I giocatori della Turchia convinti di andare in finale con la Germania: "Due milioni di immigrati hanno sofferto molto per decine d'anni. Noi vorremmo dare una lezione ai tedeschi".
URAWA (GIAPPONE) - La finale contro la Germania per dare un calcio a ''decenni di razzismo e discriminazioni contro due milioni di immigrati turchi considerati cittadini di terza categoria e calciatori visti come atleti di seconda linea''. C'è anche questa tra le motivazioni che contribuiscono a fare respirare alla Turchia un'atmosfera da partita storica alla vigilia della semifinale contro il Brasile. Non è stato un caso che ad affiancare il ct Senol Gunes ci fossero due giovani calciatori della nuova generazione, nati e cresciuti in Germania, Umit Davala, del Milan ora in prestito al Galatasaray, e Yildiray Basturk, che milita nel Bayer Leverkusen. ''Abbiamo sempre amato il Brasile come un modello di creatività e tecnica - hanno detto entrambi -, ma daremo il massimo per batterlo perché l'obiettivo finale è la Germania, che siamo sicuri sconfiggerà la Corea del sud''. Il perché di tanta determinazione ha una doppia faccia, comune all'intera squadra, che di tedesco-turchi ne schiera altri due, il capocannoniere dell'ultimo campionato turco Ilhan
Mansiz e Tayfur Havutcu, entrambi del Besitskas. ''Abbiamo sicuramente imparato e ricevuto molto dalla Germania. L'influenza del calcio tedesco è molto forte e credo positiva'', hanno detto Davala e Basturk. Poi per i giornalisti turchi e solo in lingua turca hanno confessato: ''Due milioni di immigrati turchi in Germania hanno sofferto molto per decine d'anni, discriminati e considerati cittadini di terza categoria. Anche i calciatori turchi in Germania sono considerati giocatori di seconda categoria. Ebbene, nella finale vorremmo dare una lezione ai razzisti''. Per assaporare questa 'vendetta' sportiva sarà necessaria domani la ''missione impossibile' di eliminare il grande Brasile. Ma nella squadra ''c'è grande fiducia, fame e volontà di vittoria - ha detto Gunes - e in questo mondiale delle
sorprese tutto è possibile. La mia generazione è cresciuta nel
mito di Pele' e nell'adorazione del talento creativo e delle
straordinarie capacità tecniche delle stelle brasiliane. Ma
anche i nostri calciatori sono maturati molto sul piano dell'
organizzazione di gioco e nella determinazione. Anche noi
abbiamo le nostre stelle. Vedremo chi brillerà di più nella notte di Saitama''.
Saluti Romani
Daniele - IRRIDUCIBILI




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