Qualche lettore del "Foglio" di oggi avrà l'opportunità di conoscere una notiziola altrimenti destinata, et pour cause, all'oblio.
Trattasi di questo: qualcuno forse sa che uno dei maggiori scrittori tedeschi contemporanei, Martin Walser, è nel pieno delle polemiche per aver scritto un testo, "Morte di un critico", infarcito, a detta di qualcuno, di "cliché antisemiti".
Forse ancora meno persone sanno che le Edizioni di Ar avevano approntato la traduzione del capolavoro di Walser, "Ein springender Brunnen", ambientato tra il 1932 e il 1945 nel luogo di nascita dell'autore. Tale traduzione, accompagnata dalla prefazione di Francesco Coppellotti e col titolo "Una fonte che zampilla", era stata ovviamente preceduta dall'acquisto dei diritti.
Ora, i lettori del "Foglio" potranno sapere che la Suhrkamp, due settimane fa, ha preso la seguente decisione: "non abbiamo nessuna intenzione di concedere diritto di pubblicazione per il testo di un nostro autore, alle Edizioni di Ar di Franco Freda, alla casa editrice fondata dall'ideologo del Fronte Nazionale".
Ma nell'articolo si fa notare una cosa "curiosa". E cioè che la stessa Suhrkamp aveva concesso alle Ar i diritti per un'altra opera di Walser, "La banalità del bene", regolarmente pubblicata nel 1999 con "l'entusiastico benestare della Suhrkamp che si disse più che soddisfatta dell'edizione italiana del discorso di Walser".
Di qui: siccome all'epoca la Suhrkamp sapeva benissimo chi era Freda e cos'erano le Ar, l'unica possibile risposta è che le varie "polizie del pensiero" in servizio permanente effettivo stanno svolgendo così bene il loro lurido compito da spingere all'autocensura più grossolana e ridicola.


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