Mandato da PAULER Venerdì, 28 June 2002,
Anche le gioiellerie hanno fatto i loro business. All'happy hour, per l'aperitivo, questi infaticabili combattenti sul fronte della denutrizione li vedevi scendere in gran numero nelle hall, con i costosi e griffati modelli appena acquistati e al polso massicci orologi d'oro (qualcuno con brillantini), che nessuna persona normale si sognerebbe di portare. Champagne, sulle note lievi del piano bar.
Poi tutti a cena: dalla terrazza dell'Eden a Fortunato al
Pantheon, dal Bolognese all'Harry's Bar, insomma i ristoranti più cari di Roma.
Conti che si sono sommati a quelli degli hotel. Il presidente del Congo ha dormito in una suite al Majestic da 3.500 euro al giorno, i suoi 27 accompagnatori hanno occupato due interi piani; e un altro i 15 delegati del Ghana. Suite all'hotel Minerva con baldacchino e idromassaggio per il capo di stato del Togo. E così via. Dopo cena, altra scena. Via Veneto e il centro storico prese d'assalto da decine di squillo in prevalenza dell'Est, bionde, longilinee, leopardate, tallonate lungo i marciapiedi da un procedere di Mercedes «diplomatiche» scortate a distanza dalla polizia italiana. Roma, abituata a tutto, raramente riesce a scandalizzarsi, ma stavolta è accaduto.
Ci voleva il summit della Fao, il dibattito sulla fame nel
mondo, l'«arroganza dei ricchi», la minaccia dei cibi transgenici, le manovre oscure delle multinazionali. Peccato che non fossero quelli i motivi dell'indignazione.
AGNOLETTO & C. NON HANNO NIENTE DA DIRE?
Nel frattempo i no global andavano all'assalto di colture
geneticamente modificate dalle parti di Viterbo. Ma sbagliavano indirizzo tagliando le reti, con adeguata scorta di celerini, di un innocuo vigneto.
A qualcuno dei vari Agnoletto, Bové, Casarini è venuto in mente di dare un'occhiata in via Veneto e dintorni? Magari in incognito per non sollevare incidenti, ma giusto per farsi un'idea? In compenso no global e movimenti vari si sono docilmente bevuti l'arringa tutta per loro di Jacques Diouf, l'africano direttore generale della Fao, per la bisogna addobbato anche lui in abito etnico.
Diouf ha ammesso che il piano lanciato al vertice precedente per dimezzare entro il 2005 la fame nel mondo è clamorosamente fallito; ne ha dato la colpa ai paesi ricchi; ha sottolineato come quasi tutti i leader occidentali abbiano disertato il summit (tra i pochi presenti Silvio Berlusconi per dovere di ospitalità e lo spagnolo Josè Maria Aznar, presidente di turno dell'Ue). Certo, di quell'assemblea di cinque anni fa Diouf ha omesso di riferire qualche dettaglio. Per esempio, i 25 milioni di lire di solo frigobar spesi all'Hilton dalla delegazione del più grande stato africano, con nota spese girata alla Farnesina.
Ma ha trascurato anche problemi più vasti e generali: come il fatto che circa il 70% del budget della Fao serva a mantenere dirigenti, funzionari, impiegati e apparati vari.
NON E' MORALISMO
Quanto al restante 30%, c'è da chiedersi quanto arriva nelle bocche e nelle pance dei bambini affamati o denutriti di quegli sventurati paesi del Sud del mondo. La classe dirigente di quei paesi è quella vista all'opera a Roma. Spesso al potere grazie a dittature e faide tribali, manovrati o succubi di signori della guerra specializzati nel trasformare i dollari degli aiuti e della solidarietà in armi e giganteschi apparati di polizia. Questo nella peggiore ma più diffusa delle ipotesi.
Nella migliore, si tratta di personaggi che invocano la solidarietà e condannano l'Occidente al mattino, vanno da Bulgari il pomeriggio e dilapidano migliaia di dollari tra donnine e champagne la sera. Non è moralismo, è una questione cruciale di responsabilità: a chi rendono conto, dei loro comportamenti (e delle spese) questi signori? Ci sono delle eccezioni, naturalmente. Governanti onesti e sfortunati che hanno realmente a cuore la fame, la denutrizione e le epidemie. Così come non mancano torti, omissioni e speculazioni da parte dell'Occidente. Ma non sono queste ultime le situazioni e le personalità che si sono viste a Roma.
Se qualcuno voleva fare un pessimo servizio alla campagna
contro la fame, e in generale ai pregiudizi contro il Terzo mondo, c'è riuscito




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