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Discussione: Cgil senza Ds

  1. #1
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Cgil senza Ds

    I Ds non possono appoggiare la Cgil perché non rappresentano e non intendono rappresentare il mondo del lavoro, perché pensano di dover rappresentare anche l'impresa



    Il terremoto che ha investito il centrosinistra ha registrato lunedì una scossa violenta. La direzione dei Ds, cioè del maggiore partito della sinistra, non ha votato il suo appoggio alla Cgil e alle proposte del suo leader Sergio Cofferati sulla difesa dell'articolo 18 e dei diritti dei lavoratori. Non si tratta di normale dialettica fra due importanti organizzazioni della sinistra; non si tratta di dissensi su questo o su quel punto di una piattaforma politica o sociale. Sappiamo bene che in altri tempi e su questioni di grande importanza (basta pensare alla scala mobile) fra la Cgil e il maggiore partito della sinistra ci sono state discussione, polemiche e divergenze, ma quel che avvenuto ieri è di altra dimensione e qualità. I Ds, con la loro posizione contraria alla votazione di un documento che appoggiava l'azione del maggiore dei sindacati, hanno di fatto rifiutato di fare da sponda politica alla Cgil. Ne viene di conseguenza che oggi la Cgil non ha nei Ds - non ha più - il partito che possa rappresentare le sue ragioni a livello politico.
    Questa rottura e questo scarto - lo ripetiamo di grande dimensione e finora mai verificato nei pur complessi rapporti fra due grandi organizzazioni - ha una causa ed una origine precise. I Ds non possono appoggiare la Cgil perché non rappresentano e non intendono rappresentare il mondo del lavoro, i suoi diritti nella società globalizzata. Non intendono più portare nella politica quella sfera di irriducibilità all'impresa e al mercato che i lavoratori oggi ancora testardamente ripropongono.

    Le parole di Fassino sull'unità sindacale e sulla necessità che l'Ulivo si attesti su questa e non riproduca al suo interno le divisioni confederali sono solo apparentemente ovvie e di buon senso. In realtà i Ds dicono che non intendono più dare rappresentanza al mondo del lavoro perché pensano di dover rappresentare anche l'impresa, sono comprensivi delle esigenze del mercato, legittimano la flessibilità. La scelta della terza via lo esige e lo impone. La rottura è quindi profonda, complessiva e complessa. Non riguarda gli uomini, ma la stessa identità del maggior partito della sinistra. Non a caso ieri Cofferati, commentando il mancato sostegno della direzione Ds, ha affermato: «Non è un problema mio. Penso che i diritti siano importantissimi, e spero che lo siano innanzitutto per la sinistra, perché la sinistra nella sua storia ha valori che fanno riferimento alla persona, alla sua dignità e ai diritti che la garantiscono». Che è come dire: se i Ds hanno rinunciato a rappresentare questi diritti è un problema che riguarda l'identità di quel partito.

    Che cosa avverrà della Cgil priva della sua tradizionale sponda politica? O meglio che cosa succederà di quei milioni di lavoratori che questo sindacato organizza ed è in grado di mobilitare e che, sia pure con molti distinguo e molte delusioni, avevano avuto nei Ds un punto di riferimento? Chi li rappresenterà? La situazione è più che mai instabile. Nella sinistra e nel centrosinistra ci sono tutti i segnali di altre e forti scosse di terremoto. Tanto più che gli altri due sindacati, la Cisl e la Uil possono contare invece su una vasta sponda politica. Proprio queste confederazioni, che accusano la Cgil di non fare scelte sindacali, ma di essere all'interno di una visione tutta politica, si muovono ed interagiscono con un sistema politico che viene agevolato e fortificato dalle loro posizioni. Oggi Pezzotta e Angeletti possono contare su uno schieramento centrista che va da Fassino a Fini, comprende gran parte dell'opposizione, abbraccia tutto il governo, si dirama in grandi organizzazioni sociali e nei centri di potere. Essi fortificano la politica della competitività e del mercato a spese dei diritti e dell'eguaglianza dei lavoratori, i loro sindacati sono diventati cinghie di trasmissione del pensiero e della pratica liberista e in cambio hanno ricevuto una legittimazione ben superiore alla loro effettiva rappresentanza.

    Ma anche questa situazione non mostra alcun segno di stabilità e di certezza. Anche questi sindacati stanno operando uno strappo che potrebbe avere conseguenze. Su una sola cosa ci sentiamo in questo inizio di estate di scommettere e di puntare: il prossimo sarà un autunno di lotta. Malgrado i forti tentativi di impedirlo.


    Liberazione 26 giugno 2002
    http://www.liberazione.it

  2. #2
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    La Fiom e i Ds

    (...) Claudio Sabattini, ex-segretario della Fiom, non ha alcun dubbio. «Finalmente si sono svelati per quello che sono», commenta con una punta di soddisfazione. Naturalmente si riferisce ai Ds. Tra i sindacalisti della Fiom con la tessera dei Ds in tasca c'è molto disorientamento. Molti, che non vogliono essere citati, già si sentono ex. Altri, che chiedono ugualmente l'anonimato, arrivano addirittura a ringraziare il Prc per aver smascherato D'Alema in tempi non sospetti.

    Ernesto Rocchi, segretario Fiom del Lazio. «L'augurio è che ci sia un secondo passaggio in cui si faccia un passo indietro rispetto a ciò che è uscito l'altro giorno. Per Giuseppe Jacovella, della segreteria Fiom di Torino, è difficile che ciò avvenga. «C'è molta rabbia in giro. Nelle assemblee di questi giorni ci siamo sentiti chiedere perché la Cgil viene lasciata sola in questo modo». Giuseppe non crede a un passo indietro per il semplice motivo che così come viene posta la questione la scelta è se è opportuno porre in questo momento la questione dei diritti del mondo del lavoro e non se sia giusto o meno. Insomma, il dado è tratto. Di questo si rende conto molto bene anche Gino Mazzone, ex membro della segreteria nazionale. Per lui questo voto costituisce una sorta di avallo a Cisl e Uil. «Se proprio volevano invocare la ripresa dell'unità sindacale - sottolinea - dovevano farlo a partire da una verifica democratica tra i lavoratori e non come una questione vissuta principalmente negli organismi dirigenti». «L'unità senza la democrazia - aggiunge - o è una truffa, o un'invocazione e basta, o è un modo nemmeno tanto velato per chiedere alla Cgil di cambiare posizione». Per Mazzone non è finita qui. Quello che non capiscono i Ds è che la questione degli accordi separati sarà da oggi in poi all'ordine del giorno.

    Per Tino Magni, neosegretario nazionale, la posizione dei Ds sulla scelta della Cgil è un modo come un altro, forse quello più sicuro, per chiamarsi fuori dal mondo del lavoro. Osvaldo Squassina, segretario della Fiom di Brescia, già da qualche anno non è più dei Democratici di sinistra. Un secondo cambio del nome a brevissima distanza non l'ha retto. «Mi resta l'amara soddisfazione di essere uscito prima», dice. «E' chiaro che va aperto un dibattito all'interno dei Ds affinché quei pochi operai che sono rimasti ritrovino la voglia di portare avanti una battaglia politica». Osvaldo conclude con una equazione. «I Ds di oggi mi sembrano molto simili al Psi degli anni '80, solo un po' più onesti. E' un partito degli amministratori, totalmente sganciato dai processi sociali».

    Liberazione 27 giugno 2002
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  3. #3
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    Predefinito

    ma che vergognaaaa......

  4. #4
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    Talking E pensare che c'era il pensiero!

    Se ti piace tanto esprimere vergona, vergognati pure, ma per il fatto di non esprimere un'opinione e per il fatto che, quando la esprimi, affermi delle astrazioni prive di senso, delle parole e degli insulti lanciati in libertà...come su Cofferati nell'altro post.

    Peccato!

    Marco

  5. #5
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito Memoria di elefante

    E' giusto solidarizzare contro la volgarità degli attacchi a Cofferati e quindi alla CGIL per la sua posizione intransigente sull' art. 18.
    In quanto comunisti, tuttavia, dovremmo essere in grado di analizzare più approfonditamente la situazione, non dimenticando innanzitutto che costoro evitarono accuratamente di disturbare i precedenti governi di centrosinistra mentre mettevano mano, anzi "manomettevano", lo stato sociale con i "contratti a termine" e il "lavoro interinale" del famigerato "pacchetto Treu" (e qui qualche colpa da farsi perdonare ce l'ha anche Rc, o no?).
    Questo lo dico non per sollevare polemiche, ma per capire meglio il quadro dinanzi al quale ci troviamo, se si tratta cioè di un regolamento di conti all' interno dei vertici degli apparati istituzionali per il ruolo "eccessivo" assunto da Cofferati negli ultimi mesi.

 

 

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