QUANDO ANCHE IL GIORNALE DELLA SERVA PUBBLICA QUALCOSA DI INTERESSANTE.......
NAZIONALISMO

Inno di Mameli e Tricolore che rispuntano e alimentano un sospetto
Egregio Direttore,
ho inviato questa lettera al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.
Sono un ragazzo di ventisei anni, in gran parte trascorsi seguendo la politica (soprattutto tramite i giornali e la televisione): ultimamente, da quando lei è salito alla carica di Presidente della Repubblica, si trovano molti articoli riguardanti le sue iniziative a promozione dei simboli della Repubblica, della Festa della Repubblica e soprattutto dell'Inno. Quest'ultimo è un argomento che ha anche a che fare con lo sport, trattandosi dei giocatori della nazionale che non cantano l'Inno nazionale.
Ecco, se mi permette e se ha la pazienza di leggere, vorrei esprimere alcune mie considerazioni: farò in fretta. Inizio con alcune domande, per esempio:
«Se un giocatore non canta l'inno si può pensare che lo faccia per partito preso; ma se tutta una nazionale non lo canta? E se non l'hanno cantato tutti i giocatori che hanno fatto parte della nazionale in questi anni?». Quando un fenomeno diventa troppo regolare vuoi dire che c'è una causa, non è semplice caso. Un'altra domanda che le pongo è: «Perché l'Inno è ridiventato un imperativo solo adesso?». Per anni ed anni, nelle manifestazioni spiccavano più le bandiere rosse che quelle tricolori; per anni ed anni, la Festa della Repubblica era fatta "in sordina". Adesso, improvvisamente "si canti l'Inno".
Come si può scandalizzarsi se i calciatori non cantano l'Inno nazionale italiano, quando per anni non è stato insegnato nelle scuole? La gente vive con la cultura assorbita lentamente durante la vita: non si può pretendere che cambi improvvisamente opinioni, costumi e sentimenti... Il popolo, per quanto "basso" sia, è fatto di persone, e non di macchine.
Io capisco che lei è in assoluta buona fede, però è innegabile che si è ricominciato a dar valore ai simboli della Repubblica dopo la rinascita dei localismi: che sia una coincidenza? Stando così le cose, sia ha l'impressione che la rivalutazione della Festa della Repubblica e dell'Inno nazionale sia stata fatta per contrastare i localismi.
Ma, per certi versi, il cittadino sta allo Stato come un figlio al padre: lo Stato deve guadagnarsi il rispetto dei cittadini con il carisma, la credibilità e la forza delle sue tradizioni, non con le "campagne promozionali" (e dico questo senza intenzioni di vilipendio).
Troppo tardi, recuperare l'Inno solo quando si fanno sentire le rivendicazioni locali! Da una parte c'è gente che cerca di recuperare le tradizioni della propria terra e cerca di salvarne la lingua (lei, come toscano, forse non sa cosa vuoi dire vedere la lingua propria e dei propri avi degradata a "dialetto").
Dall'altra, in concomitanza con questi recuperi locali, si inizia a spingere per la Festa della Repubblica Italiana, per l'Inno nazionale italiano... Ma che valore ha un inno recuperato solo adesso, "contro" qualcun altro? Almeno in tempo di pace un inno è pro, non contro... (tra l'altro lei è Presidente di uno Stato che riconosce ufficialmente anche il Popolo Sardo ed il Popolo Veneto:
l'Italia ha ufficialmente riconosciuto quest'ultimo con la legge 22 maggio 1971, n. 340 e il Popolo Sardo con la L.C. 26 febbraio 1948, n.3). Da ultimo, tenga conto che la metafora della Vittoria che deve porgere la Chioma a Roma che schiava di Roma Iddio la creò", è ostica o ambigua o forzata per moltissima gente comune: non crede che un inno dovrebbe capirsi senza sacerdoti che ne fanno l'esegesi al volgo?
Michele Brunelli Bassano del Grappa

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Ieri, mentre attendevo il turno dal mio commercialista, ho sfogliato il cazzettino di lunedì, e nella pagina dei lettori mi è balzata all'occhio questa lettera inviata al direttore.....beh...per un giornale che definire della serva è poco, devo dire che mi ha fatto piacere.
Faccio notare che il cazzettino non l'ho acquistato io, ma l'ho trovato sul tavolino....sia chiaro!!!

---pensiero----