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Si dovrebbe fare molta attenzione al caldo di questi giorni, come consigliano le premurose mamme ai figlioli sulla spiaggia: state sotto l'ombrellone, spalmatevi la cremina protettiva. Peccato che per i raduni politici la regola venga violata, sia perché i leader non vogliono apparire sotto tutela sia perché se si annunciano sfracelli alla vigilia poi bisogna pur mantenere qualcosa, quando arriva il grande giorno. E' stato così, come forse era inevitabile, per il tradizionale raduno di Pontida, atteso con preoccupazione non tanto dagli avversari o da chi addirittura odia il ministro Umberto Bossi, ma dai suoi amici, dagli alleati di maggioranza e di governo, da chi pratica ogni possibile sforzo (nonostante il caldo) per volergli bene. Il leader della Lega, infatti, non fa male agli altri, ma a se stesso e a chi gli sta vicino. Stavolta ci è andato giù talmente pesante che non si può dare la colpa se non al caldo, avendo l'esternazione superato ogni possibile influsso barricadiero dell'emblema guerriero di Alberto da Giussano e le virtù taumaturgiche delle ampolle ricaricate alle fonti del Dio Po. Bossi addirittura si è avventurato nel chiedere tre Parlamenti, cosa che non aveva mai osato, in condizioni climatiche meno sfavorevoli; una Corte costituzionale con almeno sei giudici eletti localmente, tre al Nord, due al Centro e uno al Sud, in modo che quest'ultimo possa essere alla bisogna attaccato con l'invettiva di "terrone"; e poi le scontate scuola, sanità e polizia locali. Non sappiamo quale film abbia visto, ma queste sue fantasie estive il ministro per le Riforme le ha elencate nell'accordo di governo della Casa delle Libertà, nel programma con il quale ci siamo presentati agli elettori. E, per concludere, ha tuonato: "O si fa il federalismo o si muore"; il che potrebbe indurre gli italiani a scongiuri, in previsione di mortuarie soluzioni, visto che le cervellotiche ricette, sotto le mentite spoglie del cosiddetto "federalismo", non saranno mai realizzate, perché impossibili. C'è in noi una speranza, rappresentata dalla constatazione bossiana che quello di Pontida è stato "il giorno più caldo degli ultimi 50 anni".Quindi da prendere con il beneficio d'inventario la minaccia di lasciare il governo se entro un anno non si farà quanto chiesto dal leader leghista. Noi, una volta messici al riparo dal sole cocente, vogliamo provare a ragionare. E invitiamo lo stesso Bossi a farlo, tanto più che noi vogliamo sul serio realizzare il federalismo, quello che è nel programma di governo e che abbiamo sottoposto al giudizio degli elettori alle vittoriose elezioni politiche del 13 maggio 2001. Un federalismo che esalti le realtà locali, che valorizzi il territorio, che salvaguardi le cultura delle varie regioni, ma in quadro di unità nazionale; federalismo per unire, non per dividere; riforme per cambiare, non per tornare a contrapposizioni tribali o da bar sport tra Nord e Sud, tra i cittadini di uno stesso Paese e di una stessa Patria. Le riforme si fanno con moderazione e ragionevolezza; con l'estremismo verbale non si va da alcuna parte, e Bossi dovrebbe saperlo benissimo. Se fa finta del contrario, per ragioni di bottega, per insondabili pulsioni o, come si potrebbe sospettare, per il caldo micidiale di questi giorni, tradisce il patto sottoscritto con la Casa delle Libertà e, quel che più conta, con gli elettori. Noi democratici cristiani vogliamo continuare sulla strada del rinnovamento, tentando di convincere anche coloro che non ci hanno votato; se necessario, ci caricheremo la fatica di spiegare la bontà del nostro programma di riforme pure a chi lo ha sottoscritto con noi, presentato agli elettori e poi messo alla base della formazione del governo. Siamo certi che, alla fine, gli italiani che hanno scelto la Casa delle Libertà ce ne saranno grati.
Giampiero Catone




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