Assistiamo in questi ultimi tempi a un gran sbracciarsi in favore dello stato degli ebrei, e ad un rialzare la testa da parte di quel filo-sionismo che abbiamo visto ingoiare bocconi amari per diverso tempo (parlo del filo-sionismo fuori Israele). Forse perché il comunismo – il principale oppositore di ieri all’epopea sionista - da quando ha perso la sua spina dorsale “reale”, non riesce più ad esprimere che un generico associazionismo che non fa più paura a nessuno.
L’ebreo nazionalista quindi, nonostante strilli sempre alla persecuzione e millanti di avere tutto il mondo contro (come da copione), in realtà non ha mai avuto le mani tanto libere e mai tanti appoggi come ora.
Le “destre” che vanno ovunque al governo in Europa sono infatti rigorosamente filo-sioniste, e il pensiero anti-sionista dei sinistroidi viene da queste ricacciato sempre più nelle tane dell’associazionismo. Ovunque sbucano individui non-ebrei che sventolano bandiere con la stella di David. Insomma, uno dei must della destra mondialista diventa ormai sempre più IL pensiero da accettarsi per essere annoverati tra i cittadini della civiltà borghese, nell’attesa che anche gli ultimi reprobi vengano assorbiti dalle leadership di “sinistra” comprate dal Mondialismo.
E’ possibile distinguere tra sionisti per richiamo di razza, e sionisti goy per vocazione borghese. I primi, di fronte a questo nuovo trek - l’ultimo dei nazionalismi ottocenteschi europei, ma anche un pericoloso collegamento con la volontà di dominio sui Gentili, di bibliche memorie – provano, per ovvi motivi di sangue, ovvia immedesimazione nelle vicissitudini dei parenti emigrati in terra di Palestina. E questo appoggio incondizionato avviene in maniera così automatica e in-mediata da rinnegare molto disinvoltamente finanche tutti quei principii fino a ieri professati di anti-nazionalismo ed egualitarismo universale (tanto da far rinascere in molti tra di noi legittimi dubbi di una doppia fedeltà e doppia morale dell’ebreo).
Ma se più di tanto non è possibile rimproverare agli europei filo-sionisti in quanto ebrei, non così è per gli europei filo-sionisti che non sono ebrei. Questi, a parte poche eccezioni come alcuni estremo-destri che appoggiano Israele credendo di servire così la causa del differenzialismo (o, peggio ancora, del solito bolso “nazionalismo”), appartengono praticamente all’unica categoria del borghese, cui non frega nulla di romantiche trek mediorientali, ma che usano l’ebreo come testa di diamante e di ponte dell’ordine commerciale borghese verso l’Asia. E sicuramente una delle ragioni di fondo del travolgente “successo” dell’ebreo da due secoli a questa parte risiede proprio nel fatto che il potere è nelle mani del borghese, il quale nella sua natura pan-economica vede nell’ebreo un maestro e uno che ha applicato ante litteram le ricette finanziarie e arricchenti, l’etica del danaro. Da qui l’appoggio dato all’ebreo da parte di tutta la cultura e politica borghese dal settecento in qua, da Lessing, ai massoni, al liberalismo carbonar-massonico, al pensiero progressivo, al liberalcapitalismo in varianti più o meno selvagge, alla socialdemocrazia… fino ai Pannella, ai Ciampi, ai Berlusca, ai Bush, ai Blair, etc. di oggi.
E’ la grande Wahlverwandtschaft fra il borghese e l’ebreo il (per noi tragico) leit motiv della storia dell’ultimo ciclo della civiltà occidentale.
Con tutte le conseguenze che conosciamo.




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