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Discussione: Golden Jubilee

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    Predefinito Golden Jubilee

    Ogni nazione ha i giubilei che si merita, a noi toccò quello del 2000 con Francesco Rutelli Alto Commissario alla bisogna, poche settimane fa tutta la Gran Bretagna s’è fermata quattro giorni per celebrare il Golden Jubilee, il mezzo secolo di regno d’Elisabetta II.
    Ecco dunque il resoconto del vostro inviato a St. James.
    Il lunedì 3 giugno la nazione ed il Commonwealth, già assorbita la normale razione di birra d’un week end con partita dei mondiali s’appresta a altre 36 ore ininterrotte di festeggiamenti , la via ed i parchi che uniscono Buckingham Palace all’Ammiragliato, pullulano d’un milione di persone col naso all’insù in attesa che i migliori laboratori pirotecnici dell’Isola e di Hong Kong diano un saggio della propria professionalità.
    Tra un botto e l’altro, rimbombano le note della Feuerwerksmusik che Händel compose a celebrazione, nel 1747, d’una delle innumerevoli vittorie sui francesi.
    Luci, fuochi e musica si susseguono in una straordinaria regia barocca, per carità nulla a che vedere col Seicento tetro ed angoscioso della Controriforma, ma la grandiosità, la solennità, la spregiudicatezza, la magnificenza della corte di Carlo II e delle sue innumerabili amanti.
    Mentre alcuni s’accampano nei parchi per poter essere in prima fila l’indomani, la folla si disperde nelle mille opportunità offerte dalla notte londinese.
    L’indomani la giornata comincia presto, nella metropolitana affollata il primo assaggio: due coppie, i Signori in tight con onorificenze al collo ed al petto, le Signore rigorosamente in tenuta pastello si schiacciano nel vagone stipato di commoner, ancora perplesso scendo a Holboron loro, ovviamente proseguono per St Paul.
    Attraversando il quartiere degli avvocati e dei tribunali una singolare vetrina, la normalità dello sfarzo: non sai cosa metterti alla prossima incoronazione? Ecco il completino, per Lui e per Lei: mantello in velluto vermiglio, ermellino e cornetta marchionale.
    Sbuco in Fleet Street, la leggendaria via dei giornali.
    A pochi metri un’orchestrina, la ressa è tale che non riuscirò neppure a vederla.
    Per intrattenerci nelle lunghe ore d’attesa che si prospettano attacca leggere ariette vittoriane, più tardi passerà a qualcosa di più moderno: music-hall anni ‘30 sui cui ritmi un turba di ragazzine imbandierate comincerà ad ancheggiare e dimenarsi.
    La calca aumenta non riesco nemmeno a prendere il fazzoletto in tasca, sono in seconda fila a sinistra un gruppo di allegre vecchie zitelle di Windsor, dietro una ragazzina lentiginosa, a destra un giovanotto di due metri con voce potente, davanti a me la moglie con videocamera.
    I Royal Marines prendono posizione disponendosi a cordone lungo la strada, li inquadrano sergenti scalpati con anfibi disumanamente lucidi, li comandano ufficiali della riserva di Marina (probabilmente ora impiegati di banca) con capelli ragionevolmente corti e dalle scarpe ragionevolmente lucide.
    La giacca blu e l’elmo candido non nascondono il fatto che si tratta di adolescenti, potrebbero essere appena tornati da un turno in Afganistan o da un periodo di guarnigione nel Sud Atlantico o in Belize, mi specchio nella pala l’ottone che orna l’elmo coloniale, non mi son fatta la barba, vergogna!
    I primi invitati si dirigono a piedi verso la cattedrale, rigorosamente in tight e decorazioni gli uomini, abiti pastello e cappellini le Signore.
    Passano poi corrierate di minor royals, boy scout, diplomatici accreditati, mogli di ministri, vescovi e deputati.
    Curioso, i torpedoni esibiscono l’emblema di fornitori della Real Casa, ma Sua Maestà sarà mai salita in corriera?
    Si dispiega una bandiera australiana (o neozelandese?) tra gli applausi della folla, non è l’unica né mancano altri vessilli delle nazioni della grande famiglia imperiale.
    Gente di tutte le età e di molte razze agita bandierine.
    Ad un tratto attacca la notissima marcia, solenne e maestosa composta per celebrare la prima vittoria sulla Germania.
    La folla canta, l’aria rimbomba, è bello, terribile ed emozionante.
    Le finestre cominciano ad affollarsi, arrivano due auto scure scoperte, tra mantelli e parrucche svolazzanti passano lo Speacher dei Comuni ed il Lord Cancelliere e Custode del Sigillo: il leader della Camera dei Pari.
    Immediatamente in senso opposto si fa avanti un corteo di landò: il Sindaco e la Giunta!
    Il Lord Major, i Capi delle Corporazioni, il Lord Ammiraglio dell’ormai smantellato porto di Londra e gli Adlerman della City, tutti i fieri custodi di libertà municipali estorte a Riccardo cuor di Leone si recano al confine della propria giurisdizione per sbarrare la strada alla Sovrana ribadendo con questo gesto sfrontato diritti, privilegi ed immunità ma, nel contempo, consegnandole l’antica spada manifestano la propria fedeltà alla Casa Hanoveriana.
    La cerimonia si svolge ai limiti del mio campo visivo laterale, in compenso quello frontale è ostruito dalla carrozza del Sindaco con cocchiere e palafreno in frac color malva e cilindro nero che rimarranno rigidi ed immobili per un ora abbondante (salvo il piede destro del primo che, credendosi non visto, batte il tempo dell’orchestrina, non c’è più la servitù d’una volta).
    All’improvviso scattano tutti sull’attenti, passa un torpedone di primi ministri del Commonwealth, è l’ultimo veicolo nazional popolare, d’ora in poi si sogna.
    Uno squadrone delle Guardie a Cavallo (Horse Guards): giubbe blu e corazze a specchio, tra i pennacchi vermigli degli elmi lo stendardo di damasco color del sangue sprizza da tutte le sue fibre d’oro e porpora 331 anni di glorie.
    La folla è in visibilio, i cocchieri, dopo diverse decine di minuti danno un segno di vita portandosi meccanicamente il cilindro al petto, i Marines presentano le armi.
    Passa il landò di William ed Herry con una cuginetta e lo zio Andy il mandrillo per via della memorabile collezione di attricette porno che aveva nei favolosi anni ’80, passione che pare comune anche al nipote più piccolo.
    Ciò non mancherà di innalzare la popolarità della Dinastia nei pub e nelle curve perché, mutatis mutandis, è sempre vero quello che diceva, alla fine del XIX secolo, Lord Randolph, figlio del VII Duca di Malboro, leader del partito conservatore nonché padre di Wiston Churchill: «le classi inferiori si riconoscono nella nostra immoralità assai più che nel puritanesimo borghese dei liberali».
    Poco prima del passaggio di svariati galloni di sangue reale l’Ufficiale in comando abbandona la posizione assegnatali dietro i quarti posteriori del pur nobilissimo bajo comunale e passa in prima fila: presentare le armi alle terga di un cavallo va bene quando passa il primo ministro di Tonga, non il futuro Re.
    Da questo momento in poi è un turbinio: la batteria a cavallo (Royal Horse Artillery), al traino di stalloni neri passano i 6 pezzi diretti alla Torre dai cui spalti spareranno le cinquanta e più salve di saluto di rigore in queste circostanze.
    Serventi ed Ufficiali che trottano accanto ai pezzi sembrano pronti a lanciarsi nella valle di Balaclava indossando, come allora, attillatissime uniformi alla ussara con smodata profusione di alamari dorati o gialli a seconda del rango, per tacere dei colbacchi di pelliccia e delle piume d’airone.
    Di lontano si vedono due poliziotti sbarrare la strada con un grossa canapo porpora ed oro, è il segno della imminente arrivo della cocchio costruito per celebrare l’abituale trionfo sui francesi nel 1762.
    Ma prima, uno spettacolo, tra tante cose tutt’altro che ordinarie, da mozzare il fiato: la banda della Cavalleria della Guardia: una massa compatta d’oro e cremisi.
    Ubi major ..l’orchestrina cessa di suonare, cadenzate dallo scalpitio degli zoccoli e dal rimbombo dei 4 timpani d’argento melodie di Händel.
    Musica uniformi, tutto come ai tempi della regina Anna, paion pronti ad unirsi alla carica che travolse i francesi a Blenheim, mi accontenterei travolgessero la megera gallica che spingendo senza ritegno è riuscita frattanto a passarmi davanti e raggiungere la transenna.
    Uno squadrone di Guardie del Corpo (Life Guards) parcheggia tutta la sua pompa scarlatta davanti al mio naso, subito dopo sindaco e consiglieri in un tourbillion di spadoni, mazze, ermellini, parrucche e mantelli raggiungono le proprie vetture, d’un lampo spariscono carrozze, cocchieri, squadrone e mantelli, la strada si svuota per Lei.
    Le campane suonano a distesa, la folla esplode, l’orchestrina suona qualcosa d’adeguato alla circostanza, in una fantasmagoria di porpora ed oro una macchia turchese sorride e saluta divertita.
    Solo pochi istanti, non molti hanno notato il Principe di Galles in giubba rossa e colbaccone della Guardia Gallese, riconoscibile solo per la bada verde dell’Ordine del Bagno, precedere la vettura reale, più visibile Anna in uniforme blu delle Guardi a Cavallo che la seguiva.
    Un altro squadrone splendente di rosso e d’acciaio e tutto pare finito, no una Land Rover traina un rimorchietto con la vistosa scritta Horse Ambulance, a bordo una biondissima capitano del corpo veterinario la cui femminilità non è per nulla sminuita dalla divisa.
    Ora è la folla a defluire mi infilo nella corrente, davanti al negozio del signor Twinning il bis, uno squadrone di Guardie del Corpo e la batteria a cavallo galoppano verso Hyde Park per un'altra cinquantina di salve.
    A questo punto, avendo dimenticato la parrucca non sono potuto entrare in municipio e, per una accurata descrizione di quanto accadutvi, mi devo rifare alla corrispondenza del Times.
    La colazione offerta dal Sindaco prevedeva un bouquet d’asparagi e salmone affumicato, un Tournedos di manzo che la prestigiosa testata, descrivendo le peripezie del personale di servizio alle prese col ribes di guarnizione che rotolava da ogni dove, definisce «a monstrously complicated dish», in fine torta alla meringa col gelato, caffè e biscotti; il tutto accompagnato da una selezione i vini giudicata eccellente dal commentatore che non trascura di riportare come, il Duca Consorte abbia preferito pasteggiare a gin.
    A tavola oltre l’augusta Coppia l’Arcivescovo, la baronessa Thatcher, Lord Callaghan, il Primo Ministro, il Sindaco ed una nutrita serie di Alderman e gli Sceriffi della City.
    Nel pomeriggio una concessione alla modernità ma nemmeno troppo perché anche questo in perfetta sintonia con lo spirito barocco delle giornate: un carnevale caraibico sconvolge il centro imperiale e monumentale di Westminster.
    Alle 18 il passaggio della squadriglia acrobatica della RAF e d’un Concorde chiude 4 giorni di baldoria patriottica, la Nazione s’è ritrovata, s’è data l’ennesima conferma della propria grandezza e soprattutto della propria diversità dal resto del pianeta e, soddisfatta, ritorna alle abituali occupazioni in attesa del prossimo matrimonio, del prossimo funerale, della prossima incoronazione o, più probabilmente, del Giubileo di Diamante.
    ll Times fa rilevare come tutto ciò, a differenza del mezzo fiasco delle celebrazioni del capodanno 2000 organizzate dal governo laburista, abbia dimostrato l’efficienza d’istituzioni collaudate da secoli quali, in ordine d’anzianità: la Monarchia, le Corporazioni della City, la Chiesa d’Inghilterra, l’Esercito e pure la BBC che ha solo ottant’anni ma se la cava bene ed ipotizza che questi quattro giorni siano il bacio della morte per l’introduzione dell’€uro.
    Quanto poi alla bizzarra idea d’una repubblica, questa sciocchezza continentale è stata liquidata da un ex ministro ora alla Camera dei Pari: vi piacerebbe una paese con politico in disarmo come me a fare da presidente?
    Lunga vita alla casa d’Hanover, con tutto il suo corollario di cavalli, cani, gin ed amanti, l’ultimo sfolgorante baluardo al piatto grigiore prodoliano.

    •   Alt 

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  2. #2
    Etsi Mortum Urit
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    Predefinito Ti ho quasi invidiato.

    Non perchè io sia un monarchico,anzi,però hai fatto una cronostoria così fluida e appassionante che mi avrebbe fatto piacere vivere in prima persona.
    Sicuramente lo sfarzo militare,politico e lussuoso ogni tanto vale la pena di vederlo.
    Bravo Ulan.



    Bull.
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