precisando che solo tra gli esponenti più noti del mondo palestinese «finora sono state raccolte oltre 1.000 firme», come conferma anche l'agenzia francese Afp. Il documento-manifesto, pubblicato mercoledì sul giornale palestinese "Al Quds", è stato sottoscritto da politici e intellettuali palestines, tra cui Hanan Ashrawi, dirigente storica dell'Olp e deputata del Consiglio nazionale palestinese, e Sari Nusseibeh, ministro dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) e noto esponente della resistenza palestinese. I firmatari esortano i gruppi estremisti palestinesi a porre fine agli attentati sucidi contro i civili israeliani affermando tra l'altro di non vedere «alcun vantaggio in questi attacchi, ma soltanto un aumento dell'odio tra i nostri due popoli».

    Tuttavia non sembra che il messaggio di pace giusta sia esattamente il benvenuto dalle parti dell'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Dopo le violenze contro i militanti pacifisti dell'aprile scorso ieri le autorità israeliane si sono volute ripetere, espellendo altri 19 pacifisti italiani, attivisti di "Action for peace" che volevano raggiungere Israele/Palestina per partecipare all'iniziativa di pace "Time for peace".

 

 

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